Lettere dalla fine del mondo
Certe fantasie sono fastidiose come le zanzare. Io le scaccio aggrappandomi alla realtà. Con il rosario in mano
Ero stanco e ho deciso di mettere la testa sul cuscino per un quarto d’ora, approfittando dell’occasione per recitare il santo Rosario. Riposare è per me pregare, e pregare è riposare. Stavo meditando i Misteri gioiosi ma, come spesso mi succede, non riuscivo a rimanere con lo sguardo fisso sui fatti che caratterizzavano la vita della Vergine nella sua gioventù, perché una zanzara continuava a tormentarmi appoggiandosi sul mio viso.
Con la mano destra mi sono preso a schiaffi cercando di ammazzarla, ma non c’è stato verso. Alla fine ha vinto lei la battaglia. Perciò mi sono seduto sul bordo del letto e ho pensato: ora posso utilizzare entrambe le mani per ucciderla prima che torni a toccarmi, perché in questa posizione la vedrò ben bene quando arriverà. Un pensiero inutile perché le mie grandi mani che soffrono di artrite non riuscivano ad acchiapparla. Alla fine mi sono alzato e sono uscito dalla stanza scegliendo un altro posto per finire la recita del Rosario.
L’episodio ha fatto emergere una considerazione. Ho fatto un paragone tra la zanzara e la fantasia; quest’ultima infatti è la pazza della casa (così la definiva santa Teresa d’Avila) e per questo motivo è difficile da controllare. Fa quello che vuole, sorprendendoti e distraendoti da quello che sei impegnato a fare in qualunque momento del giorno. Un vero fastidio per me.
Le fantasie sono state il tormento della mia vita, perché ostacolavano la mia attenzione. Spesso infatti mentre pregavo, senza rendermene conto, invece di fissarmi sui salmi e sui loro contenuti, mi trovavo “dall’altra parte del mondo”. Ricordo quanto mi disturbavano perché non riuscivo a frenarle né con la confessione né con la mia volontà.

Da dove nasce la mancanza di concentrazione, di attenzione? Dove ha la sua origine?
Sempre partendo della mia esperienza personale, il germoglio del progressivo dominio della fantasia rispetto alla ragione sta nella mancanza di osservazione e attenzione alla realtà. Le idee non sono innate nell’essere umano, bensì sono frutti (come lo afferma la stessa parola “idea”, dal verbo greco: oráo) del vedere, del guardare la realtà. Per questo mi è sempre piaciuta l’affermazione del giovane premio Nobel per la medicina, Alexis Carrel: «Molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità, molto ragionamento e poca osservazione portano all’errore».
Per Carrel era evidente che la parola ragionamento aveva un significato negativo, frutto del razionalismo dell’epoca. Era uno scienziato ateo che si convertì grazie all’onestà e alla lealtà con la sua ragione, col suo cuore. Un giorno è voluto andare con una paziente malata al Santuario della Vergine di Lourdes, in Francia, per dimostrare che in quel posto dove la Madonna era apparsa a santa Bernadette e dove aveva fatto molti miracoli, si celebrava una grande “bugia”, una colossale menzogna. Grande è stata la sua sorpresa quando, mentre era a Lourdes, la sua paziente è guarita per grazia della Vergine. È stata la scintilla della sua conversione alla fede cattolica.

Solo chi è stato educato a guardare la realtà impara a non essere nel tempo vittima delle fantasie, cioè del razionalismo, e di quelle forme di nevrosi sintetizzate nella “famosa” diagnosi: soffre di una depressione ossessivo-compulsiva.
Ho imparato, pagando di persona, che l’origine del dominio delle fantasie nella vita umana dipende fondamentalmente dalla mancanza di nesso con la realtà. La fantasia, quando non è educata a incarnarsi nella realtà, si trasforma progressivamente in fantasie che sono fastidiose come le zanzare. Per questo, la strada per vincere questi disturbi è uscire dalla propria “stanza”, dal proprio mondo, per incontrare la realtà, unica grande amica dell’uomo, a costo di sbatterci la testa contro. È uscire da quell’immagine narcisistica che abbiamo di noi e che è come quelle pozzanghere nelle quali si riproduce il famoso aedes aegypti, origine del Dengue, una malattia tropicale che ogni anno fa moltissime vittime.
Viviamo in una cultura dove esiste una forma di razionalismo differente da quello dell’età moderna; ci troviamo nell’era della “virtualità”, dell’assenza delle relazioni non solo interpersonali, ma con la realtà intera. Per questo motivo i nostri ragazzi non vivono più con i piedi per terra e sono vittime delle peggiori fantasie.

Il giorno dopo avevo un importante incontro con i dirigenti di un’impresa. Il ragazzo è venuto con me e, prendendo il microfono, ha detto ai presenti: «Per favore, non guardate in tv i film dell’orrore, perché dopo vi appariranno i mostri, il diavolo. Io non voglio più vedere questi film perché non voglio stare male». Gabriele, l’altro ragazzo ribelle che vive con me, un giorno mi ha detto: «Padre, io guardo la tv per distrarmi dalla realtà che è brutta». In quel momento ho pensato che se don Giussani non ha mai voluto che il Gruppo Adulto avesse in casa la televisione avrà avuto le sue buone ragioni.
Adesso David è molto più tranquillo, sia perché ha una compagnia adulta che lo accompagna la sera, sia perché finalmente gli abbiamo tolto gli psicofarmaci che uno psichiatra, a mia insaputa, gli aveva dato. Le controindicazioni parlavano di allucinazioni. Così finalmente il diavolo è tornato all’inferno e noi con il Rosario in mano ci aggrappiamo alla realtà, il cui cuore è il battesimo che David ha ricevuto domenica 17 novembre.
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02/2014
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2 commenti
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Che bell’articolo, non ho niente da dire se non un sincero GRAZIE!
Hai fatto benissimo a toglierglieli, sei un grande :D****