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Stagione 2004/2005: un altro annus horribilis per il Presidente

settembre 28, 2011 Carlo Candiani

E’ il turno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter. L’ex bandiera della Sampdoria però non riesce a portare a casa quei risultati tanto attesi dai tifosi e dalla dirigenza che continua a sbagliare tutto sul mercato. E lo scudetto è sempre più lontano

16 giugno 2004: aveva rischiato di diventare interista da giocatore (a Moratti sono sempre piaciuti i pedatori estrosi, vedi Baggio e Recoba), ma ora ci arriva in nerazzurro come allenatore: Roberto Mancini allunga così la lista, già molto lunga, dei “mister” chiamati dal Presidente a condurre l’Inter. Ottimo giocatore, una mezzapunta capace di capolavori balistici, dal carattere un po’ “fumantino”, che gli procurò diverse squalifiche a causa di veri e propri ammutinamenti in campo verso gli arbitri. Dopo essere stato la bandiera calcistica di Bologna, Sampdoria e Lazio e non convincendo mai in Nazionale, Mancini arriva all’Inter avendo alle spalle pochi anni da allenatore di Fiorentina e Lazio, vincendo la concorrenza di Fabio Capello che, in quel momento allenatore della Roma, malgrado avesse ripetuto per mesi che mai avrebbe accettato di allenare la Juventus, viene convinto da un blitz di Moggi, ad approdare alla corte bianconera.

 

Agitata e, come al solito piena di promesse di vittoria, la campagna acquisti estiva: per espresso desiderio del nuovo tecnico arrivano ad Appiano Gentile i laziali Favalli e Mihajlovich, in prestito dal Chelsea l’argentino Veron, ex laziale pure lui, a parametro zero dal Real un altro argentino Esteban Cambiasso, dal Perugia il brasiliano Zè Maria, dal Boca Juniors Burdisso e dal Barcellona l’olandese Edgar Davids. Salutano alcuni dimenticabili della stagione precedente e, in modo un po’ clamoroso, Fabio Cannavaro vola verso la Juve. Ennesimo scambio demenziale da parte della dirigenza interista: si vende a una diretta concorrente il capitano della Nazionale italiana per tale Fabìan Carini, terzo portiere della rosa bianconera. Il “caso Cannavaro” è il classico episodio che nel calcio vede protagonisti dirigenti tecnici inadeguati a gestire una squadra di rango (l’Inter) e scaltri manager con un pelo sullo stomaco lungo così! Il buon Fabio viene ceduto dall’Inter per disperazione, dopo una stagione costellata di infortuni e mali oscuri, che si scopriranno poi essere stati “consigliati” al giocatore da alcuni dirigenti juventini al fine di essere venduto alla squadra della famiglia Agnelli per qualche nocciolina. E Moratti, naturalmente, ci casca: puoi considerare l’indiscusso capitano azzurro “rotto”, ma non esiste, scambiarlo con il terzo portiere della Juve!

 

La stagione 2004/05 interista inizia con una serie impressionante di pareggi, anche se si scorgono sprazzi di buon calcio, vanificati dalle bizze caratteriali del titolare della panchina, sempre alla polemica contro tutto ciò che è milanista e juventino, e dal giovane fenomeno brasiliano Adriano, per i tifosi, “l’Imperatore”. Fisico possente, grande senso del gol. Il ragazzo è purtroppo gestito un po’ approssimativamente fuori dal campo, anche a causa di alcuni problemi familiari e si trova spesso a frequentare “cattive compagnie” che ne limitano il rendimento in campo. Inutili saranno i tentativi di recupero fisico e mentale e sotto la gestione Mourinho l’ormai ex Imperatore sarà ceduto, forse meglio dire abbandonato a se stesso. Peccato, Moratti avrebbe potuto venderlo al Chelsea, che lo aveva fortemente richiesto quando ancora stava in piedi per la cifra iperbolica di 90 milioni di euro! Ma onestamente non si può addossare al Presidente, una decisione così impopolare, che solo un pazzo avrebbe affrontato.

 

Nel proseguo della stagione anche a Mancini, come a Cuper, tocca incontrare il Milan in Champions, ai quarti di finale: una debacle! I cugini rossoneri vincono in casa 2 a 0, nell’andata e a tavolino 3 a 0 nella partita di ritorno, a causa di manifestazioni piuttosto “vivaci” della curva interista che contesta la società per una ennesima stagione fallimentare con lanci di bombe carta, facendo sospendere la partita, con relativa squalifica del campo, per la successiva stagione internazionale. Un petardo raggiungerà accidentalmente anche il portiere rossonero Dida che stramazza al suolo e da quel momento perderà riflessi e concentrazione naufragando con tutta la squadra, qualche settimana dopo, nella rocambolesca finale contro il Liverpool di Benitez a Istanbul. In casa Inter, la contestazione è indigesta a Moratti, che questa volta si dimette da presidente, rimanendo patron e lasciando la poltrona “ufficiale” a un simbolo nerazzurro, Giacinto Facchetti, che purtroppo dovrà arrendersi a una fulminante malattia il 4 settembre 2006.

 

Sul finale di stagione, intanto, arriva una vittoria nella finale di Coppa Italia, la quarta nella storia interista, primo trofeo vinto dopo sette anni di astinenza da successi in campo. Purtroppo il popolo interista rimane scettico davanti a Mancini, sempre agitato in panchina, spesso espulso e che non riesce ancora a dare all’Inter un’impronta da grande squadra, specie nelle sfide decisive. E si riparte per una nuova stagione. Estate del 2005, gli arrivi sono importanti: il portoghese Luis Figo, che nelle fila dell’Inter farà il canto del cigno di una celebrata carriera, Walter Samuel, già nella Roma e Santiago Solari. Tutti e tre comprati dal Real Madrid: la squadra spagnola doveva forse ancora pagare Ronaldo? Mah! Dall’Udinese arriva David Pizarro, regista di centrocampo, e per fare il secondo di Toldo, un giovane portiere brasiliano, Julio Cesar. La stagione comincia bene, mettendo in bacheca una Supercoppa Italiana vinta contro la Juve, ma il campionato subirà i soliti alti e bassi, tra facili entusiasmi e profonde delusioni. Si finisce alle spalle della Juve, con diversi punti di distanza e con 14 punti recuperati in volata dal Milan, che conclude in classifica davanti ai nerazzurri. Ma questa classifica sarà destinata a essere stravolta: sul finire del torneo, annunciato con tuoni in lontananza, scoppierà la tempesta di Calciopoli (o Moggiopoli), che rivoluzionerà per sempre il mondo del calcio italiano. Ma tutto questo lo racconteremo nella prossima puntata.

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