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La «maldestra» sentenza di Roma che ha aperto all’adozione per i gay. Un esperimento rischioso

settembre 3, 2014 Benedetta Frigerio

Giancarlo Cerrelli spiega perché l’interpretazione del Tribunale per i Minorenni «è del tutto fantasiosa». «Non siamo di fronte solo a un problema di interpretazione della legge, ma di abuso della norma»

Anche l’Italia ha avuto le sua prima coppia omosessuale a cui è stato riconosciuto il diritto ad adottare un bambino con la formula della “step child”, permessa prima ancora che la norma, annunciata dal governo Renzi, sia approdata in Parlamento. Tutto grazie alla «sentenza creativa», di un giudice del tribunale di Roma. Così almeno la definisce Giancarlo Cerrelli, vicepresidente nazionale dell’Unione giuristi cattolici italiani e segretario nazionale del comitato “Sì alla famiglia”, per cui non siamo solo di fronte «ad un’interpretazione estensiva della legge, come fa credere il magistrato, ma a un abuso circa l’interpretazione della norma in quanto tale».

Il giudice nella sentenza ammette l’adozione da parte di coppie omosessuali «nell’interesse superiore del minore», per cui «la domanda di adozione può essere proposta anche da persona singola» (articolo 44, lettera d, della legge 184/83). Ma questo articolo, come per altro ha ricordato il pm, non riguarda solo il caso di stato di abbandono del minore?
Questa sentenza è maldestra. L’interpretazione che ha dato il Tribunale per i Minorenni di Roma è del tutto fantasiosa. Infatti, la lettera d, dell’articolo 44, della legge 184/83, prevede l’adozione anche da parte di coppie non sposate o di single, ma solo nel caso in cui si riscontri l’impossibilità di affidamento preadottivo. Il requisito di tale fattispecie è lo stato di abbandono del minore in situazioni difficili, ad esempio quando sia gravemente handicappato. In questi casi, per favorire l’adozione, nell’interesse superiore del minore, si evita la procedura normale che prevede un periodo di affido precedente all’adozione. Presupposti della fattispecie qui prevista sono due: la dichiarazione di adottabilità e la mancanza di una idonea coppia di coniugi disposta all’accoglimento del minore. Tuttavia, nel caso analizzato non ci sono questi presupposti. Come ha notato anche il Pm, qui non siamo di fronte a uno stato di abbandono, questa bambina la madre ce l’ha e, fino a prova contraria, ha anche un padre. La legge sull’adozione è rigorosissima nel tutelare i minori.

Il giudice ritiene «preminente interesse del minore» l’affetto fra le due donne. Si legge che il bambino sta bene perché ha una casa, una scuola e l’attenzione della madre e della compagna. Insomma, quello che per l’avvocato Cerrelli è contro il bambino per il giudice romano rappresenta il suo bene. Come se ne esce?
Innanzitutto in questo caso non siamo di fronte solo a un problema di interpretazione della legge, ma di abuso della norma. Ripeto, l’affetto è stato giustamente considerato nell’applicazione della legge sull’adozione per i bambini in stato di abbandono in casi gravi, ma qui manca proprio lo stato di abbandono. Certamente poi questo abuso è favorito dal fatto che oggi stiamo assistendo a un pressing relativista, che nega i dati oggettivi e pone il sentimento alla base dell’ordinamento giuridico. Questo non era mai accaduto; usare tale criterio significa destabilizzare l’ordinamento stesso: l’affetto, infatti, può mutare, o finire e quando ciò accade può riservare un grave nocumento al minore. Ritengo che porre come  base principale dell’adozione l’affetto, o il desiderio di diventare a tutti i costi genitore sia pericoloso; ciò che invece l’adozione deve  primariamente garantire, oltre ad una base di amore accogliente, è l’interesse del minore in stato di abbandono a poter avere un padre e una madre che le circostanze della vita gli hanno negato, i quali possano donare al minore un’educazione e una formazione fondati sulla complementarietà e sulla differenza sessuale, così come la natura richiede. Serve tornare ai fondamenti del diritto e trovare un minimo comune denominatore intorno alle evidenze elementari. Altrimenti ci va di mezzo la società intera.

«Nel caso di specie non si tratta di concedere un diritto ex novo, creando una situazione inesistente, ma di garantire la copertura giuridica di una situazione di fatto», dice ancora la sentenza. Così, in nome della non discriminazione e solo per il fatto di esserci, una situazione di fatto viene supportata. E se domani si trattasse della poligamia o dell’incesto?
Questo è l’altro grande dramma contemporaneo che si diffonde grazie al relativismo: basta desiderare una cosa affinché sia riconosciuta come un diritto. Ecco che l’idea del più forte, in questo caso delle due donne omosessuali, vince sulla realtà naturale da cui proviene il bambino, un uomo e una donna. Se la giurisprudenza accantona come irrilevante il dato naturale, prevale la volontà del più forte e può accadere che si imponga, come in questo caso, un’idea di famiglia che non ha nulla a che vedere con la realtà.

Lei aveva già scritto su tempi.it che la sentenza sull’affido a una coppia omosessuale concesso dal Tribunale per i Minorenni di Bologna, insieme a una sentenza della Cassazione dell’11 gennaio 2013, n. 601 e  a una sentenza della Cedu (19 febbraio 2013), avrebbero rappresentato dei precedenti pericolosi. In effetti, il giudice di Roma ha citato proprio questi  pronunciamenti.
Avevo facilmente preconizzato che quelle sentenze da lei citate, avrebbero aperto un vulnus nel nostro ordinamento giuridico a favore delle adozioni  per coppie omosessuali. Queste sentenze sono state, infatti, usate dal tribunale romano per i minorenni come il grimaldello per interpretare in modo soggettivo la legge sull’adozione, con la pretesa di sostituire totalmente la “genitorialità” naturale, secondo una delle forme più totalizzanti del giuspostivismo, per cui è la legge a determinare la realtà. Tanto che, come dice la sentenza, i giudici pensano che «il benessere psicosociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali (…). In altri termini non sono né il numero né il genere a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini». Ed ecco qui che basta una norma a far diventare qualcuno genitore, per cui non conta nemmeno il numero, il sesso, l’età delle madri o dei padri in questione. Ecco qui che, sconfessata in un attimo la modalità naturale con cui il bambino viene al mondo con cui si riconosce chi sono il padre e la madre, si apre la porta anche all’accettazione della poligamia.

Il giudice tiene poi conto del registro delle unioni civili a cui le due ricorrenti sono iscritte, senza che sia riconosciuto dalla legge. Può la corte considerarlo come un fattore rilevante?
È evidente che si ripetono casi in cui i giudici non applicano la legge e usano strumenti propagandistici come questo non riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico. Molti giudici manifestano nelle loro sentenze una evidente connotazione ideologica; altri, invece, seguono supinamente il trend della cultura e della giurisprudenza ormai dominante. La tendenza è sempre più spesso quella che ci vede incamminati verso una frattura dei legami genitoriali naturali a favore della creazione di rapporti legali artificiali, che non tiene conto del vero interesse del minore ad avere genitori complementari e sessualmente differenti. Tale processo giuridico porterà a depotenziare la genitorialità naturale, a favore di simulacri di genitorialità, con grave danno per la nostra società.

Il giudice parla però di «mancanza di certezze scientifiche», per cui non bisognerebbe permettere l’adozione a una coppia omosessuale.
Appunto, se anche volessimo negare l’evidenza che un bambino nascendo da un papà e una mamma per svilupparsi integralmente deve essere cresciuto da loro, come possiamo accettare, in mancanza di prove, di fare un esperimento su di lui? Si potrebbe obiettare che questo già accade, in caso di morte o abbandono al bambino da parte del padre o della madre, ma un conto è riparare a un incidente e un altro è provocarlo senza sapere che effetti avrà su un bimbo indifeso e innocente.

I giudici obiettano che se il minore avrà problemi di crescita, la colpa sarà «della società» e dei suoi «pregiudizi». Si può esprimere un’opinione preventivamente al verificarsi di un fatto e senza prove?
Mi pare che i giudici vogliano mettere le mani avanti, proprio perché sentono, come ciascuno di noi che ci pensi, che quanto stanno facendo è proprio un esperimento e che come tale è rischioso: siamo davanti al caso di una bambina venuta al mondo per soddisfare il desiderio di una madre che pur di averla l’ha privata della figura maschile sostituendola con una femminile: come fare a non ipotizzare che questa bimba non possa avere un domani dei problemi o che possa sentire qualche mancanza? Come non ipotizzare che parta svantaggiata? Non si gioca sulla pelle di esseri indifesi e innocenti per il proprio egoismo.

Si può rimediare a una sentenza simile?
Spero che il pm impugni la sentenza, come accadde per l’affidamento del tribunale di Bologna alla coppia dello stesso sesso. Altrimenti, se dovesse prevalere la linea romana, diventerà davvero tutto lecito, dalla poligamia, fino all’incesto. Ecco perché, ripeto, è urgente un momento di profonda riflessione che permetta di prendere atto delle evidenze comuni a cui tutti possiamo giungere insieme e, così, riconoscere che esistono cose evidentemente buone e altre cattive. È necessaria una battaglia culturale e politica pro famiglia. Non si può non prendere atto che forti lobby culturali e politiche mirano a distruggere la famiglia naturale, favorendo una molteplicità di simil-famiglie; sarà, pertanto, necessario far sentire la nostra voce di uomini e donne di buona volontà nell’agone sociale e politico. Nessuno può disinteressarsi, ne va del futuro dei nostri figli e della nostra società.

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51 Commenti

  1. Fra says:

    Solito terrorismo psicologico in stile cerrelli,condito da una scrausa conoscenza legislativa.

  2. lucillo says:

    E meno male che Cerrelli è un giurista! Se no ci sarebbe semplicemente da ridere per le stupidaggini e le contraddizioni delle sue affermazioni. Ma essendo un giurista si può solo parlare di livore e malafede.

    • rameto says:

      L’esimio Cerrelli, e non lo dico certo con sarcasmo, si dimentica però di dire che codesta legge ha consentito l’adozione di bambini a persone NON sposate e addirittura ai singoli, nel caso in cui sussista già una relazione genitoriale con il minoreSi dimentica ancora di dire che far adottare un minore ad un singolo o singola, va contro il DIRITTO del bambino ad avere un padre una e una madre così come natura vuole, e si dimentica di dire che tale legge NON vieta l’adozione a persone omosessuali, nè singole, nè sposate magari in una relazione etero, poi poi inoltre di preaffido e di minore abbandonato, cosa non contemplata in questo caso spcifico visto che una delle due donne è la madre biologica della bambina stessa, insomma è si un esimio giurista ma anche un dimenticone.

      • luca says:

        non giocate anche voi questo stupido gioco, il punto non è se la legge consente o meno una tale sentenza ma che una tale sentenza è la migliore possibile e che protegge gli interessi del bambino, quindi anche se la legge non la rendesse possibile sarebbe la legge a dover essere cambiata non la sentenza.
        difronte all’evidenza che la legge non permette sentenze giuste voi che fate? cambiate la legge o la sentenza?

        • rameto says:

          la bambina ha una madre biologica che vive con lei, inoltre ha già un rapporto con un’altra donna che anch’essa vive con lei. Se la madre naturale dovesse morire, per l’interesse della bimba stessa sarebbe meglio che venisse affidata e successivamente adottata da una coppia o singola sconosciuta oppure che restasse affidata ad una persona che conosce già e con cui ha un rapporto già consolidato? Poi che centra la legge ingiusta? dove è che questa legge è ingiusta? Se è ingiusta perchè non prevede la negazione dell’adozione a persone omosessuali è allo stesso tempo ingiusta perchè prevede l’adozione a persone singole, negando al bimbo il famoso diritto ad avere un padre e una madre.

          • luca says:

            Rametto, mi hai frainteso, io la penso come te solo non trovo corretto portare questa discussione sul livello della legittimità legale… chi se ne frega delle leggi, le leggi si cambiano se c’è bisogno, la cosa importate è la bambina

      • Cisco says:

        @Rameto
        E tu ti dimentichi di dire che la legge e’ sbagliata.
        Inoltre sono curioso di leggere qualcuna di queste sentenze che citi, per capire se il minore era effettivamente in stato di abbandono e chi fosse il single cui è stato dato il diritto di adozione.

        • rameto says:

          In quale punto o comma la legge è sbagliata? Il comma riguardante la possibilità che coppie non sposate possano adottare? O quello che fa si che l’adozione possa essere fatta da singoli?

          • Cisco says:

            @Rameto
            Ovvio: adozione dei singoli.
            Ci sono coppie che attendono da anni la possibilità di adottare.
            Il fatto che esita già un legame affettivo non basta, dato che tale lagame può continuare anche dopo senza avere la forma dell’adozione. Essere padri e madri è qualcosa di diverso che avere un semplice legame affettivo.

            • luca says:

              certo cisco per te essere padri e madri significa che si è rotta la tv e quindi lei ha allargato le gambe per qualche secondo di troppo… mica significa comportarsi come tali vero?
              che discorsi orribili che fai

      • Giannino Stoppani says:

        Caro Rameto, mi urge farti notare che l’aggettivo dimostrativo “codesto” non è affatto un sinonimo più “chic” di “questo” o “quello”, ma, nella lingua dei nostri padri, lo si usa per indicare qualcosa che si trova vicino all’interlocutore. Sicché si dice “codesto spettabile ufficio” per indicare l’ufficio ove, anche figurativamente, si trova colui (o si trovano coloro) a cui ci si rivolge, “quanto lo hai pagato codesto orologio” domandando il prezzo di tale oggetto a chi lo porta al polso, eccetera.
        Nella fattispecie, nella frase “L’esimio Cerrelli […] si dimentica di dire che codesta legge ecc.” il dimostrativo “codesta” ci sta letteralmente come il cavolo a merenda e a chi, come me, è nato in Toscana (e pertanto senza merito alcuno ne ha imparato l’uso corretto poppando il latte materno) la cosa fa letteralmente allegare i denti.
        Ma la cosa più rilevante è che il tuo sfondone rende pure testimonianza del fatto che tu, intendendo maldestramente infiocchettare la tua prosa con termini desueti di cui non sai il significato, è proprio del sarcasmo che volevi fare, anche se, proprio nella frase che ho riportato, ti sei premurato ipocritamente di negarlo.
        Quanto al merito del tuo discorso infiocchettato, mi perdonerai mi riservo di considerarlo solo se e quando ne avrò voglia, dal momento che, francamente, non c’è da attendersi una gran produzione di ragionamenti illuminanti da chi usa termini che non capisce solo con l’intento di prendere in giro.

        • rameto says:

          Egregio Giannino ma il mio commento, per quanto in maniera sottintesa, era rivolto proprio a Cerrelli (come se in un ipotetico immaginario potesse rispondermi) quindi l’uso dell’aggettivo dimostrativo è corretto. Il caso ha voluto che il commento posto sotto a quanto scritto da Lucillo potesse sembrare una risposta al suo commento, invece il mio commento era del tutto slegato dal suo.

          • Giannino Stoppani says:

            Caro Rameto, non sono solito correggere gli errori grammaticali altrui e di solito ritengo questa abitudine puerile e deplorevole in un “luogo” informale come questo.
            Per “codesto”, però, faccio un’eccezione, visto che è un aggettivo dimostrativo che noi toscani abbiamo l’abitudine ad usare nella lingua parlata e lo consideriamo insostituibile
            Perciò, se al suo oramai generale disuso nell’italiano scritto e parlato noialtri ci siamo un pochino abituati, il suo uso fuori luogo ci fa l’effetto che ai melomani fa di una formidabile stecca perpetrata dal più famoso dei cantanti.
            Quindi mi faresti una grandissima cortesia se non scrivessi repliche piccate e invece cogliessi l’occasione di imparare qualcosa che ti potrebbe essere utile un’altra volta.
            Per esser più chiari il fatto che il tuo commento si riferisca a Cerrelli o a Lucillo non cambia una beata mazza e il fatto che tu lo puntualizzi significa che non hai capito dove, come e perché hai sbagliato.

            • rameto says:

              Non era affatto una replica piccata, ho semplicemente spiegato il come e il perchè l’ho usato. e il mio commento non si riferiva, ma era rivolto a Cerrelli come se fosse, nell’immaginario, il mio interlocutore.

              • Giannino Stoppani says:

                Ciononostante l’uso che tu hai fatto di “codesta” fa allegare i denti.
                Capisco ora perché questo aggettivo-pronome è in disuso.

                • rameto says:

                  Si, concordo con te che ho scritto in maniera prosaica, (senso negativo del termine), volendo far intendere non un senso sarcastico ma volendo ostentare una certa supponenza, il tutto perchè Cerrelli, ogni volta che apre bocca, esterna pensieri che dire fantasiosi è un eufemismo.

                  • giuse says:

                    ma Rameto stai pure a rispondere a un cafone del genere?

                    • rameto says:

                      Buonasera e ti ringrazio per l’intervento che vuole essere in mia difesa, ma rileggendo ciò che ho scritto e anche il modo in cui è posto, l’aggettivo dimostrativo risulta effettivamente fuori luogo. Ho spiegato il perchè e il per come ho usato la forma in questione. Giustamente, da italiano e da toscano ha ben donde a lamentarsi, credo che il suo essere duro, o cafone come tu scrivi, sia dovuto alla schiettezza tipica dei toscani e non credo sia una forma di scortesia o odio nei miei confronti, non ci conosciamo, quindi non penso abbia a lamentarsi di qualcosa che gli ho fatto o detto. Io stesso del resto, leggendo questo quotidiano on-line noto che la forma e più spesso la sostanza lascia un po’ a desiderare, e per questo motivo, rarissimamente, faccio un commento. Anche a me la forma mi fa saltare sulla sedia, soprattutto perchè chi scrive di solito è un giornalista e quindi dovrebbe essere avvezzo alla lingua italiana, quindi capisco il buon Giannino. La sostanza invece mi preoccupa molto, al pari della possibile guerra Russia-Ucraina, al mondo mediorentale etc. ma in questo caso più che sobbalzare sulla sedia mi arrendo. Grazie ancora dell’intervento e un saluto a te e a Giannino

  3. lucillo says:

    In alto a destra, nella preghiera del giorno (chissà poi perché la chiamano così…), una chiara, precisa e sintetica spiegazione delle cose che Cerrelli e Frigerio fanno finta di non capire.

  4. luca says:

    è evidente che l’interesse del bambino non vi sta assolutamente a cuore.
    l’interesse del bambino risulta totalmente marginale ANCHE in questo articolo, incentrato esclusivamente su ragioni legali per cui questa sentenza potrebbe non essere corretta. ma chi se ne frega? corretta o no, se difende l’interesse del bambino (cosa che palesemente fa) dovrebbe essere difesa.
    purtroppo è evidente che per voi i bambini sono importanti solo fintanto sono strumentali alla vostra crociata.

    • Laura says:

      La bimba, in caso di decesso della madre, avrebbe potuto essere affidata all’amica, se ne avesse fatto richiesta, indipendentemente dall’avvenuta adozione.
      Penso anzi che le cose sarebbero procedute tranquillamente così.
      Con questa adozione la bimba si ritrova a risultare figlia di un padre che è una donna, ovvero che non è e non può essere padre.
      Si ritrova ad attirare l’attenzione di tutti su di sé per il fatto di avere due mamme e non un padre. Qual’è il vantaggio per lei?
      Hanno segnato la sua origine con scelte che non la riguardano e che lei non ha fatto.
      Se le due amiche si lasciano lei si troverà al centro di una inutile battaglia legale, se litigano sulla sua educazione sarà balestrata tra una posizione e l’altra.
      Speriamo almeno che l’amica abbia molti soldi e le lasci una buona eredità.

      • luca says:

        laura e su divorzi da tuo marito? allora facciamo così togliamo la paternità a tutti gli uomini così se divorziate non ci sono problemi per il bambino, poi nel caso morisse mai la madre, il padre farà richiesta per l’affidamento, poi, se trova un giudice comprensivo glielo da altrimenti il bambino viene tolto all’unico genitore superstite e dato a qualche altro parente… che te ne pare? è il tuo ragionamento pari pari

        • Laura says:

          Luca,
          Come sempre non ne azzecchi una.
          Tu hai sostenuto che questa sentenza e’ a vantaggio della bimba e io ho fatto notare che per lei non c’è nessun vantaggio e nulla cambia in meglio, anzi
          Una coppia etero che fa un patto di alleanza (matrimonio civile) o,meglio ancora, se santifica la sua unione con la grazia del matrimonio, pone le condizioni per offrire ai figli che nasceranno una stabilità affettiva ed educativa.
          Poi certo tutto può accadere.
          Questa bimba non è nata da questa coppia e non ne nasceranno mai di bambini. L’adozione per lei può solo creare problemi in più.
          Le altre considerazioni sono già state ampiamente trattate ed è Inutile che mi dilunghi.
          Per inciso quando mi trovo a dover seguire una donna che mette al mondo un figlio, in modo più o meno incidentale, con un balordo, le consiglio di non farlo riconoscere subito, ma di darsi tempo per osservare la condotta e la responsabilità che questo neo padre vuole e sa assumere.
          Se si comporta in modo adeguato può sempre riconoscere il bimbo in un secondo tempo, altrimenti conviene evitare tutti gli intoppi legali che si presentano con un riconoscimento.

  5. Fra Lucillo Rameto Luca says:

    Chiediamo sinceramente perdono per le castronerie che siamo riusciti a inanellare una dietro l’altra. E’ più forte di noi, non riusciamo a contenerci. Comprendeteci e scusateci.

    • Daniele Arboscelli says:

      Messo cosi’, questo e’ un commento un po’ debole che per alcuni non ha la rispettabilita’ che tu speri abbia. Forse puo’ far sorridere qualcuno, ma per tenerezza verso di te piu’ che altro.

      Potresti per piacere elencare i punti con cui non concordi, e spiegare perche’?
      Potresti anche specificare se sono opinioni tue personali, o citare fonti attendibili che confermano quello che dici?

      Una discussione articolata e’ molto piu’ costruttiva di un paio di righe che tentano di essere ironiche.

      Grazie.

      • Fra Lucillo Rameto Luca Daniele says:

        Nuovamente chiediamo , e si aggiunge anche Daniele, sinceramente perdono per le castronerie che siamo riusciti a inanellare una dietro l’altra. E’ più forte di noi, non riusciamo a contenerci. Comprendeteci e scusateci.

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        • Daniele Arboscelli says:

          Ah, bella eta’ la tua… Io ho 38 anni, ma qualcosa mi ricordo ancora di quei tempi…

          Specchio riflesso! 🙂

  6. Daniele Arboscelli says:

    La step child adoption, e anche l’adozione bella e buona da persone dello stesso sesso, e’ una pratica gia’ diffusa in altri paesi.
    Perche’ non fa un elenco dei problemi che, almeno secondo lui, questo ha comportato in quei luoghi, fornendo dati che confermano quanto dice?
    Non l’ha fatto forse perche’ e’ una teoria sua personale che la realta’, molto testarda, non supporta.

    Abito in UK, e il giorno in cui questo e’ diventato possibile ci siamo svegliati la mattina tutti come il giorno prima, niente di tragico e’ successo. Questo anche tutti i giorni successivi fino a stamattina.

    Ma aspetto che l’autore ci spieghi che mi sbaglio e qui ormai e’ tutto un disastro.

  7. Cisco says:

    La cosa straordinariamente lampante è che di fatto e’ proprio questa sentenza a creare lo stato di abbandono del minore. Se anche fosse vera la delirante ipotesi del giudice gay-friendly secondo cui la colpa sarà della società qualora il minore sarà dileggiato o incontrerà dei problemi psicologici nel corso della sua crescita, la responsabilità di avere lasciato che due donne possano adottarlo in una società “omofoba” non sarebbe una scusante per una decisione allucinante come questa. Il minore lasciato in stato di abbandono rispetto alla presenza di un padre grida vendetta, e nessuna ridicola accusa di “omofobia” – peraltro ad oggi del tutto inconsistente anche da un punto di vista giuridico – salverà la coscienza di questo magistrato.

    • luca says:

      Cisco, ma cosa dici? allora togliamo i figli a chiunque possa vivere una discriminazione, visto mai la discriminazione stessa potesse ricadere sui figli stessi?
      sei folle?
      se la società odia i negri dipingiamoli di bianco?
      se la società odia gli ebrei costringiamoli a convertirsi?

      • Cisco says:

        @Luca
        Vedo che non hai colto: io parlo della discriminazione del bambino, non dei genitori omosessuali.
        Quel bambino potrà essere preso per i fondelli perchè ha due mamme, il cui orientamento è peraltro del tutto ininfluente. E adottare e sposarsi è una scelta, essere neri o ebrei no.

    • Mariano Fusaro says:

      Il magistrato non ha SBAGLIATO, ha fatto il suo lavoro. Rispettando la legge. Siamo o no una Nazione Europea? E allora DOBBIAMO ED AVREMO chw vi piaccia o no, leggi a favore delle persone LGBTQI. P.s. Cerrelli prima o poi finirà in galera per atti di omofobia, come la maggior parte di chi scrive qui.

    • lucillo says:

      E qui si riprende una delle varie stupidaggini di Cerrelli.
      Il padre NON c’è!
      E’ un donatore di seme, probabilmente spagnolo, di cui le donne non sanno nulla, lui non sa nulla di loro ne della bambina; ma soprattutto la bambina non è in alcuna relazione con lui. Possiamo discutere quanto vogliamo della famiglia teorica, teoricamente naturale; ammesso e non concesso che sia di per se migliore di altre forme, in questo caso tale famiglia semplicemente non c’è.
      Questa è la principale ed ottima ragione per cui il giudice interviene in vacatio di una norma specifica con una decisione basata su costituzione ed insieme di norme nazionali ed europee con valenza in Italia. Il giudice – che appunto non è un legislatore – si trova come sempre davanti ad un caso concreto: in questo caso decidere la migliore tutela del minore nella situazione reale storicamente data. E il giudice ha valutato, secondo me perfettamente a ragione, che la miglior tutela reale della concretissima e specifica bambina di cui si sta doverosamente occupando, sia di riconoscere il titolo civile di genitore ad entrambe le donne che sono in relazione sociale di genitorialità con la bambina. Niente di più e niente di meno: il maggior vantaggio per il minore nella situazione concreta, sicuramente senza violare nessuna legge e probabilmente dando concreta attuazione a principi generali contenuti nell’insieme delle leggi.
      Quindi non crea nessuna situazione di abbandono, ma al contrario – in caso di morte della madre biologica – previene una possibile situazione di abbandono legale in presenza di una relazionalità storicamente e socialmente vissuta dalla bambina.

      • Cisco says:

        @Lucillo
        Lucillo (addirittura) dixit: “Quindi (ll giudice) non crea nessuna situazione di abbandono, ma al contrario – in caso di morte della madre biologica – previene una possibile situazione di abbandono legale in presenza di una relazionalità storicamente e socialmente vissuta dalla bambina.”

        La situazione che tu chiami di “abbandono legale”, dovuta a una eventuale morte della madre (che comunque prima o poi è normale che avvenga, non trovi?), si chiama orfananza. Ed è dovuta al fatto che – grazie anche all’inseminazione eterologa – questo bambino è stato privato del padre. Sembra che tu goda da matti a gridare a Cerreli che sbaglia a dire che il padre c’è: ma a parte che c’è dal punto di vista biologico (devi ammettere che ancora non siamo arrivati all’autofecondazione), la cosa grave è che questa potenziale situazione di orfananza – in aggiunta all’orfananza di padre – è stata creata proprio dalla sentenza.

        • lucillo says:

          Si tratta di avere un approccio ideologico o concreto; il giudice per i minori ha per fortuna adottato il secondo, essendo chiamato ad esprimersi a partire sulla situazione reale della bambina.
          Tale situazione è quella data, indipendentemente da cosa si pensi della fecondazione eterologa.
          Quanto al padre ribadisco che non c’è; a meno che non si voglia ridurre la definizione di padre a donatore di sperma – in provetta o… direttamente in loco -, bisogna ammettere che essa include anche, secondo me in modo assai prevalente, la relazionalità con il bambino. Essa non può in nessun modo essere resa obbligatoria, neanche in caso di fecondazione “in loco”: puoi rendere obbligatorio il riconoscimento ed il mantenimento, ma non la relazionalità, e tanto meno una relazionalità “positiva” basata su amore e cura.
          La sentenza fra l’altro non aggiunge una padre-femmina ma riconosce ad entrambe le donne la titolarità legale di genitore; e non si genera solo l’ovocita, ma si genera il nuovo umano alla comunità accompagnandone la formazione fino alla sua autonomia da adulto. Notare fra l’altro che il codice riconosce ad entrambi e in pari grado la potestà genitoriale e non più quella paterna eventualmente ed in casi particolari esercitabile da una femmina.

      • beppe says:

        lucillo, quando ammetterai che la prima violenza è voler mettere al mondo un bambino NEGANDOGLI deliberatamente e fin dal suo concepimento la presenza di un genitore. tutto il resto ( le TOPPE che i giudici amici dei gay mettono) è conseguenza di quella violenza che voi chiamate GESTO D’AMORE.

    • Fael says:

      Cisco ti do completamente ragione, i gay sono sempre vittime della società che è omofoba, o che gli ha assegnato un sesso diverso dalla loro psiche, o che non riconosce i suoi desideri, sempre a lamentarsi.
      Cerrelli cita la sentenza CEDU del 19 febbraio 2013, è bene ricordare che in quel caso un padre austriaco si è visto scippare letteralmente il figlio solo perché la convivente di sua moglie voleva adottarlo !!!!
      Sempre come direbbe un magistrato ” nel supremo interesse del minore ” anche se non aveva mai smesso di frequentare il figlio e pagava regolarmente l’ assegno di mantenimento e ovviamente era contrario all’adozione perché perdeva tutti i diritti di padre, oltre a quelli affettivi beninteso.
      E per chi dice che tutto va bene linko un articolo del Mail on line dove una giornalista inglese ha passato un fine settimana in un quartiere di Birmingham a alto tasso di separazioni dove i bambini crescono senza padre, leggete le loro esperienze.
      http://www.dailymail.co.uk/femail/article-2359643/My-week-man-desert-In-parts-Britain-70-children-live-fathers-YASMIN-ALIBHAI-BROWN-visited-discovered-devastating-consequences.html

    • Nino says:

      per fortuna non mi pare ci siano esempi di bambini dileggiati perchè hanno due mamme o due papà, almeno fin’ora.

      “Il minore lasciato in stato di abbandono rispetto alla presenza di un padre” … che vogliamo fare, obbligare ogni mamma single a dare un papà al figlio a prescindere dalla propria volontà? e dalle proprie preferenze?

      • Cisco says:

        @Nino
        Guarda che è il giudice a mettere le mani avanti in tema di possibile discriminazione.
        Quanto alla domanda sull’obbligo (sic) di una madre a dare un papà al figlio, ti faccio sommessamente presente che:
        – il padre biologico c’è e gli è stato tolto come padre
        – il bambino è la parte più debole e quindi va tutelato

        Quindi almeno finchè una donna non riuscirà ad autofecondarsi direi di sì, è “costretta” (pensa un pò,) a dare un papà al figlio. Oppure a tiraselo su con l’aiuto di persone che non volgiono fare la mamma bis. Avere un figlio non è un gioco, è una responsabilità.

        • Nino says:

          il giudice mette le mani avanti ed io spero che sia solo un eccesso di prudenza (ripeto, ad oggi vedo esempi di coppie genitori omosessuali e vedo come siano trattati loro, e di loro figli, con pari dignità rispetto alle coppie etero ed ai loro figli)

          Rispetto al resto, hai ragione, un padre biologico c’è ma non ha intenzione di fare il padre e di partecipare alla educazione del figlio. In questo la donna è un po’ come una ragazza madre (sic!) che però ragazza madre è voluta diventarlo e non lo è per caso. In entrambi i casi esiste un padre biologico (e concordo, è inevitabile) ma non c’è un “papà”. Si può non essere d’accordo con questa scelta della donna (e dell’uomo) ma non credo la si possa negare, visto che tutto è fatto secondo la legge.

          Partendo da questa scelta, si può decidere per il bene del bambino che per la legge resti figlio di una sola donna, o riconoscere che esiste nella sua vita una seconda presenza genitoriale e proteggerlo (il bambino) dal vuoto giuridico relativo a questa seconda presenza genitoriale (non a caso la proposta di legge Cirinnà, che francamente dubito possa mai diventare legge, prevede, come prevedono molte altre nazioni che hanno dato un riconoscimento legale alle coppie omosessuali, la cosidetta stepchild adoption)

          • beppe says:

            nino, il punto vero su cui tornare è la decisione iniziale della donna, su cui pure tu ammetti che SI PUO’ NON ESSERE D’ACCORDO …MA…..ma cosa? se uno si arroga il diritto di CHIAMARE ALLA VITA UN BAMBINO NEGANDOGLI IN PARTENZA UN PADRE…tutto il resto viene di conseguenza. altro che incidenti o disgrazie dellla vita per cui uno resta orfano. voi gli orfani li CERCATE per poi specularci sopra. vergognatevi voi.

            • Nino says:

              @Beppe: comincio dalla fine, vergognarmi di cosa? di avere una opinione ed esprimerla?

              sulla decisione della donna, è una decisione personale, relativa a qualcosa che, se la donna decide di fare, può fare senza infrangere nessuna legge. Resta ovviamente il giudizio etico, ma ognuno ha la sua etica e, se fatte nel rispetto della legge, ognuno di noi si assume la responsabilità morale delle proprie azioni, Io, facendo riferimento ad una notizia di pochi giorni fa, potrei considerare non eticamente corretto mettere al mondo 16 figli (ho usato il condizionale) e quindi disapprovare chi lo fa, ma devo comunque prendere atto che può farlo.

              Tanto per chiarire, i miei figli non sono (facendo gli opportuni scongiuri) orfani nè di padre nè di madre 🙂

  8. Emanuele says:

    Ho seguito un intervista su Radio24 al giudice minorile che ha decretato l’adozione.

    I tre principali motivi, riportati dal giudice, per cui è stata concessa l’adozione sono stati i seguenti:

    1. La bambina aveva un rapporto affettivo stabile con la compagna della madre

    2. Maggior interesse del minore. In caso di impossibilità della madre biologica (bisogna pure specificarlo…!), la compagna della madre avrebbe avuto difficoltà a prelevarlo da scuola, portarlo all’ospedale, firmare moduli di iscrizione a corsi e palestra, etc. Sarebbe stata necessaria sempre un

    3. Poiché la Costituzione dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso o quant’altro, non è possibile discriminare tra l’adozione da parte di un uomo o di una donna

    Il punto 1 ha poco senso. I bambini, soprattutto se figli di genitori single (ragazze madri, vedovi, etc.), possono instaurare rapporti affettivi solidi con molteplici figure: nonni, zii, cugini, amici di famiglia, etc, spesso conviventi con la famiglia. Se ne deduce che, in caso di assenza di un genitore (per morte o abbandono) qualunque di queste figure potrebbe diventare genitore adottivo. Quindi la bambina sarebbe potuta essere adottata dalla nonna, dalla zia, o da un’amica di famiglia. Di fatto in generale, il legame tra le due donne, deve passare in secondo piano rispetto ai legami affettivi della bambina con altre persone.

    Per il punto 2, di dovrebbe giustificare l’adozione in tutti i casi, poiché i problemi elencati sono presenti in qualunque famiglia monogenitoriale. Di fatto, qualunque bambino con un solo genitore dovrebbe vedersi assegnato una “figura” adottiva per supplire all’eventuale assenza (malattia, morte, lavoro, etc.) del genitore naturale. Viceversa, come sottolineato dalla sentenza, tale tipo di adozione si può avere solo in casi particolari.

    Se applichiamo alla lettera il punto 3, non solo non si dovrebbe distinguere tra uomo e donna, ma neppure si dovrebbe porre il legame affettivo tra genitore e compagno/a come dirimente. Infatti, certamente la Costituzione non può discriminare il diritto del bambino ad essere adottato il base ai legami affettivi del genitore. In più, neppure si dovrebbe porre limite al numero dei genitori adottivi

    Infine, il fatto che “all’estero lo fanno tutti” è un ragionamento decisamente fallace…

    • luca says:

      emanuele sei un mostro,
      solo per assecondare il tuo cieco odio verso i gay, nel caso in cui questa bambina si trovasse orfana di madre biologica preferiresti darla in adozione ad uno zio o una nonna invece di lasciarla alla donna che assieme a sua madre l’ha cresciuta? la strapperesti da casa sua e da una persona che per lei è al pari di quella biologica sua madre per darla a parenti? sei un fetente ma di quelli brutti!!!
      il punto due non serve ad indicare una figura adottiva qualsiasi ma una naturale (una delle donne che l’ha cresciuta) che altrimenti sarebbe esclusa dalla vita della bambina…
      qui non stiamo parlando di un parente che la bambina vede ogni due settimane ma di una persona che vive la quotidianità con lei… ogni giorno questa donna presterà le cure di una madre a questa bambina e tu neghi che è necessario darle la generatorialità? in nome di cosa? di un ostinato odio verso i gay? fatti schifo da solo che è meglio!

      per il resto della vita di questa bambina ora la compagna della madre avrà pieno potere per poter dare le migliori cure alla bambina, cosa che senza questa adozione sarebbe stata inutilmente molto più complicata, e tutto questo per cosa? chiaramente non per il bene della bambina (adozione o no, la sua famiglia non cambia) ma solo per la tua ignoranza cieca

    • Fael says:

      Emanuele, io aggiungerei ai motivi che ha elencato questi :
      1) L’interesse supremo del minore in questo caso è avere una relazione stabile con la compagna della madre, allora perché nelle separazioni i bambini stanno 80 % di tempo con la madre e il 20 % con il padre da domani dovrebbero essere al 50 % come avviene in Svezia, per avere una relazione stabile con entrambi i genitori, in Italia un giudice le dirà che il bambino non è un pacco postale, veda è già cambiato IL SUPREMO INTERESSE DEL MINORE varia da situazione a situazione, sentenza ideologica una e l’ altra.
      2) Anche qua è un falso problema, mio figlio all’ asilo e alle elementari all’ inizio dell’ anno davo 4/5 nomi di persone che potevano prelevarlo da scuola, se non c’ era una c’ era l’ altra, poi io non ho mai sentito che un’ ospedale abbia rifiutato un bambino perché non lo porta un genitore, allora io se soccorro una persona in strada che non è in pericolo di vita e lo porto in ospedale mi mandano indietro perché non è mio parente?
      Se chiede un’ autorizzazione allora la mamma può firmare benissimo il modulo.
      3) Ricordo che a una famiglia numerosa è stata negata l’ adozione con la seguente motivazione : che era solo un mero soddisfacimento personale per avere un’ altro figlio, anche qua il giudice si arroga il diritto di dire quello che giusto o sbagliato.

      • luca says:

        Fael sei come sempre fazioso e crudele nei confronti della bambina, mi domando se dovrebbero lasciare a gente come te i figli, visto che così evidentemente non ti stanno a cuore.
        rispondo in sequenza:

        punto 1) hai perfettamente ragione! il padre non dovrebbe aver perso sistematicamente a tavolino… non si capisce perché per quello che riguarda il bambino all’uomo tocca sempre e solo il bastoncino corto

        punto 2) questo è lo stesso tipo di discorso che alcuni cui fanno circa il matrimonio gay: potete sistemare la cosa artigianalmente affrontando un problema alla volta. poi prendete ad esempio il più problema più semplice da risolvere privatamente e dite visto com’è facile. l’adozione (come anche il matrimonio) comprende un ampia gamma di diritti e doveri maggior parte dei quali non si possono sistemare in maniera privata. anche quelli che si possono sistemare privatamente, devono essere sistemati una alla volta, con fatica e spreco di soldi e 1000 altri problemi… tutto questo per cosa? per far felice te?
        se ti fregasse dl bambino saresti felice che entrambe le persone che lo alleveranno avranno pieni poteri per poterlo allevare al meglio, invece di mettergli inutilmente i bastoni tra le ruote, solo perché cozza con la tua mentalità.

        punto 3) Non conosco il caso della famiglia numerosa, come hai spiegato la cosa non ha nessun nesso con questa sentenza o ti spieghi meglio o non fare comparazioni a casaccio!

  9. Samuele says:

    Leggetevi l’intervento di Rodota’ su Micromega!!!!! E imparate qualcosa!!!!

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