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Memoria, non nostalgia. Cesana e Poretti raccontano Milano

ottobre 19, 2012 Paola D'Antuono

La presentazione del libro “Vacanze Milane”, a cura di Luca Doninelli, è stata l’occasione per parlare di alcuni luoghi simbolo della città, l’Ospedale Maggiore e il Teatro Smeraldo, chiuso in un deserto giorno d’estate.

Si è tenuta ieri, a Palazzo delle Stelline, la presentazione del libro Vacanze Milane, il terzo libro (Guerini e Associati, 205 pagine, 14,50 euro) della collana curata da Luca Doninelli, “Le Nuove Meraviglie di Milano”. L’incontro ha visto la presenza del curatore, di Giancarlo Cesana, presidente della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mauro Magatti, preside della facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano e Giacomo Poretti, noto attore del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Moderati da Camillo Fornasieri, presidente del Centro culturale di Milano, responsabile dell’incontro, gli ospiti hanno tratteggiato i contorni del libro a partire dalle loro competenze ed esperienze.

MILANO E LA SUA CURA. Mauro Magatti si è concentrato sulla città di Milano, un luogo «potente, organizzato, strutturato, in grado di accogliere migliaia di persone», che ha nella diversità la sua forza più grande. Un luogo che è il fulcro della socialità tra le persone, l’unico posto in cui il calore umano trova una sua collocazione naturale e dove le persone si prendono cura di altre persone, per esempio attraverso la costituzione degli ospedali. Luogo in cui gli individui sono costretti a un cambiamento di prospettiva: «Devono aspettare, pazientemente, e mettersi totalmente nelle mani di altre persone che dovranno prendersi cura della loro fragilità, la malattia». «È in questo luogo dove si curano i malati  – ha spiegato poi Cesana  – che si manifesta la concezione che si ha dell’uomo». Il presidente della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico ha ripercorso brevemente le tappe degli ospedali civili, nati nel segno della carità come luogo di accoglienza per la gente sfortunata, povera «perché la povertà è la madre di tutte le malattie». Un luogo nato prima che si scoprisse come curare le malattie, nato come «atto puro di presenza, gratuito. Ma per vivere di gratuità occorre aver ricevuto un grande dono, la vittoria sulla morte con la resurrezione di Cristo. Questo è il fattore che ha fatto nascere gli ospedali, ed è per questo che queste strutture sono dedicate alla Vergine Maria e ai santi». Il modello ospedaliero della Ca’ Granda (questo il nome dell’Ospedale Maggiore di Milano) è stato il pioniere di tutta la riforma ospedaliera arrivata in Europa e la sua grandezza è stata possibile grazie a tutte le donazioni ricevute da Francesco Sforza e San Carlo Borromeo in poi, molto prima che nascesse il Sistema sanitario nazionale.  «Questo per sottolineare quanto i milanesi fossero attenti alla malattia e alla sofferenza umana».

MILANO E I TEATRI DIMENTICATI.  Giacomo Poretti, invece, ha curato la prefazione del libro: «Quando mi è stato chiesto di prendere parte a questo libro mi sono soffermato sul sottotitolo Città della cura, cura della città, e benché per un decennio mi fossi occupato di sanità (ero infermiere), decisi di affrontare un altro argomento a partire da una vicenda accaduta qualche mese fa che mi colpì molto: la chiusura del teatro Smeraldo, avvenuta – forse non per caso – d’estate». Già perché a Milano ogni tanto scompare un teatro, un negozio, un cinema, una drogheria e succede quasi sempre d’estate, quando la città sonnecchia e in gran parte è deserta. I milanesi sono in vacanza e al loro ritorno quasi non s’accorgono che un pezzo della storia della loro città è stato chiuso per sempre. «Non dobbiamo essere nostalgici ma consapevoli che tutti gli aspetti della nostra città – anche quelli culturali – sono importanti. Non dobbiamo disinteressarcene. Cos’è stato quel teatro per la città di Milano? Quand’è nato? Chi è passato di lì? Il teatro non è solo un luogo dove avviene il puro divertimento, ma rappresenta anche un modo particolare per avvicinarsi a un testo, a un autore. L’importanza del teatro è un fruire un certo tipo di spettacolo particolarmente unico. Oggi, nell’epoca di Internet e dei social network, i ragazzi conoscono alcuni film del passato, solo perché hanno visto le scene più significative su Youtube. Ma in questo modo si rischia di perdere il senso dell’opera. Il teatro, è qualcosa di unico e irripetibile, il fatto stesso che il pubblico sia presente suscita delle emozioni completamente diverse da come si possa vedere in tv o su Youtube. Questa è l’importanza fondamentale del teatro. Non dimentichiamolo mai». In chiusura Luca Doninelli ha ringraziato tutti gli autori che hanno preso parte all’opera: «forse la migliore di tutte quelle pubblicate nella collana. Anche io avevo scritto un racconto ma me lo sono bocciato da solo, era molto meno bello degli altri».

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