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Perché Eminem e Al Pacino non appoggiano più Obama? Quelli che hanno detto “no, we can’t”

febbraio 13, 2012 Benedetta Frigerio

Rispetto al 2008, la lista delle star e dei personaggi famosi che non si sono ancora schierati a favore di Barack Obama è lunghissima: si va da John Kerry a Erich Schmidt, da Tory Burch a Ben Affleck, da Jennifer Aniston ai Coldplay. Il presidente è in crisi?

Lunedì scorso Barack Obama ha detto che permetterà ai politici di apparire in suo sostegno agli eventi di fund-raising per la campagna elettorale. L’ha chiamata politica indipendente pro-Obama. La decisione apre un nuovo capitolo nella storia della corsa presidenziale americana. E forse nasce da una preoccupazione: Obama non ha ancora ottenuto tutti gli appoggi dei volti più noti che lo sostennero nel 2008. Da quest’anno, poi, ci sono i Pac a preoccupare il presidente. Le nuove organizzazioni elettorali che possono accettare fondi illimitati per girarli sul candidato preferito. Formalmente i Pac sono autonomi, ma in realtà sono molto legati ad ognuno di essi. In questo modo le grandi lobby, i gruppi e le banche possono finanziare le campagne e trarne un maggior guadagno nel momento in cui il proprio candidato vincerà.

Così, dopo aver criticato i repubblicani per l’uso dei Pac (Romney ha raccolto 30 milioni contro i 4,4 di Obama), il presidente ha detto che i responsabili della sua campagna elettorale si impegneranno a promuovere il pro-Obama Super Pac. Il presidente, poi, si sta muovendo attraverso le lobby abortiste come la Planned Parenthood, che gli ha rinnovato il proprio sostegno, la Human rights campaign, la più grande associazione di Lgbt, e quelle ambientaliste. Ma alla lista mancano ancora troppe celebrità. Fra i politici più noti che lo sostennero nel 2008 non hanno ancora risposto gli ex candidati alle presidenziali John Kerry, John Edwards e John Glenn. Il numero dei politici che gli hanno dato l’endorsement nel 2012 è poi dimezzato rispetto a quattro anni fa. E anche se è vero che non siamo nemmeno a metà della campagna elettorale, i nomi sono comunque pochi. Ma non solo i loro. Anche i consiglieri di governo sono meno della metà. Mancano, poi, alcuni repubblicani che gli diedero fiducia, ma che probabilmente si sono ricreduti. Come Ken Andelman, membro storico del Pentagono e consigliere di Ronald Reagan e Noel Koch, assistente del presidente Nixon.

Nonostante il discorso sullo Stato dell’Unione, rivolto alle imprese “made in Usa” e ai grandi distretti, Marc Andreessen, ingegnere di software della Silicon Valley, non si è ancora espresso. Non si sa nulla nemmeno dell’editore Michael Arrington, né dei padroni della multinazionale di gelati Ben & Jerry’s e di quelli del ristorante di hot dog di New York Gray’s Papaya. Non c’è ancora traccia neanche di Gary Hirshberg, presidente della famosa marca di Yogurt Stonyfield Farm. Fra i direttori dei mezzi di comunicazione, tra molti famosi, mancano nomi come quello di Edward Lewis del mensile femminile per donne ispaniche Latina magazine, di Sheila Johnson fondatrice della Black Entertainment e di Elisabeth Murdoch la figlia di Rupert. Nella lista non compare più Bill Gates della Microsoft, né Erich Schmidt della Google. All’appello manca poi il presidente della Pepsi Cola, Indra Nooyi.

Passando agli stilisti di moda. Fra i più famosi a non avere ancora aderito alla campagna democratica ci sono Tory Burch, Marc Jacobs, Juicy Couture, Derek Lam, Zac Posen, Proenza Schouler, Narciso Rodriguez e Alexander Wang. Anche Hollywood, cometa di Obama come quattro anni fa, non brilla ancora come allora. Non si vede la luce di Ben Affleck, ad esempio. Né quella di Jessica Alba e di Jennifer Aniston. Mancano Antonio Banderas, Orlando Bloom, Matt Damon, Cameron Diaz, Jodie Foster, Melanie Griffith, Edward Norton, Al Pacino, Susan Sarandon, Ben Stiller, Maryl Strep, Charlize Theron e Denzel Washington. L’ambiente della musica, per ora, ha invece reclutato solo 14 personaggi contro i 148 del 2008. Non ci sono più nemmeno le voci nere di Ben Harper, di Macy Gray e di Herbie Hancock, di Wyclef Jean, di Don Omar, dell’inventore del pop rivoluzionario Usher, del rapper Will.i.am. e del cantante ballerino e produttore Ne-yo. A sostenere Obama nel 2008 c’erano poi i Goo Goo Dolls, il leader dei R.E.M. Micheal Stipe e Chris Martin dei Coldplay. Non è arrivato il sostegno di Annie Lennox, di Dave Matthews, di Justin Timberlake, di Eminem e di Celine Dion. Anche i celerissimi Bruce Springstenn, Barbra Streisand e James Taylor, diversamente ma ugualmente simboli patriottici, non sono comparsi nelle liste pro-Obama.

E se Steven Spielberg ha donato 100 mila dollari al Pac del presidente, né Oliver Stone, né Quentin Tarantino hanno, almeno ufficialmente, sborsato un dollaro. Se Obama sembra quindi ancora favorito, questi quattro anni di crisi non sono stati però uno scherzo. Né per lui né per le sue star, di cui ora il presidente dovrà cercare di nuovo la luce.
Twitter: @frigeriobenedet

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1 Commenti

  1. LuckyLuke says:

    ci sono errori che saltano all’occhio anche ad una lettura veloce e distratta come la ripetizione del nome di Herbie Hancock e banali refusi di battitura come Barbara Streisan anzichè Barbra Streisand…non siamo su un quotidiano e non c’è necessità di un’uscita lampo della notizia, un po’ di attenzione!
    Inoltre resta una forte domanda di fondo: cosa vuole dimostrare questo articolo? Specie parlando di una cultura americana basata sul farsi pubblicità e sui colpi di scena dell’ultimo minuto?
    Se si vuole attaccare la politica di Obama, e di motivi ce ne sono a iosa, si usino argomenti solidi, altrimenti vengono fuori articoli come quello tanto contestato sul complotto per uccidere il Papa de ilFattoQuotidiano.

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