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Oggi è il compleanno dei sette gemelli McCaughey. «Io sono la loro custode, non la loro assassina»

novembre 19, 2013 Benedetta Frigerio

Compiono sedici anni i figli che mamma Bobbi e papà Kenny non vollero sacrificare, sebbene i medici consigliassero loro l’aborto.

Kenny, Kelsey, Natalie, Brandon, Alexis, Nathan e Joel, quattro maschi e tre femmine, sono i primi sette gemelli al mondo nati e sopravvissuti e che oggi compiono 16 anni. La madre, Bobbi, allora 29enne, si sottopose a un trattamento ormonale e la sua decisione, appoggiata dal marito Kenny McCaughey, di non abortirne nessuno fece il giro del mondo. Sopratutto quando all’ospedale di Des Moines, capitale dell’Iowa, i medici non lasciarono prospettive ai genitori: le probabilità di sopravvivenza di tutti e sette i bambini era pari a zero.

SENZA PAROLE. Secondo lo staff dell’ospedale, Bobbi avrebbe dovuto abortire quattro piccoli per salvarne tre. «Quali?», chiese Kenny fra l’ironico e l’irato. «Quelli che vuole», rispose il ginecologo. «La mia risposta è nessuno», chiarì il padre. La discussione si chiuse così senza più riaprirsi, mentre ai giornalisti Bobbi spiegò: «Io sono la loro custode, non la loro assassina».
I due coniugi dovettero subire accuse di integralismo fideistico, ma quando i gemelli nacquero (tutti e sette) e iniziarono a crescere nelle loro incubatrici fino ad arrivare a respirare autonomamente, nessuno osò più contraddirli. memorabile rimane il rimprovero che Kenny rivolse ad alcuni giornalisti che stazionavano all’esterno della clinica a caccia di qualche dichiarazione strappalacrime: «Questi sette bambini non sono un circo o uno show per la tv, sono i miei figli, che Dio mi ha dato perché siano allevati nel nome del Signore e amati. Grazie di tutto, ma ora tornate anche voi nelle vostre case».

NEL GRANAIO D’AMERICA. Fu allora che intorno ai McCaughey si strinse tutto il paese. Ci si prodigò per donare alla famiglia una casa più grande della precedente e un concessionario gli regalò un furgone. Ai coniugi arrivarono scorte di pannolini per i primi due anni e 42 bottiglie di latte al giorno. Quando i gemelli crebbero, ottennero le prime borse di studio, anche se ai ragazzi papà Kenny insegnò da subito a lavorare, prima in casa e poi fuori. Il lavoro modesto di Kenny e quello di Bobbi, mamma a tempo pieno, non ha impedito ai ragazzi di essere contenti anche se «ipad e cellulari si usano solo quando necessario: la grande sfida è che stiano attaccati a ciò che vale, non alla moda», ha dichiarato Kenny.

«NON SIAMO MAI SOLI». Come riportato dal Daily Mail, cinque dei ragazzi sono corridori, uno pratica il wrestling, uno gioca a calcio, mentre un altro si dedica alle gare di speech inglese. Brandon, finita la scuola, presterà servizio militare, mentre Kenny spera di lavorare nell’edilizia. Nathan sogna di diventare scienziato, Joel di lavorare nel settore informatico, Kelsey nella cosmesi, Alexis e Natalie di diventare insegnanti. «È passato tutto troppo in fretta», ha detto mamma Bobbi ora che i gemelli sono in una fase di transizione. Quella in cui i giovani americani devono decidere l’università che frequenteranno, a seconda delle disponibilità economiche e delle borse di studio rilasciate. Ma i sette McCaughey sono tutti sereni: «Non c’è nulla di cui preoccuparsi, perché non si è mai soli», ha detto Kenny Junior con la stessa sicurezza con cui Kenny senior rispose ai giornalisti 16 anni prima.
Oggi suonano profetiche le parole che l’allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, volle rivolgere ai McCaughey: «Quando i vostri figli andranno a scuola voi sarete pronti a guidare qualsiasi compagnia americana, perché a a quel punto avrete dimostrato come essere i migliori manager d’America».

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1 Commenti

  1. malta scrive:

    bill clinton invece no

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