Dodici battesimi ad alta quota

A Lemie nelle alte Valli di Lanzo, la scelta di appartenenza di 40 profughi subsahariani, arrivati in Italia dopo essere stati cacciati dalla Libia di Gheddafi in guerra. Il 18 febbraio 18 bambini saranno battezzati in questo paesino che, d’inverno, fa appena 90 abitanti.

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Nketa, Aliyah e Felicia, un maschietto e due bambine, sono i più piccoli. Sono nati qui in Italia, dopo l’arrivo delle loro famiglie a Lemie, paesino incastonato nelle alte Valli di Lanzo, accolti in una vecchia villa dalle mura spesse messa a disposizione dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo. Gli altri nove bambini (Exause, Milima, Ndibu, Confidence, Sara, Vanessa, Patient, Precious e Princess) sono nati in Africa, durante il viaggio della loro famiglia alla ricerca di una nuova casa. Il prossimo sabato, il 18 febbraio, tutti e dodici i bambini saranno battezzati da padre Paul, sacerdote camerunense della Pastorale Migranti, che ha accompagnato le famiglie, la maggioranza delle quali già di fede cristiana, in un percorso cadenzato da sabati di preghiera e di canto.

Quando sono arrivati dalla Libia in guerra, a maggio dello scorso anno, erano in trentasei. Trentasei vite originarie dell’Africa subsahariana (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Camerun) espulse da Gheddafi che approdano in alta montagna, in un paesino che, d’inverno, fa 90 abitanti. D’estate, le presenze aumentano richiamate dall’aria buona e dal fresco. Adesso, dopo 9 mesi, le storie d’Africa sono 40. Si sono aggiunti tre neonati e un giovane diciassettenne che aveva perduto il contatto con sua madre durante il rocambolesco viaggio della speranza verso l’Italia. Grazie alla ricerca degli operatori della cooperativa Crescere Insieme e del consorzio nazionale Connecting People, la famiglia si è appena ricongiunta.

Tra il paese di Lemie e gli ospiti del centro c’è stato un contatto, uno di quelli veri, che cambiano l’identità dei soggetti coinvolti. Secondo il filosofo Lévinas, l’incontro con l’altro è la dimensione fondamentale dell’esistenza, la fonte dell’etica e dell’identità: è nell’incontro con l’altro che si realizza la possibilità di essere se stessi. Il sindaco – che questa estate ha invitato gli ospiti alla festa di matrimonio di sua figlia – e altri quattro residenti a Lemie saranno padrini e madrine di alcuni dei battezzandi. I profughi hanno chiesto anche a due suore della Piccola Casa della Divina Provvidenza Cottolengo – una delle quali, medico, li segue dal punto di vista sanitario – che hanno volentieri accettato. Completano il ventaglio dei padrini e delle madrine, alcuni volontari del luogo e alcuni operatori della cooperativa Crescere Insieme e del consorzio Connecting People.

Ma la festa imminente sta mobilitando energie e coinvolgendo persone in un raggio molto ampio. Regali, auguri, felicitazioni arrivano da privati cittadini, dalle suore del Cottolengo, dal mondo del terzo settore che a vario titolo è impegnato per supportare gli ospiti nel percorso volto all’ottenimento della protezione internazionale e alla ricerca di un lavoro e di una sistemazione abitativa autonoma. Un battesimo è sempre un evento prezioso. Questo lo è in particolare, perché ci  parla della scelta di appartenere a un luogo, a un tempo, a una comunità. Un evento che merita una festa perché coloro che compiono la scelta cercano radici da molto tempo e forse oggi le hanno trovate. In un piccolo paesino sui monti che, nove mesi fa, ha aperto loro le braccia.

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