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Magistrati di sinistra e associazioni gay a convegno per riconoscere le nozze omosessuali, visto che il parlamento non fa la legge

maggio 29, 2014 Redazione

Un convegno di Md con Articolo 29 e Retelenford per sanare un’«emergenza democratica». In barba alla Consulta, al parlamento, alla democrazia

md-nozze-gayMagistrati di sinistra e associazioni gay a convegno. In sé, nulla di male. Ma l’evento merita attenzione per come è stato presentato dagli stessi organizzatori.
L’incontro, dal titolo “La Costituzione e la discriminazione matrimoniale delle persone gay e lesbiche e delle loro famiglie”, si terrà domani 30 maggio a Roma. Una giornata di studio organizzata da Articolo 29, Retelenford e Md. Ospiti illustri Stefano Rodotà (il giurista che i grillini volevano come presidente della repubblica), Anna Canepa, Chiara Saraceno, Barbara Pezzini.

Nel documento firmato da due giudici, Stefano Celentano e Marco Gattuso, si sostiene una tesi assai «ardita», per usare un termine che compare oggi sul quotidiano Libero che riporta la notizia. «I matrimoni omosessuali sono tutelati dalla Costituzione – sintetizza Libero -. Anzi (e qui il terreno si fa scivolosissimo): sono tutelati dai “valori” della Costituzione. Teoria che i magistrati progressisti avanzano da anni, ma che è stata contraddetta nientemeno che dalla Corte Costituzionale. Poco male, sentenziano a loro volta toghe e professori di Md: la Consulta sbaglia, hanno ragione loro. E siccome il parlamento perde tempo, tocca ai magistrati sanare questa “emergenza democratica”, riconoscendo subito le famiglie omosessuali».
In altre parola: poiché la politica tergiversa, la magistratura è pavida, è ormai universalmente riconosciuto che «matrimonio» è parola desueta e da sostituire con «gender neutral», tocca ai giudici porre una pezza. «Tutto questo non può però farci dimenticare che viviamo in una democrazia, dove le regole della maggioranza assicurano il buon esito delle decisioni», scrivono i due giudici mettendo avanti le mani, ma poiché si tratta di «diritti fondamentali di una minoranza, la cui tutela non può essere appesa al volere della maggioranza», allora è il caso di intervenire. Come? Sarà interessante scoprirlo domani.

Qui di seguito riportiamo le domande che il sito “Sì alla famiglia” ha posto agli organizzatori dell’incontro.

Le domande:

  • Con questo convegno Md rivendica il suo “rinnovato impegno (…) in materia di diritti civili”. Questo significa che su tali tematiche ci sarà una ricaduta sull’esercizio della giurisdizione ad opera dei giudici che fanno parte di tale corrente?
  • Viene affermato che “gli omosessuali sono circa il 5% del Paese”. Sulla base di quale rilevazione?
  • Si lamenta l’esistenza di “un legislatore incapace di affrontare il tema dell’uguaglianza” e di “giudici italiani” che “non hanno saputo o potuto offrire idonea risposta alle istanze della comunità omosessuale”. Ma il giudice deve applicare la legge o “dare risposte” a istanze di comunità?
  • Si contesta – è quanto dire! – perfino una sentenza del 2010 della Corte costituzionale in tema di matrimonio, ritenendola superata “dall’evoluzione del diritto europeo”. Il giudice ordinario, secondo Md, è giudice delle leggi più di chi la Costituzione ha stabilito che debba essere giudice delle leggi?    
  • Magistratura democratica ribadisce il suo concetto di democrazia: non l’ossequio alle “regole della maggioranza” ma “la tutela dei diritti fondamentali”. La giurisdizione vale più del Parlamento: qui non c’è punto interrogativo, l’affermazione è secca!
  • Se non fosse chiaro il passaggio precedente, viene evocato il mito del fascismo: vietare oggi il matrimonio fra persone omosessuali ha la medesima gravità del divieto – durante il fascismo – delle nozze fra cristiani ed ebrei. Chi obietta è fascista?

Il documento:

Liberi di sposarsi? I giudici italiani e la discriminazione delle famiglie gay e lesbiche

di Stefano Celentano* e Marco Gattuso**
* giudice presso il tribunale di Napoli
** giudice presso il tribunale di Bologna

Convegno a Roma il 30 maggio organizzato da Magistratura Democratica, Articolo29 e Retelenford

Il 30 maggio a Roma Magistratura Democratica organizza (insieme al portale di studi giuridici Articolo29, nato da una iniziativa di giudici e avvocati, ed all’associazione Avvocatura per i diritti lgbt Retelenford), un convegno intitolato alla “Costituzione e la discriminazione matrimoniale delle persone gay e lesbiche e delle loro famiglie”.

Un’importante occasione di riflessione, sia per la qualità dei relatori (Rodotá, Ferrando, Saraceno, Rescigno, Wintemute, Pezzini, Brunelli, Acierno, Dogliotti, Lalli, Ferrari) sia per il suo significato, anche simbolico, evidenziato dalla chiusura affidata ad una tavola rotonda con Stefano Rodotá, Gilda Ferrando e Massimo Dogliotti, moderata dal segretario generale di Magistratura Democratica, Anna Canepa, a testimonianza del rinnovato impegno di MD in materia di diritti civili.

Oggetto del dibattito saranno le riflessioni sul concetto e sull’ampiezza dell’omolegame, inteso come famiglia e formazione sociale, e sul tema del “diritto alla vita familiare”, sancito dall’art. 14 della CEDU , un “macrodiritto” che contiene in sè una serie di posizioni, aspettative, facoltà e desideri legittimi che rappresentano niente di più che la sua necessaria realizzazione concreta.

L’Italia è ormai l’unica grande democrazia occidentale a negare i diritti delle famiglie formate da coppie gay e lesbiche e dai loro figli e figlie. Negli ultimi decenni grandi Paesi come la Spagna, la Francia, l’Inghilterra hanno revocato il divieto di matrimonio ed adozioni per le coppie dello stesso sesso, aprendo alla piena uguaglianza. Il diritto alla doppia genitorialità dei figli delle coppie gay e lesbiche è garantito in tutti i Paesi dell’Europa occidentale anche dove non vi è il matrimonio, dal Portogallo alla Germania e persino Malta riconosce da qualche settimana le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le adozioni nell’ambito di un omolegame. La Corte di Strasburgo e la nostra Cassazione hanno riconosciuto che le coppie gay e lesbiche ed i loro figli e figlie rientrano nella nozione giuridica di “famiglia” e sono coperte dunque dalla protezione che la Convenzione europea dei diritti umani (e, per suo tramite, dalla nostra Costituzione) assicura alla “vita familiare”.

Eppure in Italia, un Paese aderente alla Convenzione, così tante famiglie vivono ancora prive di qualsiasi riconoscimento legale.

Gli omosessuali sono circa il 5% del Paese. Coppie, bambini, anziani, milioni di individui nascono, vivono, muoiono senza alcuna tutela delle loro relazioni familiari. É come se per una intera regione d’Italia, grande come la Toscana o la Puglia, il Parlamento avesse deciso di sospendere tutte le norme che il codice civile dedica al diritto di famiglia. Un’intera regione in cui è vietato sposarsi ed i cui cittadini e cittadine restano privi e prive delle tutele che conseguono al matrimonio civile, persino quando hanno figli: bambini allevati in famiglie nelle quali è negata ogni relazione giuridica con il proprio genitore sociale, la persona che li ha voluti, allevati, educati, e che ha dimostrato spesso sul campo di possedere talenti specifici spendibili nel ruolo di genitore; cittadini invitati a rivolgersi a notai o avvocati per tentare di assicurare qualche incerto diritto con contratti privi di effetti per i terzi, o con testamenti che non offrono garanzie di certezza alcuna di rispetto della propria volontà.

Ormai da trent’anni attendiamo, dunque, una Legge capace di dare finalmente voce e dignità alla dimensione affettiva dei tanti che, per natura, non possono ascriversi alle dinamiche della famiglia eterosessuale, ma che al tempo stesso rivendicano dallo Stato il pieno riconoscimento del loro diritto alla vita familiare. Mentre altri Parlamenti hanno prodotto in un primo tempo riforme più timide (chi si ricorda ancora dei pacs francesi o delle civil unions inglesi?) per arrivare poi alla cessazione della discriminazione matrimoniale, la nostra classe politica è rimasta immobile e spesso persino infastidita. I timidi dibattiti politici degli ultimi anni sono naufragati miseramente restituendo l’immagine di un legislatore incapace di affrontare il tema dell’uguaglianza, spesso privo del necessario spessore culturale e politico, ma soprattutto fastidiosamente incline a dinamiche di mediazione e di compromesso che sul tema dei diritti civili vanno considerate inaccettabili.

I giudici italiani, fino ad oggi, chiamati su singole e specifiche vicende, più volte non hanno saputo o potuto offrire idonea risposta alle istanze della comunità omosessuale. In assenza di specifiche normative, e alla luce di un sistema di fonti frammentario ed eterogeneo, spesso si sono approntate soluzioni di chiusura, talvolta abdicando in modo poco coraggioso al proprio ruolo di interpreti delle fonti, talaltra prendendo semplicemente atto della impossibilità di “giudicare” su situazioni e vicende non normate. Molteplici le questioni passate al vaglio dei giudici, dalle richieste di ricongiungimento familiare, alla separazione di due bambini dalla loro mamma non biologica, dal rifiuto del passaporto diplomatico al coniuge di un nostro diplomatico, alle recenti vicende in tema di iscrizione del matrimonio contratto all’estero senza dimenticare la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione al divorzio imposto a seguito della rettificazione di sesso di uno dei coniugi.

La lettura rigorosamente originalista del termine “matrimonio” offerta dalla Consulta nella sentenza n. 138 2010 è stata già travolta, come prevedibile, dall’evoluzione del diritto europeo: come affermare che la parola “matrimonio” debba essere riservata, per sua indiscussa accezione, alle coppie eterosessuali, quandola Corte di Strasburgo afferma il contrario, quando la parola “matrimonio” nell’art. 9 della Carta di Nizza è espressamente gender neutral, quando nel dizionario giuridico e nella lingua comune dei nostri più stretti vicini il matrimonio ha già un’accezione più ampia e comprensiva?

I timidi  passi compiuti dalla giurisprudenza italiana, alcuni dei quali rilevanti nella loro portata innovativa (la Corte di Cassazione, e conseguentemente la giurisprudenza di merito, hanno escluso che tra i requisiti fondamentali del matrimonio possa annoverarsi la diversità di sesso dei nubendi, ed hanno negato che l’omosessualità possa essere motivo per rifiutare l’affidamento dei minori o il diritto di visita), sono continuamente presi d’assalto da più parti, e sviliti alla luce della sterile accusa di chi vede in tali pronunce un’inopportuna invasione di campi d’azione che sarebbero di esclusiva competenza del Legislatore: si afferma a più voci, infatti, che per tutelare i diritti di gay e lesbiche servirebbe pur sempre una legge ordinaria, approvata col consenso della maggioranza, e che riconoscere per via giudiziaria i diritti di queste famiglie configurerebbe una invasione del campo della politica.

Questo ambiguo corto circuito tra legislatore inerte e giurisdizione silente e comunque in costante difficoltà anche per l’assenza di un rete di norme, provoca un procrastinare sine die di un’emergenza democratica, quale quella del riconoscimento trasversale del diritto alla vita familiare, e fa il gioco di quella parte del paese che purtroppo è ancora barbaramente ostile verso la minoranza omosessuale.

Tutto questo non può però farci dimenticare che seppur viviamo in una democrazia, dove le regole della maggioranza assicurano il buon esito delle decisioni, l’essenza stessa della democrazia costituzionale impone di assicurare il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali secondo il disposto della Carta costituzionale, dei Trattati e della Convenzione europea dei diritti umani.

É dunque compito dei giudici garantire i diritti fondamentali, sempre e comunque, ed a maggior ragione qualora siano in gioco i diritti fondamentali di una minoranza, la cui tutela non può essere appesa al volere della maggioranza. Il fascismo vietò i matrimoni tra ebrei e cristiani e tra italiani e stranieri col pieno consenso popolare, senza che ciò rendesse quelle norme meno odiose, ed è per questo che i Costituenti vollero il diritto al matrimonio ed alla libertà matrimoniale in Costituzione.

Quando le maggioranze ignorano o, peggio, calpestano, i diritti fondamentali delle minoranze, è dovere della giurisdizione assumere sulle proprie spalle la responsabilità costituzionale di garantirne l’agibilità.

Tutto questo non rappresenta uno spostamento o un’ invasione di competenze né ha certamente valenza eversiva, ma rappresenta l’applicazione delle regole democratiche di una comunità costantemente ispirate ai valori della Costituzione.

Così hanno ritenuto più volte i giudici occidentali negli ultimi anni. Così ha ritenuto, prima al mondo, la Corte suprema di Boston (non a caso la città nei cui pressi ha sede la prestigiosa scuola giuridica di Harvard) che ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto di matrimonio. Così hanno ritenuto, a seguire, i giudici costituzionali canadesi, californiani, sudafricani che hanno aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Così ha ritenuto di recente la Corte Suprema degli USA che ha dichiarato l’illegittimità delle norme che vietavano il riconoscimento dei matrimoni a livello federale. Così, ancora nelle ultime settimane, varie corti  statunitensi con decine di decisioni, tanto che è pressoché impossibile tenerne il conto. Così in ripetute sentenze la Corte costituzionale tedesca (in materia di rettificazione anagrafica di sesso senza intervento chirurgico, di tutela del matrimonio del transessuale, di equità fiscale, di adozione del figlio biologico del partner ecc..). Così, in tante occasioni e su varie questioni (genitorialità, adozioni, imposte, previdenza..), i giudici della Corte di Giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti umani.

Non si è gridato all’attentato alla democrazia o all’invasione del campo della politica, perché vi è la consapevolezza che i giudici americani, canadesi, sudafricani, tedeschi, europei stanno svolgendo in pieno il loro compito in una sana democrazia costituzionale.

Su questi temi, il tempo della politica si è ormai lentamente e colpevolmente consumato e forse oggi è già scaduto. È dunque tempo che anche la giustizia italiana guardi alla realtà di queste famiglie inforcando la lente del principio di uguaglianza formale.

Su questo ampio dibattito e su questo processo giurisdizionale di inveramento del principio di uguaglianza formale, Magistratura Democratica, Articolo29 e Rete Lenford  vogliono riflettere il 30 maggio a Roma, in un’aula del Parlamento, con alcuni dei più autorevoli studiosi dell’evoluzione della nozione sociale di famiglia e del diritto costituzionale, comparato e della famiglia.

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64 Commenti

  1. Roberta scrive:

    Nuovi diritti inventati da menti ammalate di superbia. La natura (nella sua saggia evoluzione) non riconosce questi diritti a queste persone. Se la natura impedisce a due uomini o due donne da soli di procreare ci sarà pure un perché. Dovrebbero concentrarsi di più sui perché. Cercare di comprendere perché l’evoluzione lo ha saggiamente decisamente impedito. E smetterla con queste imposture. È davvero un forzatura che sa tristemente di dittatura l’imposizione di un pensiero malato all’origine. Una malattia grave. La natura si rivolterà contro.

    • AndreaX scrive:

      Come l’eguaglianza tra le persone. La natura non riconosce alcuna uguaglianza.

      • E. scrive:

        Ma ci si rende conto che con questo principio abbiamo il nulla osta a riconoscere qualsiasi tipo di convivenza come matrimonio?
        Perché non una bambina di 6 anni e un uomo di 45? Perché non 4 bambini e un adulto?
        Stiamo raggiungendo l’assurdo, giustificandolo.

        Il matrimonio è un’istituzione, e non un diritto, nato per tutelare la prole. E la prole è frutto solo dell’unione di un uomo e di una donna.
        Alle coppie omosessuali può solo essere assegnata artificialmente e ancora una volta per legge.
        Con queste modalità potrebbe essere assegnata anche alle unioni di cui sopra.

        • AndreaX scrive:

          Stiamo parlando di coppie di adulti. Un 18enne secondo las legge ha la capacità di agire, cioè di compiere atti giuridici e di subirne gli effetti, questo perchè il 18enne ha raggiunto una maturità tale da permettergli di comprendere le proprie azioni (questo secondo il diritto, o secondo il legislatore). Un bambino non può sposarsi perchè non ha la capicità di agire.

          Per quanto riguarda il matrimonio come diritto (soggettivo). Qui in parte ti sbagli e in parte hai ragione. Hai ragione perchè è un’istituzione (per la società) e un’istituto giuridico (per il diritto, cioè tutte le norme che trattatano del matrimonio formano l’isitituto del matrimonio). Ma il matrimonio è anche un diritto. Pure per il codice canonico, il codice della Chiesa Cattolica Romana, questo è un diritto (Canone 1508: Tutti possono contrarre il matrimonio, se non ne hanno la proibizione dal diritto). Il diritto soggettivo è la pretesa di un soggetto ad esigere da un altro soggetto l’osservanza di un dovere che una norma impone al secondo nell’interesse del primo. Se il matrimonio fosse solo un’istituzione allora non si vedrebbe perchè lo stato non potrebbe entrare nelle vite delle persone e scegliere chi deve sposare chi. Invece il matrimonio è un diritto (soggettivo, oggettivo è invece l’insieme delle norme giuridiche che prescrivono un dato comportamento ad un soggetto) perchè un soggetto, anzi due soggetti un uomo ed una donna, attualmente per il nostro codice, chiedono all’ufficale di stato civile (l’altro soggetto) di sposarsi. E ancora,l’articolo 636 del Codice Civile vieta nel testamento di obbligare qualcuno a sposarsi, questo perchè sposarsi è una scelta non una costrizione, quindi è una diritto, una pretesa.

          • Cisco scrive:

            Andrea X e’ talmente confuso da non capire neanche quello che egli stesso cita: “Canone 1508: Tutti possono contrarre il matrimonio, se non ne hanno la proibizione dal diritto”. Secondo lui questa frase significa avere il diritto di sposarsi, magari anche che lo stato debba istituire delle agenzie matrimoniali pubbliche. Per il resto il manifesto già dal titolo mostra un impianto completamente ideologico (dove c’è di mezzo l’ineffabile Rodotà non potrebbe essere altrimenti!): le persone LGBTetc non sono affatto discriminate, dato che tutte le persone possono sposare una persona di sesso diverso (e di fatto lo fanno). Casomai sono le coppie LGBTetc di sesso uguale a essere “discriminate”. E ci mancherebbe che non lo fossero!

          • E. scrive:

            Caro AndreaX, tu stesso scrivi:
            “Un 18enne secondo las legge ha la capacità di agire, cioè di compiere atti giuridici e di subirne gli effetti, questo perchè il 18enne ha raggiunto una maturità tale da permettergli di comprendere le proprie azioni (questo secondo il diritto, o secondo il legislatore)”

            Dunque è solo secondo la legge che noi stabiliamo l’età alla quale si raggiunge la maturità.

            Ma se un domani, non lontano, una lobby di pedofili cominciasse a dire che non è vero che si è maturi a 18 anni perchè ogni paese stabilisce un’età diversa, e nel 1200 le bambini si sposavano prima, ecc. ecc (tutti argomenti utilizzati comunemente dalle lobby gay) a quale titolo ci si potrebbe opporre?
            Se il dato di fatto fisiologico che i bambini nascono solo da coppie di uomini e donne non sta impedendo ora a questa follia collettiva di avanzare, cosa fermerà in futuro altre follie?

            E’ bene fermarsi a pensare un attimo.
            Un conto è deridere, non rispettare il singolo, un conto è mettere sullo stesso piano del matrimonio tutti i legami affettivi.

            • AndreaX scrive:

              E’ la legge che stabilisce quale sia la maggiore età, una scelta politica. Prima del 1975 era a 21 anni. Quello che voglio dire è che mettere a 18 e non a 17 o a 19 la maggiore età è stata una scelta. E se guardi bene una riduzione già c’è stata.

              In secondo luogo “un conto è mettere sullo stesso piano del matrimonio tutti i legami affettivi”, se il fine del matrimonio (e se solo ci fosse un fine) fosse quello di perpetuare il genere umano, allora perchè la legge conced alle coppie infertili ovvero alle coppie anziane, ossia alle coppie che non possono più generare figli il diritto a sposarsi?

              • E. scrive:

                Credo che tu non abbia inteso (o forse faccia finta di non capire) cosa ho scritto: se è la e solo la legge che discrimina l’età della maturità, con quali argomenti ci si potrà opporre alla legalizzazione di altri tipi di unione? Non si potrà! Perché potrà sempre arrivare un giudice che ci dice che le persone sono mature a 12 anni o a 10.

                Il secondo punto è un déjà vu: il matrimonio è un’istituzione nata per tutelare le unioni che possono fisiologicamente generare prole e quindi assicurare un futuro alla società.
                Una coppia di gay o di lesbiche non può generare fisiologicamente generare prole in alcun modo.
                Non è che sia un fine o un mezzo: è un dato di fatto.
                Ma continuiamo pure con i sillogismi a voi tanto cari e vedremo dove ci porteranno

                • AndreaX scrive:

                  E quale sarebbe l’argomentazione del giudice? Guarda che quando i giudici in america hanno dichiarato incostituzionali i divieti alle nozze gay, dietro a quelle dichiarazioni c’erano delle argomentazioni.

                  • ftax scrive:

                    E quale sarebbe la tua argomentazione? Che i giudici hanno sempre ragione?
                    E quando i giudici in america dichiaravano fuorilegge il comunismo, c’erano delle argomentazioni dietro a quelle dichiarazioni?

                • Bifocale scrive:

                  E., la fecondità, e dunque la riproduttività, non sono affatto la base sulla quale si può accedere o meno al matrimonio (si sta parlando di matrimonio civile, ovviamente). Esattamente come sarebbe ingiusto impedire a due persone in età non più giovane di potersi sposare in quanto i loro rapporti sessuali non potrebbero “fisiologicamente generare”, altrettanto ingiustamente lo è per due persone dello stesso sesso che si amano e voglio condividere la loro esperienza di vita insieme, impegnandosi a sostenersi vicendevolmente e darsi supporto nei tempi belli come in quelli difficili. Vi sono milioni di coppie al mondo senza figli e non per questo sono meno “sposate” delle altre. Questa della riproduzione quasi obbligatoria è una vera e propria fissa morale derivante da frasi contenute in antiche “sacre scritture” che potevano avere un qualche senso qualche millennio fa, quando al mondo c’erano poche centinia di milioni persone, oggi non ha più ragione d’essere. Sulla Terra siamo fin troppi miliardi, e se la razza umana è a rischio estinzione lo è casomai perchè non vi saranno a breve risorse per tutti, non certo per i matrimoni tra due persone dello stesso sesso.

          • Tommasodaquino scrive:

            hai il diritto di SCEGLIERE di sposarti con una donna (quindi hai il diritto di libertà! ma dai?), non hai il diritto di matrimonio (cosa ben diversa)

            • AndreaX scrive:

              Qual è la differenza? E’ sempre lo stesso diritto.

            • AndreaX scrive:

              Guarda questo ragionamento:
              L’art. 2 della nostra costitituzione dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”
              Ora nel 1948 cos’era un diritto inviolabile (e ancora ancora adesso): i diritti dell’uomo enunciati nello stesso anno nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ora cosa dice il comma 1 dell’art 16 di questa dichiarazione? “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.”
              Ora la dichirazione specifica che il matrimonio è un diritto, un diritto universale, un diritto inviolabile, perchè spetta all’uomo in quanto uomo. La nostra costituzione accetta la dottrina dei diritti fondamentali o universali o inviolabaili o meglio ancora dell’uomo. Quindi il matrimonio è per il nostro ordinamento un diritto.

              • luca scrive:

                certo, è un diritto, ma come tutti i diritti ha dei limiti (anche la libertà personale è un diritto ma uno può essere arrestato,…).
                tra questi c’è quello, derivante dalla natura e riconosciuto dalla legge, della differenza di sesso.

                • AndreaX scrive:

                  Certo ci devono essere dei limiti, ma è ragionevole questo limite? Per me, no. Si dice che il matrimonio sia tra un uomo ed una donna perchè solo un uomo ed una donna possono procreare. Ok. Ma allora perchè la legge permette alle coppie etero che non possono procreare la possiblità di sposarsi? Se non possono procreare quale utilità darebbero allo stato, alla comunità? E ancora, il fine procreativo può essere perseguito anche amettendo che un uomo possa sposare più donne. Se guardiamo ai paesi in cui è permessa la poligamia (attenzione!, la poligamia non è un matrimonio, è invece, una situazione dove ci sono più matrimoni, un uomo contrae due o più matrimoni) i ltasso di natalità è ben superiore al nostro, o cumnque a quello degli stati occidentali.

                  • Fran'cesco scrive:

                    AndreaX,
                    ci hai convinti, sei molto preparato “tecnicamente”.
                    Quindi ti faccio questa domanda:
                    Se il matrimonio non e’ nato espressamente per costituire la famiglia-coppia-genitrice (e proteggere/garantire in qualche modo i probabili figli) qual e’ il motivo per cui non liberalizzarlo subito completamente per esempio alle comunita’ dove ci sono membre che si vogliono tanto bene? O alle “comuni” fatte di 3-4 persone? (non sto parlando di poligamia).
                    Ti prego di non rispondermi “perche’ non se ne sente l’esigenza” o “perche’ nessuno lo chiede (ancora)”.
                    Grazie

                  • Fran'cesco scrive:

                    Altra domandina facile:
                    “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
                    una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.”
                    Perche’ non hanno aggiunto anche di sesso?

                    • Bifocale scrive:

                      Perchè non ce n’è bisogno in quanto i gay sono uomini e le lesbiche sono donne, dunque sono inclusi sin dal primo rigo, senza discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

                    • Fran'cesco scrive:

                      E allora perche’ TUTTI gli altri articoli iniziano con “ogni individuo” o “tutti”, mentre questo con “uomini e donne”?
                      gnneek

              • Tommasodaquino scrive:

                Mi scusi mi cita l’articolo della costituzione in cui è citato il fantomatico diritto di matrimonio? E mi spiace ma non è lo stesso diritto perchè in nessuno stato del mondo esiste il diritto di matrimonio che essendo dal punto di vista civile un contratto non può essere un diritto (o è un contratto o è un diritto). In quanto cittadino hai il diritto di stipulare un contratto, ma non hai il diritto all’esecuzione del contratto. In italia sono previsti i cosiddetti contratti tipici ed aticipi. Ciò che non è previsto non è legittimo. Così funziona l’ordinamento italiano. Il matrimonio civile è tra uomo e donna. Matrimonio tra uomo e uomo (o donna e donna) non è previsto quindi è illegittimo (che è diverso da illegale). Da questo punto vista si capisce benissimo l’isterismo generale su questo aspetto, tra l’altro molto ridicolo. Chi vorrebbe convivere con una persona dello stesso sesso e formare una “famiglia” non ha assolutamente bisogno di usare il contratto di matrimonio. Può tranquillamente formalizzare un contratto di tipologia diversa (o inventarsene uno nuovo) che rientra in casistiche che risolverebbero i problemi spesso lamentati (eredità, salute, casa etc etc), soddisfando così le sue esigenze legali. Ma evidentemente l’interesse non è questo. L’interesse è proprio cambiare la definizione di matrimonio. Bhe allora non tiriamo fuori tutte queste idiozie giuridche per favore, diciamo le cose come stanno ovvero : “vogliamo cambiare la realtà come fa comodo a noi e la legge deve imporla”.

  2. E. scrive:

    Allucinante.

    La magistratura si arroga apertamente il diritto di legiferare al posto del Parlamento. Anzi una cordata della magistratura, che non dovrebbe nemmeno esistere.
    Tutto questo è semplicemente allucinante. Nessuno ha niente da ridire in merito, a parte questo giornale? Non c’è ombra di dittatura in questo approccio?

  3. AndreaX scrive:

    Questa è la conclusione della sentenza 138 del 2010, da qui potete vedere che al legislatore è rimessa la questione ( il riconoscimento delle coppie gay, che comunque deve avvenire perchè:
    Dalla sentenza 138/2010: L’art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
    Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri.), la corte come si vede non esclude dalle possibilità di estendere il matrimonio anche alle coppie gay:

    “Ulteriore riscontro di ciò si desume, come già si è accennato, dall’esame delle scelte e delle soluzioni adottate da numerosi Paesi che hanno introdotto, in alcuni casi, una vera e propria estensione alle unioni omosessuali della disciplina prevista per il matrimonio civile oppure, più frequentemente, forme di tutela molto differenziate e che vanno, dalla tendenziale assimilabilità al matrimonio delle dette unioni, fino alla chiara distinzione, sul piano degli effetti, rispetto allo stesso.”

  4. AndreaX scrive:

    Risposte:
    1. Secondo l’Istat (Popoloazione omosessaule nella società italiana, 2012) il 2.4% della popolazione si dichiara omosessuale, il 77% eterosessaule, il 15.6% ha preferito non rispondere ed infine il 5% non si identifica né con il temine etro né col termine omosessaule.

    2. Il giudice a differenza del legislatore che può preferire su cosa dare una risposta (può approvare o non approvare una legge, può approvare quella legge e non quell’altra), il giudice, invece, quando si trova difronte ad un caso deve sempre dare una risposta (principio del non liquet).

    3.La sentenza della corte costituzionale sul matrimonio gay (che in alcun caso è un precedente giurisprudenziale) è stata emessa nel aprile 2010 precede quella della corte europea dei diritti dell’uomo del giugno 2010. Nel caso Schalk and Kopf v. Austria, una coppia gay lamentava il mancato diritto al matrimonio. La corte respinge il ricorso perchè secondo l’art 12 della CEDU il diritto al matrimonio rimane materia degli stati, ma allo stesso tempo la corte ritiene che anche le coppie gay possano rappresentare una famiglia e che l’art 12 si applica anche a queste coppie perchè art 14: “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione…” e il matrimonio è un diritto.

    4. Ma è una domanda?

    5. No. Negli Stati Uniti fino al 1967 gli stati del sud proibivano i matrimoni interraziali (o meglio i bianche di sposarsi con i colorati o semplicemnte con i “negri”), ma quando in quell’anno la Corte Suprema dichiarò l’incostituzionalità di quei divieti appena il 20% degli americani era a favore, quindi l’80% degli americani era razzista (vedi dati gallup: http://www.gallup.com/poll/163697/approve-marriage-blacks-whites.aspx)? Nel 2013 l’87% si dichiarava a favore del matrimonio interraziale quindi il 13% è razzista? Molto probabilmente. Ora negli USA il 55% è a favore delle nozze gay (vedi Gallup:http://www.gallup.com/poll/169640/sex-marriage-support-reaches-new-high.aspx), mentre il 42% è contrario; quindi il 42% è omofobo? No, non credo, ma alcuni lo sono sicuramente. Prendiamo questi dati, invece da PubliPolicyPolling
    http: //www.publicpolicypolling.com/main/2014/01/shaheen-hassan-lead-opponents.html, secondo il sondaggio il 60% degli abitanti del New Hamphire è a favore delle nozze gay. mentre solo il 29% è contrario; quindi il 29% è omofobo, no non credo, ma andiamo oltre. Lo stesso sondaggio chiede come sia cambiata la propria vita dopo la legalizzazione dei matrimoni gay nel 2012 (attraverso un’iniziativa popolare); ecco qui il 66% dice che la vita non gli è in alcun modo cambiata, per il 20% la vita è cambiata in mod opositivo, mentre per il 14% è cambiata in modo negativo. Ora con la legalizzazione delle nozze gay, l’unica cosa automatica è che le coppie gay possono sposarsi, ora al 14% cosa è successo di così tanto grave se qualcun altro in più si sposa? lascio a voi una risposta.

  5. Giuseppe scrive:

    Auguro a tutti di non dover affrontare una causa in tribunale – per qualunque motivo – davanti ad uno di questi magistrati.
    Sarebbe terrificante!

  6. luca scrive:

    Monteschieu parlò del principio di separazione dei poteri. i costituzionalisti americani del principio dei check and balances.
    i giudici omosessualisti degli anni duemila il principio del quello che è giusto lo deciso io.

    • AndreaX scrive:

      Nei paesi a common law sono i giudici che creano il diritto, il diritto creato dal parlamento ha una posizione residuale rispetto a quello del dirtto delel corti.

      • michelangelo scrive:

        Mi sembra che ogni tuo intervento voglia dire nella sostanza:
        è inutile che cerchiate di impedire l’ineluttabile, perchè con o senza il vostro consenso (della maggioranza) i giudici faranno di tutto per baipassare la legge e approvare i matrimoni omosessuali.

        La risposta è ovvia: modificheremo la Costituzione per impedire questo scempio.

      • luca scrive:

        1 noi siamo in un paese di civil law
        2 anche questo non è corretto. l’unica differenza è quella che nei paesi common law il precedente giudiziale è vincolante, in italia no. solo per questo si usa la statuizione “crea diritto” .

        ma in questo caso non ci sono precedenti, ne vincolanti che no. c’è una legge chiara nel dire che il matrimonio è tra uomo e donna.
        e le lobby gay che, non riuscendo a modificarla, cercano di passare in via giudiziale.
        questo è rispettoso dei principi democratici?

        • AndreaX scrive:

          Guarda che attualmente legge non dice nulla sul matrimonio tra persone dello stesso (né della loro esistenza, validità ed efficacia, o se siano proibiti o permessi).

          • giovanna scrive:

            Se è per questo la legge non dice nulla nemmeno sul matrimonio col gatto, sebbene mi pare che i grillini ne abbiano parlato ( però solo se c’è consenso da entrambe le parti ).

            • AndreaX scrive:

              Ma ai gatti non sono corrisposti i diritti dell’uomo. non potremmo mai parlare di capacità giuridica e poi anche di capacità di agire.

              • ftax scrive:

                Presuntuoso e fascista…
                Come ti permetti di escludere a priori che un gatto non possa ottenere capacità di agire e quindi capacità giuridica?
                Che differenza c’è in fondo tra la razza umana e quella felina?
                Solo poche sequenze di DNA…

                • AndreaX scrive:

                  Non conosco a fondo i felini, ma nessun gatto o leone ti chiederà ti sposarti. Stai tranquillo

                  • ftax scrive:

                    Se fossi in te non starei così tranquillo.
                    Nel dicembre dell’anno scorso Nonhuman Rights Project ha cercato di liberare gli scimpanzé di New York affermando che sono persone.
                    E per Umberto Veronesi gli embrioni di scimpanzé sarebbero “progetti di essere umani”…

                  • Giannino Stoppani scrive:

                    “Non conosco a fondo i felini, ma nessun gatto o leone ti chiederà ti sposarti. Stai tranquillo”

                    Io dico di sì, e sono pronto a pagare qualche etologo che faccia una ricerca farlocca per dimostrarlo e a sostenere la Brambilla in una bella campagna contro la gattofobia.
                    O credi forse che solo i gay abbiano l’esclusiva nel farsi approvare privilegi con metodo antidemocratico?

          • Valeria scrive:

            In realtà dal codice possiamo desumere in maniera chiara che il matrimonio è pensato per persone di sesso diverso, ad esempio:

            Art. 107.
            Forma della celebrazione.

            Nel giorno indicato dalle parti l’ufficiale dello stato civile, alla presenza di due testimoni, anche se parenti, dà lettura agli sposi degli articoli 143, 144 e 147; riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie, e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio.

            Art. 108.
            Inapponibilità di termini e condizioni.

            La dichiarazione degli sposi di prendersi rispettivamente in marito e in moglie non può essere sottoposta né a termine né a condizione.

            • AndreaX scrive:

              Sì da qui da desumiamo l’eterosessaulità del matrimonio (almeno al momento della celebrazione; il 10 giugno la Corte Costituzionale deciderà se un matrimonio in cui almeno uno dei coniugi ha cambiato sesso è ancora un matrimonio), ma nelle condizioni per contrarre matrmonio, la diversità di sesso non è un requisito. E ancora, nel nostro codice il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è proibito, come la bigamia o il matrimonio di persona minorenne (anche se c’è l’eccezione dell’ulta-16enne). La legge nulla dispone ed è per questo che negli anni passati alcuni giudici hanno dubitato della costituzionalità dell’attuale sistema normativo. Una cosa simile, ma ovviaemnte non identica (nullla al mondo è uguale, solo il diritto finge l’uguaglianza tra le situazioni), è stato il diritto di voto alle donne. Alle donne fino al 1946 non era garantito il diritto di voto (e di elettorato passivo), ma non perchè fosse loro proibito, ma perchè il diritto nulla disponeva sulla partecipazione alla vita politica delle donne (o meglio c’erano delle norme che ad esempio davano al figlio di una donna la facoltà di rappresentarla nelle votazioni). Nel 1906 accadde che un giudice, il giudice Ludovico Mortara, ammettesse al voto delle donne, dato che nulla disponeva la legge. Stessa cosa capita ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, nessun riconoscimento, nessun divieto (almeno esplicito). E quindi si creano dei problemi.

          • luca scrive:

            per la semplice ragione che quando la legge è stata scritta nemmeno esistevano gli omosessuali (o comunque non avevano nessuna intenzione di fare outing). figurarsi se qualcuno provava a mettere in discussione il fatto che il matrimonio e la famiglia erano tra uomo e donna.
            ma la goiurisprudenza non l’ha mai inteso in maniera diversa, a meno di nuove strane idee da parte di qualche giudice ideologizzato che vuole imporre la sua ideologia sulla democrazia.

            • AndreaX scrive:

              1.Le parole omosessualità ed etrosessualità sono state inventate nel 1869, ma non certamente l’attrazione tra due persone del medesimo sesso (vedi Karl Maria Kertneby).

              2.Il matrimonio, nel tempo e nello spazio, è stato inteso in vari modi. Al tempo di Roma il matrimonio consisteva nel trapasso della donna dalla soggezione del pater a quella del marito. Il marito non solo era il coniuge della donna ma anche suo pater, cioè la donna entrava nella nuova famiglia in loco filia del marito (come figlia del marito) oppure se era ancora in vita il pater del marito entrava nella nuova famiglia in loco neptis del pater familias (come nipote del padre del marito). A Roma inoltre la famiglia quella che contava era quella agantizia, cioè l’insieme delle persone che erano sottoposte al potere del pater familias, cioè mgolie-figlia, figli, nipoti (questi ultimi, come i filgi, legittimi o illegittimi), gli schiavi, ma anche gli animali o gli utensili. Quindi nella famiglia rientrevano anche le cose, come anche i crediti o i debiti. La famiglia di sangue, invece chiamata cognatizia, non aveva rilievo per il diritto, almeno all’inizio. Ad esempio se la madre moriva tra lei e i suoi figli non c’era nessun legame e quindi ciò possedeva andava al cognato prossimo (quindi ai suoi fratelli o ai suoi zii). Quindi i magistrati (il pretore) quando si trattò di ammettere alla successione ereditaria della madre i figli questi ‘forzarono’ il diritto, o meglio lo interpretarono in modo diverso da come prima era stato fatto, ritendendo ammissibile questa successione. Ed inoltre il matrimonio era solo un fatto. La convivenza di un uomo e di una donna caratterizzata dall’adfectio maritalis, cioè dal sentirsi maritus e uxor, era il matrimonio.
              Per i germani invece il matrimonio era concepito come la cessione del mundio (della tutela) dal padre al marito dietro pagamento di un certo prezzo (i germani avevano la fissa di porre un prezzo ad ogni uomo libero, il guidrigildo).
              Al tempo nostro, il matrimonio è invece l’istituto a protezione del soggetto più debole, dove il fine procreativo non è rilevante ed è anche un atto, un negozio giuridico dicono i tedeschi.

              3. Perchè escludere le coppie gay non un’ideologia? Anche l’eguaglianza è un’ideologia. Prima della rivoluzione francese il diritto era tutto fuorchè che eguale.

              • luca scrive:

                grazie per la non richiesta lezione di storia, ma non hai risposto alla mia obiezione: la legge è chiara. se si vuole cambiarla la si cambi, ma con un confronto chiaro e democratico, non certo con l’imposizione di una casta.

                • AndreaX scrive:

                  Quando alla Corte Costituzionale viene posto un quesito, la corte valuta due argomentazioni quella del giudice che rimette gli atti alla corte e quella dell’avvocato dello stato che difende la legge. Se l’argomento del giudice è più persuasivo di quello dell’avvocatura dello stato, allora è facile che la legge venga dichiarata incostituzionale. Capita anche che la Corte preferisca rimettere la questione al parlamento. Capita anche che dopo una sequenza di casi simili la Corte si stanchi di aspettare la lentezza del parlamento. (vedi il caso dell’equo canone e della convivenza sentenza 404/988). Se la Corte si trova davanti una violazione della costituzione non può nascondersi dietro un dito come spesso ha fatto il legislatore (vedi caso del sistema radiotelevesivo), la Corte dichiara l’incostituzionalità ed amen.

                  • Valeria scrive:

                    Se é per questo non c’é nemmeno scritto esplicitamente nel codice che i due sposi devono appartenere alla razza umana, é implicito.
                    Parimenti, se nel codice si dice che “l’ufficiale dello stato civile riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente in marito e in moglie” é chiaro che, in caso di due uomini, questi non possono prendersi rispettivamente in marito e moglie perché manca la moglie e c’è un marito di troppo, dunque due uomini non possono sposarsi.
                    Poi possiamo fare tutti gli arzigogoli retorici che vogliamo per cercare di dimostrare qualcosa di diverso, ma la cosa è chiara.

                    • Fran'cesco scrive:

                      Gia’,
                      “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare
                      una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.”

                  • luca scrive:

                    esatto.
                    sottolineo la correttezza di due cose che hai detto e che ti sbugiardano:
                    1 la corte costituzionale. pare invece che la volontà di MD e di altri giudici sia quella di riconoscere matrimoni gay all’estero o addirittura di permettere a coppie gay di sposarsi in Italia senza aspettare sentenze della corte costituzionale sul tema.
                    2 la corte costituzionale verifica la legittimità alla costituzione. la lettera della costituzione è l’alveo in cui la corte se deve muovere, e la costituzione tutela la famiglia naturale, pur riconoscendo implicitamente dignità ad altri tipi di unione. non c’è equiparazione, e sarebbe una forzatura della costituzione trovarla, forzatura che peraltro tutti gli insigni costituzionalisti dal 1948 ad oggi non hanno mai provato a fare. o erano tutti dei pirla e MD assieme alle lobby gay sono i veri interpreti della costituzione?

  7. Chiara scrive:

    Ma se un giorno un babbo e suo figlio (maggiorenne!), entrambi non manifestatamente impazziti, volessero sposarsi, dovremmo considerarlo lecito?
    Ovvero, fino a che punto arriva lo schifo? Fino a dove vogliamo fissare l’asticella?
    Perchè se oggi ci pare un’ipotesi assurda, non vedo perchè seguendo la logica dei magistrati PD un domani non potrebbe essere accettabile…

  8. Giannino Stoppani scrive:

    Grazie alla famigerata doppia morale sinistrorsa che permette la disarticolazione di ogni processo logico, risulta perfettamente plausibile e coerente sia contrastare la volontà popolare espressa su delega parlamentare demolendo leggi approvate e controfirmate a forza di eccezioni costituzionali sia, allo stesso tempo, farsene un baffo del rispetto della lettera e della sostanza della costituzione medesima per imporre smanie bizzose travestite da diritti che potrebbero venir ritenuti tali solo nel Paese dei Balocchi.
    E tutti a spellarsi le mani per applaudire al magnifico golpe surrettizio.

  9. Potclean scrive:

    La questione è di fondo: il matrimonio omosessuale non è contemplato dallo Stato, perché lo Stato non ci trova nulla di positivo. Lo stato tutela il matrimonio (l’unico) perché lo riconosce come previo a sé e utile per la società. Altro punto fondamentale: l’omosessualità è un disturbo psico affettivo. Come tale, non può essere causa di presunti diritti in quanto tale

    • filomena scrive:

      L’unica risposta possibile ad estremismi di questo tipo è un appello a tutti gli eterosessuali che potrebbero farlo, di non sposarsi più.
      Visto che il matrimonio si sceglie: bene, le persone di buon senso rifiutino di stare a regole così discriminatorie.

  10. Michele scrive:

    E’ ora di dichiarare ufficialmente fuorilegge Magistratura democratica (ma anche l’ANM), perchè lo è. la Costituzione non prevede che i magistrati possano associarsi. Sono un ordine dello Stato, non una corporazione.

  11. Livio scrive:

    Pensare che un tempo i giudici applicavano le leggi. Tempi andati

  12. mau scrive:

    Gentilissimi,
    come sempre raggelato dall’incoerenza e insostanza delle vostre affermazioni, mi sembra di leggere le congetture post belliche contro il suffragio universale. Dai che farete ridere gli studenti del 2050, quando leggeranno come siete contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso, personalmente non credo si debba tutti convenire su un pensiero o una situazione, ma trovo che la pochezza con cui fate dell’ironia, offensiva e denigratoria, ovvero gay uguale pedofilo, sia a dir poco vergognosa

    • mike scrive:

      nel 2050 potrebbe esserci solo una italia islamica, con gli studenti islamici che rideranno di come si stessero legalizzando i matrimoni gay. e soprattutto che rideranno di come l’omosessualità sia stata una delle tattiche per cancellare la fede cristiana in occidente, e che pochi tra cristiani e non se ne siano accorti. e che rideranno di come quelli più illusi fossero proprio gli omosessuali.
      NB: una cosa che volevo dire da una settimana: in Inghilterra i bambini pare propendano a darli ad una coppia lesbica che non ad una coppia gay. come da noi quando i bambini vengono dati alla madre. ritorna il principio che la mamma è sempre la mamma, o che la donna è sempre la donna. in pratica lassù ormai la de-cristianizzazione ha raggiunto (purtroppo) livelli elevati. ed allora il potere laico inizia a mettere in riga il mondo omosessuale. e continuerà. che è quanto era prevedibile poiché siete serviti solo a rompere in ogni modo possibile ai cattolici. contentatevi se sarà almeno tollerata la pratica omosessuale, come credo.

  13. Raider scrive:

    La notizia conferma quanto si sapeva: si tratta della permanente vocazione politica della Sinistra giudiziario/giustizialista auto-delegatasi alla funzione ‘supplente’, apertamente teorizzata da Ingroia e Scarpinato quando scrissero su Micromega – mi pare – che occorreva giungere alla “sospensione autoritativa della democrazia elettorale”: nessuna censura si ebbero da ANM e CSM, né critiche o obiezioni dal Partito di riferimento, prima di darsi in proprio alla politica propriamente detta. Con tutto quello che c’è stato, fino alle dimissioni di governi democraticamente eletti (per mezzo ovvero causa spread), il progranmma è stato, di fatto, realizzato in pieno. Questa azione di contrasto a esecutivi non desiderati e a leggi non gradite avviene sia in sede di giudizio, quando i giudici interpretano le leggi fino a stravolgerle o a renderle inoperanti, sia nel riempire i ‘vuoti’ lasciati dalla politica mandando in galera – come fu esemplarmente ai tempi belli di Mani Pulite – tutti gli esponenti dei Partiti, tranne la casa-madre (cioè: genitore 1, unico e solo) Pci.
    La magistratura non è più collegata in modo organico a un Partito che non c’è più e a un’ideologia che è come non fosse mai esistita, ma ‘supplisce ‘ a vuoti e oblio della storia col Pensiero Unico e con il politicamente corretto che lo traduce nella prassi quotidiana.
    Come forza politica, la magistratura politicizzata si organizza, si mobilita e agisce. Avveniva anche prima, ma il coming out ideologico è tanto scoperto, orami, che certe manifestazioni pubbliche servono solo a ratificare una tradizione di ingerenza e un ruolo di interdizione di cui solo l’opportunismo di chi se ne giovava poteva ignorare la portata realmente eversiva.
    Tutto sommato, meglio così che quando le cose venivano decise e concordate per linee interne. Per il resto, infatti, le motivazioni pro-matrimoni e adozioni gay, riportate anche qui, sempre quelle sono. E non è che a furia di ripeterle con un coro di magistrati a voce spiegata diventino vere o anche solo più convincenti.

  14. Niki scrive:

    Bisogna capire prima e non vomitare odio omofobico.

    «In Italia c’è un problema di uguaglianza che riguarda le persone gay e lesbiche. Per questo Magistratura democratica, che ha a cuore i diritti fondamentali, ha deciso di rilanciare la questione e sollecitare una riflessione comune».

    «La Corte di Strasburgo e la nostra Cassazione hanno riconosciuto che le coppie gay e lesbiche ed i loro figli e figlie rientrano nella nozione giuridica di “famiglia” e hanno diritto alla “vita familiare”. Quindi hanno chiesto al Parlamento di legiferare in materia, chiarendo che c’è un vero e proprio deficit di uguaglianza. Invece non sembra un tema all’ordine del giorno».

    «Il diritto alla doppia genitorialità dei figli delle coppie gay e lesbiche è garantito in tutti i Paesi dell’Europa occidentale: anche dove non vi è il matrimonio, dal Portogallo alla Germania a Malta, entrambi i genitori dello stesso sesso sono riconosciuti come tali. L’Italia è ormai l’unica grande democrazia occidentale a non farlo. In questo ultimo periodo il dibattito pubblico è stato tutto incentrato sull’economia, ma si sono persi di vista i diritti fondamentali, senza i quali una democrazia non funziona».

    «Cittadini e cittadine restano privi delle tutele che conseguono al matrimonio civile e ai loro bambini è negata ogni relazione giuridica con il proprio genitore sociale, la persona che li ha voluti, allevati, educati. È come se per gli omosessuali fossero sospese le norme del codice civile sul diritto di famiglia».

    «Sinora i giudici italiani si sono pronunciati su singole e specifiche vicende, dalle richieste di soggiorno per il coniuge, allo status di rifugiato per i gay perseguitati nel proprio paese, alla tutela risarcitoria in caso di morte del convivente. E soprattutto hanno negato che l’omosessualità possa essere motivo per rifiutare l’affidamento dei figli, escludendo inoltre che tra i requisiti fondamentali del matrimonio debba esserci per forza la diversità di sesso degli sposi. Ma non basta. Proprio la decisione di Grosseto pone oggi sul piatto la questione del matrimonio e dunque della piena uguaglianza: si apre una partita assai complessa».
    [Sulle nozze c’è una sentenza della Corte Costituzionale, la 138 del 2010.]
    «L’evoluzione del diritto europeo l’ha travolta: la corte di Strasburgo ha stabilito che la nozione di matrimonio contenuta nell’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti umani è più ampia del matrimonio eterosessuale. La parola “matrimonio” per il diritto include sia l’unione tra persone di diverso che dello stesso sesso».

    «Per aprire anche in Italia il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, sarebbe opportuna una legge o una sentenza della Corte costituzionale. È difficile interpretare qualcosa che non c’è: per questo il parlamento deve fare presto qualcosa. Ma intanto i diritti fondamentali vanno assicurati comunque. I principi giuridici di riferimento ci sono, nella Costituzione, nei trattati europei, nella Convenzione europea dei diritti umani: il principio di uguaglianza, la tutela della dignità della persona e delle sue relazioni affettive, la tutela di tutte le famiglie, la protezione dell’interesse superiore dei minori ad essere riconosciuti figli di chi li ha voluti e curati, con i correlati diritti e doveri.».

    ANNA CANEPA, sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, ha spiegato eloquentemente il convegno organizzato il 30 maggio a Roma da Magistratura Democratica.

    Dopo Beppe Grillo e il laico Movimento 5 Stelle, un’altra importante forza dell’Italia ha scelto di stare dalla parte della più evoluta civiltà. È la prima volta che un grosso ramo della Magistratura scende nell’agone del diritto contro la discriminazione criminale dei gay.

    • Raider scrive:

      Piano con i paroloni, come ‘discriminzione criminale dei gay’, un modo come un altro per criminalizzare chi non è d’accordo, mettendo di mezzo un’Europa che non può imporre direttive a nessuno; così come si criminalizzano i bambini in quanto potenziali omofobi che vanno ‘rieducati’ prima ancora di essere stati educati e prima di rispettarli come bambini, essendo la loro colpa quello di interiorizzare ‘modelli di coppia’ o di ‘genitorialità’ che sarebbero costituiti dai genitori che li hanno messi al mondo. Questo, sì, una ‘cura preventiva’ che violenta l’innocenza dei bambini di fronte a chi, quando parla dei loro diritti, pensa sempre e innnazi tutto ai (presunti) diritti di qualche altro, è una discriminazione criminale della famiglia naturale! E che una parte dei giudici italiani ‘scenda in campo’ senza averne titolo e anzi, in contrasto con il ruolo che gli spetta, è la dimostrazione lampante di una parzialità cui la Magistratura ci ha abituato da tempo, altro che ‘un grosso ramo della Magistratura scende nell’agone del diritto’, che dovrebbe essere il suo ‘luogo naturale’, mentre esce una volta di più dal perimetro costituzionalmente delimitato del diritto per invadere il campo della politica.
      Come si chiede all’Ue di rivedere Patto di Stabilità e Fiscal Compact, è giusto che partiti e Stati chiedano non la revisione, ma l’autonomia in materie in cui le scelte si prestano a un confronto fra visioni della vita, della famiglia, dei valori negoziabili e non negoziabili e che non possono essere ‘commissariati’ calando dall’alto di un’autorità decisioni politiche le quali sono rimesse, invece, alla sovranità popolare. Dopodichè, se si ritiene normale che la Magistratura si arroghi da sé un ‘ruolo supplente’, dopo le reiterate dimostrazioni di parzialità che vedono giudici contrari al meinstream dimissionari, le affermazioni del sostituto Procuratore Anna Canepa sono legittime ma opinabilissime quanto quelle di chiunque altro. In esse, peraltro, non si riesce a ravvisare alcuna intrinseca efficacia persuasiva, ma solo propagandistica e intimidatoria nei confronti di opinioni difformi dalle linee-guida del politicamente corretto.

  15. Niki scrive:

    “famiglia naturale”: è proprio vero, le affermazioni delle gerarchie cristiane sono legittime ma opinabilissime.
    Per chi volesse sapere, prima di parlare di cose che non sa, i Radicali mettono a disposizione l’audio integrale del convegno, scaricabile in mp3 dal sito :
    http://www.radioradicale.it/scheda/412691?format=32
    Anna Canepa, il giorno dopo, 31 maggio, ha continuato: “Credo che questo sia il momento di rilanciare il tema dei diritti, un tema forte che si ricollega strettamente all’uguaglianza. La riflessione che abbiamo fatto a così alto livello oggi non è un tentativo di sostituzione della magistratura alla politica, accusa che ci è stata rivolta ancora una volta, ma è, invece, una sollecitazione alla politica a riprendersi il suo spazio. E’ un forte richiamo, un modo per dire: fate le riforme. E che cosa c’è di più forte della politica dei diritti. I diritti delle famiglie omosessuali non possono restare questione privata, perché si tratta di un problema di dignità e uguaglianza dei cittadini”.
    Le affermazioni di Anna Canepa sono non solo eloquenti ma anche fondate su un esame lucido della realtà, e relatori e relatrici hanno portato saldi contributi scientifici.
    E’ utile ricordare gli esperti che sono intervenuti: Marco Gattuso (Magistrato del Tribunale di Bologna), Federico Ferrari (Psicologo psicoterapeuta familiare, referente per la ricerca scientifica Famiglie Arcobaleno), Chiara Lalli (Filosofa e giornalista), Chiara Saraceno (Honorary Fellow al Collegio Carlo Alberto, Moncalieri/Torino), Giuditta Brunelli (Professore di Istituzioni di diritto pubblico, Università di Ferrara), Barbara Pezzini (Professore di diritto costituzionale, Università di Bergamo), Pietro Rescigno (Professore emerito di diritto civile), Maria Acierno (Magistrata della Corte di cassazione), Anna Maria Lecis (Dottore di ricerca in diritto pubblico comparato, Università di Siena e di Aix-Marseille), Robert Wintumute (Professore di diritti umani, King’s College di Londra), Massimo Dogliotti (Magistrato della Corte di cassazione; Professore di diritto di famiglia, Università di Genova), Gilda Ferrando (Professore di diritto privato, Università di Genova), Stefano Rodotà (Professore emerito di diritto civile).
    Tutte le relazioni hanno ribadito con efficacia che il diritto fondamentale al matrimonio non può essere negato alle coppie dello stesso sesso e che l’introduzione di ogni altro istituto succedaneo o surrogato loro riservato, determinerebbe una discriminazione, senza ma e senza se.
    In questa occasione, il grande giurista Stefano Rodotà ha fatto una riflessione:
    «L’argomento del “passiamo attraverso il riconoscimento delle unioni civili” secondo il modello tedesco, come esercizio di realismo, ha sicuramente un qualche argomento dalla sua, ma devo dire che sarei meno fiducioso nel ritenere che quanto avvenuto in altri paesi, e cioè che il riconoscimento delle unioni civili è stato l’apripista poi per il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, possa avere la stessa dinamica anche in Italia. La mia sensazione è che, se mai, almeno nel breve o medio periodo, si direbbe “adesso abbiamo fatto questo passo non chiedete di più”. Allora questo riaprirebbe la questione della discriminazione, per cui anche se si dovesse accettare la logica della modica quantità di discriminazione, non si dovrebbe per nulla indietreggiare sul terreno su cui si è mosso tutto questo convegno è cioè la assoluta ineludibilità del discorso del matrimonio tra persone dello stesso sesso, anche perché siamo sul terreno della dignità sociale, della dignità relazionale, e non del riconoscimento soltanto della dignità delle persona. Questo è un punto assolutamente importante che ha colto bene Marta Nusbaumm. In una intervista le fu chiesto:” Ma lei pensa di risposarsi?”. Lei rispose: “Non lo so, ma se decidessi di risposarmi saprei che sto godendo di un privilegio negato ad altre persone”. Questo è il passaggio essenziale ». «Trovo un argomento non ricevibile, in discussioni come questa, quello dei temi eticamente sensibili, nel momento in cui gli si attribuisce una sorta di portata normativa. Assolutamente legittima nella discussione democratica la individuazione di punti di vista che contribuiscono alla discussione pubblica, ma pretendere poi che ci sia un’esclusione addirittura per il legislatore, non parliamo del giudice, nell’affrontare determinate materia, è una forzatura inammissibile ».
    La migliore risposta a chi se ne va in giro a parlare male degli omosessuali e senza alcuna contezza dei temi trattati, manifestando solo l’odio verso le persone gay, lesbiche e le loro famiglie.

    Aveva ragione Michel Foucault, acuto pensatore, quando disse:
    «Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio FELICE» .

    • Raider scrive:

      Quello che il sostituto Procuratore Anna Canepa ha detto il giorno dopo non toglie, non aggiunge e non chiarisce in nulla ciò che aveva detto il giorno prima, limitandosi a ribadire concetti che non giustificano la presenza di membri del’ordine giudiziario a una manifestazione che va al di là delle prerogative e degli obblighi che la Costituzione impone ai giudici. La presenza del ‘grande giurista’ tefano Rodotà e altri a una assemblea politica cui prendono parte giudici che dimostrano un rispetto del proprio ruolo istituzionale e un concetto della giustizia che mette in discussione il rispetto e il concetto della legalità da parte di dovrebbe garantirla, non legittima in niente né la presenza di magistrati che ‘sollecitano la politica’ né aggiunge o toglie alucnché a tesi note e che potevano essere ribadite anche senza di loro. Lo stesso vale per i tesitmonial della causa delle nozze gay: e Foucault è la persona adata per aver introdotto la nozione di ‘fascismo inconscio’, utile strumento di repressione per tutti i totalitarismi e non c’è da dubitarne, per l’introduzione delle leggi anti-omofobia e l’avvento dei psico-reati da affidare a una psico-polizia, contro cui i giudici e i ‘grandi giuristi’, a quanto pare, non organizzano alcun convegno.
      In ogni caso, non posso tener dietro a quello che mi si scrive a giorni di distanza. Sono del tutto digiuno di nuove tecnologie e nuovi media e il mio tempo è quello che è: ma se gli argomenti sono questi, non è indispensabile replicare nè a post di riporto né a convegni in prima battuta.

      • Raider scrive:

        Solo qualche precisazione in ordine a quanto scritto prima, oltre alle scuse per fastidiosi errori di battitura: non capisco, intanto, perché lei scriva fra virgolette famiglie naturali: ritenevo che il legame di coppia basato sull’attrazione fisica fra un individuo di sesso maschile e uno di sesso femminile fosse – come, difatti, è – non un espediente, ma l’unico strumento attraverso cui la Natura (con un’indebita personificazione) garantisce la riproduzione della vita della nostra specie. Lei ne conosce altri, di metodi naturali, che giustifichino l’uso di virgolette fuori posto? Siccome questa è una cosa che non so e di cui, evidentemente, lei e i radicali siete al corrente, saprà rispondere. Dirà, non a me, ma a chi non possiede le conoscenze di cui disponete lei e i radicali, quali sarebbero o in effetti, sono i metodi naturali di procreazione di cui la propaganda omofoba avrebbero taciuto nel corso della storia della nostra specie allo scopo di avallare uno ‘stereotipo’ rispetto a un altro: e ci spiegherà pure la ragione di una cosa tanto curiosa.
        Nel frattempo, apprendo che prova il ‘grande giurista’ Stefano Rodotà a dare spiegazioni migliori delle sue: ma non riesce a andare oltre petizioni di principio altre volte sentite da gente non così grande come Rodotà pare a lei e nemmeno giuristi come Rodotà risulta agli atti. Petizione di principio si chiama, da Aristotele in poi un falso procedimento dimostrativo in cui si richiama nella conclusione come dimostrato quello che nelle premesse era da dimostrare. Infatti, anche a Rodotà, da lei citato, non rimane che citare qualche altro: cosa che non dimostra proprio nulla, a parte la vita sentimentale ovvero i trascorsi matrimoniali e di rincalzo, gli auspici formulati da Marta Nussbaum. Se un caso è richiamato in maniera né pertinente né conclusiva, richiamarne altri cento milioni non ha alcun valore dimostrativo. Pensavo fosse chiaro anche a lei e a Stefano Rodotà: sbagliavo e ora, la mia presunzione mi costringe a spiegarle umilmente come stanno davvero le cose.
        Certo, lei mi accusa – un po’ a casaccio, va detto: e con accuse di odio che grondano una dose di odio da parte sua superiore al consentito fra persone di buon senso e anche di spirito – di parlare di cose che non so: ma l’unica cosa che corrisponda a verità riguardo ciò che lei scrive e trascrive così diligentemente è che io non ero al convegno cui lei si riferisce come a una specie di Concilio anti-Vaticano che, da solo, dovrebbe mettermi a tacere, La verità è che al convegno c’è stato lei o lo segutio lei alla radio: e da quello che riporta, dando ‘contezza dei temi trattati’, cosa di cui la ringrazio sinceramente, siccome non rilevo nulla di nuovo, non si può dire che mi sono perso qualcosa di importante o di storico. Non fosse stato per la presenza del sostituto Anna Canepa e colleghi, il convegno, probabilmente, non sarebbe entrato nella cronaca nemmeno per uscirne a sessione conclusa.
        Foucault, infine. Ci sarebbe molto da dire su di lui e sulle sue teorie, ma lei cita, ancora una volta, ciò che Foucault pensa della felicità degli omosessuali. Io, però, a differenza di Foucault e dei suoi discepoli e ammiratori, non solo non ho mai giudicato, ma nemmeno ho voluto mettere in discussione i sentimenti degli altri e anche i i loro desideri: che, se parliamo di gay, a parte l’oggetto cui sono diretti, non sono diversi dai miei: e su cui non ho molto da dire. Non ho confuso mai, però, sentimenti e idee, né ho fatto dei desideri ll fondamento di qualsivolgia genere di diritti. Ho sempre consigliato a tutti di non commettere questo errore: ma credo che lei abbia già chi è in grado di consigliarla come lei ha bisogno e desidera: e spero per lei che ne sia contento, dato che non sempre capita di trovare motivi per esserlo né da consessi di giuristi né dall’attribuire al prossimo connotati fobici che non gli si addicono.

      • Raider scrive:

        Cari signori della Redazione,

        volevo pregarvi di passare il mio post a integrazione di quello qui sopra.
        Grazie.

        • Raider scrive:

          Niki resterà deluso di essere stato smentito solo a metà. Io, di non aver avuto l’opportunità di dire quello che penso, nell’occasione, dell’intervento di Rodotà.
          C’è di peggio, ma, da queste parti, è una bella seccatura.

  16. Giuseppe Quaglia scrive:

    la più evidente e gravosa discriminazione è quella tra i magistrati MD e il popolo comune.
    Chi sta al di sopra della Legge permettendosi di distruggere tutto in nome di una propria autoreferenzialità
    e chi deve sottostare alla Legge secondo i capricci altrui.

  17. Giuseppe Quaglia scrive:

    Quante famiglie di omosessuali ci sono in Spagna dove alcuni anni fa si intraprese questa via?
    La discriminazione più evidente è tra i magistrati al di sopra della Legge e la popolazione che deve sottostare a Leggi spinte da una casta autoreferenziale.

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