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Grande moschea a Milano. Imam Pallavicini: «C’è il timore che alcuni partiti islamici impongano il proprio potere»

febbraio 18, 2014 Redazione

«Si teme che il Comune conceda lo spazio di preghiera a una fazione islamica, con una scelta non condivisa, che favorirebbe la nascita di un potentato», spiega Pallavicini a tempi.it

L’idea di costruire una grande moschea a Milano divide la comunità musulmana. «Il Comune tenta di risolvere tanti problemi con un’unica soluzione, la grande moschea, e questo genera molta confusione e alcune dispute tra varie associazioni e fra alcuni esponenti del Comune», spiega a tempi.it, l’imam Yahya Pallavicini, vicepresidente di Coreis (comunità religiosa islamica).

PAURA CHE NASCA UN POTENTATO. Secondo il vicepresidente di Coreis «si teme che il Comune di Milano, sfruttando l’occasione di Expo 2015, conceda la gestione dello spazio di preghiera a una sola fazione islamica, con una scelta non condivisa, che favorirebbe la nascita di un potentato», vicino a qualche paese islamico e a qualche movimento politico-religioso. «Fra i musulmani c’è il timore che alcuni “partiti” islamici vogliano questa unica grande moschea per imporre il proprio potere», spiega Pallavicini, che invita la giunta di Giuliano Pisapia e il Comune di Milano e essere «più realistici». «Sarebbe meglio individuare vari spazi per la preghiera e trovare interlocutori credibili per la loro gestione, invece che proporre un ballottaggio per la gestione di un’unica grande moschea».

LETTERA DELLA RAGAZZE MUSULMANE. Le parole di Pallavicini confermano l’esistenza di screzi e dissapori fra varie associazioni islamiche sulla questione della moschea meneghina. Lunedì, la rivista online Lettera22 ha citato la lettera di un gruppo di «ragazze musulmane che hanno a cuore il futuro della città», indirizzata al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Le ragazze, riporta Lettera22, hanno manifestato le proprie perplessità sulla futura moschea soprattutto «nella scelta della gestione». L’unico progetto per la costruzione di un grande spazio islamico infatti «è stato presentato dal Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche», elemento che, scrivono le ragazze musulmane, ha fatto «emergere in noi qualche perplessità sulle conseguenze per la comunità islamica milanese». Non è infatti condivisa da tutti la scelta di affidare la costruzione di un grande luogo di culto islamico nella città meneghina al Caim e al suo rappresentante, Davide Piccardo. Lo stesso Piccardo ha scritto articoli sull’Huffington Post molto critici nei confronti dell’Arabia Saudita e del probabile futuro presidente egiziano, il generale Al Sisi, che Piccardo ha paragonato a Pinochet.

LA PROPOSTA DEL CAIM. Il Caim propone di distruggere il Palasharp e costruire una grande moschea con fondi privati, in gran parte provenienti dai Paesi arabi del Golfo Persico. Per il gruppo di donne che ha spedito la lettera a Pisapia, costruire la moschea sulle rovine del Palasharp sarebbe una scelta «logisticamente buona». Tuttavia, secondo le firmatarie, rimane la preoccupazione che la moschea venga strumentalizzata «da parte non solo di laici e cristiani, ma anche soprattutto musulmani». Il riferimento è alla gestione del luogo di culto. Le ragazze si dicono preoccupate del fatto che potrebbe avere diritto a gestirla solo quelle associazioni che procureranno il denaro per finanziarla. Non sarebbe più opportuno, hanno chiesto le donne a Pisapia, che la gestione possa essere il frutto di «un percorso che coinvolga tutti i musulmani, anche quelli che non si riconoscono nel Caim?». Anche «per scongiurare la presenza di imam fai da te deleteri», le firmatarie vorrebbero una moschea «neutra che rispecchi tutti i musulmani senza fazioni o interessi politici», ritenendo che debba essere «un luogo di confronto sull’etica, la morale e la religione, non sul partito di appartenenza».

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5 Commenti

  1. beppe scrive:

    vedere questa foto e pensare che non ha suscitato quasi nessuna reazione, mi fa ancora ribollire di rabbia.

  2. CIM scrive:

    FA PAURA VEDERE IL CANCRO
    CHE CRESCE E QUASI TUTTI
    SONO CONTENTI DI AVERE
    UNA MALATTIA MORTALE.
    POVERA ITALIA PARLANO
    DI FAR DEL BENE MA NON
    SI RENDONO CONTO CHE
    DISTRUGONO.

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