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Ma Twitter è una nuova pratica letteraria? Secondo questa ricercatrice, sì

novembre 5, 2012 Giovanni Ferrari

Secondo uno studio americano, i giovani che “cinguettano” più frequentemente hanno un rendimento migliore rispetto agli altri compagni di classe.

Che sia uno tra i fenomeni sociali più rilevanti di questi ultimi anni è chiaro a tutti. Ma il fatto che numerosi professori liceali americani lo considerino come parte integrante della loro didattica forse non ci risulta così immediato. Il fenomeno-Twitter si fa sentire, entra nelle abitudini (e non solo) di un’intera generazione. Un recente studio americano, infatti, afferma che il rendimento degli studenti liceali aumenta se essi partecipano attivamente in questa rete di microblogging. Abbiamo raggiunto Christine Greenhow, Ricercatrice di Social Media presso la Michigan State University, che ha pubblicato lo studio “Twitteracy: Tweeting as a New Literacy Practice”.

Contrariamente a quanto pensino molti professori e genitori, il suo studio definisce l’utilizzo di Twitter come un aiuto nell’apprendimento scolastico. Come può avvenire concretamente quanto detto?
La nostra ricerca dimostra in sintesi che gli adolescenti (dai 16 ai 24 anni) che usano Twitter come strumento da affiancare all’apprendimento in aula possono relazionarsi più facilmente con i ragazzi della loro età, e possono interagire maggiormente con gli insegnanti e con i contenuti del corso attraverso modalità assolutamente interessanti.

In che modo l’atto di scrivere un tweet (“tweeting”) può essere definito come “una nuova pratica letteraria”?
Lo definiamo come una “nuova pratica letteraria” perché si tratta di un nuovo atto sociale mai sperimentato in precedenza. Effettivamente, immettersi in una conversazione su Twitter richiede una conoscenza grammaticale e una capacità di utilizzare nuove convenzioni sociali come ad esempio gli hastags, i retweet, le abbreviazioni dei link URL e le menzioni. In aggiunta, noi vediamo Twitter come uno strumento da usare affiancato ad altre fonti (scritte e non): le persone twittano qualcosa di cui stanno leggendo o che stanno ascoltando; le persone twittano links di loro scritti (sotto forma di blog o articoli) per incoraggiare commenti e feedback. Infine, Twitter offre un nuovo tipo di apprendimento delle informazioni, differente dalla classica ricerca su Google. Twitter offre una ricerca sociale istantanea: se vuoi sapere come la gente di New York sta sperimentando l’uragano Sandy, vai su Twitter e lo scoprirai in un secondo.

Lei ha affermato che in questo modo gli studenti percepiscono l’insegnamento non più come un’attività finalizzata al voto, ma come un insieme di argomenti che possono risultare utili in futuro. Può spiegare meglio questo passaggio?
Intendo che usare Twitter in parallelo a un corso può aiutare a rendere la materia ancora più autentica e connessa alle cose della vita, al di là del significato del corso in sé. Per esempio quando i miei studenti, nelle mie lezioni, usano Twitter per scrivere agli autori di cui stanno leggendo, e questi autori rispondono, ciò rende senza dubbio il corso più rilevante per loro.

L’insegnamento tramite strumenti come Twitter non riduce il rapporto personale studente-professore? Non pensa che questo sia il sintomo di un progressivo attenuarsi di tale rapporto?
La nostra ricerca (contenuta nell’articolo “Twitteracy: Tweeting as a New Literacy”) dimostra l’esatto opposto; gli studenti che usano Twitter accrescono le loro interazioni con i loro professori. Certo, le altre analisi fatte su internet e social media indicano che usare queste tecnologie può essere iper-sociale. Però penso che Twitter dia un modo breve e informale di interagire a studenti e professori, che aiuta questi ultimi a comprendere quali siano veramente gli interessi degli studenti.

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