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Nozze gay. Per l’Europa si tratta di mutuo riconoscimento, «come per la marmellata»

marzo 14, 2012 Benedetta Frigerio

Il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento del matrimonio omosessuale. Intervista a Dale O’Leary, che da anni combatte contro le lobby gay: «Da 50 anni lottano per conquistare il potere. E ora dal Palazzo di Vetro ricattano gli Stati in difficoltà economica»

La deputata radicale del Parlamento Europeo, Sophie In’t Veld, ha proposto al Consiglio d’Europa di «riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale». L’olandese In’t Veld ha comparato la questione del riconoscimento del matrimonio omosessuale a quello della marmellata, del vino e della birra: «Se applichiamo il mutuo riconoscimento a questi prodotti perché non farlo anche per i matrimoni e le relazioni personali?». Nonostante l’evidente debolezza dell’argomentazione, e lo svilimento dell’importanza di un istituto su cui tutte le società si sono fondate fino ad oggi, il Parlamento Europeo ha votato a favore della proposta (342 sì contro 322 no). La sinistra italiana esulta. 

Come si è giunti a questo importante passaggio? Dale O’Leary, la prima a capire come le lobby Lgbt e quelle abortiste si muovevano all’interno delle Nazioni Unite, in una recente intervista a tempi.it ha spiegato che «dopo 40 anni di lavoro per posizionarsi al potere i promotori di questi diritti sono riusciti a presentate i Principi di Yogyakarta (ognuno è libero di essere uomo, donna, bisessuale, transgender. Le loro unioni e i loro diritti sessuali devono essere riconosciuti dalle legge poiché non esiste un sessulaità naturale, frutto solo di una costruzione sociale) al Consiglio Onu per i Diritti Umani del 26 marzo 2007. Tali proposizioni furono poi prese in considerazione anche dal Consiglio d’Europa nel documento “Diritti Umani e Identità di Genere”, già nel luglio del 2009».

Siamo tornati a interrogare Dale O’Leary sulla questione, ponendole delle nuove domande.

Come la visione delle lobby gay si è potuta imporre fino a influenza le politiche degli Stati?
Lavorano da 50 anni per occupare posti di potere. Le Nazioni Unite cercano di imporre questi “diritti” all’America Latina, all’Africa e al mondo islamico. Quest’ultimo, essendo abbastanza indipendente dagli aiuti economici del palazzo di Vetro, è stato in grado di opporsi alle forti pressioni dell’Onu. Invece gli stati del Sud-America e quelli dell’Africa sub-sahariana, che ricevono molti aiuti dall’Onu, sono ricattati, in particolar modo dagli usa di Obama.

O la borsa o i diritti, potremmo dire.
E ora bisogna vedere cosa accade in Europa. In un momento di crisi economica come questo, non è da escludere che anche gli Stati del vecchio Continente subiscano il ricatto.

Il matrimonio omosessuale e il riconoscimento dei diritti gay arriverà a discriminare chi la pensa diversamente?
Sì e non solo. La conseguenza del diritto ad avere un rapporto sessuale con chiunque e senza limitazioni, ne implica inevitabilmente altri: quello alla contraccezione e all’aborto su richiesta. Per non parlare poi della poligamia. Perché non dovrebbe essere lecita? 

Si dice che accettare questi matrimoni non significhi mettere in crisi quelli eterosessuali.
È sbagliato. Questa mentalità può invece generare disturbi nella società. Può farla ammalare. In America le conseguenze dell’educazione alla non-differenza relativista sta facendo danni enormi sulla psiche e sui comportamenti dei giovani. La legge fa mentalità e una mentalità sbagliata distrugge l’uomo.

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