Dalla merenda bionaturale alla famiglia geneticamente modificata

Insomma, ci sono questioni da piccoli e questioni da grandi. E bisogna stare attenti a non mischiarle

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Una volta sdoganate, alle parate gay ora si scorgono sfilare anche bambini, i figli – se così li possiamo chiamare – della ‘famiglia’ più moderna che ci sia. In Norvegia si tiene pure un Children gay festival, dove i bimbi manifestanti intonano canzoni su come sia bello vivere con due mamme o due papà. Come adocchio la notizia, aguzzo la vista verso le foto sullo schermo e individuo proprio dei bimbetti da scuola elementare. L’immagine del corteo-under-14 mi ricorda tanto una foto appesa in casa di mia madre: anche io a quell’età – otto, dieci anni – sfilavo nella via più importante del paese, in un occasione speciale: la parata di Carnevale. Certo, quella era una parata allestita per puro divertimento, anche se bisogna ammettere che una bandiera arcobaleno in pugno a un settenne è molto più ridicola di una dei pirati. La parata in maschera si svolgeva di domenica, giorno in cui ero costretta di precetto a indossare quei famigerati collant-da-messa, un accessorio squisitamente femminile a cui sono stata sempre allergica; in compenso, una volta inforcati i comodi jeans, scavalcavo staccionate meglio dell’avatar di una NintendoDS al trentaduesimo livello di difficoltà. In quei tempi non sospetti mi avrebbero potuto scambiare per una mascotte LGBT senza tanto starci a pensare. Invece sono cresciuta, mi son sposata, moltiplicata, e ora scrivo al computer mentre mio figlio decenne si sta lamentando che la maestra non lo ascolta: da tre giorni vuole cambiar banco, perché odia stare vicino alle femmine…. 

Insomma, ci sono questioni da piccoli e questioni da grandi. E bisogna stare attenti a non mischiarle. Ora: pretendere che un bambino abbia una percezione così chiara e netta della sessualità tanto da militare per qualcosa che è molto più grande di lui, ha qualcosa di grottesco. Tanto più che, quanto ne potrà mai sapere un fanciullo di com’è vivere in una famiglia normale?
Pertanto: se mi mostrano – in foto o in tv – un crocchio di bimbi norvegesi intorno al tavolo a pubblicizzare dei bastoncini di merluzzo, li trovo convincenti. Se usano gli stessi marmocchi per sponsorizzare il prossimo campo estivo alla scoperta dei fiordi, riesco a credergli. Ma per dare i ‘propri figli’ in pasto ai giornalisti al solo scopo di promuovere la famigliola lesbo, bisogna proprio essere alla frutta; anche perché se c’è una cosa che centra come i cavoli a merenda con la coppia gay… sono proprio i figli.
C’è comunque da dire che al giorno d’oggi una siffatta manipolazione risulta a modo suo molto originale: in un mondo-
natural-oriented – ossia dove i piccoli vengono usati per pubblicizzare omogeneizzati bio o biscotti realizzati con gli ingredienti più naturali – la propaganda della famiglia geneticamente modificata ha sicuramente un chè di bizzarro.

Attendiamo al varco la prossima strumentalizzazione dei bambini.
Di questo passo, chissà, ce li metteranno anche a promuovere l’aborto?

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