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Guardate questi volti. Sono quelli delle egiziane cristiane rapite e costrette a convertirsi all’islam

marzo 8, 2014 Redazione

Dal 2011 si ritiene siano state almeno 550 le cristiane rapite e costrette alla conversione. Gli aguzzini cancellano con l’acido la croce tatuata sul loro polso

Egitto-ragazze copte scomparse foto AVAED

Tratto da Acs In Egitto i rapimenti di giovani copte non rappresentano affatto una novità: già durante la presidenza Sadat si registrarono diversi episodi. Tuttavia dopo la caduta di Mubarak il numero di casi è aumentato in modo esponenziale. «Prima della rivoluzione sparivano quattro o cinque ragazze al mese, oggi la media è di quindici», dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Ebram Louis, fondatore dell’Associazione per le vittime di rapimenti e sparizioni forzate (AVAED), organizzazione che garantisce alle vittime e alle loro famiglie assistenza medica, psicologica e legale. «Dal 2011 si ritiene siano state almeno 550 le cristiane rapite», afferma l’attivista. Peraltro è quasi impossibile fornire stime esatte, poiché spesso i crimini e gli aggressori non vengono né riferiti né denunciati. In Egitto una donna violentata è tuttora motivo di vergogna per la sua famiglia.

croce bruciata con acido- foto AVAEDSecondo l’AVAED, nel 40% dei casi le giovani – di età compresa tra i 14 e i 40 anni – vengono rapite, violentate e in seguito costrette a sposare il proprio carnefice dopo essersi convertite all’islam. Altre vittime vengono invece plagiate da giovani musulmani che prima si guadagnano la loro fiducia, quindi le obbligano a convertirsi e a contrarre matrimonio islamico. In preparazione alle nozze gli aguzzini cancellano con l’acido la croce tatuata sul loro polso (foto a destra): simbolo di una fede cristiana portata con orgoglio da molti esponenti della minoranza copta.

L’elevato numero di ragazze scomparse e il ripetersi di un identico modus operandi hanno convinto avvocati, attivisti e sacerdoti – da tempo impegnati a combattere una piaga tanto atroce – che dietro ai sequestri vi sia una organizzazione capillare. Lo conferma ad ACS l’avvocato cristiano Said Fayez: «In Egitto vi sono molteplici cellule islamiche dedite esclusivamente ai rapimenti di donne copte». Fayez riferisce inoltre di numerose cristiane che, una volta sfuggite ai sequestratori, chiedono di ritornare alla propria fede: almeno cinquemila negli ultimi diciotto mesi. «Chi di loro ha avuto dei figli dal matrimonio forzato deve però attendere – spiega l’avvocato – Se lasciassero l’islam per riabbracciare il cristianesimo perderebbero i loro bambini, poiché la legge egiziana stabilisce che i figli piccoli debbano vivere con il genitore che pratica la “vera fede”. E ovviamente per “vera fede” s’intende l’islam».

Egitto -Nadia Makram -foto AVAEDLe poche informazioni disponibili riguardanti i sequestri sono tratte dalle testimonianze delle ragazze che sono riuscite a fuggire. Come Ingy, ancora minorenne, che si è tagliata le vene dei polsi due volte per convincere i suoi carcerieri a liberarla. In molte però non hanno avuto la stessa fortuna. Come la piccola Nadia Makram (foto a sinistra), rapita nel 2011 a soli 14 anni. I genitori di Nadia conoscevano il nome del suo rapitore – Ahmed Hammad, un musulmano di 48 anni – e si sono rivolti immediatamente alla polizia. L’uomo non è stato arrestato. Stando ai numerosi episodi documentati dall’AVAED, spesso la polizia si rifiuta di cercare le ragazze sostenendo che queste abbiano abbandonato spontaneamente la casa paterna. Se poi le giovani vengono ritrovate e convocate alla stazione di polizia, quasi sempre sono accompagnate dai nuovi “parenti” musulmani, perfino in occasione del colloquio che dovrebbe servire ad appurare l’avvenuto sequestro. Comprensibilmente in molte confermano d’aver lasciato la famiglia d’origine senza alcuna costrizione.

La vicenda di Nadia, e di altre bambine rapite e costrette alle nozze, è ancor più grave. Perché la legge egiziana vieta il matrimonio e la conversione delle minorenni, anche se queste si dichiarano consenzienti. Eppure nel 2012, quando la ragazza appena quindicenne aveva già dato alla luce il suo primo figlio, il caso è stato archiviato e il marito prosciolto. All’uomo è stato sufficiente mostrare un certificato di matrimonio che attestava la “regolare” unione con la sua minorenne consorte.

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29 Commenti

  1. Ellas says:

    E non ditemi che questo non è grave.
    perchè credete che il sindaco di Londra abbia compiuto una scelta che qui in Italia è definita politically incorrect?
    Musulmani e indù non risparmiano.
    Comunque non si cancella quello che c’è dentro al cuore.

    • Ellas says:

      L’ultima provocazione (per non usare un termine peggiore) dell’islam è definire la croce pornografica. Non quanto il fatto che la moglie di Maometto era ancora una bambina quando gli diede dei figli.

  2. Ellas says:

    Che ti aspetti, Cinzia? L’Onu sa solo criticare, e se non gli viene niente in tasca non si muove. Altro che diritti umani…diritti di portafoglio!

  3. filomena says:

    Così per amore della verità vi ricordo la storia di Franca Viola quella maestra della provincia sicula che risale a qualche anno prima del 68 e che è stata ed è tuttora la bandiera dell’emancipazione femminile, come ha testimoniato ieri Napolitano in occasione dell’8 marzo.
    La signora in questione, una ragazza all’epoca è stata rapita e violentata da colui che voleva sposarla a tutti i costi tanto più che il codice penale in quegli anni all’art. 544 consentiva all’uomo di estinguere il reato (contro la morale) da lui commesso, cioè lo stupro semplicemente sposando la vittima. Lei per la prima volta in queste situazioni si rifiutò di contrarre matrimonio e mandò così in galera il suo stupratore.
    Come vedete le storie si ripetono e la religione in questo caso era quella cattolica. Mi associo al pensiero di Napolitano e dico a nome di tutte le donne cattoliche, islamiche, atee Grazie signora Viola

    • Giannino Stoppani says:

      E da quando la religione cattolica impone di sposarseli gli stupratori?
      Magari ci vorresti pure dare ad intendere che nel catechismo si contempla anche il “delitto d’onore”.
      Chissà quanto sarà contenta la signora Viola di essere strumentalizzata così a bischero sciolto!
      Dato che si tratta dell’otto marzo, mi sa tanto che te se uno di quelli che crede ancora alla favola delle operaie bruciate in una fabbrica di New York nel 1908.

      • filomena says:

        Io sono tra quelle donne che non festeggiano l’8 marzo andando a crema fuori ecc ecc e a prescindere dall’origine da cui proviene, considero comunque la giornata il simbolo dell’emancipazione femminile. Lungi da me strumemtalizzare la sig.ra Viola che stimo ma la sua storia è innegabilmente avvenuta in un paese tra i più cattolici del mondo cristiano tanto da influenzare con la sua cultura anche l’introduzione di leggi fortemente penalizzanti per le donne a partire dal connubio tra Mussolini e il Vaticano con i patti lateranensi.

        • Giannino Stoppani says:

          Sì, sì, e magari il codice Rocco lo ha scritto il papa, eh?
          Ma un passetto oltre i tuoi pregiudizi sarai mai in grado di farlo?

          • filomena says:

            Non mi risulta che la chiesa si sia mai sperticata per favorire l’inserimento a pieno titolo della donna nel mondo del lavoro o abbia denunciato quanto ingiusto era il codice civile prima della riforma di famiglia al pari della massiva influenza che ha esercitato all’epoca del referendum per l’abrogazione della legge 40

            • Giannino Stoppani says:

              Da’ retta nina, un li scrivere i commenti di getto!
              Con questo hai fatto harakiri!
              Kamikaze rock and roll suicide!

      • filomena says:

        Quello che vi viene inculcato a catechismo riguarda gli adepti che fanno parte della setta. Il problema è l’influenza della chiesa nel sostenere leggi che invece di partire dai diritti della persona si basano su una idea di società arcaica e del tutto superata dove al centro viene messa la famiglia tradizionale che ha sempre messo in un secondo piano le donne al di fuori della maternità.

        • Moglie di Giannino says:

          Quello della maternità, mia cara signora, è ruolo più importante e gratificante al quale può aspirare un essere umano, e questo, se una è donna e madre e sana di mente, lo capisce senza altre spiegazioni.
          Io sono più fiera e appagata di essere madre più di quanto mai lo possa essere stata in tutta la mia carriera scolastica, universitaria e professionale o lo possa essere ipoteticamente.
          Per cui se la Chiesa Cattolica si propone di dare il giusto riconoscimento a questo ruolo vitale per il genere umano fa più che bene.
          Mentre sbagliano, e di grosso, coloro che pensano che l’emancipazione della donna discenda dal misconoscimento e ridimensionamento del suo ruolo naturale di madre.
          La carriera professionale e altri obbiettivi personali per la donna e per l’uomo hanno senso solo se finalizzati al conseguimento di una maggiore serenità familiare, quando invece rispetto a questa sono di impedimento, questi possono al massimo aspirare a diventare solo penose forme di auto-consolazione: il primo sorriso di un figlio vale cento volte di più di una crociera o di una fuoriserie.
          Ha ragione mio marito, faccia un passo oltre i suoi pregiudizi e se lo legga il catechismo, invece che commentarlo a vanvera.
          P.S.: nel caso in cui lei volesse inerpicarsi in qualche discorso in salita che riguardante sterilità e voto di castità, le faccio preventivamente presente che si può essere “madre” in tanti modi differenti, ma ugualmente gratificanti, di quello “naturale”.

          • filomena says:

            Cara signora,
            che essere madre possa essere gratificante in modo diverso da quello naturale mi trova assolutamente d’accordo.
            Al di la del ruolo della donna nella società il fatto è che nei nostri ragionamenti partiamo da principi diversi. Mi sembra di capire che per te l’unità per così dire più elementare che sta alla base della società sia la famiglia i cui componenti hanno ruoli diversi, per me invece l’elemento fondante è la persona, la quale unendosi ad un’altra persona da vita alla famiglia ed eventualmente a dei figli che in qualche modo giungono a completamento di un percorso di autorealizzazione individuale e di coppia. Come vedi per me ma anche per tante altre persone, invertire l’ordine dei fattori e su ordinarli alla costruzione di ruoli fissi e immutabili crea invariabilmente delle grandi discriminazioni sul piano individuale. In particolare per la donna che fuori dalla famiglia non ha avuto lo stesso spazio riservato all’uomo. Dunque in sintesi non credo che sia possibile avere qualcosa da dare ai figli se prima noi stesse non siamo state in grado di auto realizzarsi come individui anche nel mondo del lavoro.

            • Moglie di Giannino says:

              Vedo che siamo passate al “tu” e mi adeguo.
              Una volta dipanati con non indifferenti difficoltà i tuoi arzigogolati quanto opinabili ragionamenti sulla famiglia come nucleo fondante della società, che mi par di capire siano basati su una costruzione teorica di tipo ideologico piuttosto che sull’osservazione della realtà così come la conosciamo e, pertanto, lasciano il tempo che trovano, non posso far a meno di notare che tu in effetti non hai capito il succo del mio ragionamento:
              è un grossolano errore persistere nel voler realizzare un’emancipazione della donna a scapito del suo ruolo naturale di madre, che, in realtà, ovvero al netto di tutte le costruzioni ideologiche, è quello che è stato, è e sarà sempre percepito come di grandissima lunga il più importante da tutte le donne sane di mente, comprese quelle che non lo ammetterebbero mai.
              Dirò di più: l’intento di distogliere la donna dal suo ruolo di madre in nome del profitto o di altri obbiettivi più o meno innominabili è nientemeno che CRIMINALE e le donne e gli uomini che perseguiranno questo obbiettivo scellerato saranno maledetti dalla storia.
              Questo, però, in nessun modo vuol dire che noi donne dobbiamo starcene in casa a fare la calza.
              Mi sono spiegata meglio?!

        • Ellas says:

          Tanto per dire, Filomena non puoi paragonare un sistema come quello musulmano a quello cristiano. E ti consiglio di non farti sentire da un estremista, perchè ti sgozzano, anzi ci dato che siamo comunque 2 infedeli per loro.

          La chiesa cattolica non forza le persone a seguire la religione. Non è come muslims, indù, scientology e altro.
          E proprio per questo non la puoi definire setta. Non c’è nessun love bombing, nessuno che ti martelli 24/24. Chi lo sta facendo ora? Abortisti, gender, femministe e lgbt vari.

          E’ da tempo che non ci sono più matrimoni d’onore. Forse gli ultimi temerari a tenerli sono stai al sud.

          Non puoi paragonare una cultura come l’islam, che resiste a tutti i cambiamenti e prima di vedere qualcosa davvero (non piccole cose di cui senti parlare una volta o due e poi più), ci vorrà ancora molto tempo.

          Qui abbiamo il reato di pedofilia, là vedi bene che accade. O ti converti o muori. Davvero noti un’uguaglianza? certo, guarda tutti i cristiani che ti puntano un mitra alla tempia per minacciarti. Guarda come sono pronti a sgozzarti!

          http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/marocchino-picchia-moglie-friulana-torna-tardi/notizie/546865.shtml

          Se ti lamenti dei crescienti omicidi di donne non c’è da stupirsi:

          1) Culture diverse= spesso contrastanti

          2) Han chiuso i manicomi. Bastava renderli più umani. Dov’è lo stato che si occupa dei malati mentali? Nessuno deve definirsi normale. La normalità mentale è un mito. Che ne sappiamo se siamo mentalmente predisposti all’omicidio o no? Brutto da dire, ma l’argomento sussiste.

          3) La crisi

          4) Delinquenza varia

          Non si può paragonare una religione come il cristianesimo all’islam. Tu disonori quelle 550 ragazze rapite, e pure i morti per mano dei boko-haram e tutti gli altri cristiani.

          E se parli al passato allora parliamo di come i comunisti trattavano i cristiani.

          Parliamo di cosa facevano il feroce Saladino e compagnia con i suoi prigionieri. Specie ai maschietti, ai minori.

          4)

  4. filomena says:

    Diciamo che sei un po’ contraddittoria quando sostieni che la funzione prioritaria delle donne é fare l’angelo del focolare e poi però dici che non devono stare a casa a fare la calza: deciditi. Riguardo al rinunciare al ruolo di madre per il profitto, non hai allora capito nulla. Non si tratta di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro per fare mero profitto, ma di avere la propria dignità e di non farsi mantenere da nessuno. Inoltre si tratta anche di avere un ruolo pubblico al pari degli uomini oltre a perseguire propri interessi professionali. Non credo che per questo le donne sono criminali altrimenti metà della popolazione, quella maschile sarebbe perseguibile. La tua concezione del ruolo della donna invece mi sembra ottocentesca e non so tu ma le donne che frequento io ormai da decenni non la pensano più così. Magari era così per le nostre ninne o al massimo le nostre mamme.
    PS Scusami se sono passata al tu ma mi sembrava normale visto che tutti qui si danno del tu.

    • Moglie di Giannino says:

      Ma che fai Filomena, prendi per le mele?
      Io ho scritto che il ruolo di madre ha un’importanza cruciale nella vita di una donna e che è considerato tale, nel loro intimo sentire, anche dalle befane che lo negano per motivi ideologici, i quali, per inciso, hanno a che vedere con tutto meno col bene delle donne.
      Di “funzione” come lo si dice di un macchinario e di “angelo del focolare”, ne parli solo te.
      Inoltre per la terza volta ripeto che è criminale promuovere l’emancipazione della donna a scapito della maternità e di questa menzogna certe generazioni scellerate ne dovranno rendere conto alla storia (e a Dio, che uno ci creda o meno)
      L’emancipazione (quella vera!) della donna ci sarà quando essa potrà perseguire i propri traguardi professionali senza dover rinunciare al ruolo di madre che la natura ha cucito per lei.
      Chi, invece, vuole l’emancipazione in cambio della maternità è complice di una truffa di cui le donne sono vittime designate.
      Ma è così difficile da capire?

      • Ellaas says:

        Signora, per donne come Filomena è fin troppo difficile da capire, temo. Dalle sue parole sento il solito copione: aborto, gender, emancipazione femminile tramite femminismo, lotta alla Chiesa (e mi chiedo se sa di che parla, se si informa visto che lo paragona all’islam), accoglienza di tutti gli stranieri indiscriminatamente, anche a costo di subire la stessa violenza che dice di combattere, a quanto pare.
        Quando gli italiani andavano in America un tempo si fermavano per Ellis Island, e se erano malati o comunque ritenuti idonei, col cavolo che potevano entrare. Oggi invece abbiamo casi di tbc a go go perché per il politicamente corretto sarebbe razzista separare i malati stranieri portatori dai sani italiani. E a che cavolo esistono a fare allora i reparti di malattie infettive, allora?

        Il problema delle persone ideologizzate è che guardano solo ai propri interessi. Di pensare a conseguenze, ad argomenti che non vengono trattati in questo momento o sono considerati di secondaria/terziaria importanza non pensano proprio.

        Che pena! 🙁

      • filomena says:

        Quando leggo messaggi di questo genere la prima cosa che mi viene alla mente (e magari è proprio così) è che dietro ci sia qualcuno a cui piace fare il buontempone in quanto non solo mi sembra incredibile che uno possa anche solo pensate certe cose, ma anche perché non ho mai conosciuto nessuno che avesse queste convinzioni così intolleranti e allo stesso tempo granitiche.
        Il vero problema probabilmente è che si da per scontato che tutte le donne debbano avere un grande istinto materno. Di fatto non è sempre così e quindi credo sia legittimo e non sicuramente criminale, anteporre altri progetti di vita. Il fatto che ciò non venga riconosciuto dimostra una quantomeno scarsa apertura di vedute. Non siamo tutti uguali e tantomeno raggruppabili in categorie predefinite (mamme non mamme, femmine, donne ecc.)

        • Moglie di Giannino says:

          A me invece pare, invece, che quella che ha convinzioni granitiche e inamovibili sia proprio tu, visto che bisogna essere veramente rintronate dall’ideologia per non riuscire a constatare l’importanza rivestita dal naturale ruolo di mamma per la stragrande maggioranza delle donne nel pieno possesso delle loro facoltà mentali (escluse cioè le due o tre carampane non disposte ad ammetterlo neanche con sé medesime) e, conseguentemente, per non arrivare a riconoscere l’inganno criminale di cui sono vittime coloro che sono indotte a credere che l’emancipazione la si debba per forza ottenere a scapito della maternità e al di fuori della famiglia.
          Ma soprattutto pare incredibile che l’ideologia di cui esse sono succube non consenta loro neanche di capire che attribuire la giusta rilevanza al ruolo di madre non significa necessariamente che esso debba forzatamente essere esclusivo delle altre occupazioni e aspirazioni nella vita della donna.
          Mi scuso preventivamente per gli eventuali errori, ma non ho tempo di rileggere perché devo allattare.

          • Grillo Parlante says:

            Praticamente è come si pensasse di obbligare gli uomini a farsi la vasectomia per poter fare un’adeguata carriera professionale.
            Sbaglierò, ma credo che la “stragrande maggioranza” risponderebbe col gesto dell’ombrello.

            • filomena says:

              Peccato che i signori del gesto dell’ombrello non hanno problemi di carriera. Del fare figli a loro spetta solo il lato piacevole sia pure loro malgrado.

          • Ellas says:

            Ho problemi con la connessione.

            Povera Filomena, apri gli occhi. Se non lo sai tolleranza non è razzismo. Cerca sul dizionario e troverai che il significato è sopportazione. Convivenza con il pensiero altrui (che ci piaccia o no), senza per questo opprimerlo.

            Qui ti senti oppressa? Io non mi sento oppressa dal tuo pensiero: ognuno ha il suo. Semplicemente mi spiace per te che pensi in piccolo.

            • Ellas says:

              Bene, come diceva Filomena è razzista lasciare bambini divisi da bambini sani. Ma che persona orribile che sono a dettare certi suggerimenti. Chissà però se i genitori di figli sani di stranieri ringrazieranno che i loro figli si ammalino. Specie quando ci sono casi di malattie sempre più resistenti ai vaccini.

              Niente buonsenso, solo buonismo. Bene. Dopo aver risposto e riottenuto connessione totale, riprendo il discorso dell’articolo.

              Ti consiglio di fare un giro su Almagreghiya o su Mille e una donna, tanto per citarne alcuni.
              Su Alma ti consiglio l’articolo sulle donne musulmane dal titolo “Non solo donne-oggetto sui media italiani: pensiamo anche alle donne musulmane”

              Qui su Tempi si ascoltano le opinioni di tutti, ma quello che voglio dirti è rifletti più a fondo, rifletti più in grande.

              P.S. Io consulto anche i siti gay cristiani e non per farmi un’idea di come la gente vede il mondo, e mi dispiace per chi non la vede come me, ma non gli do dell’intollerante: penso solo che debba aprire gli occhi.

              Se vuoi sperimentare il vero razzismo vai in Svizzera o in Germania.

              Guarda come il mondo considera gli italiani e ti stai già facendo un’idea. Siamo lo zimbello persino dell’India!

              • filomena says:

                Forse chi deve riflettere sei tu: hai detto che consulti anche siti gay, guarda caso però solo quelli cristiani.
                Ti dispiace per chi non la pensa come te…deduco che ovviamente tu sei il depositario della verità, gli altri sono mossi dal diavolo. Ma non sei intollerante…. figuriamoci.

                • Ellas says:

                  Leggi meglio: ho scritto siti gay cristiani e non: vedere le cose da un punto differente dal mio è importante. Come potrei conoscere il pensiero altrui, se no?

                  Io depositaria della verità? E da quando? Sono piena di difetti come tutti. Te compresa. Anzi, io ne ho pure di fisici e da un punto di vista di intolleranza saresti tu la razzista che te la prendi con chi ha un handicap. Ma non importa.

                  Gli altri sono mossi dal diavolo? Che te le canti da sola? E ancora non sai cosa significa tolleranza. Apri il dizionario, non il blog ideologico della sinistra!

                  E comunque il diavolo può muoversi dove vuole tramite tentazioni varie.

                  Ribadisco: tollerare=sopportare.

                  Come diceva il grande Tekamthi: ” Non perseguitare e non deridere mai un tuo simile per la sua religione.Rispetta invece ciò in cui lui crede, se vuoi che lui in cambio rispetti te.”

                  Passa una buona giornata! 😉

                  • Ellas says:

                    E comunque il fatto che tu emigri sempre dal discorso dell’articolo mi porta a pensare che o non sei informata, o non te ne frega nada.

                    Sempre lo stesso discorso di intolleranza? Informati su cosa accade nel mondo, è meglio. Ciò che è lontano non èdetto che non arrivi più vicino.

                    http://www.youtube.com/watch?v=RBQ-IoHfimQ

  5. filomena says:

    Si decisamente è meglio che allatti.
    Auguri

    • Giannino Stoppani says:

      Scusala tanto sai, ci sono delle cose che noi uomini non le possiamo proprio fare.

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