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Usa, denunciati i vescovi americani: «Le loro direttive agli ospedali cattolici mettono a rischio la vita delle donne»

dicembre 3, 2013 Leone Grotti

L’American Civil Liberties Union ha fatto causa venerdì scorso alla Conferenza episcopale americana perché una donna, Tamesha Means, afferma di non essere stata curata in modo adeguato in un centro ospedaliero cattolico

Un’associazione americana che si batte per la difesa delle libertà a cui «gli americani hanno diritto» ha denunciato la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, sostenendo che le direttive dei vescovi americani agli ospedali cattolici mettono in pericolo la salute delle donne incinte, spingendo i medici alla negligenza.

LA VICENDA. La denuncia dell’American Civil Liberties Union (Aclu) è stata presentata venerdì scorso alla Corte federale del Michigan in nome di una donna, Tamesha Means, che afferma di non essere stata curata in modo adeguato in un ospedale cattolico, il Mercy Health Partners di Muskegon (Michigan).
Secondo gli avvocati di Means, alla donna si sono rotte le acque quando era appena alla 18esima settimana di gravidanza. Corsa in ospedale, è stata rimandata a casa «senza che i medici le dicessero che il figlio non aveva quasi nessuna possibilità di sopravvivere e che lei rischiava per la sua salute».

COLPA DEI VESCOVI. Sempre secondo gli avvocati, la donna è tornata due volte all’ospedale senza che la facessero abortire e solo all’ultima visita Means ha subito un aborto spontaneo. Durante una conferenza stampa organizzata dall’Aclu per annunciare la denuncia dei vescovi americani, l’ospedale è stato accusato di «negligenza» perché «sarebbe potuto succedere un disastro, la madre ha rischiato un’infezione letale, poteva morire».
La cosa «inusuale» di questo caso, scrive il New York Times, è che l’Aclu non ha fatto causa all’ospedale ma ai vescovi, sostenendo che sono le loro direttive a mettere in pericolo la vita delle donne.

DIRETTIVE FLESSIBILI. Secondo Johan Haas, presidente del Centro nazionale cattolico di bioetica, le direttive dei vescovi in materia sono molto più flessibili di quanto si pensi e permettono ai medici di trattare una donna a rischio anche se la conseguenza sarà la morte del feto. L’Aclu, però, pretende che anche negli ospedali cattolici si possa abortire: «Non è un problema di libertà religiosa – dichiara la vicedirettrice dell’associazione Louise Melling – ma di cure mediche».

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8 Commenti

  1. francesco 2 says:

    io mediamente sono d’accordo con chi è contro i vescovi, detto questo in questo caso non credo proprio che il caso esista la chiesa difende la vita, e gli ospedali hanno comunque libertà di operare… non credo proprio che i vescovi c’entrino qualcosa

  2. malta says:

    ma questi non vogliono che una donna possa abortire (cosa che ormai è fattibile pressochè ovunque) ma vogliono che tutte le donne siano costrette ad abortire!

  3. mike says:

    l’articolo, a prima impressione, non aiuta a capire molto della vicenda. ma una cosa pare evidente e cioè che ogni pretesto è buono per infastidire la fede cristiana. anche andando ai piani alti cioè la gerarchia ecclesiastica. viene da pensare “a quando la messa fuorilegge del cristianesimo?”.

    • francesco 2 says:

      mike anche io ho delle perplessità ma come dici forse bisognerebbe capire se ci sono cose che in questo articolo non vengono dette… questo sito è un ricettacolo di disinformazione e giornalismo strumentalizzato solo per provare le opinioni di chi scrive gli articoli

      • Alessio 1977 says:

        Ah France’ una domanda ,senza spocchia e con il massimo rispetto, ma se gli articoli di Tempi li trovi sempre cosi disgustosi, perchè ca,,o li leggi e li commenti ? Distinti saluti.

  4. Giovanni says:

    Non si tratta di un caso isolato, secondo un a ricerca pubblicata sull’ American Journal of Obstetrics and Gynecology. nel 2012 il 52% dei medici che hanno lavorato in ospedali gestiti da organizzazioni religiose ha avuto contrasti per casi in cui i protocolli terapeutici confliggevano con le direttive dell’ospedale. Spesso con gravi rischi per la salute dei pazienti.

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