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Barry Smith: «L’intelligenza artificiale è una bolla pericolosa»

Di Leone Grotti
11 Luglio 2026
Capitali bruciati a ritmi record, dati in esaurimento, nessun profitto. Intervista al filosofo studioso dell’Ai: «Per ora ci vendono un dollaro a 70 centesimi. Non può durare»
Robot a terra durante una dimostrazione per la stampa all’Istituto per l’Intelligenza artificiale generale di Pechino, Cina, 23 marzo 2026 (foto Ansa)
Robot a terra durante una dimostrazione per la stampa all’Istituto per l’Intelligenza artificiale generale di Pechino, Cina, 23 marzo 2026 (foto Ansa)

Amazon, Walmart, Cisco, Uber, Meta e altri colossi con migliaia di dipendenti hanno iniziato a limitare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa in azienda. La ragione è semplice: costa troppo e i soldi spesi per far lavorare in modo autonomo gli agenti Ai non sempre sono giustificati. Dopo aver bruciato l’intero budget annuale stanziato per l’Ai generativa in soli quattro mesi, ad esempio, Uber ha fissato un tetto: ogni dipendente può spendere al massimo 1.500 dollari al mese su modelli come ChatGpt o Claude. Giganti tecnologici come OpenAi o Anthropic stanno aumentando i prezzi per l’utilizzo dei modelli più avanzati di Ai. Secondo alcuni analisti la ragione è da ricercare nell’enorme quantità di capitali che vengono bruciati a ritmi record: OpenAi, ad esempio, avrebbe creato un buco di 20,9 miliardi nel 2025, il 138 per cento in più del 2024. Anche i ricavi sono aumentati, ma non abbastanza. E nel primo trimestre del 2026 le cose sembrano andare anche peggio.

Barry Smith...

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