Charli XCX è sopravvissuto al successo di BRAT

Di Cristiano Carenzi
26 Settembre 2026
Nel nuovo album "Music, Fashion, Film" la cantante esplora la quotidianità. E parla di noia, passioni, morte

Charlotte Emma Aitchison, in arte Charli XCX, ha passato più di dieci anni ad essere una panchinara del pop. Una di quegli artisti che non godono di fama planetaria, ma circolano nei giri giusti, collaborano con nomi più noti e rappresentano punti di riferimento per gli appassionati di musica, per cui spesso proprio la loro parziale invisibilità diventa un punto di forza.

Il successo

Nel 2024 ha compiuto un piccolo miracolo: è diventata incredibilmente famosa grazie all’album BRAT, azzeccatissimo nel concept, e ha continuato a piacere alla critica, agli appassionati e ai nuovi fan. Per i meccanismi del sistema musicale contemporaneo, questo rappresenta normalmente il momento di massimo rischio: un artista viene esaurito dalle case discografiche, il successo si lega interamente al consenso social che muta velocemente, e resistere all’onda d’urto di un disco come BRAT diventa quasi impossibile. Eppure.

Per comprendere l’intelligenza di cui ha dato prova Charli XCX nel post-BRAT serve un minimo di contesto. Il disco divenuto iconico per la sua copertina verde era la versione più sfacciata, dissacrante ed elettronica dell’artista: un concept album sulla vita da club, sui suoi ritmi e sui suoni che la abitano. Un’opera composta dall’euforia della serata, dalla malinconia che la segue, da ragionamenti disordinati sul futuro.

Il dancefloor è morto

Consapevole di rischiare un’identificazione totale con BRAT, Charli ha eretto una prima barriera: ha curato la colonna sonora di Wuthering Heights spostandosi in un territorio più disteso, romantico. Firmando una soundtrack e non un disco vero e proprio, si è ripresentata al mondo evitando il peso di un album stand-alone a seguito di un simile successo. E poi, dal nulla, l’annuncio nel ritornello del singolo Rock Music pubblicato ad inizio maggio in cui canta la rottura con BRAT: «Penso che il dancefloor sia morto, quindi ora facciamo musica rock».

Va presa come provocazione: non si tratta di un rock autentico, ma c’è indubbiamente una frattura rispetto al passato. Il nuovo album Music, Fashion, Film, uscito il 24 luglio con undici tracce, rappresenta un’evoluzione caratteriale e sonora di Charli XCX: abbandona effettivamente il dancefloor per atmosfere in bianco e nero, sospese tra l’epico e il dark, senza però tradire il decennio di carriera precedente. Se in BRAT le protagoniste erano le serate, qui lo è la quotidianità dell’artista matura, costretta a interrogarsi sul successo, sul tempo, su quel che rimane. Rientrano così nel disco temi quali la noia, le passioni, la creatività, la morte. Anche il suono non è stravolto: la matrice rimane quella del pop elettronico che Charli ha coltivato negli anni, semplicemente arricchito da chitarre e da una tensione più intima e riflessiva.

Attenzione maniacale

La mezz’ora di Music, Fashion, Film scorre con serenità, senza picchi drammatici, ma mantenendo un livello costantemente alto. Lo deve ad alcuni elementi che riconosciamo come caratteristici dell’arsenale di Charli XCX: un’attenzione maniacale per ogni singolo suono che entra nelle produzioni (affidate a maestri come A. G. Cook e Finn Keane), una creatività fuori dal comune, l’ossessività per il lavoro che spesso ha raccontato lei stessa. Un’ossessività che, in questo caso, l’ha salvata dall’estinzione.

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