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L’osso sacro di Pasolini. O di come la sinistra sessantottina ha finito per asservire se stessa e «l’amore» al Capitale

luglio 26, 2015 Luigi Amicone

Il cerchio si chiude: nel “nuovo fascismo consumista” ci stanno anche lo zoo di Berlino, la droga libera e soprattutto le nozze gay. Per disarticolare la famiglia e ridurre gli uomini e le donne a monadi esclusivamente dedite a produzione e consumo

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Lo scrittore omosessuale Pier Paolo Pasolini – colui che per aver preso posizione contro l’aborto ragionava «con l’osso sacro», per dirla con il moto di volgarità, questo sì razzista e omofobo, con cui l’autore del Il nome della rosa squalificò la posizione antiabortista pasoliniana – era molto consapevole della sua condizione umana. Fu il primo e forse l’unico intellettuale italiano che rivendicò pubblicamente la propria omosessualità quando l’omosessualità veniva censurata, e da questa sua esperienza di “paria” trasse motivi di battaglia politica e culturale quando il potere dominante era clerical-fascista e la sinistra non era da meno (come si capisce con l’Eco di un’altra vita) nella persecuzione dei “diversi”.

Ciononostante oggi Pasolini sarebbe certamente dalla parte di chi contrasta le cosiddette “nozze gay” e l’ideologia delle organizzazioni Lgbt. Come ci raccontò Silvana Mauri Ottieri, sorella di Valentino Bompiani e grande protagonista dell’editoria italiana (vedi il gruppo Mauri-Spagnol), nell’anniversario dei vent’anni dalla morte dello scrittore (Tempi, 8 novembre 1995), «lui comunque non avrebbe mai aderito a un’Arcigay, come mi scrisse: la sua diversità la sentì sempre come una ferita, come un nemico». Mai, l’omosessuale Pasolini, si sognò di aderire alle organizzazioni omosessualiste. E men che meno Pasolini vide nella relazione tra persone dello stesso sesso quella moneta falsa che oggi il potere del “nuovo fascismo consumista” (profetica definizione pasoliniana) spaccia e spalma come marmellata di “diritti”. “Diritti” come il matrimonio «che riconosca e protegga la vita familiare» lesbogaytransgender, per dirla con la recente sentenza della Corte europea dei diritti umani. E che non significa niente, se non il programma (neo fascista, appunto) di sradicamento della realtà naturale di “famiglia” per assecondare la volontà di potenza dell’individuo fluido, intercambiabile, solitario, produttore e consumatore. È stato costruito così, nell’ultimo ventennio occidentale, il doppione falso e da lingua di legno dell’ideologia della cosiddetta “famiglia omoparentale”.

Con le sentenze di una Corte suprema (americana), l’ideologia e la legislazione omosessualiste sono diventate propaganda e norma ufficiale dell’Occidente. Quasi che in Occidente non esistesse più altra umanità se non quella rappresentata dalla comunità Lgbt e dal suo vessillo multicolore dalla pulsione totalitaria – come si vede in tutti quei paesi occidentali dove l’agenda Lgbt ha trionfato imponendo il suo califfato persecutorio di ogni pensiero controcorrente, l’inquisizione via web, giornali, tribunali e denuncia con conseguente perdita del lavoro, di chiunque creda ancora nella diversità dei sessi e nella famiglia naturale.

In effetti, la apparentemente mite e multicolore bandiera che trionfa in terra occidentale ha analoga funzione del vessillo nero che sventola in terra musulmana. Prova ne sia la straripante intolleranza, uniformità, pensiero unico e censura che essa sta determinando a ogni livello delle società democratiche. L’ideologia e la legislazione omosessualiste non sono un programma di liberazione e di emancipazione delle persone. Sono uno strumento di asservimento della società a una élite che punta a distruggere le strutture e le norme comunitarie millenarie con cui uomini e donne hanno edificato il mondo comune.

Per natura e per quanto sia oggi in crisi (anche perché non c’è dispositivo statale o culturale che ne favorisca la coesione piuttosto che la disgregazione), l’alleanza uomo-donna è fatta per la “natalità”, per procreare, per ospitare e per proteggere ogni nuova vita che entra nel mondo. L’ideologia omosessualista, al contrario, è fatta per “consumare” il mondo comune. Per natura l’omosessualità è la negazione della possibilità di ogni nuova vita e il suo contenuto si esaurisce nell’orizzonte della coppia. Che significa infatti che «l’amore è l’amore», stupidissimo leitmotiv obamiano, come se il matrimonio, da che esiste come istituzione sociale, fosse una forma di discriminazione e apartheid? Significa semplicemente che l’amore è l’amore. L’amore della gattaia per i suoi gatti è l’amore. L’amore di un nipotino per sua zia è l’amore. L’amore per gli amici è l’amore. Dunque, si dovrebbe estendere l’istituto matrimoniale ad ogni genere di trionfo amoroso?

In verità, interessa niente alla persona omosessuale l’istituto matrimoniale. Interessa, e giustamente, la garanzia di certi diritti riguardanti la sua persona e il suo partner. Ma questi diritti, come si sa, possono essere pacificamente ottenuti e riconosciuti, senza che per questo si renda necessario lo stravolgimento dell’istituto matrimoniale, piegandolo a ciò che non è in nome de «l’amore è l’amore».

E allora perché l’ideologia Lgbt non vuole saperne e nell’ultimo ventennio si è scatenata per raggiungere l’obiettivo del same-sex marriage? Perché, appunto, essa è ormai una ideologia di establishment finanziario e di industria capitalistica che comanda e sposta verso la propria agenda con la sua propaganda masse enormi di consumatori. Scimmiottando la relazione naturale tra un uomo e una donna, imitandone le movenze e travestendone le sembianze, l’ideologia omosessualista non ha l’obiettivo di emancipare le persone omosessuali, bensì ha la funzione sociale di destrutturare le relazioni primarie. Essa è totalmente indifferente alla promozione umana, ma è potentemente orientata a ciò che la persona può produrre e consumare se sciolta dai legami originari e naturali.

I gay spendono e consumano il triplo di quello che spendono e consumano le famiglie? Bene. Perché non farli diventare il modello di individuo nella società opulenta, divertita, spensierata, consumistica, del capitalismo maturo? Inoltre, per la prima volta nella storia, si potrà ottenere con il matrimonio tra persone dello stesso sesso anche una legittimazione della produzione capitalistica di nuova umanità. Si dovrà legittimare – perché parte del diritto matrimoniale – l’adozione dei bambini in utero di donne schiave e si dovranno produrre sempre più bambini in laboratorio, con tutto l’indotto di ricerca, farmaci, tecnoscienza richiesto dalla nuova epoca di “esternalizzazione” della gravidanza. Questo è il punto. Altro che le discriminazioni degli omosessuali. Tant’è, sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario: chi è il tipico uomo o donna occidentale discriminato dalla cultura e dall’informazione di massa, così come nel mondo del lavoro e nelle legislazioni di oggi, dagli Stati Uniti all’Europa? L’uomo e la donna di famiglia. O che comunque cercano di mantenersi fedeli a un compito e a una promessa, anche se il matrimonio va in crisi, anche se il legame tra un uomo e una donna deve oggi fare i conti con fragilità, conflitti, convivenze e una problematicità indotta dall’indebolimento e limite dell’umano.

Non stupisce allora che sia la sinistra politica e il suo regime di omologazione mediatica la mosca cocchiera di questo processo di omosessualizzazione dell’Occidente. In effetti, la sinistra di matrice sessantottina, giunta ormai alla terza età, sembra rassegnata a confermare la profezia pasoliniana che vide nel ’68 la rivoluzione al servizio della modernizzazione del capitalismo. Nel breve, essa venne finanziata e sostenuta dalle centrali del totalitarismo d’oltrecortina che avevano nel partiti comunisti occidentali i loro referenti politici, organizzativi e finanziari. Ma nel lungo periodo, come sospettò a ragione Pasolini, la sua funzione sarebbe stata a totale servizio del Capitale. È andata così.

Anche i movimenti della sinistra radicale fanno parte di questo sistema e oggi sopravvivono ai margini delle società opulente in una sorta di parco giochi, tutto sommato regolamentato, accettato e integrato. Le scariche di adrenalina antagonista, centri sociali e black bloc, fanno ormai parte del “colore” occidentale. E più d’uno di questi leader e militanti ricoprono ruoli in multinazionali profit e non profit. Il cerchio si chiude: nella produzione di beni e consumi, ci stanno anche lo zoo di Berlino, i rave party sponsorizzati dalle grandi marche di birra, la droga libera per finanziare la transizione dal tabacco che ha perso smalto e immagine trasgressiva, alla marijuana legalizzata e industriale. E ci sta, soprattutto, la riduzione di uomini e donne a monadi. Liquidi che si mescolano ma non si fondono perché il loro destino deve essere solo ed esclusivamente produttivo e consumistico.

Niente è più nemico di questa riduzione dell’uomo e della donna a schiavi produttori e consumatori, che i legami comunitari, la differenza sessuale, la realtà dell’amore e della filiazione come responsabilità e compito, sacrificio e destino di un uomo e una donna. Niente è più nemico della felicità dell’essere che si impone sull’infelicità dell’avere; l’amore alla verità dell’altro, nella buona e nella cattiva sorte, da “un piacere da morirci dentro” che usa e getta l’altro. Certo, tutto questo vale anche per il rapporto uomo-donna. Ma l’ideale e la cultura di massa gay è il modo con cui uomini e donne vengono sollevati da questa responsabilità e senso del limite. È il modo della liberazione dalla coscienza e dal limite, suggestione all’illusione prometeica (e “diabolica”, dice papa Francesco) di ricreare e riformulare i termini e connotati stessi dell’essere e della creazione in nome di una propria, solipsistica, disperata e voluttuosa insieme, volontà di potenza.

Barack Obama passerà alla storia solo perché ha abbracciato questa crociata prometeica che si è incaricata di sradicare princìpi elementari che sono sempre stati nell’ordine della natura umana e delle legislazioni civili umane, praticamente da che l’uomo è uscito dalla caverna di Platone. L’omosessualità è sempre esistita. Ma mai nessuna civiltà e nessuna cultura avevano immaginato prima di oggi la tragica ridicolaggine del matrimonio tra persone dello stesso sesso e, tranne i tiranni pazzi, “famiglie” con due mamme o due papà con figli generati su commissione. E mai nessuna civiltà, come ci ha ricordato il cardinale Carlo Caffarra, «è sopravvissuta alla nobilitazione della omosessualità». Oggi che colonialismo e imperialismo non hanno più miniere d’oro e territori geografici da sfruttare (o meglio, l’Africa, ampie aree dell’America Latina e dell’Asia sono ancora a disposizione delle multinazionali, ma la penetrazione capitalistica in questi casi si scontra con la geopolitica e il conflitto, per vie dirette o interposte, vedi Medi Oriente e Pacifico, tra le grandi potenze Stati Uniti, Cina, Russia), il disegno imperiale e la logica del profitto capitalistico si spostano direttamente sullo sfruttamento delle pulsioni di individui isolati e costantemente bombardati di offerta consumistica, indipendentemente da ogni valutazione di natura razionale, morale e perfino – come consiglierebbe lo sguardo preoccupato a un mondo egemonizzato dal caos dell’ideologia gender – di pura e semplice ecologia umana.

Che fare? Semplice. Come ci hanno insegnato le persone libere e le minoranze creative nell’età dell’imperialismo di fine Ottocento che precedette il secolo delle grandi guerre e dei totalitarismi bestiali, solo l’uomo che rimane fedele alla verità della vita, alle evidenze elementari e anti ideologiche può incarnare la resistenza al nichilismo e l’opposizione al bestiale. Fedeltà e libertà che, intanto, vengono espresse da quelle piazze che da Parigi a Roma si sono mobilitate con milioni di persone comuni. Opporsi all’irrazionalità e alla violenza consumistico-nichilista con cui il Potere combatte oggi senza tregua la famiglia naturale, l’alleanza uomo-donna, la cellula primaria di ogni tempo e ogni società – per domani chissà, come hanno fatto tutti i totalitarismi, magari sottrarre i bambini alle famiglie e irregimentarli nell’ordine di una nuova catastrofica utopia di schiavitù statale –, questo diventerà ben presto il problema non confessionale e non ideologico di ciascuno e di tutti.

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4 Commenti

  1. maboba scrive:

    Non sono (più) cattolico, ma condivido in pieno il suo articolo e la fosca prospettiva della conclusione (già tentata nella società sovietica). Nel nostro orizzonte ci sono purtroppo anche l’utero artificiale (che sarà esaltata come “liberazione della donna dalla schiavitù della gestazione”) e la “produzione” programmata (non “procreazione”) di individui (non persone) scollegata dall’ atto di amore uomo-donna.

  2. SUSANNA ROLLI scrive:

    Mi vengono in mente ora Dolce e Gabbana: quanti saranno quelli come loro che non osano alzare la voce o semplicemente dire come la pensano per non vedere la loro fine (sociale, economica, ecc)?.

  3. Raider scrive:

    Grazie, Direttore, per avere ricordato un'”icona” che, non a caso, non viene sbandierata dai genderisti e anzi, viene tenuta un po’ da parte, rispolverata in qualche occasione ufficiale – ricorrenze e feste comandate laiche – o per uso privato delle conventicole intellettuali nelle loro polemiche d’ufficio che non mutano di una virgola il copione in cui si riservano la parte di protagonisti.
    Pasolini era contro l’omologazione culturale: il Pensiero Unico avrebbe avuto in lui un nemico. Pasolini, che non intendo certo catechizzare né santificare, dimostra, con pochi altri, che in tempi come i suoi – quelli di oggi sono lontani anni-luce – solo chi sceglieva di contraddirsi poteva essere credibile. Noi che crediamo e che crediamo in Cristo Unico Vero Signore e Salvatore, senza aspettare che arrivino applausi o fischi, nel relativismo di ieri come nel monolitismo del regime a Pensiero Unico continuiamo a professare e testimoniare la verità anche per un uomo come Pasolini, fuori dall’immagine in cui lo si è voluto rinchiudere.
    Grazie!

  4. beppe scrive:

    tutto vero e sacrosanto. quel che meraviglia è l’atteggiamento dei vertici della chiesa. da galantino ( testa di …ponte nel disfacimento della cei) in giù.

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