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L’Immacolata concezione: il dogma più indispensabile (anche per la stampa)

dicembre 16, 2012 Luigi Amicone

L’Immacolata concezione è il dogma sulla Madonna più recente, il più incompreso ma anche il più indispensabile. Soprattutto per chi fa informazione.

L’otto settembre 1854, Pio IX proclama solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. La Chiesa l’ha appena celebrato, l’8 dicembre scorso. Come disse una volta Livio Fanzaga, il famoso don direttore di Radio Maria, è il dogma che «in un certo senso rappresenta la vittoria del sensus fidelium, del senso popolare, sulla teologia dotta ». E infatti, si tratta di una delle definizioni di fede più osteggiate. Un dogma, dice ancora padre Livio, che «è stato respinto forse anche dalle personalità più rappresentative, pensiamo perfino a un sant’Agostino, a un san Tommaso, perché non riuscivano a trovare un rapporto, diciamo così, una compatibilità tra il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della universalità del peccato originale». Quando venne proclamato da Pio IX si dice che il filosofo e teologo luterano Adolf von Harnach commentò la notizia con sarcasmo. «Immacolata? Ma quando, e perché, e da chi?». Ciò non ha vietato all’ecumenico Giovanni Paolo II di definirlo «una sintesi di tutta la dottrina cristiana». Ricordato con le parole dell’enciclica Fulgens Corona di Pio XII, il dogma consiste in ciò: «È stata rivelata da Dio, ed è quindi da credersi con fede ferma e costante da ogni fedele la dottrina la quale insegna che la beatissima vergine Maria, nel primo istante del suo concepimento, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale».

BERNADETTE. Quattro anni dopo questa solenne affermazione petrina, “dogmatica” nel senso preciso che l’articolo 88 del Catechismo cattolico assegna al concetto di dogma («una forma che obbliga il popolo cristiano ad un’irrevocabile adesione di fede»), in un paesino francese a ridosso dei Pirenei, nella grotta di Massabielle, la Madonna appare a una ragazzina di 14 anni di nome Bernadette. A questa contadinella semianalfabeta che con insistenza le chiede il nome, la misteriosa figura dell’apparizione risponde con un’espressione a cui Bernadette non sa dare una spiegazione (fu provato che la ragazza non conosceva proprio quell’espressione): «Io sono l’Immacolata Concezione». Tre anni fa, l’8 dicembre 2009, papa Benedetto XVI, svolgendo il tradizionale atto di venerazione a piazza di Spagna a Roma, alla colonna dell’Immacolata osservava: «Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio. Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia!». A proposito di notizia, immediato seguì il pesante, quanto realistico, giudizio sui toni e contenuti predominanti nel circuito dell’informazione. «Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili».

UN DOGMA PER LA STAMPA. Pensiamo alle foto che la settimana scorsa hanno fatto il giro del mondo. La sequenza di scatti pubblicati dal New York Post che ritraggono un uomo mentre cerca disperatamente di risalire sulla banchina pochi istanti prima di essere travolto e ucciso. È evidente che quegli istanti impegnati a scattare fotografie potevano ben essere utilizzati per correre in soccorso e tendere una mano al poveretto. Dice papa Benedetto: «I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri… Invece siamo tutti “attori”». Se non siamo nel reato, siamo senza  peccato. Immacolati. E invece ecco perché, in un certo senso, questo è il dogma più indispensabile perfino a giornalismo e informazione. Perché, dice ancora BXVI, «Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone».

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