La diossina della disinformazione genera ancora mostri

Di Emanuele Boffi
10 Luglio 2026
Ricordando cosa accadde a Seveso cinquant'anni fa, i giornali divagano su polli e volpi, boschi e scoop indimenticabili. Ma di come furono ingannate delle giovani madri e di cosa ha causato l'aborto, nessuno parla
Seveso, estate 1976
Seveso, estate 1976 (foto Ansa)

Ci siamo dimenticati qualcosa? Per i grandi giornali italiani cosa accadde quel 10 luglio 1976, quando dall’Icmesa di Seveso s’alzò una nube tossica che causò allarme in tutta la zona e in tutta Italia? A cinquant’anni esatti dal “disastro della diossina”, il Corriere della Sera sceglie un titolo inquietante: “Quell’esplosione e la nube di diossina. I misteri che restano mezzo secolo dopo”. Catenaccio: “Il 10 luglio 1976 la catastrofe ambientale partita da un comignolo della Icmesa, in Brianza. Il giallo dei 42 fusti di rifiuti tossici spariti”.

Scrive Gian Antonio Stella, il gran fustigatore della casta politica:

«I gatti, i polli, i conigli, anche gli uccellini sono morti subito. Forse perché più deboli, resistono di meno».

I gatti, i polli, i conigli. E anche gli uccellini. Sono morti perché erano i più deboli.

Scrive ancora Stella:

«Paolo Rabitti, ingegnere ambientale, perito giudiziario e accanito investigatore, se n’è andato l’anno scorso senza esser riuscito ad accertare dove fossero finiti quei 42 fusti con “35 tonnellate di rifiuti tossico-nocivi” spariti durante il viaggio forse verso un inceneritore elvetico o verso la Germania Est o un deposito russo o più semplicemente una discarica nostrana… Misteri».

Misteri.

Ricorda ancora Stella:

«Centinaia di abitanti vengono evacuati. Arrivano foto drammatiche. Un campo pieno di pecore stecchite».

Non solo gatti, polli, conigli e uccellini. Anche pecore stecchite. Un campo intero di pecore stecchite.

Di più ancora:

«Il Corriere d’informazione manda inviati sul Po: “Le acque del Po sono avvelenate? La diossina è arrivata a Cremona? A Mantova? All’Adriatico?”».

Conclude Stella:

«Mezzo secolo dopo ti chiedi ancora: quella lezione è servita davvero?».

Ce lo chiediamo anche noi. Assieme a un altra domanda: ci siamo dimenticati qualcosa?

Vacche, cavalli, cani e volpi

Sempre sul Corriere Marisa Fuma­galli ricorda il suo scoop di giovane cronista “abusiva” all’Avanti. Ben 6.295 battute per dire che «io c’ero», io ho fatto lo scoop di intervistare per prima gli sfollati al Motel Agip di Milano Ovest, io ho scritto il capitolo di un libro su Seveso poi tradotto in francese.

Io, io, io. Ci siamo dimenticati qualcosa?

Su Repubblica c’è un pezzo bucolico di Brunella Giovara sul “bosco di Seveso cresciuto sulla diossina” dove «c’è un’energia perché la natura ci offre tanto».

«Questa collina su cui camminiamo è anche la tomba di oltre 80 mila animali, vacche, cavalli, molti furono abbattuti nella fretta di non saper cosa fare, e cani e gatti, galline, e i selvatici, le volpi e uccelli a migliaia, che cadevano a terra, morti».

Aggiorniamo l’elenco: non solo gatti, polli, conigli, uccellini, un campo di pecore stecchite. Ma anche: vacche, cavalli, cani e volpi.

Per fortuna, però, «qui si sono gettate le basi dell’ambientalismo
moderno». Una nuova sensibilità. La terra che era diventata sinonimo di “diossina” oggi è stata bonificata: «5 mila alberi e 6 mila arbusti. Una foresta».

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El fioeu l’é mè

Ci siamo dimenticati qualcosa? A Stella un dubbio deve essere venuto e riporta il dialogo avuto con una donna in quel lontano 1976:

«Una donna, Livia, sfollata col marito all’hotel Agip di Assago, mi raccontò il suo tormento: “Questo bambino che aspetto sarà la mia condanna. Se scelgo di tenerlo e mi nasce senza un braccio? E se decido di abortire? Avrei il rimorso per tutta la vita: magari poteva nascere sano, normale. Cosa devo fare? Cosa?”. Non si dava pace: “Il medico che era col vescovo mi ha detto: ‘Signora, lei pensi solo a portare avanti la gravidanza. Tanto ci sono già famiglie pronte a prendersi suo figlio se nasce deforme’”. Ma si può? Anche se mio figlio lo do a un ospizio, a un brefotrofio, a una famiglia, a una comunità cosa cambia? Cosa? El fioeu l’é mè” (“il figlio è mio”, ndr)».

Ecco. Gatti, polli, conigli, uccellini, pecore e vacche. Un bel parco con alberi e arbusti. Ma a tutte quelle donne che furono terrorizzate di portare in pancia dei mostri, dei deformi, dei deficienti, chi chiederà scusa? Chi restituirà loro i fioeu? Cinquant’anni dopo che alle manifestazioni si urlava «aborto o mostro in pancia», che la Stampa invocava l’aborto «coattivo» per le gestanti, che tutti i maggiori quotidiani paragonavano Seveso al Vietnam, a Hiroshima, al regno della «peste chimica», chi avrà il coraggio di dire la verità?

Non qualcosa, ma qualcuno

La verità è che a Seveso non è morto nessuno per la diossina. Come ha raccontato Giancarlo Cesana ad Avvenire, «notammo, con una certa sorpresa, che non c’erano feti anormali. La grande paura non aveva avuto una giustificazione. Gli effetti della diossina ci sono stati, ma molto più bassi del timore che si aveva». A Seveso non è nato nessun bambino focomelico. I 42 feti abortiti furono esaminati e non fu trovata traccia di malformazioni.

Grazie a quella campagna di stampa, il 22 maggio 1978 fu approvata in Italia la legge 194 che regolamenta l’interruzione di gravidanza. Da allora si stima che in Italia siano stati effettuati oltre 6 milioni di aborti.

A cinquant’anni dal disastro dell’Icmesa, l’unica diossina rimasta nell’aria è quella dell’informazione falsa e bugiarda, che divaga su alberi e galline senza raccontare tutta la storia, fino in fondo e per intero. Ci siamo dimenticati qualcosa? No, ci siamo dimenticati qualcuno. Sei milioni di qualcuno.

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1 commento

  1. Angelo Giudici

    Complimenti, l’articolo è molto bello.
    Purtroppo però, oltre ai bambini aborti, a Seveso morì anche il direttore dell’Icmesa ucciso dalle brigate rosse.