“La forza della passione”, raccolta di lettere della Fallaci all’amico vescovo Rino Fisichella, è la testimonianza di una compagnia inaspettata e divenuta nel tempo indispensabile. «Mi hai aiutato a vivere, ora mi aiuti a morire. Grazie»
Oriana Fallaci (1929-2006, foto Ansa)
«Una cosa certamente devo ribadire: Oriana era una donna sola». Monsignor Rino Fisichella, in questo libro – La forza della passione (Piemme) – che raccoglie parte della corrispondenza tra lui e la grande giornalista, lo dice sin dall’inizio. E lo ribadisce più volte. «Era ridotta a un’estrema solitudine».
Una solitudine denunciata, eppure rivendicata. La solitudine di una donna che ha voluto soprattutto essere libera: «Ecco, se dovessi scegliere un aggettivo per far comprendere Oriana, la definirei libera», ma «una libertà che nel corso degli anni è stata progressivamente accompagnata a una profonda solitudine, in parte ricercata». La solitudine di una guerriera, di una lottatrice, di un soldato – come amava definirsi – che negli ultimi anni «ha simbolicamente cercato il riparo dal mondo». La solitudine di un carattere insieme sublime e insopportabile, di una che non le manda a dire, che non sa che cosa sia la diplomazia, che ti copre di regali (ma – avverte – «la generosità è una for...
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