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Chi non ha un omofobo sotto il tendone?

marzo 22, 2018 Rachele Schirle

Ormai non basta più un omosessuale che veste le veline e va a letto coi velini a fare notizia. Il vero animale da circo è il troglodita omofobo

Solo un omofobo davanti a due uomini che ballano male potrebbe pensare che ballano male. Roba da non credere, ma se anche l’ex vicedirettore di Repubblica e neosenatore Pd Tommaso Cerno imbraccia Twitter per denunciare «omofobia senza giustificazioni contro la coppia Ciacci-Todaro, spero intervenga la vigilanza Rai» qualche domanda dobbiamo pur farcela. Per esempio chiedendoci chi diavolo sono Ciacci e Todaro – non che se ne sia parlato poco, eh –, ma Cerno dice che «l’omofobia ė come il diavolo, si nasconde nei dettagli», e grazie alla puntata de La Zanzara di ieri non ce ne è stato risparmiato uno.

LA NOTTE DEL CLOWN. Archiviato Raimondo Todaro alla voce “maestro di ballo etero di Ballando con le stelle”, Giovanni Ciacci, 47 anni, professione stylist costumista dei vip, è il primo concorrente gay del programma, dice che nel 2018 ballare con un uomo o con un cavallo è la stessa cosa, che aveva due fidanzati, uno biondo che l’ha mollato il giorno prima di iniziare a ballare con Todaro, e uno moro che si è messo con una donna, che con loro faceva sesso di gruppo perché lui è poliamoroso, ma a luglio si sposa con un principe etiope di 30 anni con cui ha fatto le cosacce sul cofano della macchina all’Olimpico, che la lobby gay esiste eccome, che lo ha sempre snobbato e ora prova a salire sul suo carro («e No!»), e che con l’amico Malgioglio non farebbe proprio nulla perché «ripeto: non sono lesbica». Uno che fino a qualche anno fa sarebbe stato quello “strano” nel circo televisivo, «sono timido e insicuro, per questo recito la parte del clown». Quella pietra dello scandalo su cui la tv scommetteva e che infilava in programmi, reality, tali show per assicurare scandalo ed audience. Eppure oggi non basta più essere un omone che veste le veline e va a letto coi velini purché se ne parli. Oggi quello strano, quello su cui puntare per far scoppiare chiasso e “rumore Twitter” è il suo caso uguale e contrario: l’omofobo.

ABBIAMO L’OMOFOBO IN STUDIO. Chi non ha un omofobo in trasmissione oggi? Cambiata la morale, cambia anche il modo di farvi effrazione e di indignare, ed ecco, puntuali come le tasse, il giornalista, commentatore sportivo e blogger Ivan Zazzaroni, uno dei giudici del programma, rifiutarsi di votare l’esibizione della coppia Ciacci-Todaro perché «totalmente fuori contesto», ecco la fatwa di Cerno, ecco la Cirinnà che denuncia il «teatrino omofobo» in prima serata, ecco il circo che funziona. E non è diverso da quanto gira sotto altri tendoni. All’Isola dei Famosi Craig Warwick, sensitivo, nato a Londra, trasferitosi a Sciacca per amore di Enzo, che dice di parlare con gli angeli da quando è bambino ed è consulente dell’Fbi nella ricerca di persone scomparse, accusa Franco Terlizzi, ex pugile professionista, nato a Bitonto, trasferitosi a Milano dopo infanzia travagliata e sposato da 25 anni, di omofobia. Il primo: «Mi ha detto “Sei gay, che schifo?”». Il secondo: «È un bugiardo. Quando vengo in Italia se mi chiede scusa lo abbraccio, altrimenti lo denuncio». Dibattito su chi per primo non voleva dormire con chi, intervengono vip, amici, parenti con le loro diagnosi di omofobia, alla fine Warwick lascia l’isola per un incidente alle costole e si può tornare a parlare di corna e di canne. Ma Terlizzi ha funzionato. Il bitontino cavernicolo peloso che grugnisce in risposta all’inflessione british e angelicata del sensitivo è lo sdoganamento dello stereotipo dell’omofobo tutto muscolo e poco esotismo.

IL FRIARIELLO. Al Grande Fratello Marco Predolin, storico presentatore di programmi supermanichei sul genere come Il gioco delle coppie, non sopporta Cristiano Malgioglio, cantante, produttore, paroliere, dice che lo manderebbe «al rogo come Giovanna D’Arco» e che «non tutti i gay vogliono fare le donne, alcuni sono normali». Scatena un putiferio e a sciogliere la prognosi sono sempre vip, giornalisti, editorialisti. Alla fine Predolin bestemmia, viene espulso per avere violato le regole del gioco e i gay si arrabbiano perché è stato punito per avere insultato la Madonna e non Malgioglio, «una bestemmia vale più della dignità delle persone Lgbt?». Ma Predolin tutto andropausa televisiva e pochi argomenti ha funzionato. Nell’edizione precedente il pugile Clemente Russo apostrofò tale Bosco Cobos, professione attore e amico dell’attore de Il Segreto Jonás Berami, col soprannome di «friariello»: anche lui viene espulso, per commenti di “stampo sessista” sulle avventure extraconiugali del calciatore Stefano Bettarini. Sul caso del pugile, già guardia penitenziaria, e sessista, intervenne anche il ministro Andrea Orlando: dove lo avrebbero trovato un impresentabile omofobo più perfetto di così?

OMOFOBI NEL PALLONE. Anche l’omofobia involontaria tira, perfino l’adventure game più gay friendly della storia Pechino Express ha fatto “rumore” quando tale coppia di concorrenti de I Compositori ha descritto un ragazzo che aveva offerto loro vitto e alloggio «piccolo, simpatico e fru fru», così come Avanti un altro, quando Paolo Bonolis si è rivolto a una coppia omosessuale chiedendo «lei è il marito o la moglie?»; solo un anno prima il suo Ciao Darwin, programma basato sulle contrapposizioni di gruppi opposti, era finito nella bufera per aver organizzato un casting per reclutare «persone contro i diritti delle unioni gay». L’omofobia si nasconde nei dettagli e nelle pieghe dei tendoni, per questo oggi si parla della frase sessista alla giornalista Titti Improta («Sei una donna e sei carina, per questo non ti mando affanc…»), ma del ct del Napoli Maurizio Sarri non ci si stanca di ricordare che la sua celebrità di impresentabile è dovuta soprattutto all’aver dato del «finocchio» a Roberto Mancini in Coppa Italia. E ignaro di essere ripreso da una tv spagnola José Mourinho fece gran casino quando si riferì agli organizzatori dell’Uefa con un «Y esos maricones… ¿no dicen con qué balón se juega?», più o meno “e questi ricchioni non dicono con che pallone si gioca”?

TARICONE LO SPARTACO. Insomma l’ambiguità non tira più. Ormai il gay è pride, perfino i trans introdotti al Grande Fratello non sono più quelli che fanno rumore e riempiono i tendoni del circo televisivo. Ci vuole un fenomeno uguale e contrario. Ma siccome nessuno mai si professerà omofobo, categoria che fuori dai circhi televisivi uccide, bisogna creare il caso, avallarlo con i Cerno e le Cirinnà, fare della cultura del sospetto l’anticamera della verità. In altre parole, trasformare la tv da strumento di svago in un contenitore di paranoie. Con l’happy ending, «se per evitare di essere tacciato di omofobia (accusa intollerabile) è sufficiente attribuire un voto alla coppia Ciacci-Todaro, dalla prossima settimana lo darò», ha annunciato Zazzaroni.
Come già aveva predetto il grande Spartaco della prima edizione del Grande Fratello Pietro Taricone giganteggiando su Rocco Casalino dai chiacchierati gusti sessuali, «Caro Rocco, quando da fuori ti urlano “frocio” ti incavoli con chi sospetta di te per il tuo modo di camminare effeminato; a proposito di Andreotti invece ti basta il sospetto. Ma allora ’ssi frocio». E a nessuno passò per la testa che l’omofobo fosse Taricone.

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