Caro presidente, pensi alla scuola paritaria

Lettera al presidente della Repubblica perché ribadisca la natura e la portata dei diritti dei genitori e delle famiglie nella scelta della scuola

Illustrissimo Presidente Sergio Matarella,

Sono un semplice cittadino – uno dei tanti – che si rivolge a Lei per sottoporLe, come persona e come genitore, un problema a mio avviso importante che riguarda tutti i cittadini italiani ed in ordine al quale sono certo della Sua massima attenzione.

Ho seguito attentamente il suo messaggio alla nazione, e mi ha colpito favorevolmente il suo annunciato impegno teso alla ricostruzione sociale della nostra comunità nazionale. Da qui questa mia istanza tesa appunto al conseguimento di una autentica, e non ipotetica, libertà di educazione.

            Nei suoi molteplici interventi, Ella, Signor Presidente, sostenne sempre e continua a sostenere come diritto irrinunciabile il valore della libertà personale, tanto che ebbe ad affermare che sono da rifiutarsi progresso e conquiste sociali promosse ed attuate a discapito della “libertà”.

            Ora Lei ben sa che la libertà di scelta della scuola nel nostro Paese è estremamente condizionata da remore di ordine normative ed economico. E sì che scegliere una scuola diversa e diversamente gestita da quella statale non reca danno a nessuno.

            Per fare della scuola uno strumento di formazione e di educazione  dell’alunno ritengo sia necessario come prima irrinunciabile condizione che i genitori e le famiglie abbiano la giuridica, concreta possibilità di scegliere la scuola che essi ritengono più adatta, più idonea, più valida, per completare l’educazione e per dare istruzione ai loro figli.

            Orbene: nonostante la Legge 62/2000 sulla “parità”, il problema non s’è risolto, ma anzi è ridiventato di grande attualità e sollecita nuovamente le autorità responsabili perché abbiano a legiferare in modo da concretizzare un vero sistema pluralistico, come  previsto nel nostro Paese, con ciò ovviando alla tendenza in atto di un monopolio scolastico statale e liberandoci – me lo consenta – dal pericolo che la scuola italiana abbia soltanto una malintesa libertà di cattedra e resti nell’impossibilità di far sussistere dignitosamente la scuola libera paritaria.

            La precedenza educativa della famiglia appartiene all’ordine naturale, perché l’educazione è la continuazione della funzione generatrice, mentre la funzione dello Stato è una funzione chiaramente sussidiaria che appartiene all’ordinamento giuridico della società, il cui fine ultimo è il bene comune: quel bene comune che non è altro che l’esplicazione delle libertà e responsabilità individuali e comunitarie nei soli limiti dati dalle libertà altrui.

            Il principio di diritto naturale citato è principio di diritto positivo nel nostro ordinamento giuridico, inscritto con assoluta chiarezza nella nostra Costituzione all’art. 30  – “è diritto e dovere dei genitori mantenere, educare e istruire i figli” – e all’art. 31 – “la Repubbica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia  e l’adempimento dei compiti relativi”.

            La Costituzione, infatti, in perfetta coerenza con le premesse, ha stabilito all’art. 33 il principio della pluralità delle scuole, statali o libere, con il corollario della “parità”, cioè “pari dignità” corroborata dal primo comma che introduce l’articolo: “l’arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”. I commi successivi vanno in senso opposto, evidenziando un ingiustificato paradosso: mentre viene esplicitata la “libertà”, immediatamente ne viene impedito l’esercizio. La libertà diviene di fatto annullata dagli incisi costituzionali – il “senza oneri per lo Stato” e le “norme generali dell’istruzione”  – che  ne vanificano l’essenza.

            Parlare di libertà non significa  legittimare la pari dignità e la parificazione della scuola non statale libera a quella a conduzione statale. Come ebbe a precisare il Ministro, firmatario della legge 62/2000: “Lo Stato laico  non può  rinunciare a stabilire delle norme precise che valgano anche per la scuola privato-sociale”: evidente il condizionamento del pluralismo culturale e istituzionale!

            Converrà, signor Presidente, che occorre sollecitare governanti e parlamentari, uomini di scuola e uomini della strada alla necessità di guardare con fiducia la Carta Costituzionale, tuttavia purificandola da alcuni orpelli che ne riducono e ne cancellano la valenza, ribadendo con fermezza la natura e la portata dei diritti dei genitori e delle famiglie nella scelta della scuola da essi  ritenuta più idonea alla istruzione e formazione dei loro figli.

E chi, signor Presidente, meglio di Lei può fare ciò?

Il problema è quello della gratuità corollario dell’obbligatorietà scolastica. Nell’anno 2021 nessuno può pensare seriamente ad un obbligo di istruzione imposto dallo Stato con l’onere al cittadino di pagarsi le spese relative. Si tratterebbe di un assurdo che sarebbe in contrasto con i principi fondanti la nostra Costituzione, con la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, e con l’essenza stessa dei diritti del cittadino italiano solennemente e costituzionalmente proclamati agli artt. 2 e 3.  La gratuità è conseguente all’obbligatorietà. Ma non va dimenticato che anche questi due principi sono conseguenti: hanno come presupposto la libertà di scelta da parte della famiglia e dei genitori.

            Nasce quindi un dilemma: o si ammette che la scuola gratuita è solo la scuola statale e si nega la libertà di scelta dei genitori e delle famiglie, o si ammette che la scuola deve essere in ogni caso gratuita, sia statale che non statale, entrambe pubbliche, e allora si deve ammettere che le scuole non statali devono ottenere quel riconoscimento che consenta loro di non gravare né sulle famiglie, né sul gestore.

            Se la scuola non statale paritaria, scuola pubblica, non é gratuita – i contributi erogati nel periodo di pandemia sono limitati al particolare momento di crisi: non sembrano avere continuità e totalità – sono evidenti due conseguenze: la prima è che si viola la Costituzione; la seconda è che i genitori, i quali, esercitando il loro pieno diritto di scelta contituzionalmente sancito, mandano i loro figli ad una scuola non statale e pagano le tasse per la frequenza a queste scuole, sono colpiti fiscalmente due volte, ossia pagano le tasse come cittadini e quindi contribuiscono al mantenimento della scuola statale, e pagano le rette per il mantenimento della scuola non statale, e perciò sono ingiustamente colpiti una seconda volta per lo stesso titolo.

            Siamo di fronte ad una evidente ingiustizia che trascura di coniugare e rispettare l’art. 3 che detta l’uguaglianza dei cittadini tutti di fronte alla legge; quell’uguaglianza che non è conseguenza di un riconoscimento da parte dello Stato, bensì conseguenza del semplice fatto  di essere nati!

            Va detto che il sostegno economico da parte dello Stato delle spese scolastiche a genitori e famiglie che si servono della scuole non statali paritarie, non costituisce affatto un onere dello Stato stesso verso dette scuole, bensì l’adempimento di un dovere dello Stato esercitato non direttamente, ma indirettamnte mediante il riconoscimento delle scuole non statali ed il rimborso delle spese incontrate dai cittadini per avvalersi di quanto dettato dall’art. 31 Cost. – là dove dice che “la Repubblica agevola la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi” – e dall’art. 30 – dove vengono  individuati tra i compiti essenziali della famiglia l’istruzione e l’educazione dei figli.

            Se dunque la Repubblica deve agevolare gli obblighi della famiglia, il divieto degli “oneri per lo Stato” semmai potrà valere per l’istituzione delle scuole, ma non certo per l’aiuto economico agli student e alle loro famiglie. Se così non fosse, avremmo nella stessa Costituzione, anzi nello stesso Titolo II di essa, una aperta, stridente ed irriducibile contraddizione: avremmo cioè un assurdo che nessun costituzionalista né comunque qualsiasi persona di buon senso sarebbe disposta ad ammettere.

            La gravità di queste carenze, signor Presidente, è molto significativa e penalizzante, perchè le famiglie, col tempo, non avranno più la capacità di spesa necessaria a sostenere la scuola non statale; gli enti e i privati cittadini non avranno più capitali da investire per mantenere la sua esistenza; e si stabilirà di fatto, ancora una volta, quel monopolio scolastico statale che la nostra Costituzione ha voluto espressamente abolire. Tendenza a quell monismo culturale statale che ha già fatto molte vittime: ha privato chiaramente della libertà di scelta della scuola tutte quelle componenti sociali economicamente meno abbienti che hanno dovuto accettare il ricatto economico come metro per l’esercizio dei loro diritti.

So che Lei, signor Presidente, per impegno politico, per educazione e cultura, non può che considerare estremamente negativi questi fatti, queste situazioni, queste contraddizioni. Sono pertanto a chiederLe di voler intervenire – come già ebbe a fare nel 2019 sollecitando una legge sulla omofobia – affinché il Parlamento abbia ad affrontare questo problema scolastico, deliberando la correzione, se non la totale modifica dell’art. 33, articolo che aveva un senso negli anni dell’immediato dopoguerra, ma che oggi, dopo oltre settant’anni, non ha più  alcuna ragion d’essere. Cosi come necessario e urgente è il riconoscimento dell’autonomia alle scuole tutte, riorganizzando al meglio il sistema scolastico, dando concrete risposte alle attese dei cittadini di questa nostra Repubblica: genitori e famiglie – pure loro da tutelare dalle discriminazioni e dalle condizioni ingiuste impedenti la libera scelta della scuola – nonché insegnanti e operatori scolastici – che non sono commessi, non sono semplici impiegati, ma educatori –  i quali con dedizione, nella scuola collaborano in sintonia con le famiglie alla crescita culturale e formativa degli alunni e studenti loro affidati.

            Confidando nella Sua attenzione e disponibilità, resto in fiduciosa attesa di un riscontro, e con deferenza porgo sinceri ossequi

 Giancarlo Tettamanti, Socio Fondatore AGeSC Associazione Genitori Scuola Cattolica

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