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Chiesti un anno e tre mesi per Conte. Rocca: «L’unico reato del pallone italiano è la Federcalcio»

agosto 2, 2012 Francesco Amicone

La commissione disciplinare della Federcalcio ieri ha respinto il patteggiamento di Conte nell’ambito del calcioscommesse. Intervista a Christian Rocca: «La Juve ricorra alla magistratura ordinaria».

La Juventus è in silenzio stampa, gli avvocati di Antonio Conte sono furiosi, alcuni tifosi bianconeri minacciano il procuratore Stefano Palazzi. È stato respinto, ieri, il patteggiamento fra procura e avvocati dell’allenatore della Juve, ritenuto «non congruo» dalla commissione disciplinare incaricata di giudicare sulle vicende del calcioscommesse. Per la società bianconera, si tratta di «un atto gravissimo nei confronti dell’onorabilità di tutti i soggetti coinvolti». Per la commissione, invece, i tre mesi di squalifica e i 200 mila euro di multa, comminati a Conte per la presunta “omessa denuncia” di due combine, sono sanzioni troppo miti e per questo ha chiesto una condanna di un anno e tre mesi. Al procuratore Palazzi, che chiedeva spiegazioni di merito, la commissione ha spiegato laconica: «È un giudizio…». «Fondato su cosa?» si chiede Christian Rocca, juventino e direttore di IL, intervistato da tempi.it: «È davvero bizzarro. Viene accolto il patteggiamento di Filippo Carobbio, accusato di quattro illeciti e combine, a quattro mesi, un mese per illecito, ma non quello di Conte a tre mesi, per due omesse denunce. C’è qualcosa che non va».

Ma Carobbio si è pentito.

Ha confessato e poi ha ritrattato. Neanche il procuratore Palazzi lo ritiene attendibile.

Però è sulle sue parole che si fondano le accuse a Conte.
Se un unico testimone d’accusa viene dichiarato inattendibile, la conseguenza logica dovrebbe essere l’inattendibilità dell’accusa. In questo caso, poi, più di venti persone hanno testimoniato l’estraneità di Conte rispetto alle accuse di Carobbio. Sarebbe più che logico, quindi, che la giustizia sportiva chiedesse scusa a Conte.

E invece?
E invece Conte viene deferito per “omessa denuncia”. Accusa che è una via di mezzo utile a non minare totalmente la credibilità del pentito sul quale si è costruita l’impalcatura del processo.

La commissione disciplinare ha precisato di non aver precluso la strada a un altro patteggiamento.
È il trattamento umiliante riservato a chi è sotto un processo inquisitorio come quello istituito dalla Federcalcio. Con l’onere della prova ribaltato e la difesa che ha pochissimo tempo per agire, non ci si può difendere. Si è totalmente nelle mani delle decisioni dei giudici.

Però è stato Conte ad accettare il patteggiamento.
Su indicazione della Juventus. Non so cosa pensi Conte, ma, in generale, l’accordo si può dire sia stato un’ingenuità, un errore. L’idea non poteva funzionare. Questa giustizia sportiva è figlia di quella del 2006. Senza contare i 443 milioni di euro della causa per danni chiesti dalla Juventus alla Federcalcio. Una cifra più alta di quella per il lodo Mondadori. Come si fa a pensare che due soggetti implicati in una causa milionaria del genere possano trovare un accordo su altri livelli?

Quindi il problema è la Federcalcio?
La Federcalcio è un carrozzone parastatale, inutile e dannoso, costruito su modello dell’Inps. Fa soltanto danni. Come si fa a pensare di tenere in piedi un organismo del genere per uno sport professionistico che è anche un businness milionario? Sarebbe come se Barack Obama nominasse il presidente del Nba. Ridicolo. Dobbiamo fare come gli americani. Ci abbiamo già provato, con la Lega calcio, ma non è abbastanza.

Cosa deve fare la Juventus?
Due cose: primo, aumentare di qualche milione la cifra del risarcimento danni chiesto alla Federcalcio; secondo, ricorrere alla magistratura ordinaria, rinunciando al processo sportivo. È una via rischiosa, ma c’è bisogno di percorrerla, di dare battaglia, di cancellare l’ingiustizia sportiva e abrogare l’unico reato del calcio italiano: la Federcalcio.

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2 Commenti

  1. Andrea Manfreda scrive:

    “Le dichiarazione dei presenti del Siena alle riunioni teniche non sono credibili anche perché altrimenti sarebbero stati passibili di omessa denuncia. Quindi non possono assumere valenza probatoria.”

    Parole di Palazzi nella requisitoria.

    Cioè, gli altri venti presenti non sono credibili, altrimenti li deferisco.

    Gli altri presenti che hanno smentito (Reginaldo, Bertani, Coppola, Gervasoni, etc.) non sono ritenuti credibili e, soprattutto, non potete usarli come prove.

    Per condannare Conte basta la parola di Carobbio, niente prove, niente riscontri. Solo la sua parola.

  2. Andrea Manfreda scrive:

    Tra l’altro, per il solo fatto che si voglia condannare Conte, gli altri vanno condannati, perché anche loro non hanno denunciato il fatto.

    Tutti quelli che erano in quella stanza in quel momento.

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