Al capo dei vescovi americani piace il repubblicano Ryan, «un tipo frizzante»

Il cardinale Timothy Dolan volerà a Tampa per la convention Gop. I giornali si scandalizzano, ma lui non fa segreto della sua amicizia con alcuni politici cattolici. Anzi, li festeggia.

Quando si è saputo che Timothy Dolan, capo della Conferenza episcopale dei vescovi americani, ha accettato di andare a benedire i politici repubblicani, che si raduneranno martedì prossimo per la convention del partito a Tampa, i giornali si sono sorpresi. Ma Dolan, il combattivo e informale capo della Chiesa cattolica americana che non ha vergogna di farsi fotografare per strada a fianco dei venditori ambulanti di hot dogs con indosso il cappellino dei Mets, la squadra di baseball di New York, non ha mai taciuto le sue simpatie. E dovrebbe stupire se accadesse il contrario. Dolan, infatti, è il cardinale che sta guidando la Chiesa americana a combattere un governo che vuole negarne la presenza pubblica della religione. Chiudendo le scuole e gli ospedali religiosi con un escamotage, inserito nella riforma sanitaria per costringere i datori di lavoro di qualsiasi istituto a pagare per la contraccezione e l’aborto dei suoi dipendenti o studenti. Perciò i vescovi dopo numerosi appelli a Obama, che non è voluto scendere a patti, hanno indetto una vera e propria campagna in difesa della libertà religiosa con quattordici giorni di preghiera e attività educative che a luglio hanno visto i cattolici americani impegnati in marce, incontri e Messe per informare la gente del tradimento della libertà su cui si fonda la Costituzione, invece presentato dal governo come diritto per la salute riproduttiva. Dolan ha anche chiesto denunce e ha chiamato alla disobbedienza civile.

Perciò il cardinale in questi mesi è stato intervistato da diversi giornali ed è spesso apparso in tv senza paura di dire quello che la Chiesa pensa su ogni tema politico e sociale all’ordine del giorno. Ha così parlato della riforma sanitaria, dell’economia, della vita nascente e dell’immigrazione in termini sempre chiari e fedeli al magistero cattolico. Ha poi espresso apprezzamenti per diversi candidati, soprattuto per quelli «che dicono che la fede cattolica incide con la loro azione politica e per questo sono stati scelti. Ogni cattolico dovrebbe essere felice per questo. La comunità cattolica degli Stati Uniti dovrebbe festeggiare», ha detto questo mese durante la trasmissione radiofonica “Conversation With Cardinal Dolan”.

Il capo dei vescovi dunque non ha mai fatto segreto delle sue simpatie. E nemmeno delle sue amicizie. Tanto che il 16 agosto scorso, sempre dai microfoni della radio, ha difeso il neo vice repubblicano di Mitt Romney, Paul Ryan. Mettendo a tacere le voci, anche cattoliche, che segnavano una distanza tra il politico e i vescovi. i suoi avversari avevano presentato Ryan come un libertario capitalista, insensibile al tema della povertà: «Ho conosciuto Ryan e lo ammiro immensamente – ha detto Dolan. Lo considero un amico. Lui, sua moglie Janna e i loro tre bambini sono stati ospiti a casa mia. Io a casa loro. Sono davvero tosti e piacevoli. E lui è un grande amministratore pubblico». Il vescovo ha ovviamente chiarito che queste sono «mie considerazioni personali», ma coerente con la sua idea, per cui un cattolico ha il diritto di dire quel che pensa come ogni altra persona, Dolan ha ribadito: «Ho immenso affetto e ammirazione per lui».

Ciò non significa che l’amicizia tra i due sia un sentimento privo di confronto. Anzi. Si può dire che Dolan e Ryan si sono conosciuti confrontandosi su ciò che ha reso amato ed odiato il repubblicano: il “Path to Prosperity”, il “Piano per la Prosperità” di 99 pagine in cui viene spiegata dettagliatamente tutta la strada che l’America deve imboccare se vuole ripartire. Zeppo di grafici, numeri, statistiche e di rapporti fra debito e Pil, il piano riduce le spese del governo federale aumentate con Obama dell’84 per cento. Diminuisce i troppi benefit e la previdenza sociale alle stelle.

I democratici avevano accusato il piano di essere pensato per salvare gli interessi dei ricchi, incurante degli anziani, dei deboli e dei bisognosi. Per questo Ryan aveva voluto scrivere al vescovo per informarlo di ciò che stava facendo, chiedendogli un confronto aperto che Dolan ha accolto con piacere. «Mi arrabbio – scriveva Ryan – quando un politico cattolico che solo osa dire che bilanciare il budget e fare qualche sacrificio viene automaticamente marchiato come insensibile verso poveri… sono appassionato ai poveri (…) nessuno soffre più di loro quando il deficit è enorme. Il modo migliore in cui posso aiutarli è fare ordine nelle nostre finanze». Dolan ha risposto che sicuramente era giusto quanto scritto. Ma non ha risparmiato qualche appunto: «Mi colpisce quello che stai facendo, chiedendo trasparenza e sacrificio… ma come faremo tutto questo?». Il Piano di Ryan infatti prevedeva una ridimensionamento importante dei programmi assistenziali, tra cui ci sono anche quelli ai poveri e ai bisognosi a cui il cardinale si diceva favorevole. «Proprio quei programmi – ha ribattuto Ryan –, prima o poi, si ridurranno se non facciamo qualcosa. Per favore non mi dica che sono contro a questi, perché sono l’unico che ha una ricetta realistica per salvarli nel lungo periodo». Per Ryan, infatti, i troppi benefit e sussidi abituano le persone a vivere senza lavoro e senza impegno: «Questo è ancor più pericoloso per i poveri. Lo Stato assistenziale porta una perdita di energia umana e un incremento della burocrazia, questa è una minaccia alla dignità umana». Dolan ha ricordato che il principio di sussidiarietà non può vivere senza quello della solidarietà. Perciò il cardinale ha concluso il radio show così: «È onesto, è frizzante… Sono d’accordo con tutto?». No, ha detto Dolan, ma rivelando altrettanto esplicitamente di essere «ansioso di vederlo in azione».

A seguire il cardinale, il vescovo della diocesi di Ryan, Robet Morlino di Madison, che subito dopo la scelta di Romney ha dichiarato: «Sono orgoglioso del suo talento come figlio nativo e fratello nella fede, le mie preghiere sono per lui e specialmente per la sua famiglia che dovrà affrontare l’incredibile impegno della campagna presidenziale». Ricordando ai fedeli che non devono più votare per appartenenza partitica, ma guardando «ai princìpi non negoziabili come la sacralità della vita dal concepimento alla morte, il matrimonio, la libertà religiosa e di coscienza».

@frigeriobenedet