Bitcoin, la moneta virtuale così virtuale che l’equivalente di 350 milioni di dollari è scomparso

Mt. Gox, la più grande piattaforma di scambio di moneta virtuale, ha chiuso i battenti e il suo proprietario non si trova più, così come i soldi dei risparmiatori

Prima le accuse di riciclaggio, poi una “banca” che sparisce con l’equivalente di 350 milioni di dollari: dopo appena cinque anni dall’invenzione del Bitcoin, la moneta virtuale è già in crisi. In seguito alla chiusura da parte di alcuni governi della compravendita di Bitcoin, e dopo varie indagini aperte nei confronti di alcuni siti web specializzati nella sua diffusione, a preoccupare gli investitori è stata la chiusura improvvisa di Mt. Gox, la più grande piattaforma di scambio della moneta virtuale.

MONETA TROPPO VIRTUALE. Già, perché insieme a Mt. Gox e al suo proprietario, il ventottenne Mark Karpeles, hanno preso il volo anche 350 milioni di dollari in monete virtuali. Questo non è il primo scandalo che si abbatte sulla Bitcoin Foundation, il cui vicepresidente Charlie Shrem a fine gennaio era stato arrestato dai procuratori federali degli Stati Uniti con l’accusa di aver riciclato più di un milione di dollari in moneta virtuale.
Anche lui, come Karpeles è amministratore delegato di una società di scambio di moneta virtuale, BitInstant.

COS’È IL BITCOIN. Ma cos’è il Bitcoin? È una valuta internazionale e funziona come tutte le altre monete, con qualche differenza. Viene accettata da alcune aziende come sistema di pagamento e si può acquistare sul web scambiandolo con qualsiasi altra valuta. I Bitcoin funzionano come le normali banconote, sono cioè proprietà del possessore, che viene riconosciuto con un indirizzo pubblico. Ogni banconota è riconoscibile dal suo numero di serie e viene automaticamente generata da un sistema di computer collegati a una rete peer-to-peer. Installando gli appositi programmi diffusi sul web chiunque può entrare a far parte di questa rete e avere la possibilità di ricevere Bitcoin.
Le banconote virtuali vengono “stampate” automaticamente dal sistema e distribuite a seconda della potenza messa in rete dai vari computer allacciati. Sarà così fino a quando le banconote virtuali raggiungeranno il tetto prestabilito di 21 milioni. Da quel momento in poi si fermerà la produzione di moneta. In pratica, nel mondo della moneta virtuale le funzioni della banca centrale (stampare moneta) la svolge la rete e la distribuzione di moneta è svolta dai singoli computer.

IL BITCOIN È AFFIDABILE? Sei società concorrenti della Mt. Gox (Coinbase, Kraken, Bitstamp, Btc China, Blockchain e Circle), che si occupano dello scambio della valuta, si sono affrettate a prendere le distanze dal comportamento anomalo dell’azienda rivale e del suo proprietario. Hanno affermato in una nota congiunta che la «tragica violazione della fiducia degli utenti è la conseguenza delle azioni della compagnia e non riflette in alcun modo la resistenza o il valore del Bitcoin e dell’industria della valuta digitale».
Sarà. Ma è anche vero che Mt. Gox era la più grande piattaforma di scambio di Bitcoin. Non solo: faceva parte del board della fondazione Bitcoin come goldmember. In pratica, era uno dei soci più importanti dell’ente che promuove l’uso della moneta digitale. L’ente  – sostengono gli specialisti – avrebbe dovuto essere a conoscenza dei guai finanziari di Mt. Gox e soprattutto avrebbe dovuto tutelarla da un possibile crack.

100 MILIONI “SCOMPARSI”. Nel frattempo Karpeles ha fatto chiudere qualsiasi profilo web della società e sembra essersi dato alla macchia. Già da gennaio il ventottenne non cinguettava più su twitter e da domenica scorsa si sarebbe reso irreperibile. Prima di dare le dimissioni dal direttivo dell’ente, Karpeles aveva annunciato che la Mt. Gox avrebbe cambiato sede per non meglio specificati “motivi di sicurezza”, ha spiegato l’agenzia Reuters.
Poi nessuno l’ha più visto. E nessuno ha più visto i Bitcoin investiti, che secondo l’imprenditore e blogger Ryan Selkis sarebbero 744.408. Il 6 per cento di tutti quelli in circolazione, pari a 350 milioni di dollari. Secondo quanto ricostruito dalla Reuters, la Mt. Gox avrebbe un passivo di 174 milioni di dollari a fronte di 32,75 milioni di dollari di attività.

CACCIA A KARPELES. «Sono molto arrabbiato, sembra sia scomparso», ha raccontato Kolin Burges, investitore che è volato da Londra a Tokyo per scoprire che fine abbiano fatto i suoi soldi e che adesso sta picchettando insieme ad altri cinque sfortunati investitori la sede di Mt. Gox, nel distretto alla moda di Shibuya. Anche il bar accanto, che accettava pagamenti in Bitcoin, ha chiuso i battenti.
Chi sta dando la caccia a Karpeles non poteva immaginare cosa sarebbe accaduto ai loro risparmi. Vero è che a inizio febbraio Karpeles aveva sospeso i prelievi di Bitcoin, adducendo come motivo in un’intervista a Forbes la volatilità della valuta. Ma nessuno poteva prevedere che in meno di un mese sia i Bitcoin sia Karpeles si volatilizzassero del tutto.

COLPA DEGLI INVESTITORI? Franco Cimatti, presidente della Bitcoin Foundation Italia, è intervenuto sul tema in un’intervista a Wired. Cimatti ha preso le difese della moneta virtuale, spiegando che «sono stati gli speculatori i principali soggetti colpiti dai problemi su Mt. Gox, insieme agli altri utenti che con incoscienza pensavano che lasciare i loro soldi in mano di qualcun altro fosse una buona idea».
La responsabilità della sparizione dei quattrini, secondo la fondazione, è dei risparmiatori e non del sistema che permette a una banca del web, socia della fondazione, di chiudere i prelievi in un batter d’ali e appropriarsi dei denari altrui. Cimatti è talmente sicuro del network di Bitcoin che l’unica cosa che teme è che «le eventuali lamentele di chi si è bruciato a causa della propria incoscienza possano spingere i governi a instaurare regolamentazioni inutili e restringenti».