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Lettore gay: «Siete omofobi». Risposta: «Siamo antiomofobi, ma non cretini»

marzo 31, 2012 Redazione

Ci scrive un lettore omosessuale che si sente «profondamente offeso» dalla nostra «campagna omofobica». Risponde il direttore Luigi Amicone: «Primo: in democrazia un giornale è il luogo della conversazione e della contestazione su notizie e idee. Secondo: non sono in discussione le scelte personali di chicchessia ma la rivendicazione di leggi e diritti che hanno effetti su tutti».

In quanto omosessuale, mi sento profondamente offeso dalla vostra campagna omofobica. Provo attrazione (sentimentale, prima che sessuale) per persone del mio stesso sesso da quando mi ricordo, da quando sono bambino. E anche dopo anni di psicoterapia (i miei genitori erano convinti che la mia fosse una malattia) non è cambiato niente. I miei genitori hanno capito, e mi hanno accettato. Convivo da dodici anni col mio compagno, non ho quindi “uno stile di vita dissoluto”, e spinto da lui vado persino a Messa la domenica. Non diffondo morbi attorno a me, e mi ritengo molto più “normale” di chi sputa sentenze sulla caccia alle streghe. Un conto è invitare alla discrezione, un conto è leggere che il matrimonio gay «mette in pericolo la salute MENTALE della società». Personalmente non ne sento l’esigenza, ma credo che sarei un ottimo padre, così come è stato il mio con me. In generale, mi vengono i brividi leggendo frasi quali: «(Domanda:) Ma perché gli omosessuali non si accontentano dei diritti che già hanno e nutrono tanto livore nei confronti di chi asseconda le norme naturali? (Risposta:) Il loro livore è reale. Sono arrabbiati e frustrati. Spesso proprio per delle ferite che si portano addosso scaricano la sofferenza su un punto che individuano come la causa di essa. Anche se di fatto non lo è. Così, però, loro continuano a soffrire e fanno soffrire anche altri imponendo loro la menzogna pur di ottenere quello che pensano gli risolverà la vita. Io lavoro per attenuare il loro disagio che è reale, ma non posso in alcun modo giustificare la violenza distruttiva dell’ideologia che nega l’evidenza e violenta i più deboli». Sono profondamente rattristato. Il livore da voi descritto non fa parte del mio carattere. Non soffro affatto, soffro per i pregiudizi che nel 2012 certa stampa contribuisce a diffondere. Pensateci, la prossima volta che un ragazzino verrà picchiato in quanto omosessuale. È anche colpa vostra. E non ho nessuna intenzione di continuare a leggere una rivista che insulta la mia identità. Vi reputavo una lettura intelligente, ma devo ricredermi. Ricordo alla spettabile redazione che sulla paura del diverso è nato il nazismo. Certo, voi non proponete le camere a gas, ma la rieducazione (si parla di “guarire”) è forse anche peggio.
Paolo Cattaneo via internet

Risponde il direttore Luigi Amicone:
Punto primo. In democrazia un giornale è il luogo della conversazione e della contestazione su notizie e idee. Perciò la censura che lei avanza in nome delle vittime (siamo tutti gay, precari, giovani senza futuro, quote rosa, se non ora quando, occupy wall street, ammazzateci tutti) non è da persone tolleranti e adulte. Si vaccini dal piagnisteo e non si faccia borioso per il fatto di vivere nel tempo dell’ipocrisia che le dà ragione su tutto, tranne che nel considerarla una persona umana invece che un’“identità sessuale”. Amico, anche noi proviamo attrazione sentimentale prima che sessuale per i nostri cari, ma quando discutiamo seriamente noi non usiamo riversare contro chi ci contesta nel merito (e anche severamente) la caricatura del pensiero altrui che lei ci riversa dall’alto di una torre emotiva e ideologica. 
Punto secondo. Si immagini che colpa è la nostra: all’opposto di quanti impongono ai diversamente pensanti il silenzio o la galera (vedi le cosiddette leggi “antiomofobe” in vigore in certi paesei europei), noi riteniamo che, siccome non sono in discussione le scelte personali di chicchessia ma la rivendicazione di leggi (per esempio sul matrimonio) e di diritti (per esempio sui bambini) che hanno effetti sulla giurisdizione e sui diritti (come quelli dei bambini) che riguardano tutti, in una democrazia si deve poter essere sul serio liberi di dissentire e di motivare il proprio dissenso. Si immagini, c’è gente come il Dalai Lama e il Nobel Ellen Johnson Sirleaf che la pensano come il grande psichiatra a cui Tempi ha dato la parola. Tutti omofobi? Tutti potenziali picchiatori di ragazzini? Tutti manutengoli di Goebbels? Ma per favore.

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28 Commenti

  1. Lee Konkol scrive:

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  3. Emanuele Macca scrive:

    Mi rattrista profondamente questo scambio di mail e non lo dico con livore, ma solo con profonda amarezza. In realtà capisco benissimo la delusione che ha provato il lettore Paolo Cattaneo.
    Dovremmo forse con estrema serenità, per sentirci davvero pari, liberi e trasparenti nel confronto, riflettere su come certi gruppi carismatici e certe aree della Chiesa istituzionale gestiscano o meglio non gestiscono allontanandole le persone omosessuali dichiarate e conviventi con persone del loro stesso sesso. Se davvero il problema fosse solo quello del riconsocimento legislativo, se ne potrebbe anche discutere. Ma quando ti accorgi che questo atteggiamento in realtà è solo la sublimazione intellettuale di una repulsione più profonda che fa sì che un omosessuale non possa gestire ruoli soprattutto visibili, non sia ritenuto un buon educatore perchè non è un esempio positivo per la comunità, non possa dare in chiccesia forma visibilità a una relazione che lo soddisfa dentro la comunità (questo è il vero trauma che si nasconde dietro al veto del matrimonio), non possa consacrarsi, è inevitabile domandarsi dove stia l’accoglienza e la non discrminazione della persona. Allora io mi curo di pregare perchè anche dentro la comunità omosessuale queste ferite si plachino e si sappia trovare la forza del perdono del Cristo che io personalmente sto cercando di attuare su me stesso, avendo come riferimento la “Preghiera semplice” di S.Francesco. Vi abbraccio teneramente Emanuele

  4. Tino scrive:

    Il rispetto per le persone è un fatto dovuto. Questo avviene normalmente tra persone che sono e non sono gay. Chi è violento è contro tutti non solo contro qualcuno.
    Rilevo una certa determinazione a pretendere riconoscimenti attraverso l’esibizione delle proprie tendenze sessuali. A mio avviso questo non è il modo migliore per l’affermazione di principi di convivenza. Registro invece una certa forza mediatica della comunità gay attraverso la quale si strumentalizzano persone a fini anche politici. Per concludere le eccezioni si possono tollerare, ma non sono la regola. La famiglia è l’unione di un uomo e una donna realizzato attraverso il vincolo del matrimonio. Le altre unioni sono un’altra cosa. Socialmente siete una minoranza, vi accontentate del rispetto?

  5. karlocl scrive:

    Vorrei da persona, e non da gay, porre alcune domande al Dottor Amicone:

    a Esiste il fenomeno dell’omofobia in Italia? da dove nasce?
    b Se fosse un educatore e un ragazzo di 15 anni le dicesse sono gay, faccio fatica ad accettarmi, che consigli darebbe?
    c Lei pensa che l’unico modo di vivere l’omosessualità sia quello testoriano, tutto giocato su colpa, peccato, perdono?
    d Lei può escludere di primcipio, che esista l’amore tra due uomini? non esiste una chiamata all’amore della bibbia valido per tutti?
    e Non le sembra che ciò che conta maggiormente sia la qualità delle relazioni che costruiamo e non il genere sessuale delle stesse?

    cordialmente

  6. Robinson scrive:

    Confrontarsi sul tema delle “persone omosessuali” non è facile, perché si ha difficoltà a confrontarsi “serenamente” su una realtà che, come afferma anche la Chiesa, non se ne conosce né l’origine né le cause. Per conoscere una realtà, bisogna innanzitutto affrontarla con il metodo che l’oggetto stesso offre. Si può partire da concetti ideologici (cultura gay, equiparazioni, leggi a favore di matrimoni e adozioni) e si può partire da espressioni della Sacra Scrittura. Un esempio ne è la lettera ai romani di S. Paolo, il quale afferma che “uomini hanno cambiato il loro comportamento, unendosi ad altri uomini”. Mi sono più volte chiesto se S. Paolo poteva sapere che esiste un agire non per un “cambiamento o vizio” ma in “conseguenza di una condizione”. Infatti la “persona omosessuale” non agisce “forzando” o “scegliendo”, ma perché “vive una condizione”. La Chiesa stessa riconosce che esiste questo agire che può essere “definitivo a causa di un istinto innato” e che si tratta di “una realtà obiettiva e non una scelta”.
    Prima di qualsivoglia giudizio, bisogna partire da questo: si tratta di qualcosa che esiste, di cui non si conosce la natura e che la persona omosessuale “non sceglie”.
    C’è solo un terreno di confronto ed è quello di chiedersi: come una persona che “sente” l’attrazione per un altro dello stesso sesso può vivere la sua “condizione”? Una donna lesbica può anche “fingere di”, un uomo no! Si ha allora veramente la volontà di confrontarsi senza anteporre giudizi preventivi? Quindi né ideologie, né dogmatismi ma un cammino di conoscenza.
    Robinson

  7. Benedetta Frigerio scrive:

    Visto che si usa il catechismo prendiamo quello ufficiale della Chiesa Cattolica. Parte terza, capitolo secondo, art 6, 2333: «Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarietà fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare. L’ARMONIA DELLA COPPIA E DELLA SOCIETA’ DIPENDE IN PARTE DAL MODO IN CUI SI VIVONO TRA I SESSI LA COMPLEMENTARIETA’, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto».
    2357 L’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.
    2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
    2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

  8. beren scrive:

    Troppe cose insieme, troppa carne al fuoco, vediamo una questione per volta…
    Primo: di “Omofobia” non si può nemmeno iniziare a cianciare, è un esempio cristallino della neolingua orwelliana che ci ammorba, come del resto la parola “eterosessuale”, che come l’altra è del tutto priva di significato. Non esiste nessuna malattia che comporti la “paura dell’uguale” e la sessualità è una sola, sia pure con varie deviazioni.
    Ciò stabilito, iniziamo a distinguere due questioni troppo diverse per essere trattate insieme, ossia da un lato come relazionarci con le persone omosessuali come singole e nell’ambito delle realtà umane in cui possiamo incontrarli (la famiglia, il lavoro, la Chiesa…) e dall’altro l’eventuale necessità di norme giuridiche generali che abbiano per oggetto queste persone.
    E o vorrei che si parlasse del primo punto, perché lì si può confrontarsi e dialogare, vedere come si possono armonizzare il rispetto per le persone con le necessità delle varie e diverse realtà, perché un ufficio comunale ha esigenze diverse rispetto a una scuola, una caserma è diversa da una società sportiva e in ognuna va trovato un equilibrio diverso, senza perdere il rispetto né per le persone né per la realtà. (In quella realtà èarticolare che è la Chiesa, il discorso è troppo lungo per questo post)
    Tutt’altra questione è se siano necessarie leggi generali o la modifica di istituzioni comunitarie per venire incontro a istanze degli omosessuali o per meglio dire di quella non larghissima fetta che all’interno della non grande minoranza che sono gli omosessuali (non più del 2-4%) ha scelto la via della militanza e dell’esposizione mediatica. E qui la risposta della logica è netta e ed è diametralmente opposta a quella che esibisce il pensiero unico dei nostri tempi: no, non servono. Le leggi contro i delinquenti che picchiano due ragazzi per strada ci sono già e le aggravanti pure, non c’ è l’ombra di un motivo per aggiungere ulteriori codicilli, le norme contro la discriminazione sui posti di lavoro abbondano in Italia come altrove, e il divieto di equiparare al matrimonio QUALUNQUE altro tipo di convivenza tra QUALUNQUE tipo di persona con qualsivoglia tendenza sessuale sta nella storia e nella logica dell’istituto. Diciamo le cose come stanno: il matrimonio è protetto dallo stato e dalla società per i vantaggi di stabilità sociale e di risparmio che offre sulla cura/protezione/educazione dei cittadini più deboli, oltre che per mettere al mondo i nuovi cittadini nelle condizioni migliori perché crescano buoni uomini e cittadini. L’amore non è previsto, non c’entra nulla e deve restare giuridicamente irrilevante, non ce frega niente se si amano o non si amano, all’istituzione e alla società interessano solo i beni di cui sopra, niente stabilità, niente istituto, quindi ognuno viva come gli pare e si tenga i vantaggi e gli svantaggi dello stato che ha scelto.

  9. johnj scrive:

    non sono un giornalista, tanto meno amicone, però:

    colpa, peccato, perdono sono il gioco di ogni uomo; se un ragazzo avesse difficoltà ad accettarsi, a prescindere dalla sua omosessualità gli direi che è accettato da Chi lo crea, e non è poco; tutto, a partire dal corpo

    il punto è se quel modo di vivere la sessualità tenga conto della possibilità che la vita materiale abbia realmente un senso
    la rivelazione biblica è contraria poiché se siamo fatti in un certo modo questo implica una volontà “altra” da noi: il destino non è scelto da noi, o ci ama o no: se no siamo tutti sconfitti, se ci ama dobbiamo fidarci del nostro corpo

    non è certo escluso che esista un amore omosessuale, ma la vita genitale conseguente presume che il corpo sia un incidente

    accusare i cattolici di fomentare la violenza omofoba è un indegno pretesto per ottenere agevolazioni varie come case e adozioni; mi chiedo se con la crisi degli alloggi e del lavoro non convenga a questo punto dichiarare di esser gay e vivere fra amici e, se il matrimonio non è quello tradizionale, perché non a 3 o a 10?
    per inciso greci e romani sapevano distinguere i rapporti omosessuali dalla famiglia grazie all’intuizione di un ordine di natura legato alla potenzialità generativa

    la cosa che fomenta l’odio non è certo la preoccuapzione cristiana per la piena felicità di ogni uomo

    mi chiedo poi quanto abbia senso seguitare a sostenere come fanno i movimenti gay che il problema di un omosessuale sarebbe l’accettazione sociale, come se il fatto in sé di non esser attratto da una persona realmente diversa, con la quale l’amore è in sé generativo fosse un nulla
    è evidente che questa convinzione deriva dalla cretina superficialità con la quale oggi tutto viene minimizzato per evitare di prendere coscienza del fatto evidentissimo che al vita è drammatica, con buona pace di chi negandolo è senza dubbio un disperato

    proprio la posizione cristiana raccoglie la domanda sincera di senso che non potrebbe, in una mente razionale, che portare ad una terribile ribellione, e non solo su questo; la vita non è mai come vorremmo, comporta dolori indicibili e la morte

    tutti possiamo accettarci se capiamo quanto vale la prova che ci esorta ad amare, cioé a dare alla fine tutto in letizia; i palliativi sono fregature per chiunque

    del resto la morale cristiana non garantisce alcuna felicità neppure a chi è eterosessuale, la felicità è qui una letizia insidiata dal dolore

    la maggior parte dei cristiani stessi fa a pugni ogni momento con la radicalità evangelica, e purtroppo si vive spesso di compromessi e tradimenti
    insomma tutti oggi sono orrendamente edonisti, senza consapevolezza della propria responsabilità di fronte alla chiamata alla felicità

    su questo devo muovere una critica alla chiesa: amerei che fosse ben più incisiva nella vita
    la sua latitanza che facilita l’odio verso di essa e l’incomprensione delle sue posizioni che paiono ideologiche non in quanto lo sarebbero, ma perché derivate da un corpo estraneo

  10. Pietro scrive:

    sono uno studente di quasi 23 anni,abito a Milano pur avendo origini calabresi e ho una relazione affettiva con un ragazzo da più di due anni. Leggere le risposta del direttore Amicone,di Benedetta Frigerio e di Tino mi ha fatto rabbrividire. Sono gay,la mia è una storia personale molto travagliata dal momento che prima di accettare completamente la mia omosessualità ho dovuto affrontare parecchie difficoltà personali,ho passato anni della mia vita a sentirmi un diverso, a interpretare una parte che qualcuno aveva scritto per me fin quando un giorno non ho trovato il coraggio di parlare con i miei amici e poi con la mia famiglia. Posso affermare senza difficoltà che da quel giorno ho iniziato a vivere, a sentirmi libero.

    Dopo questo processo, che posso assicurarvi non essere affatto facile, tutto quello che merito è del mero rispetto? L’articolo 1, par 1 della Carta delle Nazioni Unite non stabilisce forse il principio di autodeterminazione dei popoli e quindi il riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dell’individuo? Non è forse l’articolo 3 della Costituzione che afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali? Non è forse l’articolo 24 ad affermare che Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi?
    Mi sento tradito da questo paese e non escludo che entro pochi anni lascerò l’Italia per andare a vivere in un paese che non discrimina la mia sessualità o che peggio ancora come un solo cittadino verso cui portare rispetto. Sono cittadino della Repubblica Italiana e come tutti gli altri cittadini dovrei essere portatore degli stessi doveri e degli stessi diritti. Ma purtroppo questo non succede perché lo Stato (che non può essere ridotto a un insieme di leggi, lo Stato siamo tutti noi) oltre a discriminare gli omosessuali, non garantisce loro uno dei diritti basilari (anche se non disciplinato esplicitamente della Costituzione), il diritto alla felicità. Credo fortemente nella libertà individuale di pensiero e rispetto tutto quello che ho letto, ma con la stessa libertà mi sento dire che il vostro oscurantismo culturale è uno delle cause del gap che il nostro paese ha con gli altri competitor europei e non. Siete quelle persone che mi fanno vergognare di essere un italiano omosessuale.

    Qualche mese fa un Ministro della Repubblica di un Governo fortemente appoggiato anche da questo periodico disse che i precari erano il peggio dell’Italia, io, con la stessa decisione affermo che la parte peggiore dell’Italia siete proprio voi.

    Pietro Silletta

  11. hyades scrive:

    Vorrei tranquillizzare Cattaneo e tutti i gay: non è che il dr. Amicone è omofobo e/o antiomofobo e tantomeno “cretino” come lui stesso dichiara (e quì l’escusatio non petita sembrerebbe manifestare l’accusatio; magari Lui e i suoi amiconi , sono solo un pò “pirla” (con la erre arrotata che non fa l’offesa) ma, sicuramente e semplicemente, son integralisti!.
    Tutti i problemi nascono da questa posizione culturale e teologica: In quanto “posseduti e non possessori della/dalla Verità si sentono in missione per conto di Dio per vincere, elmetto in testa, la battaglia storica per la conquista del mondo combattuta dalle forze del male e del bene che naturalmente li vede schierati, senza mai farsi attraversare dal minimo dubbio, dalla parte giusta. Per vincere più agevolmente, ogni tanto cercano scorciatoie e forzando un pò le regole del gioco (cioè della civile convivenza) provano, fin dai tempi di Costantino, di imporre la loro fede con la legge obbligando tutti gli altri a comportamenti che il loro credo ritiene più o meno leciti e moralmente accettabili. Quello che non capisco, dal loro punto di vista è lo scopo finale di questa battaglia sotto il profilo teologico. Mi chiedo ma cosa se ne farebbe quel loro Dio, il cui “amore muove il sole e le altre stelle” di anime virtuose ma forzate e indotte nei loro comportamenti ,non dall’amore liberamente donato ma dall’esecrezione dei fratelli cristiani e dal rispetto di norme legislative. In fondo mi sembrava di aver capito che il Cristianesimo in ultima analisi non può definirsi una semplice religione tra tante altre, bensì la Verità rivelata che in virtù del sacrificio del Figlio prediletto e immolato sull’altare del Padre dalla cattiveria degli uomini nel suo mistero di amore li ha salvati: una volta per tutte! Chiedo, allora che senso abbia questa battaglia infinita, come se potesse aggiungere qualcosa alla perfezione definitivamente conseguita circa 2000 anni orsono dall’Unigenito. Forse loro non ritengono perfetta e definitivamente compiuta quella salvezza e forse intimamente loro stessi nutruno dubbi incoffessati al riguardo, al punto di ritenersi chiamati e legittimati a sistemare ancora qualcosa che non va. Forse, visti i risultati e i frutti, perchè è dai frutti che riconosceremo l’albero, sarebbe meglio per loro e per tutti che si astenessero specie dal tormentare i figli di Dio e dell’Uomo.

  12. karlocl scrive:

    Ringraziandola per la risposta alle mie domande, le faccio qualche osservazione, con sobrietà:
    – Non capisco perchè l’alternativa alla drammaticità del cristianesimo sia sempre l’edonismo. Io son gay, ma non son edonista e credo solamente che lei, io e forse anche amicone siam chiamati ad amare ( anche con il corpo)

    -Io son assolutamente certo che se dio esiste, il giorno in cui morirò non mi accuserà dei miei amori falliti, faticosi, allegri, e se ne fregherà del genere sessuale dei miei amori. Su altro sarò giudicato

    – A proposito della castità ( imposta dalla chiesa ai gay e non scelta nella libertà), provate voi a far tacere per tutta la vita ogni volta che vi innamorate , il vostro cuore, le vostre passioni. Sapete quale è il risultato? una scissione totale tra una ragione che dice non posso e un cuore che sanguina. Un anafettivo ,ecco il risultato….
    Son sempre più convinto.;basta l’amore, scassato, complicato, faticoso e il mio Dio mi ama cosi e mi dice ama..

  13. gmtubini scrive:

    Riassuntino con allegoria di dubbio gusto (mi si perdoni)

    Insomma, esimio direttore, qui si pretende, nientemeno, che noi “cattolici integralisti” (definizione che già la dice lunga di suo) si mangi la loro pietanza a base di cacca e si dica pure che essa è buona e fa tanto bene. Impossibile non notare, invero, oltre al generale sdegno, anche una certa sincera meraviglia del nostro apparentemente immotivato rifiuto a mangiare la cacca così come ci viene gentilmente, ma forse un po’ insistentemente, ammannita. M’è parso di capire anche che certi cristiani (buon per loro) pare abbiano già l’animo ben disposto alla degustazione e alla conseguente metabolizzazione. Dal canto mio, per quel che interessa, io temo che se e quando sarò costretto a trangugiare la suddetta vivanda, difficilmente giungerò tesserne le lodi. Che Dio mi perdoni per la durezza di questa mia cervice.

  14. Robinson scrive:

    “Non sembra esserci un’unica causa dell’orientamento omosessuale. E’ opinione comune degli esperti che esso sia generato da una molteplicità di fattori, genetici, ormonali, pricologici. Generalmente, l’orientamento omosessuale è vissuto come qualcosa di dato, non di liberamente scelto. Dio ama ognuno di noi come persona unica. L’identità sessuale aiuta a definire la nostra unicità. Ognuno dovrebbe riconoscere e accettare la propria identità sessuale. La comunità cristiana dovrebbe offrire alle sue sorelle e fratelli omosessuali comprensione e assistenza pastorale. Ci rendiamo conto che l’avere un orientamento omosessuale comporta già sufficiente ansia, sofferenza e problemi di autoacettazione, senza che a ciò debba aggiungersi il trattamento prevenuto della società. Evitate stereotipi e condanne. Sforzatevi innanzi tutto di ascoltare” (Pur sempre nostri figli – Comitato episcopale statunitense)
    “Nell’azione pastorale questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza” (Orientamenti educativi sull’amore umano)
    “Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale. Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa, non essendo veramente libera. A questo proposito è necessario rifarsi alla saggia tradizione della Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni nel giudizio dei singoli. Di Fatto in un caso determinato possonoessere esistite nel passato o possono sussistere circostanze tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo: altre circostanze al contrario possono acrescerla”. (Cura pastorale delle persone omosessuali – Congregaz. dottrina della fede – card. Ratzinger)
    L’omosessualità, o meglio, il comportamento omosessuale delle persone è una “realtà enigmatica, misteriosa, che non può mai essere del tutto spiegata ma soltanto parzialmente compresa”, lo dice anche la Chiesa. E ciò che vedo e che la si affronta con un ateggiamento prevenuto. Si ha forse paura di affrontarla con serenità, con la voglia di comprendere? Il corpo è un accidente? Certamente no, ma non è neanche un organo meccano: a tale organo il tale comportamento. La persona non è un insieme complesso fatto di membra, intelletto, volontà, psiche frutto anche di ambiente, di educazione. Non siamo ognuno delle singole persone uniche e irrepetibili? Anche io avrei tanto desiderato avere moglie e figli, ma non mi è stato dato. Vi siete mai confrontati con umiltà con il vissuto reale delle persone che vivono questa condizione, le loro fatiche, incomprensioni e i loro percorsi? Parlavo nel mio primo commento di un cammino di conoscenza, è questo che occorre. La mia esperienza mi dice che l’omosessualità, o meglio il vissuto delle persone omosessuali, è una realtà che non si conosce e, normalmente, la si giudica a partire da certe immagini che i media ci trasmettono. E non parlo di leggi, equiparazioni e adozioni, ma di quella attenzione a confrontarsi, di quella carità che è capace di avvicinarsi e rendersi prossimi.
    Robinson

  15. giesse scrive:

    L’ordine naturale è una evidenza o si può discutere?
    Se non lo è ho anch’io una recriminazione.
    Vivo con Nika, il mio cane, per essere preciso una stupenda e affezionata cagnetta.
    Affettuosa, ubbidiente, sensibile, umana.
    Le voglio un gran bene e, come dicevo, ricambiato.
    A volte ci abbandoniamo a delle effusioni ma capita spesso di sentirmi per questo discriminato.
    Vorrei regolarizzare il rapporto ma la legislazione non lo prevede.
    Sono tutti zoofobi!

  16. karlocl scrive:

    si poteva pensare di costruire un dialogo sereno tra alcuni gay e il mondo cattolico..a partire dalle due lettere del lettore e Amicone. Dopo gli interventi gmtubini e giesse…arrivo alla conclusione, che nel mondo cattolico , alberga la stupidità, il razzismo, la crudeltà e non la cum-passio. Per Giesse, le ricordo che le nozze sin fan in due…e Nika, stia certo non la sposerebbe mai. Per gntubini chiamare merda l’amore tra due essere umani è quanto di meno cristiano possa esistere. Dio non la perdona per la sua stupidtà. In conclusione nel 1997 uscendo dalla vacanzina di Gs ,dopo 20 anni in cl, dissi mai più con questa gente integralista. Ho fatto la scelta migliore della mia vita.Ora nel 2012 dico mai più con tempi….e la gentaglia che rappresenta

  17. gmtubini scrive:

    Sai benissimo che io non ho disprezzato l’amore di chicchessia, bensì ho usato la nota allegoria del “mangiare cacca” riferendomi esclusivamente all’assurda idea, espressa da qualche buontempone, di poter riuscire a cambiare per “via democratica” l’ordine naturale stabilito dalla Legge di Dio, pretendendo pure di convincere il popolo bue (al quale mi onoro di appartenere) che tale abominio sia in realtà una “cosa buona e giusta”. Travisando scioccamente il pur banale (e, lo ammetto, scurrile) significato delle mie parole, tu hai abbondantemente dimostrato di essere in totale malafede e, quindi, di fregartene altamente A PRIORI del “dialogo sereno” col cosiddetto “mondo cattolico”, che pare tu ti diverta tanto a dileggiare. Inoltre, riguardo a quello che Dio mi dovrebbe perdonare, coerentemente con l’insegnamento di Cristo, ti consiglio di pensare ai peccati tuoi.

  18. karlocl scrive:

    dove è il mio dileggio? quindi io son un abominio quando amo un uomo?

  19. gmtubini scrive:

    Il dileggio è evidente nel tono dei tuoi postati. La seconda domanda faresti meglio a rivolgerla al tuo confessore, il quale mi auguro ti insegni il vero significato del verbo “amare”, cosicché tu la pianti di usarlo a sproposito. L’abominio a cui alludevo io è quello che consiste nel voler convincere se stessi e, peggio, gli altri che il peccato non sia tale: “In verità vi dico: ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno.” (Marco 3:28,29). Buona Pasqua.

  20. karlocl scrive:

    ahahha…è il mio commento alla sua risposta…

  21. hyades scrive:

    L’ipocrisia è il vero abominio! Pentiti fin che sei in tempo e magari cambialo tu il il confessore FANATICO!
    Matteo 23

    1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 2 «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 4 Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 7 e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. 8 Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 9 E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 10 E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 11 Il più grande tra voi sia vostro servo; 12 chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.
    13 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci. 14 .
    15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.
    16 Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. 17 Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18 E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 19 Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20 Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21 e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.
    23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
    25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!
    27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. 28 Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.
    29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, 30 e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; 31 e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. 32 Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!
    33 Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? 34 Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; 35 perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. 36 In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione.
    37 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! 38 Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! 39 Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

  22. gmtubini scrive:

    Ridi, ridi… che mamma ha fatto gli gnocchi! Eppoi hai anche il coraggio di negare che dileggi: bugiardone!

  23. karlocl scrive:

    io non rido di lei..ma dell’immagine di dio che mi presenta, del dio giudice, dell’idea di male che emerge nelle sue parole. Quelo dio da temere, di cui aver paura. Quel dio dove tutto è verità certa e indiscutibile. Ho altri riferimenti per la fede nella mia vita e il mio confessore mi dice ama senza problemi anche un uomo. Se vuole le presento il mio confessore…

  24. gmtubini scrive:

    Ho capito perché ti vien tanto da ridere! Mi ricordo anch’io di quel personaggio di Guzzanti che si presentava in accappatoio con una tavoletta simboleggiante il dio “Quelo”, come hai scritto tu. Evidentemente, alle domande sulla fede, anche il tuo “confessore” ti risponde: “la seconda che hai detto!”. A parte gli scherzi, dai retta a me, cambia confessore e, magari, cercane uno che ti insegni a scrivere “Dio” con l’iniziale maiuscola!

  25. johnj scrive:

    tento di riprendere (e la ringrazio per il garbo):

    1. l’edonismo consiste nel pensare che uno possa essere felice, come mi pare qulacuno abbia qui scritto, per decreto o per dettato della costituzione; se uno è omosessuale ovviamente vive un dramma, i movimenti gay fingono invece che sia una cosa gaia da esibire con tanto di lustrini; omosessuale è una cosa, gay un’altra

    2. certo che siamo chiamati ad amare con il corpo; però amare significa dare tutto senza chiedere niente, il tempo ci constringe ad accettarlo; amiamo più quando soccorriamo un moribondo che quando carezziamo un bel corpo; viviamo in una società che finge che ci siano sconti o scorciatoie; non a caso chi può va di escort e droga; e si dispera

    le chiedo, mi creda, senza alcun senso di superiorità o di mia presunta moralità, come si possa mettere a tacere il fatto che se c’è un Dio e le ha dato un corpo lei lo può e deve usare nel senso che il corpo indica, che meravigliosamente combacia con l’altro sesso fino a poter creare una vita, come è accaduto quando lei fu concepito
    però questo le ripugna e non può farci nulla; pertanto lo usa con persone del suo sesso; o quel Dio l’ha creata male o ci deve essere un senso a questo; come tutti lei vive un destino drammatico; ma come può questo convivere con la orribile idiozia dei gay pride?
    non credo peraltro che la maggior parte di chi è eterosessuale anche cattolico viva il corpo come la chiesa insegna; insomma siamo tutti schiavi di una mentalità che ci impedisce la felicità vera eludendo il cofronto con il destino

    3. però trovo abnorme e stupido che chi è nelle sue condizioni desideri che tale uso sia definito come matrimonio (fra l’altro è un non senso etimologico); si cercano vantaggi che a questo punto non vedo eprché non dare a chi sesso proprio non ne fa e convive in gruppi di 10 o 100 persone; ma la famiglia è un’altra cosa, o va favorita o no; l’idea di famiglia gay che sta dilagando (in una società nella quale le famiglie scoppiano come bolle di sapone) è una follia o, peggio, un tentativo di distruggere la tradizione che c’è dai tempi di popolazioni che praticavano con molta disinvoltura l’omosessualità

    4.nella mia esperienza so che tutto ci è tolto, e se lei immagina che chi è eterosessuale viva felice ovviamente sogna (non credo lei lo pensi); che voglia o no fra le sue croci lei ha una pulsione che va contro il suo corpo; io ho le mie di croci, mi creda, bastevoli

    5. sul fatto di far tacere “innamoramenti” non penserà che dando loro voce senza filtri si viva bene; di norma si prendono facciate orribili o si compiono gesti irrazionali e stupidi; ragione e sentimento devono camminare insieme a costo di dolorose rinunce; se ad esempio lei avesse sposato una donna che non la attira più per le offese del tempo forse si innamorerebbe di una giovane e poco seria ragazzina in cerca di emozioni, ma non credo davvero che farebbe bene ad seguire tale attrazione

    6. sul giudizio finale mi limito a ricordarle che la chiesa sostiene che chi cerca sinceramente la verità è salvo; mi pare sensato; la invito a non addormentarsi sulle sue attuali certezze

  26. gmtubini scrive:

    Hyades, non faresti prima a riportare direttamente il brano del Vangelo di Matteo in cui Cristo benedice le unioni omosessuali?

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