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Marcello Marchesi, cent’anni fa nasceva il grande umorista di Carosello

aprile 4, 2012 Carlo Candiani

Milanese, autore di Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri e inventore di slogan pubblicitari per Carosello. L’allievo Guido Clericetti ricorda il maestro scomparso nel 1978: «Un vero umorista, buono, generoso, di una grande umanità. E aveva un bel rapporto con la morte, su cui scrisse una battuta memorabile: “L’importante è che la morte ci trovi vivi”».

Grande, grandissimo umorista, autore televisivo del varietà Rai degli anni 60, Marcello Marchesi (1912 – 1978) scrisse testi per il gotha dello spettacolo: Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gino Bramieri. Curava i programmi di Corrado, Mike Bongiorno, Maurizio Costanzo e Pippo Baudo e lanciò verso il successo delle grandi platee, personaggi di cabaret come Cochi e Renato e Paolo Villaggio. Nato a Milano il 4 Aprile 1912, presentatore dei suoi stessi testi, fu inventore e creatore di molti degli slogan di Carosello. «Era soprattutto un autore per la  carta stampata, scrisse per Il Bertoldo di Guareschi (erano gli anni ’30), passò poi a fare le riviste e lo sceneggiatore cinematografico. Era un autore d’avanguardia, quello più colto, gli interessava la realtà circostante: le sue battute funzionano ancora, anche perché erano avveniristiche, attente a un aspetto dell’umano che non fosse legato ad un periodo storico». A parlare è l’umorista Guido Clericetti, autore di tv e radio, vignettista famoso (suoi gli omini con le crocette al posto degli occhi), prima suo allievo poi collega di Marchesi alla Rai e grande amico di famiglia.

Marchesi era un pubblicitario insuperabile. Slogan come: “Con quella bocca può dire ciò che vuole”, “Non è vero che tutto fa brodo”, “Falqui: basta la parola!”, “Il brandy che crea un’atmosfera” hanno fatto la storia di Carosello
La Rai non amava la pubblicità, quando dovette arrendersi per ovvi motivi commerciali chiese a un gruppo di autori, tra cui Marchesi, di costruire intorno al prodotto scenette di qualche minuto: si inventò così Carosello. Fu il più prolifico e incisivo: aveva questa abilità di giocare con le parole. Una grande capacità di sintesi e il coraggio di toccare temi inusuali per la televisione di allora. In un suo varietà, “Il Signore di mezza età”, usò temi che sarebbero d’attualità anche adesso: la persuasione occulta, la follia degli armamenti. Era capace di trasformare la sua cultura in spettacolo.

Oggi invece un autore di satira per scatenare il riso ricorre subito all’insulto.
È anche una questione di pubblico. Una volta andai con Marchesi a vedere il film di Woody Allen Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso. In una scena Allen è un giullare medioevale che deve aprire la cintura di castità di una damigella per sedurla. Dopo vani tentativi esclama: “Bisogna fare presto, altrimenti arriva il Rinascimento e dobbiamo metterci a dipingere!” Si sentì nella sala la risata di chi aveva capito l’aggancio storico. Questa è la diversità tra comicità e umorismo: nella prima la risata è un fatto meccanico, nel secondo caso è necessario che ci sia una cultura comune. Proprio quello che manca oggi.

Di Marchesi si ricordano anche gli aforismi: quel tipo di battute fulminanti per cui ti scopri a ridere da solo.
Una delle più belle la lessi in mezzo ai fogli sulla sua scrivania: “Se ti assenti per quindici giorni succede un casino, se muori non succede niente”. Era il rapporto con la morte di un vero umorista, di un uomo buono, generoso, di una grande umanità, che emergeva anche in un’altra sua battuta: “L’importante è che la morte ci trovi vivi”.
 

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