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«L’ambientalismo non punti a eliminare l’uomo, ma la povertà»

giugno 7, 2012 Carlo Candiani

Intervista all’esperto Riccardo Cascioli sulla proposta dell’ambientalista scettico Lomborg, secondo cui il nemico dell’ambiente è la povertà, non l’uomo: «La portata culturale della sua proposta è enorme».

E se fosse la riduzione della povertà, il primo modo per migliorare l’ambiente? Se lo è chiesto alla Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno scorso, “l’ambientalista scettico” Bjorn Lomborg, insieme ad alcuni premi nobel. «È importante che qualcuno lo dica, è una grande ipotesi di lavoro» commenta a tempi.it Riccardo Cascioli, saggista ed esperto di problematiche ambientali.

Qual è la posizione di Lomborg?
Lui afferma che il vero nemico dell’ambiente non è lo sviluppo, ma il sottosviluppo, la povertà. Perché è nel degrado sociale che si tende a disinteressarsi dell’ambiente e a sfruttarlo per sopravvivere. Perché non ci sono alternative.

Facciamo un esempio.
La deforestazione è un fenomeno che avviene solo nei paesi poveri, perché solo quando l’agricoltura è sottosviluppata si tende a disboscare intere zone per le colture. Questa posizione afferma un principio culturale opposto a quello dell’ambientalismo classico.

Che cosa sta alla base dell’ambientalismo classico?
La convinzione secondo cui l’uomo e la sua attività sono i veri nemici dell’ambiente. Questo è un concetto antiumano e perciò dannoso per l’ambiente. Ma il 20 giugno, quando a Rio de Janeiro si aprirà la Conferenza sullo sviluppo sostenibile dal titolo “Rio +20”, i due pilastri dell’agenda dei lavori saranno il controllo delle nascite nei paesi in via di sviluppo e il freno all’economia nei paesi ricchi.

La posizione di Lomborg dunque non va per la maggiore.
Basta guardare le leggi. Le politiche decise in Europa negli ultimi anni, per quanto riguarda l’energia ad esempio, hanno fatto peggiorare la crisi. Lomborg cita l’esempio della Germania, il paese con il maggiore consumo pro capite di energia solare, e si domanda che senso ha avere investito 130 miliardi di dollari in sovvenzioni per produrre l’equivalente di 12 miliardi di energia.

Già, che senso ha?
Nessuno, Angela Merkel ha seguito l’opinione comune. Il luogo comune più grave è quello secondo cui l’uomo sarebbe un fattore negativo, per cui bisogna fare di tutto per limitarne la presenza e l’impatto sul territorio. Chi vuole controllare e ridurre le nascite per diminuire le emissioni di Co2 parte dal presupposto errato che quelle siano la causa principale dei cambiamenti climatici.

Benedetto XVI parla di ecologia umana, prima di tutto.
I cristiani cattolici sarebbero quelli più attrezzati per poter condurre una battaglia scientifica e culturale di questo genere, riconoscendo l’originalità cristiana anche dal punto di vista ambientale. Benedetto XVI ha più volte richiamato l’importanza del cristianesimo per lo sviluppo: riprenderei il discorso che fece a Parigi alcuni anni fa sul monachesimo come movimento di ricerca di Dio, annoverando tra le conseguenze pratiche anche il miglioramento delle situazioni ambientali. Come diceva Giovanni Paolo II nell’enciclica “Laborem Exercens”: l’uomo, con il suo lavoro e con il suo intervento nella realtà, partecipa alla creazione collaborando al progetto di Dio. Purtroppo nel mondo cattolico si è persa un po’ la coscienza di questa originalità e spesso ci si accoda a gruppi ecologisti che perseguono una concezione diversa di uomo e di ambiente.

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10 Commenti

  1. rick2771 scrive:

    cosa significa “produrre l’equivalente di 12 miliardi di energia” ? cosa sono questi 12 miliardi ? MWh ? euro ? dollari ? patate in umido ?

    • Carlo Candiani scrive:

      Se il riferimento al valore della cifra precedente (130) è in dollari, è ragionevole pensare che anche i 12 miliardi siano dollari, tanto che la Merkel dovrà rivedere le sue politiche. Lomborg dixit

      • rick2771 scrive:

        eh, forse. ma se sono dollari, cosa misurano ? il valore di energia prodotto in un anno ? in 5 ? in 20 anni ?
        Se si danno dei numeri bisogna darli in maniera seria e confrontabile con le alternative altrimenti restano patate in umido. Il valore da misurare per poter giustificare o meno una iniziativa è il ritorno sugli investimenti.

        • Carlo Candiani scrive:

          Appunto, da quello che si capisce nel discorso di Lomborg (ci siamo letti il testo,in inglese e parla proprio di 12 billion dollar) è che la Germania investe 130 miliardi di dollari per produrre energia che ne ottimizza 12 (miliardi di dollari) E’ come se costruissi un’auto ecologica che costa miliardi e avesse un’autonomia di serbatoio di pochi chilometri. Continuerei a spendere soldi a palate e alla fine dovrei arrendermi alla impraticabilità del progetto: infatti, la Merkel, pare che dovrà rivedere il piano di energia solare proprio per la dicotomia tra costi e benefici limitati. Come si dice: il gioco non vale la candela. E’ l’ambientalista scettico Lomborg e non Candiani o Cascioli che dice questo. Noi ne diamo notizia per stuzzicare una sana curiosità, e magari smontare un po di luoghi comuni. In questo caso mi sembra che la questione sia seria.

          • rick2771 scrive:

            si, ho letto anch’io l’articolo in inglese, che a proposito del solare dice “Germany, the world’s largest per capita consumer of solar energy, produces just 0.3 percent of its energy this way. And to achieve this No. 1 status, the country has paid $130 billion for $12 billion worth of energy.” quindi, non chiarisce affatto a cosa siano riferiti i 12 miliardi di dollari (e neanche i 130, cioè se sono costi ricorrenti o costi iniziali). Inoltre, lo 0,3% è riferito al 2009 il dato oggi è più alto, e con un minimo di ricerca si trova che i motivi principali della revisione della Merkel non sono semplicemente legati alla resa degli impiani, ma anche ad una crescita degli impianti oltre le previsioni, la concorrenza asiatica sui panelli solari (che ha ridotto i costi dei pannelli di quasi il 50%) ecc. Ci sono anche naturalmente numerose critiche alle posizioni di Lomborg. Le sovvenzioni governative poi esistono in varia forma per tutte le forme di energia (anzi, dati i maggiori consumi sono quantitativamente più alti per i combustibili fossili).

            Anche sulla deforestazione, non si pò generalizzare. La spiegazione di Lomborg è probabilmente applicabile a paesi come il Madagascar, mentre ad esempio in Amazzonia la causa principale è più legata alla coltivazione della soia da esportazione (se non ricordo male alcuni studi che lessi qualche anno fa), e questo non dipende dallo stato di povertà.

            Va bene suscitare la curiosità, ma mi sembrerebbe il caso di approfondire, e non restare alla superficie.

            Grazie del tempo

  2. Ragnar Gunarsson scrive:

    Su quello che dice del climate change non sono del tutto d’accordo. Lo posso dire perche’ mi occupo di clima e so qual e’ a grandi linee il peso relativo dei principali componenti atmosferici in termini di greenhouse effect (GHE; il termine gas serra e’ di qui in poi espresso con l’acronimo GHGs, Greenhouse Gases).
    Il clima e’ l’insieme dei fattori che caratterizzano la risposta del sistema terra a una forzante applicata su di esso.
    Nel caso della terra le forzanti possono essere di tipo esterno (eg, radiazione solare), interno (eg, eruzioni vulcaniche), naturale (eg, ENSO – per chi non sapesse cos’e’ cercate su wikipedia ENSO o El Nino -) o antropico (eg, emissione di GHGs).
    A seconda della quantita’ dei fattori in gioco dell’ammontare della forzante totale la terra risponde in un certo lasso di tempo facendo variare le principali variabili climatiche (eg, la temperatura MEDIA globale).
    Avete idea della quantita’ di GHGs (H2O e CO2 in primis, ma anche GHGs piu’ potenti come CH4, seppur in minore quantita’) che un individuo produce per il fatto stesso che esiste?
    Sinceramente io non so esattamente le quantita’ esatte di ciascun GHG prodotto da un individuo umano, basti pero’ pensare che la Rivoluzione Industriale e’ avvenuta attorno al 1750 e il mutamento climatico che stiamo sperimentando oggi e’ verosimilmente per buona parte legato solo all’aumento di GHGs nel XVIII – XIX secolo a seguito della Rivoluzione Industriale.
    In piu’ pero’ ci si mette il vertiginoso aumento della popolazione mondiale che sta caratterizzando gli ultimi 150 anni (da meno di 1 miliardo a quasi 7 miliardi in circa un secolo).
    La comunita’ scientifica si chiede: qual’ e’ il tempo di risposta del sistema terra a una data forzante climatica? O, in altre parole, fino per quanto tempo ancora continuera’ la terra a riscaldarsi in risposta alle forzanti sopramenzionate e odierne e con che rate?
    La verita’ e’ che la stragrande maggioranza dei modelli climatici affidabili e’ concorde ad attribuire questo mutamento climatico a forzanti non naturali e che il repentino aumento di popolazione sul pianeta terra sia verosimilmente la principale causa dei mutamenti climatici che vediamo oggi e che vedremo in futuro.
    Se si possa poi sopravvivere a tali mutamenti e’ dato sapere solo in maniera indiretta, dal momento che e’ estremamente difficile prevedere il clima futuro non conoscendo le variabili del clima futuro.
    Si sa solo che sara’ altamente influenzato dalle forzanti antropiche odierne, in primis l’emissione di GHGs da parte di industrie, veicoli e individui

  3. rick2771 scrive:

    appunto, un’analisi seria. Grazie

    • Luca scrive:

      più che seria mi sembra piena di “si presume”, la “stragrande maggioranza dei modelli climatici”, oggi “è verosimilmente legato a”…. Ecco, mi sembrano una marea di supposizioni, peraltro assolutamente non dimostrate, visto che la campionatura che abbiamo noi è comunque limitata, riguarda il secolo appena passato, massimo quello precedente. Degli altri secoli non ci sono misurazioni attendibili, ma dai racconti degli scienziati e degli storici si capisce che anche in epoche passate qualche “mutamento climatico” c’è stato…presumibilmente la terra non era popolata da tanti individui, è verosimile perciò che lei abbia solamente stilato una serie di supposizioni. Saluti

      • rick2771 scrive:

        seria, perchè implica un metodo.
        Le risorse della terra non son illimitate, non è catastrofismo studiare qual’è il limite prima di proporre una qualunque ricetta.
        Il genere umano non è nemico dell’ambiente, ma con le sue attività ha un impatto sull’ambiente. Non si può crescere illimitatamente, nè nelle attività nè come popolazione.
        Ioltre, la relazione fra gas serra e clima è un dato certo nella comunità scientifica.

        • viccrep scrive:

          l’uomo nonostante le sue capacità distruttive, modifica soprattutto il clima nelle aree in cui vive le densamente più popolate. Vi ricordate che solo poco tempo fa l’eruzione di un grosso vulcano in islanda emise gas e polveri in una quantità tale da far chiudere per diversi giorni anche aeroporti in europa. quelle emissioni superano in portata molte delle nostre capacità.
          Una bella tempesta solare che si prolunga nu po’ più del solito provoca mutamenti climatici.
          Poi molti secoli fa la groelandia era un isola verde, o in secoli diversi i nostri ghiacciai arrivavano sino a Piacenza, e le attività umane erano risibili
          Ora la forma energetica meno inquinante è l’energia elettrica la cui fase inquinante è nella sua produzione, dove tra l’altro può essere ampiamente controllata e gli inquinati ridotti al minimo.
          L’energia prodotta con i pannelli solari ha un rendimento troppo basso e in italia non è assolutamente conveniente produrla e infatti sono i cittadini a finanziare un business inutile anzi che in futuro si potrà rivelare deleterio. Infatti i pannelli sono a base di silicio la cui polvere è altamente cancerogena.
          Non è che fra una 20ina d’anni ci ritroveremo come per l’eterni che negli anni 50 fu festeggiato per la novità e le sue possibilità (allora non si sapeva della sua capacità cancerogena)ma della polvere di silicio sì.
          E noi andiamo a infilarli ovunque, di salvaguardia dell’ambiente in questa operazione non vi è nulla.
          si potrebbe continuare l’elenco parlando dei riscaldamenti, delle auto ecc, ecc.

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