Chi è monsignor Galantino, per tutti don Nunzio, il nuovo segretario della Cei ad interim

Monsignor Galantino è stato ordinato sacerdote nel dicembre 1972, vescovo nel 2012 e ha chiesto di restare anche guida dell’amata diocesi Cassano all’Jonio

Monsignor Nunzio Galantino, per tutti don Nunzio. Così lo chiamavano nella diocesi di Cassano all’Jonio dove era stato ordinato vescovo nel febbraio 2012 in una Messa presieduta dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Ora don Nunzio dovrà lasciare i suoi fedeli: papa Francesco lo ha nominato segretario generale ad interim della Conferenza episcopale italiana. E lo ha fatto a suo modo, scrivendo una lettera alla diocesi di Cassano all’Jonio «come chiedendo il permesso. So quanto amate il vostro vescovo – ha scritto il Pontefice – e so che non vi farà piacere che vi venga tolto, e vi capisco».

«CHE CORAGGIO IL SANTO PADRE». La nomina colma il vuoto creatosi dopo l’elezione di monsignor Mariano Crociata a vescovo di Latina. Il decreto è esecutivo dal 30 dicembre, ma monsignor Galantino prenderà possesso del ruolo nei primi giorni dell’anno nuovo. «Se penso a quanti, prima di me, hanno reso questo servizio, dico che c’è voluto un bel coraggio da parte del Papa a chiamarmi», ha commentato don Nunzio. «Siccome so che si fida degli altri, sono certo che – sostenuto dal buon Dio – posso intraprendere anche questa bella e impegnativa avventura in una Chiesa e per una Chiesa che amo».
Monsignor Galantino è nato a Cerignola in provincia di Foggi il 16 agosto 1948. È stato ordinato sacerdote nel dicembre 1972. Nel 2004 viene nominato responsabile del servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose della Cei.

RAPPORTO CON I FEDELI. Don Nunzio rimarrà comunque vescovo di Cassano all’Jonio, lo ha chiesto esplicitamente a papa Francesco e lui ha accettato: «Il Pontefice conosce la sofferenza che si può provare quando si devono lasciare delle belle e leali relazioni tra persone. Un parroco, un vescovo o qualsiasi altro, se sono persone normali tendono a creare legami. E non basta un trasferimento ad annullarli. Se certi legami si interrompono è perché non erano intensi. E solo chi non ha vissuto relazioni belle e costruttive può ignorare quanta sofferenza possano comportare relazioni interrotte».