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Grillo spopola perché dice “vaffa” a tutti. Ma se gli italiani conoscessero il suo programma, il “vaffa” lo direbbero a lui

maggio 21, 2014 Francesco Amicone

Dei sette obiettivi del M5S per l’Europa, quattro non sono di competenza dell’Europa. Per il resto, è un vagare nel mondo dell’assurdo: dalla decrescita felice alle «rivolte esistenziali» contro poteri planetari

Il Movimento 5 Stelle «non agita slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale». Il Movimento 5 Stelle è una «formazione davvero europeista». I candidati 5 Stelle saranno «portavoce europei a nome degli italiani pensanti». Dichiarazioni di questo tenore possono suscitare ilarità. Specie se a scriverle, in occasione del voto alle europee, è un non-partito il cui leader dichiara di essere, «non Hitler», ma «oltre Hitler». Eppure tutti i sondaggi indicano che il Movimento 5 Stelle ha la concreta possibilità di ottenere un buon risultato alle prossime elezioni Europee. Gli esiti della vittoria sarebbero senz’altro meno comici delle dichiarazioni di Grillo.

LE CONTRO-INDICAZIONI. L’economia italiana non migliora, la Germania spadroneggia in Europa e in Italia le tasse aumentano. Affidarsi a Grillo (e ai suoi no a tutto), per i cosiddetti “malpancisti”, è né più né meno che un «vaffa» rivolto ai vecchi partiti di governo e d’opposizione che non sono riusciti a cambiare le sorti dell’Italia. Le elezioni al Parlamento europeo possono apparire come l’occasione più adatta per un voto di protesta. Ma è davvero così? Gli elettori dovrebbero valutare alcune contro-indicazioni. Basta un esempio: il parlamento Europeo adotta raccomandazioni che possono diventare vincolanti per l’Italia, anche su alcune delicate questione etiche (vedi rapporto Estrela). Cosa accadrebbe se la maggior componente politica italiana in Europa fosse composta dai colleghi di non-partito del deputato Carlo Sibilia, il grillino che fra le sue proposte annoverava la legalizzazione del «matrimonio anche fra specie diverse, purché consenzienti»? Di tutto, evidentemente.

PROPOSTE ASSURDE. Evocare il riconoscimento legale del vincolo zoofilo propugnato da Sibilia può sembrare pretestuoso. Non è però un dettaglio il fatto che, a queste originali proposte (qui ve ne sono altre) si affianchi una politica molto attenta a non intaccare certi poteri, sempre difesi dalla sinistra, come quando ha bocciato, insieme al Pd, la responsabilità civile dei magistrati, difendendo così un privilegio dell’«ultra-casta» (definizione del giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti). Da una parte i grillini amano lasciarsi andare ad affermazioni colorite (qui le migliori del 2013), dall’altra portano avanti campagne che un tempo contraddistinguevano l’ultra-sinistra (dall’abolizione delle paritarie alla legalizzazione della cannabis).

L’ARTISTA VISIVO. Per quanto riguarda il voto in Europa, il non-partito ha limitato la sua originalità alla decisione di far stendere il programma non a un esperto di economia, di finanza, di diritto europeo, ma a un «artista visivo». Si tratta di Sergio Di Cori Modigliani, sceneggiatore, romanziere, ex collaboratore a Hollywood dell’Unità (e dell Fbi, sostiene lui), nonché delle riviste “patinate” Playboy e Penthouse. Di Cori Modigliani ha elaborato il programma a 5 Stelle traendo spunto dal suo libro Vinciamo Noi, con la prefazione del guru del movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio (vedi qui le sue profezie apocalittiche).

RIVOLUZIONE PLANETARIA. Di Cori Modigliani sostiene, in perfetto accordo con il grillino-pensiero, che nel mondo si sta combattendo la «Guerra Invisibile Mediatica», la prima guerra post-moderna, dove protagonista è «l’Homo Electronicus». Gli esseri umani sarebbero oggi sottoposti al «bombardamento a tappeto» di «droni globali mediatici» che rispondono agli ordini dei «colossi della finanza anglo-americana-tedesca», i quali mirano ai quattrini dei cittadini. Fra questi potentati diabolici è compresa anche la banca del Vaticano, lo Ior, che, secondo Di Cori Modigliani, «se vuole e lo decide, con una telefonata spazza via per sempre Goldman Sachs, J.P.Morgan e Merryl Lynch tutte insieme rimanendo indenne». In questo scenario apocalittico va inquadrata la missione grillina, che, per dirla con Di Cori Modigliani, dovrebbe essere «una rivolta esistenziale delle coscienze contro la cupola mediatica e contro la dittatura dell’oligarchia finanziaria planetaria».

I 7 PUNTI DEL PROGRAMMA GRILLINO. Nonostante le ambizioni escatologiche, il primo passo grillino verso la presa d’Europa e la rivoluzione planetaria, disegnato da De Cori Modigliani su beppegrillo.it, si deve basare su sette obiettivi assai pratici (per non dire modesti): il referendum per la permanenza dell’Italia nell’Euro, i finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni, l’abolizione del pareggio di bilancio, l’abolizione del fiscal compact, l’adozione degli Eurobond, l’alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune, gli investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3 per cento annuo di deficit di bilancio.

COSA C’ENTRANO? Di queste sette punti, occorre ricordare che ben quattro non rientrano nelle competenze dei parlamentari europei. Infatti, non si decide nel parlamento Europeo il referendum sull’euro in Italia, il pareggio di bilancio sancito dalla costituzione italiana, l’alleanza fra governi del Mediterraneo, e ovviamente nemmeno il «poderoso piano di investimento nazionale nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica». Rimangono intatti tre punti: abolizione del fiscal compact, Eurobond, riforma della Pac. Ma questi tre obiettivi sono talmente poco originali da essere condivisi da quasi tutti i “vecchi” partiti italiani. Da Forza Italia all’estrema sinistra di Tsipras tutti per esempio confermano (almeno in periodo elettorale) che il Fiscal Compact, imponendo tagli alla spesa pubblica italiana e/o aumenti delle tasse, sia un «diabolico meccanismo che distruggerà l’economia italiana».

DECRESCERE FELICEMENTE. L’unico elemento politico-economico originale del Movimento 5 Stelle è stato invece accuratamente oscurato dalla campagna elettorale. E la ragione è ovvia. La missione “occulta” del Movimento 5 Stelle è  la “decrescita felice“. Una teoria utopica secondo la quale il blocco totale delle opere pubbliche e il ridimensionamento del prodotto interno lordo, ovvero una recessione “controllata”, produrrebbero una gioia diffusa fra i cittadini che, liberati dal giogo del lavoro e del denaro, vivrebbero in un regime di autarchia a basso impatto sull’ecosistema terrestre. Se questa teoria fosse sbandierata, l’elettore italiano potrebbe nutrire seri dubbi sull’oculatezza del suo voto di protesta. Penserebbe al rischio di affidare il destino dell’Italia e le trattative con la cancelliera di ferro, Angela Merkel, a chi pensa che la caduta libera del Pil italiano e la creazione di milioni di disoccupati possa renderlo felice.

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19 Commenti

  1. Ale scrive:

    La notizia di stamani e’ un’altra …15 milioni dallo IOR ..non sono noccioline!! Ora cosa direte? Ma su questo meglio tacere. Senza dubbio son serviti per opere di carità .

  2. Michele scrive:

    Dopo lo show di sulla TV di stato può essere salutare leggere un estratto da questo libro proveniente dal futuro. Ancora per un poco sarà possibile manifestare liberamente una opinione, meglio approfittarne.

    Il seguente è un testo estratto dal libro “Grillo – Appunti per una spiegazione”, edizioni Transumaniste, Roma 2065, scritto da Sebastian Haffner cinquanta anni dopo la presa di potere di Grillo in Italia.

    Nei primi sei anni dei dodici del suo dominio Grillo stupì amici e nemici con una serie di performance, dimostrazioni di capacità che nessuno prima gli avrebbe accordato. Furono queste dimostrazioni a sconcertare i suoi avversari – che nel 2016 erano ancora la maggioranza degli italiani – e a disarmarli interiormente, meritandogli ancora oggi in certi settori della vecchia generazione una malcelata ammirazione.

    Fino a quel momento Grillo aveva goduto unicamente la fama di demagogo. Le sue capacità di oratore e di incantatore di masse non erano mai state messe in discussione, e facevano di lui un aspirante al potere sempre più convinto, in quel periodo di crisi che toccò il culmine nel 2014-2016. Ma nessuno si aspettava che una volta arrivato al potere si sarebbe rivelato un governante capace. Governare, si diceva, è tutt’altra cosa che tenere discorsi. Tra l’altro a nessuno sfuggiva che nei suoi discorsi, in cui insultava sfrenatamente i governanti, chiedeva per sé e per il suo movimento pieni poteri; che agli scontenti di tutte le tendenze diceva con noncuranza le cose più contraddittorie; che non faceva mai una sola proposta concreta, per esempio, che cosa si dovesse fare contro la crisi economica e la disoccupazione, che allora erano le preoccupazioni dominanti. Grande perciò fu il contraccolpo psicologico quando dopo il 2016 l’uomo si rivelò un operatore eccezionalmente energico, efficiente e ricco di idee.

    Eppure c’era qualcosa, oltre la sua potenza oratoria, che avrebbe dovuto colpire gli osservatori ed i critici di Grillo anche prima del 2016. Osservando con maggiore attenzione, avrebbero rilevato il suo talento organizzativo, più precisamente la capacità di preparare apparati di potere efficienti e di dominarli. Il movimento 5 stelle dell’inizio del ventunesimo secolo era in tutto e per tutto una creatura di Grillo, e dal punto di vista organizzativo era già superiore a qualsiasi partito, ancor prima di attrarre masse di elettori. … Inoltre, a differenza del PD e di Forza Italia presto trasformatesi in macchine pesanti ed autarchiche, il movimento 5 stelle di Grillo possedette fin dall’inizio un formidabile dinamismo. Obbediva ad una sola volontà dominante (la capacità di Grillo di livellare o eliminare in ogni momento con grande facilità concorrenti ed oppositori anche interni era un altro segno premonitore del suo successivo comportamento, che avrebbe dovuto balzare agli occhi degli osservatori perspicaci già negli anni Venti) ed era intrisa di combattività fino alle sue più infime articolazioni: una macchina elettorale funzionante a pieno ritmo quale non si era mai vista in Italia. … Era l’unica ad essere realmente temuta.
    —-
    Autore, titolo e testo (pag. 47-48, edizioni Garzanti) sono reali. Ma si tratta di un libro del 1978, e alcune piccole modifiche sono state inserite, precisamente: Italia, Grillo e 2014-2016 al posto rispettivamente di Germania, Hitler e 1930-1933. L’analogia è impressionante e dovrebbe far riflettere chi non desidera veder ricomparire in Italia le liste di proscrizione.

    • Controcorrente scrive:

      Io l’avevo paragonato a Giuliano Felsemburgh personaggio pricipale de “Il Padrone del mondo”di Robert Hugh Benson ( Il romanzo preferito di Papa Francesco ).
      Ma il suo esempio è molto più calzante.
      Grazie
      Ps Giuliano Felsemburgh potrbbe essere Casaleggio

  3. portas scrive:

    Transumaniste…un nome, un programma!

  4. Laura scrive:

    Qualche perplessità sul quoziente medio di intelligenza degli italiani si pone, oppure si tratta solo di humor nero?

  5. francesco taddei scrive:

    la gente si è stufata dei privilegi dei politici. privilegi immeritati. e quando sente la morsa stringersi giustamente s’incazza. il rinnovamento arriverà da gente nuova, magari non i grillini ma nuove persone nei partiti tradizionali. ma se anche questi continuano a fare gli affaristi o a campare con i soldi dei cittadini (renzi anche) allora la rabbia rimane. i preti e cardinali vari dovrebbero tenere conto anche di questo nel richiamo alla morale che gli compete, ma salvo qualche eccezione le priorità sembrano altre.

  6. Eolo scrive:

    Articolo 75 della Costituzione:
    “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.”
    Quale sarebbe la procedura per la revisione costituzionale di questo articolo che distrugge la sovranità nazionale?
    L’Italia non è una Repubblica, ma una monarchia.
    In Italia non c’è una democrazia, ma una dittatura finanziaria comandata dall’europa americana.
    Il popolo sovrano non esiste e non è mai esistito, ma tutto era previsto nella stessa costituzione.
    Come salvare allora questo ex-paese?
    Non pensate che la Corte Costituzionale ha l’Italia nelle sue mani?

    Articolo 90 della Costituzione:
    “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.”
    Il colpo di stato continuato e la diretta complicità con la dittatura finanziaria dell’UE non bastano per attivare questo articolo?

    C’è qualcuno che crede ancora nella democrazia e la sovranità popolare?

    • mariobon489 scrive:

      Il problema sta nel fatto che coloro che dovrebbero attivare l’articolo della Carta sono, in linea di massima, coloro che sono felicissimi del colpo di stato, se non adirittura che l’hanno favorito e/o promosso. Quando il controllato fa anche parte dei controllori, per cambiare le cose esiste un’unica strada. Te la senti di imboccarla?

  7. Jean scrive:

    quello che Grillo difende è ua piccola cosa della vita dell’Uomo. l’Italia non ha bisogno che vengano restituiti al popolo il denaro rubato, o che venga gestito bene il denaoro pubblico, l ‘italia ha bisogno di un POPOLO Italiano, Uomini veri. l’appiattimento del desiderio così drastico c’è lo dimostra il gruppo di Grillo, Grillo e i suoi seguacci.

    • mariobon489 scrive:

      Amico mio, prima di continuare rivedi un momentino la tua sintassi e la grammatica, poi ne riparliamo.

  8. Giuseppe Pezzotti scrive:

    ottimi commenti, un saluto dal Senegal

  9. Roberto scrive:

    per votare il M5S e non Grillo, mi basta sapere che nel loro programma c’è scritto che i condannati in via definitiva non possono essere eletti e che dopo 2 mandati si torna ognuno a fare il proprio mestiere. Basta quello.

    • mariobon489 scrive:

      Evidentemente sei uno di bocca buona…..

    • Fran'cesco scrive:

      C’e’ scritto molto altro, ma se ti basta leggere 2 righe per convincerti che Grillo e’ da votare sei messo proprio male

  10. mariobon489 scrive:

    Il programma di sette punti da solo dimostra l’assoluta ignoranza dei grillini e del loro capo. Alcuni punti sono irrealizzabili (referendum sull’euro), altri non rientrano nelle competenze di un parlamentare europeo, altri realizzabili o meno che siano, possono benissimo far parte di un’azione politica di qualsiasi partito. Dove sta la rivoluzione grillina? Invece il programma occulto, la cosidetta decrescita felice, dovrebbe essere per chiunque un serio campanello di allarme sulla sanità mentale del comico(!) genovese. Quella della “decrescita felice” direbbe Fantozzi, è una c…..a pazzesca, neppure degna di commenti. Raccontava Chicco Testa, già Presidente Enel, che quella di Grillo è tutta fuffa, fumo negli occhi di chi vuole crederci. Infatti è titolare di un contratto di fornitura elettrica che tiene conto dell’energia prodotta consuoi pannelli FTV, ma si guarda bene dal raccontarti che ha un’altro contratto di fornitura, di svariati KW/h, ben superiori ad una normale fornitura residenziale, quale abbiamo voi ed io (3,2 KW/h), e questo naturalmente per alimentare la sua “modesta” villetta. Sarebbe questa la decrescita felice?

  11. Angelo Libranti scrive:

    Gli elettori hanno dimostrato di essere più maturi di certi recensori da strapazzo, il cui vaffa è l’unico sfogo alle loro rabbie. Pare che siano spariti dalla circolazione e sono alle prese con robuste dosi di Gaviscon.
    E’ andata a finire come i comunisti nel ’48; piazze strapiene, urla, bandiere rosse e Togliatti che aveva appena fatto ferrare le scarpe per dare un calcio a De Gasperi.
    Cara Liby, ho studiato abbastanza per conoscere la storia e capire come sarebbe andata a finire.

  12. maurizio scrive:

    Voi dite che se vado dal panettiere la rivolta esistenziale delle coscienze …mi paga il conto?

  13. Angelo Libranti scrive:

    Gli elettori hanno dimostrato di essere più maturi di certi recensori da strapazzo, il cui vaffa è l’unico sfogo alle loro rabbie. Pare che siano spariti dalla circolazione e sono alle prese con robuste dosi di Gaviscon.
    E’ andata a finire come i comunisti nel ’48; piazze strapiene, urla, bandiere rosse e Togliatti che aveva appena fatto ferrare le scarpe per dare un calcio a De Gasperi.
    Cara Liby, ho studiato abbastanza per conoscere la storia e capire come sarebbe andata a finire.

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