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Ridateci i nostri bambini (l’ingiustizia di cui nessuno parla)

novembre 10, 2012 Daniele Guarneri

La guerra di Marinella e di tanti altri contro lo Jugendamt, l’ufficio tedesco che toglie i figli ai genitori stranieri di coppie miste. E che ormai è diventato un caso internazionale. «A Strasburgo arrivano centinaia di denunce»

Un silenzioso dramma si cela nella civilissima Europa. Nessun campo di sterminio o uccisioni di massa, ma quello che da molto tempo denunciano alcuni europarlamentari è altrettanto pazzesco e doloroso. Soprattutto perché si parla di violazione dei diritti dei minori, calpestati senza nessuno scrupolo in nome del bene di uno Stato. Sono tutte le vicende legate allo Jugendamt, ai più sconosciute, ma solo perché la maggior parte delle volte rimangono chiuse nella disperazione di qualche casa. E invece sono più diffuse di quanto si possa immaginare.

Lo Jugendamt è un ente statale tedesco, qualcosa di più che un ufficio di assistenza giovanile, come invece si pensa. L’organizzazione, che svolge anche un’encomiabile opera a difesa dei giovani sottoposti a violenza, ha la funzione di sostegno attivo ai tribunali e di difesa degli interessi della Germania. Il codice sociale tedesco prevede per legge che lo Jugendamt intervenga sempre quando ci sono della cause di divorzio tra genitori che hanno figli minori, soprattutto quando a separarsi sono coppie binazionali. In tribunale, al momento della separazione, sono presenti la mamma, il papà e come parte in causa lo Jugendamt (il terzo genitore). Il suo compito è quello di garantire il Kindeswohl, letteralmente “bene del bambino”, che per i tedeschi non è il bene superiore dei figli – come previsto da tutte le convenzioni internazionali – ma è il bene del bambino secondo la comunità tedesca. In poche parole: lo Jugendamt tende ad anteporre l’essere tedesco dei bambini al loro vero bene, facendo in modo che nessun minore lasci la Germania, che l’affido esclusivo non venga mai dato al genitore straniero, e interrompendo o rendendo difficile i suoi contatti col figlio. Come? Ad ogni costo, con qualsiasi mezzo, spesso anche con misure penali. E gli esiti possono essere devastanti.

Quante vite rovinate
Così è successo a Marinella Colombo, e non è il solo caso italiano. Ha da poco terminato di scrivere un libro per raccontare la sua storia dove niente è come ci si aspetterebbe che fosse. Nel 2006, quando si separa dal marito tedesco, Marinella ottiene l’affidamento dei suoi due figli, Leonardo e Nicolò. Da subito però lo Jugendamt si insinua nella causa di separazione. Nel 2008, per non perdere il proprio lavoro, Marinella è costretta a tornare in Italia. Pur essendoci un accordo tra lei e il marito, una mattina, a sua insaputa, i figli vengono prelevati da scuola dalle forze dell’ordine e riportati a Monaco di Baviera. Marinella scoprirà anche che sulla sua testa pende un mandato di cattura internazionale per sottrazione di minori, emesso già mesi prima, mentre i bambini, però, erano in vacanza con il marito. Oggi i bambini sono in Germania, il giudice tedesco scrive che manca loro moltissimo la mamma, ma respinge ugualmente ogni richiesta avanzata da Marinella per non essere cancellata dalla vita dei suoi figli. Ma le irregolarità non si fermano qui: la sua drammatica vicenda che dura ormai da oltre 6 anni e che l’ha fatta finire in carcere e poi agli arresti domiciliari per ben tre volte, porta alla luce le pratiche anomale e discriminanti dello Jugendamt nei confronti dei coniugi stranieri di coppie miste, testimoniate dalle cause pendenti presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Come a Marinella, è accaduto ad altre centinaia e centinaia di coppie in cui uno dei genitore non è tedesco. Polacchi, francesi, olandesi, spagnoli, americani, inglesi, brasiliani. I casi sono davvero tantissimi. Il polacco Marcin Libicki, ex presidente del comitato per le petizioni del Parlamento europeo, da tempo denuncia lo Jugendamt come organizzazione unica in Europa finalizzata a difendere gli interessi della Germania contro quelli dei cittadini di ogni altro paese. E non è il solo a farlo. Anche l’eurodeputato Nathalie Griesbeck (Alde) della commissione Libertà e giustizia sta cercando di portare alla luce questi casi: «Si tratta di situazioni estremamente gravi e dolorose. Ci sono tantissime coppie binazionali che incontrano enormi difficoltà. L’Unione Europea, la commissione Libertà e giustizia e anche la commissione per le Petizioni, sono sollecitate molto frequentemente, a dimostrazione che esistono tantissime situazioni di questo tipo in tutto il continente. In Europa ci sono 27 legislazioni nazionali diverse e solo con una stretta collaborazione si potrà riuscire a far capire allo Jugendamt che la sua posizione non rientra nel rispetto dei diritti dell’infanzia e del diritto alla vita familiare».

Le violazioni del Regolamento
Ci sono addirittura casi in cui il meccanismo dello Jugendamt entra in moto anche quando una famiglia decide di andare a vivere fuori dalla Germania. È successo a una coppia il cui padre è francese. Lo Jugendamt ha prelevato i figli da scuola e li ha affidati a un’altra famiglia. È uno speciale del telegiornale di France3 a portarlo alla luce. «Sono migliaia le famiglie vittime della politica nazionalista dello Jugendamt secondo cui un bambino nato in Germania deve crescere lì», dice la conduttrice. «L’organizzazione è in grado di influenzare il giudice tedesco determinandone la decisione». Nel caso riportato da France3, agenti dello Jugendamt hanno detto alle bambine che i genitori erano pazzi, e per ordinare alla polizia di prelevarle da scuola hanno utilizzato un referto psichiatrico il quale sosteneva che i genitori non erano in grado di fare crescere i figli. Per fortuna la famiglia è riuscita a scappare all’estero dove i medici li hanno dichiarati sani e in grado di far crescere i loro figli.

L’articolo 11 del regolamento Bruxelles II bis prevede che il bambino possa essere ascoltato durante il procedimento di rimpatrio o di affidamento ad altre famiglie se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità. Questo non accade pressoché mai, facendo supporre che il diritto tedesco non sia in accordo con quello europeo. Invece lo è, ma nessuno ferma lo Jugendamt. «Già varie volte le istanze giuridiche europee hanno sottolineato queste violazioni: da una parte la Corte di giustizia dell’Unione Europea con una sentenza del luglio 2010 e dall’altra anche la Corte europea dei diritti dell’uomo», dice ancora Nathalie Griesbeck. «Lo Jugendamt non rispetta i regolamenti e le convenzioni europee. L’Europa non può intervenire con la forza, ma in ottemperanza di queste sentenze lo Jugendamt dovrà uscire dalla sua concezione restrittiva e che oltraggia, come riconosciuto dalla giurisprudenza, il diritto di vivere in famiglia e il benessere dei bambini».

La vicenda di Lionel Gilberti
Un altro caso è quello di Lionel Gilberti, francese, padre di famiglia, divorziato dalla moglie tedesca che vive in Germania. A 42 anni questo padre, di professione cuoco, viene arrestato e incarcerato. Il motivo è semplice: Gilberti, che non vede i figli e non ha loro notizie da qualche anno, da 18 mesi ha smesso di pagare gli alimenti per richiamare l’attenzione mediatica sul suo caso. La Germania ha emesso un mandato d’arresto europeo (Mae) chiedendone l’estradizione.

Questa situazione può sembrare surreale, in ogni caso sproporzionata: il mandato d’arresto europeo utilizzato dalla Germania in questo caso, come in quello della Colombo, è stato creato in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 per combattere il crimine organizzato internazionale. Qui invece se ne servono contro un padre di famiglia, come è possibile? «È esagerato emettere un ordine di arresto europeo per una causa familiare che si sarebbe potuta risolvere sul piano civile, cercando semplicemente di incassare gli importi dovuti», afferma Héléne Nicolas, avvocato francese specializzato in diritto di famiglia.

L’eurodeputata Cristiana Muscardini (ex Ppe, oggi nel gruppo Conservatori social riformatori) e la collega Nathalie Griesbeck, il 30 giugno 2011 hanno interpellato la Commissione europea: «È normale, ammissibile, legittimo, l’uso del mandato d’arresto europeo contro genitori colpevoli soltanto di amare i propri figli sopra ogni altra cosa?». La risposta data da Viviane Reding a nome della Commissione è chiara: «Gli Stati membri hanno convenuto, a livello di Consiglio, che l’autorità giudiziaria emittente il Mae debba eseguire un controllo della proporzionalità, valutando la gravità del reato commesso, la durata della condanna e i costi e i benefici che l’esecuzione di un mandato d’arresto comporta». Spetta quindi alla Germania valutare le circostanze particolari di ogni singolo caso. Certo che se è lo Jugendamt a richiedere il Mae, difficilmente la Germania si opporrà.

Héléne Nicolas afferma anche che «spesso lo Jugendamt arriva rapidamente al sospetto, non sempre legittimo, di un rapimento che intenderebbe attuare il genitore non tedesco. In questo modo si può limitare il diritto di visita del genitore straniero. Se poi i sospetti sono forti lo Jugendamt apre dei procedimenti penali che impediscono di vedere il figlio e arrivano fino all’emissione del Mae». Così è stato per Gilberti e Colombo.

«Francia e Germania hanno una visione diversa delle cose. In Francia si ritiene, conformemente alla Convenzione internazionale dei diritti del bambino, che l’interesse del minore sia di conservare il legame con entrambi i genitori. In Germania, invece, si ritiene più importante per il bambino rimanere nel luogo in cui ha socializzato, anche se ha solo pochi anni, in alcuni casi pochi mesi, e anche se questo significa perdere un genitore».

Chi decide sull’educazione
L’onorevole Cristiana Muscardini nel suo ruolo di europarlamentare è molto attiva per cercare di fermare questo meccanismo perverso e contrario a una serie di princìpi giuridici sanciti dall’Unione Europea. Il suo nome compare in tante interrogazioni scritte alla Commissione europea e in petizioni popolari; ha firmato una lettera aperta al presidente della Commissione Manuel Barroso, al commissario europeo per la Giustizia Viviane Reding; ha scritto al presidente Giorgio Napolitano, a politici italiani, da Gianni Letta a Franco Frattini, all’ex ministro della Giustizia Angelino Alfano e all’attuale Paola Saverino. Lo ha fatto sempre per denunciare come i «genitori stranieri perseguiti rimangono spiazzati perché non possono beneficiare dei principi giuridici europei del Regolamento di Bruxelles II bis, mentre ne subiscono tutte le conseguenze negative, comprese quelle penali. Bisogna eliminare questo squilibrio giuridico e morale, che coinvolge anche gli aspetti politici di questa situazione malsana. Se l’Unione Europea pretende di essere la patria dei diritti umani non può continuare ad accettare una situazione simile nel settore della tutela dei minori e della genitorialità. Bisogna intervenire prima che si arrivi a una deriva nazionalistica insopportabile e inconcepibile nell’Europa unita», dice a Tempi.

Il regolamento in questione è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri dal 1° marzo 2005. La Commissione sa che lo Jugendamt non applica il regolamento ma il diritto di famiglia tedesco. Tuttavia, l’Unione Europea non dispone di competenze di controllo in tal senso. Ribadisce, però, che va prestata la massima attenzione all’interesse del fanciullo in tutte le azioni relative ai minori. «Purtroppo, però, ci sono dei paesi che fanno i loro comodi al di là di quelle che sono le normative», continua l’onorevole Muscardini. «Lo Jugendamt ha più poteri delle stesse famiglie, ha il diritto di intervenire sull’educazione dei bambini anche a prescindere dall’accordo tra i genitori. Sollecita il genitore tedesco a intervenire legalmente contro quello straniero. Non arriveremo mai a fondare gli Stati Uniti d’Europa a meno che non si acconsenta ad avere una Germania superiore agli altri popoli. Ma è una cosa che è già successa a metà Novecento e abbiamo visto come è andata a finire».

A questo si aggiunge il fatto che i giudici italiani non mettono mai in dubbio le sentenze o ordinanze tedesche, anzi, pare che si prodighino, come nel caso di Marinella Colombo, a collaborare di buon grado per adempiere alle loro disposizioni. «Questo avviene anche perché le sentenze arrivano in tedesco e non vengono tradotte in modo conforme, ma si applicano senza troppi scrupoli. È successo per la Colombo, ma non è l’unico caso in Italia. Il Tribunale dei Minori va urgentemente riformato, lo afferma anche il garante dei minori, non possiamo perdere altro tempo».

Conta più la tutela dell’ambiente
Come sia possibile che un paese come la Germania che oggi in Europa ha un ruolo chiave nel destino di tanti paesi, sia anche uno tra i primi a disattendere i regolamenti dell’Aja è davvero difficile da credere. «Molte cose in Germania funzionano a meraviglia. Penso alle procedure per aprire nuove attività, al sistema fiscale. Tutte cose che bisognerebbe esportare. Poi però ci sono sistemi come lo Jugendamt che praticano delle ingiustizie palesi contro i minori e i genitori stranieri e nessuno Stato ha il coraggio di affrontare il problema e di andare contro la Germania». E se nemmeno il governo del tuo paese è in grado di proteggerti allora si capisce come questi genitori siano davvero abbandonati a loro stessi. «La cosa più grave è che ci sono regolamenti e normative sulla tutela dei minori, ma se non vengono rispettati non sono previste sanzioni. Pensi l’assurdità. Se uno Stato non rispetta le leggi sullo smaltimento dei rifiuti, l’inquinamento, se non rispetta le regole delle imprese, le normative di sicurezza nei luoghi di lavoro, allora fioccano multe altissime. Cosa vuol dire questo? Che evidentemente la tutela dei minori è meno importante di queste altre materie».

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2 Commenti

  1. Stefano scrive:

    I tedeschi quel vizietto lì non lo perdono mai… Deutschland Über Alles, vero?

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