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Amy trovò un’idea in un fast food. Norman trovò un maestro in Argentina

marzo 24, 2017 Sandro Fusina

La creativa e il traduttore. Avrebbe scritto libri per bambini. Non vivevano forse nella sua memoria personaggi stravaganti come il Gatto con il cappello e il Grinch del Dr. Seuss?

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Amy Renee Krouse. Nacque il 29 aprile 1965. Nacque a Chicago. Il padre Paul era l’editore di un annuario dei migliori laureati di ogni anno delle università americane. Chi vi era menzionato era tenuto ad acquistare una copia che restava nelle libreria di famiglia a beneficio di parenti e amici, senza avere alcuna rilevanza o utilità accademica o professionale. Mandò la figlia a una buona università del New England, la Tufts University, che non apparteneva all’aristocrazia dell’Ivy League ma era abbastanza antica (1852) per avere buoni finanziamenti, una tradizione di apertura culturale in diversi rami e perfino una dependence estiva in un antico monastero sulle Alpi francesi. Era la scuola giusta per permettere ad Amy di maturare la passione per la lingua e la letteratura che manifestava da bimba.
Una volta laureata, non le fu difficile trovare un lavoro affine. Con New York, Chicago era stata la culla della pubblicità. Amy divenne copy, creativa, in una grande agenzia, la prima della storia a diventare società per azioni, una della prime a disseminare filiali in giro prima per gli States, poi per il mondo. Si chiama ora Fcb, si era chiamata alla fondazione nel 1873 Lord & Thomas: quando vi lavorava Amy si chiamava in esteso Foote, Cone & Belding e aveva un portafoglio gonfio di clienti colossali.
Esclusi tre periodi di licenza per maternità, Amy si recò in ufficio cinque giorni alla settimana per otto anni consecutivi. Un giorno entrò con i suoi tre bimbi da McDonald’s per una merenda. Con l’offerta del giorno, vi trovò qualcosa che chiamò nel suo linguaggio di creativa una “McEpiphany”: l’idea di cambiare lavoro. Avrebbe scritto libri per bambini. Non vivevano forse nella sua memoria personaggi stravaganti come il Gatto con il cappello e il Grinch del Dr. Seuss? Avrebbe inventato esserini capaci di lasciare a bocca aperta i bambini, come un baccello che odiava i dolci e amava l’insalata.
Ebbe un buon successo, che lei da pubblicitaria navigata seppe amplificare sulla rete. In un parco della sua città invitò i suoi follower per raccontare loro dal vivo le quattordici cose che aveva fatto nella vita. E per farne una quindicesima, amabile, insieme a loro. Poi rivelò che sarebbe morta presto. Aveva molte cose belle da lasciare, soprattutto aveva quattro persone amate.
Non frequentava per caso la rete una donna così sensibile da apprezzare in un giovane vedovo con tre figli quelle qualità che avevano conquistato lei a prima vista? Amy Krouse in Rosenthal è morta lunedì 13 marzo.

Norman Thomas di Giovanni. Nacque nel 1933, nacque a Newton, nel Massachusetts. Il padre giardiniere, la madre operaia, entrambi di origine abruzzese, battezzarono il figlio con il nome di un socialista americano. Norman, laureato in lingue romanze, assistette nel 1967 a una conferenza di Jorge Luis Borges a Harvard. Gli scrisse in Argentina, Borges gli rispose: nacque un’amicizia e una collaborazione. Insieme avrebbero curato la traduzione delle poesie del Maestro.
Di Giovanni mise insieme un gruppo di letterati, tra cui John Updike, già famoso. Alcuni testi comparvero sul New Yorker; la raccolta Selected Poems 1923-1967 fu pubblicata nel 1972 con il testo a fronte e l’introduzione a cura di Di Giovanni. Borges lo convocò a Buenos Aires per la traduzione di numerose raccolte di racconti, da The Aleph and Other Stories 1933-1969 (1978) a Storia universale dell’infamia. Fu grazie a quelle traduzioni che gran parte dell’opera di Borges arrivò ai lettori anglofoni. Il Maestro, consapevole, gli riconobbe la metà dei diritti d’autore. Ma María Kodama-Schweizer, la discepola che sposò lo scrittore argentino due mesi prima che morisse, in quanto erede e presidente della fondazione internazionale, contestò quelle traduzioni, che non sarebbero state più ristampate.
Di Giovanni tradusse altri autori argentini, scrisse qualche libro in proprio, perfino un testo di cucina regionale intitolato Sapore d’Abruzzo.
È morto martedì 14 marzo.

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