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Gli inglesi non berranno più il the in tazze “Made in China”?

novembre 16, 2012 Elisabetta Longo

Linea dura nei confronti del made in China. Per il momento sulle ceramiche, poi forse sarà la volta di scarpe, biciclette, candele e altro

Bruxelles ha deciso di imporre una tassa su stoviglie, piatti, tazzine e altre cianfrusaglie da cucina provenienti dalla Cina. Si chiamerà “crockery tax” ed entrerà in vigore nelle prossime 24 ore e metterà un sovrapprezzo di importazione che andrà dal 17,6 per cento al 58,8 per cento sul prezzo all’ingrosso. Una notizia rilevante, se si considera che circa l’80 per cento di tutte le importazioni britanniche ed europee provengono dalla Cina, scelta per i costi bassi di produzione.

24 ORE DI PREAVVISO. I negozi inglesi sono già in allarme, visto che sulle strade principali di Londra va alla grande la vendita di tazze ricordo, che quindi saliranno di prezzo. Il consorzio del commercio inglese (British retail consortium) è furioso non solo per gli aumenti dei prezzi, che vanno a colpire i commercianti già provati dall’inflazione e la diminuzione dei consumi, ma anche perché il preavviso di queste nuove tasse è stato dato nel giro di 24 ore. Bruxelles in realtà già da tempo cerca di alzare paletti difensivi nei confronti della concorrenza cinese, e prossimamente potrebbe proporre tasse simili su scarpe, biciclette, candele e altro.

BACK IN BRITAIN. Ovviamente felici di questo, invece, i produttori di ceramica e porcellana inglesi, riuniti sotto la British ceramic confederation, che finalmente potranno vedere la loro merce valorizzata. La Gran Bretagna, infatti, ha una grande storia di aziende produttrici di porcellane, sopratutto per quanto riguarda i servizi da the. L’ad della Ceramic confederation, Laura Cohen, ha detto che sono almeno dieci anni che la Cina domina in questo settore, anche se le aziende inglesi hanno continuato a lottare per portare avanti la tradizione. Come ha fatto la Portmerion che aveva recentemente spostato la produzione dei suoi servizi da tavola in Cina e che poi, per via dei dazi, ha fatto tornare in patria. «Molte altre aziende potrebbero seguire questo esempio, ora che arriva la sovrattassa sull’ingrosso».

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1 Commenti

  1. Lliberale deluso says:

    Io pensavo di emigrare in Regno Unito…ma se la stessa matrice del liberismo, rinnega i propri principi e si illude di risolvere i propri problemi col protezionismo, dove altro posso andare, per sperare in un futuro?

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