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Insegnanti di sostegno, com’è la situazione? Ci sono e fanno un ottimo lavoro

novembre 7, 2014 Elisabetta Longo

«In questo campo, la scuola italiana è più all’avanguardia di quanto si pensi». Intervista al presidente di Disal, Ezio Delfino

Gli insegnanti di sostegno ci sono e non è vero che non sono abbastanza. Lo spiega a tempi.it Ezio Delfino, presidente di Disal, associazione di dirigenti scolastici. «Non sono ancora usciti i dati ufficiali, ma quelli ufficiosi dicono che la proporzione tra insegnanti di sostegno e alunni bisognosi di aiuto è giusta. I posti di sostegno quest’anno sono 117.556 mila, circa 7 mila in più rispetto all’anno scorso. Anche perché è aumentato il numero degli alunni che ne hanno bisogno».

UN RAPPORTO GIUSTO. La legge finanziaria del 2008 indicò come il rapporto minimo necessario tra insegnanti e alunni disabili dovesse essere di uno a due. «L’anno scorso – dice Delfino – era di 1,9, ora è di 1,85, cioè 117.556 docenti per 217.203 alunni».
Rispetto a dieci anni fa, «in cui vigeva il precariato assoluto, non c’è paragone», chiosa il presidente. «Inoltre, vorrei sottolineare come la scuola italiana, da questo punto di vista, sia all’avanguardia. Non sono molti altri gli stati europei in cui esiste la figura dell’insegnante di sostegno. Di recente ho incontrato una famiglia proveniente dalla Bielorussia, che mi ha raccontato di essersi trasferita in Italia proprio perché il figlio potesse avere un insegnante di sostegno».

TANTI BISOGNI. La figura di questo tipo di insegnante è cambiata nel tempo, grazie al decreto 249/10 che ha introdotto nuovi corsi di specializzazione, della durata di un anno. «Prima le scuole attingevano a graduatorie di tutti i tipi di insegnanti. Un insegnante di sostegno poteva essere di lettere, matematica, il più delle volte di educazione fisica. Oggi invece c’è bisogno di più competenze diversificate, perché sono tanti i casi che ci si può trovare in classe. Una volta si associava l’insegnante di sostegno al ragazzino con la sindrome di down. Oggi invece ad avere bisogno di una figura apposita è il bambino straniero appena arrivato in Italia, oppure un ragazzo con il deficit di attenzione, oppure ancora portatore di disabilità. Inoltre l’insegnante di sostegno deve saper interagire anche con la classe e i professori che insegnano le altre materie».

NON PIU’ DI SERIE B. Nel 2007/2008 gli alunni che necessitavano sostegno erano circa 174 mila, ed oggi sono aumentati del 25 per cento. «C’è anche un’attesa diversa da parte dei genitori. Un tempo l’insegnante di sostegno veniva visto come un prof di serie b, così come il suo alunno, che sembrava più che altro passare il tempo in classe. Oggi invece l’insegnante di sostegno è specializzato, si aggiorna, talvolta impara addirittura il braille (la lingua dei non vedenti) pur di migliorare l’apprendimento del suo studente. I genitori così si sentono gratificati».

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1 Commenti

  1. Leda scrive:

    Dopo VENTI ANNI trascorsi nelle scuole di vario ordine e grado, occupandomi di disabilità, disagio sociale, disagi emotivi in veste di educatrice, non posso essere d’accordo con codesto articolo.
    Non sempre, anzi: raramente ho trovato insegnanti di sostegno preparati, aggiornati, validamente formati al delicato incarico cui tendono. Ahimè.
    E per dirla tutta: raramente le scuole comprendono il reale e intero significato di ‘integrazione’. Non sanno neppure impostare un PEI adeguato…
    No. Da appassionata al mestiere di insegnante (ho lavorato anche gratuitamente e NON perchè posso permettermelo!!)non voglio essere d’accordo con le parole riportate. Per milleeuna ragioni.
    Cordialmente.
    LM

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