Le grandi bugie sui bimbi trans

Di Emanuele Boffi
05 Ottobre 2026
Il libro di Alessandra Arachi è un documentato e appassionato atto d'accusa contro il mondo medico, lgbt e mediatico che ha trasformato la triptorelina in un farmaco magico. E usato i minori come "cavie"
Gay pride
Foto Ansa

«Si usa un farmaco per la castrazione chimica degli stupratori e c’è chi leva gli scudi contro una pratica barbara, in nome della democrazia. Ma se con lo stesso farmaco si blocca la crescita della pubertà dei bambini, quegli scudi si abbassano e la pratica diventa una terapia del benessere in nome dei diritti transgender». Inizia così Bimbi trans. Piccoli corpi grandi bugie (Rubbettino) di Alessandra Arachi, scrittrice e giornalista del Corriere della Sera, che è un’inchiesta su una pratica barbara e violenta cui vengono sottoposti i minori con disforia di genere, “curati” attraverso un farmaco pericoloso e dal nome impronunciabile: triptorelina.

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La triptorelina è un dogma

Il libro di Arachi, scritto in prima persona, è il flusso di coscienza di chi per anni si è addentrato in un mondo poco conosciuto, dove i dati scientifici vengono manipolati, le coscienze violate e vengono perpetrate delle «sevizie», assurdamente presentate col «vessillo della libertà sessuale».

Arachi non ha nessun pregiudizio nei confronti della comunità Lgbt, anzi. Ne sposa molte battaglie e, come lei stessa racconta, per anni ha mantenuto con i rappresentanti di quel mondo ottimi rapporti. Ma da quando ha cominciato la sua inchiesta sulla triptorelina è stata accusata di essere transfobica e omofoba. Quando ha cominciato a studiare, a documentarsi, a recuperare le carte per capirci qualcosa di più è diventata sospetta di “intelligenza col nemico”. Eppure lei ha solo posto qualche domanda. Tanto è bastato a squalificarla. «La triptorelina è un dogma – scrive -. Con proseliti particolarmente determinati e agguerriti. Nella buona e nella cattiva fede. […] Un deputato attivista gay a cui per mesi avevo dato voce sul mio giornale non mi ha più voluto parlare. Attivisti di associazioni omosessuali con cui non avevo mai smesso di collaborare hanno cominciato a trattarmi con diffidenza. Qualcuno anche con aggressività».

L’attivista kinky a scuola

Bimbi trans è un atto d’accusa fenomenale che mette sul banco degli imputati tutti coloro che, nel nome dell’autodeterminazione, spacciano come elisir i bloccanti della pubertà. Che, invece, tanto innocui non sono, come si dimostra nel libro. E che trasformano i bambini in cavie da laboratorio e i loro genitori in complici, convincendoli col ricatto (falso) che se non accompagnano il figlio nella transizione di genere, quello prima o poi si suiciderà.

La giornalista del Corriere ci porta così dentro un mondo popolato da xenini, faegender, therians e kink, «le persone che fanno sesso estremo». Una delle sue sorprese più grandi è stata trovarsi a un Gay Pride davanti a un carro di Kinky Girls, sul quale «le ragazze a bordo ballavano mascherate con addosso ben pochi vestiti. Naturalmente dotate di fruste e manette. Catene». Un’altra è stata scoprire che in una scuola media di Padova, durante un’ora di educazione sessuale e affettiva, «è andato un attivista kinky a parlare ai ragazzini».

Il bimbo che dice: io sono trans

È sulla triptorelina che si concentra la parte più forte dell’inchiesta. Il farmaco viene somministrato ai bambini intorno agli undici anni ed è da tempo al centro di un acceso dibattito, sul quale anche Tempi è intervenuto più volte, denunciandone la pericolosità. Intanto la triptorelina è stata inserita nella lista dei farmaci a carico del Ssn.

«A dodici anni – scrive Arachi – un bambino non è in grado di dire se è gay. Ma può stabilire di essere trans. Non lo dico io. È scritto in uno studio olandese. Dei medici olandesi che hanno inventato la pratica della triptorelina. Le contraddizioni sono l’essenza di questa pratica».

E proprio quelle contraddizioni, secondo Arachi, sono il cuore della questione. «Negli ultimi anni in qualche Paese se ne sono resi conto e hanno fermato l’uso dei bloccanti della pubertà. In Italia la triptorelina resiste. In Italia per la maggior parte dei mezzi di informazione la triptorelina è emblema dei diritti».

Quella di Arachi è una denuncia forte, appassionata e documentata. Ne riparleremo.

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