Contrordine colleghi, l’open space nuoce alla salute e azzera la creativià

Maledetto Harrison Owen, antropologo americano ritenuto l’inventore dell’open space. Contattato da alcune multinazionali per un servizio di consulenza su luogo di lavoro e dinamiche sociali, il signor Owen ha rivoluzionato il concetto di scrivania e studi per singoli. Meglio un ampio spazio da condividere, in cui i dipendenti non si sentono isolati, ma possono condividere eventuali problemi con i colleghi. Peccato che con il passare del tempo l’open space sia diventato l’incubo dell’impiegato medio. Nel quale i telefoni squillano in continuazione e se il vicino di scrivania sta mangiando cibo cinese sarete costretti a sentirne l’odore.

INSALUBRE. Una ricerca pubblicata dallo Scandinavian Journal of Work ha dimostrato che lavorare in open space nuoce alla salute. Letteralmente, visto che chi passa otto ore giornaliere in un ambiente di questo tipo prende statisticamente il 62 per cento di giorni di malattia in più ogni anno rispetto a un impiegato di qualunque altro ufficio. Uno studio condotto dalla Virginia State University controbatte invece la convinzione più importante di Owen, che sosteneva che in un luogo aperto e “sociale” vengono le idee migliori. Pare, al contrario, che si sia meno produttivi e meno motivati perché manca la privacy. Come se non bastasse, la temperatura di questi posti è quasi sempre poi sopra i 20 gradi, clima ideale per la proliferazione di germi e batteri. E guai a lasciare un panino sulla scrivania: non correte il rischio che il vostro vicino lo mangi mentre siete via, bensì che vi avveleni.

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