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Simone: Il carcere può esser casa se l’orizzonte è l’infinito

luglio 3, 2012 Antonio Simone

«Una lettera di una mia vecchia amica mi ha spiegato perché faccio delle cose di cui non capisco il significato». Ventitreesima lettera da San Vittore

Ventitreesima lettera inviata a tempi.it da Antonio Simone, detenuto nel carcere di San Vittore a Milano. In coda trovate le precedenti missive.

È finito lo sciopero della fame. Colazione, Messa, ora d’aria (oggi è domenica e domenica non si fa la doccia).
Una lettera di una mia vecchia amica mi ha spiegato perché faccio delle cose di cui non capisco il significato (quante volte succede che siano altri a spiegarti quello che fai, meglio anche di quanto sia tu capace di comprendere).

Mi scrive: «L’orizzonte del tuo abbraccio è l’infinito. Per questo non ci sono pareti. Con te è casa».

Ecco cosa trasforma le cose dando loro un nome. Una cella può essere casa perché esiste un nesso tra quelli dentro e l’infinito, che si rivela in una battuta che dona una speranza, o magari anche solo in un saluto, amichevole e ironico, a qualcuno dei “malandrini” (così si chiamano quelli con reati oltre i cinque anni).

Puoi far vedere che tutti siamo chiamati a essere uomini, anche a quelli che, normalmente, se ti vedono assorto o pensieroso o concentrato, ti battono la mano sulla spalla e ti dicono: “Nun ce pensà”.

Ma se delle pareti possono essere casa, tutte le nostre pareti possono essere vita. Tutto è possibile se l’abbraccio ha l’orizzonte dell’infinito.

Antonio Simone

Lettere precedenti:

22. Per le vostre preghiere ho vergogna e vi ringrazio

21. Il gioco dei 30, 50, 70, 100 milioni

20. Lo sciopero della fame, i cani e la spending review

19. Sciopero della fame. Appello da San Vittore

18. Che me ne faccio del prete in carcere?

17. In carcere l’Italia gioca in trasferta e comandano gli albanesi

16. Leggo Repubblica solo per capire se posso chiedere i danni

15. La mia speranza (cosa disse don Giussani nel 1981)

14. Ikea festeggia la condanna definitiva. Festa con incendio

13. «Che differenza c’è tra me e voi fuori? Nessuna»

12. «Sono di Cl non perché sono giusto. Ma per seguire una via»

11. «Amico, posso diventare anche io di Comunione e libertà?»

10. Gli scarafaggi, il basilico e l’urlo nella notte

9. Mi dimetto da uomo. Meglio essere un porco

8. Cresima in carcere con trans. Sono contento

7. Repubblica mi vuole intervistare. Ok, ma a due condizioni

6. In quel buio che pare inghiottirmi, io ci sono

5. La rissa e l’evirazione. Storie di ordinaria follia a San Vittore

4. Io, nel pestaggio in carcere con cinghie e punteruoli

3. «Ezio Mauro, se vuoi farmi qualche domanda, sono pronto»

2. Anche da un peccato può nascere un po’ più di umanità

1. Lettera dal carcere di Antonio Simone. Con una domanda a Repubblica

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L’Osservatore Romano

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