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Perché i figli hanno bisogno di un padre e di una madre, non di un genitore 1 e 2

dicembre 7, 2013 Benedetta Frigerio

Intervista alla psicologa e psicoterapeuta Valentina Morana. «Tutto in natura e nell’uomo è fatto di aspetti diversi, ma complementari che hanno bisogno l’uno dell’altro per dare frutto»

«L’adozione di un bambino da parte di una coppia formata da persone dello stesso sesso è una violenza, perché lo si priva dell’identificazione e dell’emozione, del rapporto e della relazione, senza i quali soffrirà». La psicologa investigativa e psicoterapeuta Valentina Morana non ha paura di affermazioni forti. «C’è di mezzo il futuro della società, la gente deve essere aiutata a riflettere. La scienza, le ricerche e i casi clinici provano quanto sostengo».

Cosa dice la scienza?
Tutto in natura e nell’uomo è fatto di aspetti diversi, ma complementari che hanno bisogno l’uno dell’altro per dare frutto. Ad esempio, l’ovulo e lo spermatozoo sono diversi, ma per continuare a vivere si devono incontrare. Allo stesso modo, nella persona affinché si sviluppi in armonia, è necessaria sia la figura femminile sia quella maschile. Il bambino per crescere deve poi sviluppare il rapporto e la relazione. Il primo lo impara identificandosi con il genitore del suo sesso. Questo è importante perché solo con un’identità forte sarà capace di stare di fronte al diverso e di ricevere. Dal genitore di sesso opposto il piccolo impara a dare nella relazione, fatta dell’accoglienza dell’altro. È quindi importante che il bambino cresca con la giusta idea che uomo e donna sono diversi. Necessari entrambi per completarsi.

Altrimenti?
Se si insegna nelle scuole che questa differenza non è importante, si blocca il processo di una crescita armoniosa. Significa mettere dei paletti allo sviluppo del pensiero.

Che difficoltà possono avere i bambini che vivono con coppie omosessuali?
Faccio un esempio concreto. Mi è capitato il caso di un bambino concepito tramite fecondazione assistita da una madre lesbica. Cercava uomini in ogni situazione e appena trovava una figura maschile fuori di casa gli si appiccicava in maniera spasmodica. È semplice capire che un bambino ha bisogno di un esempio, di un riferimento da imitare e di una madre che lo ami per divenire sicuro di sé e crescere sereno.

Eppure questa sua tesi non è condivisa da tutti, anzi.
Ci sono soggetti in cui riscontro un profondo egoismo: pensano solo a soddisfare il loro bisogno senza pensare a quello dei bambini. Alcune persone con pulsioni omosessuali affermano pubblicamente che il figlio serve loro per colmare un bisogno. Oltre ad illudersi, non hanno alcun atteggiamento d’amore, come dicono, perché usare l’altro per riempire una propria mancanza non è amare. Per questo saltano le evidenze: queste persone per giustificarsi negano o imputano ad altre cause la palese problematicità dei loro figli. Bisogna, però, ricordare che la maggioranza di quelli che hanno tendenze omosessuali non vogliono né sposarsi né avere figli.

Alcuni parlano di moda. Ma qual è la vera ragione dell’incremento dell’omosessualità?
L’omosessualità nasce da diversi vissuti. Credo che il dilagare sia da imputare al rovesciamento dei ruoli. Non sono per gli stereotipi retrogradi che lo hanno provocato, ma questo ribaltamento, anche interno alle famiglie, ha generato una grande confusione. La cultura dominante ci spinge verso un invertimento di ruoli che ha allontanato i due sessi. Il fatto che alle donne passi il messaggio che per affermarsi debbano essere aggressive e agli uomini che devono essere docili perché altrimenti accusati di violenza, ha reso le prime sempre meno capaci di accogliere e i secondi incapaci di essere una guida ferma. Questo fa sì, ad esempio, che l’uomo cerchi accoglienza e romanticismo nell’uomo più capace di darglieli. E la donna cerchi la forza in un’altra donna.

tempi-matrimonio-gay-copertinaCi sono moltistudi sui figli degli omosessuali, quelli con i campioni più vasti riscontrano problemi.
Si cerca di metterli in dubbio in ogni modo. C’è una resistenza fortissima. Ricordo che durante un convegno del 2010 si parlava delle adozioni gay e io, l’unica tecnica presente insieme ad un’altra, ero la sola contraria. Avevo molte ricerche valide con me, non le vollero accettare. Invece, gli studi in cui non si riscontrano problemi nei figli delle coppie omosessuali sono pochi e sono stati effettuati sui bambini. Mentre gli altri analizzano campioni più grandi e sono stati condotti giustamente su adulti. È nell’adulto, infatti, che emerge la problematicità. Il bambino assorbe tutti gli stimoli familiari e sociali, in adolescenza questi diventano schemi di comportamento messi in atto e, quando l’adulto raggiunge un suo equilibrio, cominciano i problemi. Questo vale per chiunque, quindi anche per chi vive in queste famiglie: i ricercatori seri dovrebbero incominciare a far parlare gli adulti che si sono trovati in questa condizione.

Girano in rete video di bambini che dicono di essere contenti nelle loro famiglie omosessuali.
Bisogna guardare bene gli occhi di quei bambini. Comunque è normale che dicano così, credono che quella sia la normalità, non hanno vissuto altro. È così per tutti i futuri adulti problematici, da piccoli non sanno dire il disagio che gli provocherà un determinato vissuto. Anche durante l’adolescenza iniziano a rendersi conto di sentire una mancanza che li fa soffrire. Dall’altra parte, però, non vorrebbero mai ferire le persone che li hanno cresciuti e quindi subentra il conflitto di lealtà. Per cui non hanno il coraggio di dire ciò che pensano e si tengono dentro le loro sofferenze con conseguenze anche gravi. Qui a Trieste conosco un piccolo gruppo di bimbi in queste situazioni. Altri ragazzi mi hanno cercata per chiedermi aiuto: tutti hanno disturbi, alcuni anche tendenze omosessuali.

Per giustificare le adozioni gay si fa il paragone con chi, pur avendo perso un genitore da piccolo, vive serenamente. Cosa ne pensa?
Sono due situazioni molto diverse. Facciamo l’esempio di una bambina: sarà aiutata a identificarsi con la madre attraverso la memoria, le foto, i racconti e così la imiterà. Il padre vivente sarà poi in grado di rivestire il ruolo maschile che serve alla bambina. Non le mancherà nessuna figura di riferimento e potrà crescere bene.

Cosa aiuta i ragazzi che la contattano a recuperare la loro identità?
Occorre che guardino fino in fondo la loro storia, cercando in se stessi le risorse che non si sono sviluppate per via della mancanza di un modello femminile e di uno maschile, ma che con un lavoro possono riemergere: se uno vuole può lenire le ferite, cercando medici, rapporti stabili per sbloccare tutti i sentimenti, i desideri, i pensieri che, frenati, li fanno sentire come in gabbia. Non esiste un percorso preferenziale per farlo, ma ce ne sono tanti.

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54 Commenti

  1. Emanuele scrive:

    Molto ben detto. Auspico che testimonianze del genere si moltiplichino, che ce ne sia una al giorno. Dobbiamo essere ovunque. Rompere più scatole possibile.

  2. Paolo scrive:

    Mmmmm la ricerca valida sarebbe quella condotta da Regnerus (link)???
    Si tratta di problemi di memoria o per caso non è ancora stato chiarito a sufficienza che tale “studio”, finanziato da associazioni conservatrici come Witherspoon Institute e Bradley Foundation, non è pertinente classificando come “famiglie gay” ciò che non lo sono?
    Un po’ pochino per sostenere le supposizioni della signora, che senza studi scientifici a riprova, rimangono prettamente tali….solo supposizioni.
    Altro discorso poi riguarda il fatto che l’omosessualità non è una tendenza ma una normale e naturale variante dell’affettività e della sessualità umana, quindi non è né malattia, né causa di un disagio né disturbo come viene erroneamente indicato nell’articolo.

    • Giorgio scrive:

      Ancora una volta l’unica cosa degna di nota è il verso della mucca.
      Fatti regalare un campanaccio di quelli che si mettono al collo ai ruminanti in alpeggio, così ti eserciti a fare una versione onomatopeica pure del suono di quello e chissà che ne venga fuori un’altra cosa intelligente.
      P.S.: ti faccio notare che insinuare che certi “studi scientifici” assecondino le aspettative dei committenti porta il lettore a prendere in seria considerazione che questa tua presunzione valga anche per gli “studi” che vorrebbero dar ragione a certe porcherie gender; ah già, ma forse sono attendibili solo gli studi che piacciono a te…

      • Mario scrive:

        MUUUUUUU! BEEEEE peccato che lo studio citato, proprio quello di Regnerus, è stato fatto con i piedi. In quanto non sono stati presi in considerazione figli di coppie omosex, ma sono stati considerati gay tutte le persone che almeno una volta nella vita hanno avuto una relazione con lo stesso sesso, compresi ex detenuti, prostiute (maschi e femmine) persone etero con amanti del loro stesso sesso. Insomma sono rientrate nella ricerca famiglie o modelli familiari che nulla hanno a che vedere con una famiglia gay stabile. Quindi studio errato, non perchè finanziato da associazioni conservatrtici, ma errato nei metodi di ricerca, cosa ammessa peraltro dallo stesso ricercatore

        • Giorgio scrive:

          A Mario, manco se canti tutta “la vecchia fattoria” ce riesci a facce crede che gli unici studi sani so’ quelli raccomandati dall’arcigay.
          Ha voglia a bela’!

          • Mario scrive:

            Io non voglio far credere niente, ho solo scritto, come avrebbe dovuto fare la giornalista se persona seria, ma forse non lo è, oppure è molto imprecisa visto che addirittura mette in correlazione un convegno del 2010 con gli studi di Regneus che sono stati pubblicati nel 2012, che detti studi sono stati fatti male, anzi ho scritto che sono stati fatti con i piedi, tempo e denaro buttati via. Quindi continuare a pubblicarli, facendo credere che siano validi, è falsa informazione, o se preferiscxi, incapacità giornalistica. Punto

    • beppe scrive:

      caro paolo, lascia stare le supposizioni e preoccupati delle supposte che ti prendi ogni giorno.

  3. Andrea scrive:

    Lo studio sarebbe quello di Mark Regnerus?
    Quello che non ha studiato ma ha contattato 15058 persone?
    E che di queste 15058 persone:
    .15056 hanno risposto alla prima domanda
    .6575 hanno risposto alla seconda domanda
    .643 hanno risposto alla terza domanda
    .437 hanno risposto alla quarta domanda
    .207 hanno risposto alla quinta domanda
    .175, rispondendo alla sesta domada, hanno avuto una madre che ebbe una storia (non si sa la durata della storia) con un’altra donna.
    .73, rispondendo sempre alla sesta domada, hanno avuto un padre che ebbe una storia (non si sa la durata della storia) con un altro uomo.

    Che di quei 175, 125 hanno vissuto (quanto? 1,2 3 anni? boh chi lo sa?) con la madre che conviveva con un’altra donna.

    Che di quei 73, 25 hanno vissuto (quanto? 1,2 3 anni? boh chi lo sa?) con il padre che conviveva con un altro uomo.

    Dopo altre 13 domande si arriva ai mitici 3000. O meglio 2988 persone.
    A questo punto rispondono solo in 2988 (eccettuate alcune domande):
    -alla domanda Q3 “About how old (in years) was your biological mother when you were born?”
    1 dice che sua madre aveva 87 anni, un altro 86; 324 non lo sanno
    -alla domanda Q4 “About how old (in years) was your biological father when you were born?”
    1 dice 87; 662 non lo sanno.
    -alla domnda Q87″How old were you (in years) the last time you were arrested?”
    4 a 0 anni, 3 ad 1 anno e 1 a 7 anni.

    Vi consiglio di leggere: http://www.regnerusfallout.org/

    • Alida Vismara scrive:

      La ricerca del professor Regnerus è stata ferocemente contestata dalla lobby omosessuale, sono stati firmati appelli perché l’Università fermasse la ricerca e licenziasse il docente. Nell’agosto dello scorso anno la risposta del Consiglio accademico: nessuna accusa di faziosità può essere attribuita al professor Regnerus. Oltre alla nota universitaria ora arriva la “benedizione” del quotidiano New York Times – non certo un giornale con tendenze omofobiche – che
      ha fatto valutare la ricerca di Regnerus da 18 diversi esperti universitari che l’hanno definita «rigorosa» e «attendibile». Lo psichiatra americano Keith Russell Ablow, collaboratore del ”New York Times” e di Fox News, riporta i dati ufficiali dello studio di Mark Regnerus, secondo i quali il 23% di chi è cresciuto con una madre lesbica ha dichiarato di essere stato palpeggiato, contro il 2% degli altri giovani. Inoltre, il 31% di quelli cresciuti con una madre lesbica e il 25% di quelli cresciuti con un padre gay sono stati abusati sessualmente e costretti al sesso forzato, contro l’8% di quelli cresciuti da genitori biologici. Hanno più probabilità (40% contro 13%) di essere infedeli al partner, un maggior uso di marijuana, di uso del tabacco, di ore davanti alla televisione, maggior numero di arresti, maggior numero di relazioni e partner sessuali. Infine, il 25% di coloro che sono cresciuti con genitori gay ha contratto malattie sessualmente trasmissibili contro l’8%. E solo il 61% di quelli con madre lesbica e il 71% di quelli con padre gay si definisce eterosessuale, contro il 90 per cento di chi è cresciuto con genitori eterosessuali. Oltrettutto lo studio ha verificato anche tutti gli altri studi fatti precedentemente dalle associazioni LGBT e li ha ritenuti non veritieri e fatti in modo non corretto … ma anche questo naturalmente non ê vero … tutti gli studi pro-famiglia gay sono corretti e tutti gli studi che indicano una realtà che non vi piace non sono corretti… Omofobi gli studi, omofoba la scienza, tutto il mondo omofobo… perfino i vostri figli che soffrono sono irriconoscenti e omofobi … http://www.nomblog.com/25297/

      • riequilibrio scrive:

        chiunque tu sia, sei molto malata e ciò mi dispiace, sinceramente.
        nella tua città ci sarà un bravo specialista che può fare qualcosa, informati.

        • Alida Vismara scrive:

          Sì sono malate di verità … Nel paese della bugia la verità ê una malattia vero?

      • Andrea scrive:

        18 lo avranno sostenuto ma 200 PhD lo hanno criticato.

        Comnque Regnerus alla fine del suo studio ci lascia a bocca aperta:
        (Page 766): Although the findings reported herein may be explicable in part by a variety of forces uniquely problematic for child development in lesbian and gay families—including a lack of social support for parents, stress exposure resulting from persistent stigma, and modest or absent legal security for their parental and romantic relationship statuses—the empirical claim that no notable differences exist must go.

      • Andrea scrive:

        Ti consiglio di leggere l’audit di David Sekhart per capire meglio perchè non funziona lo studio di Regnerus.

      • Ily scrive:

        Ma molti degli eventi associati all’essere figlio di un genitore omosessuale non hanno alcuna correlazione logica con l’omosessualità del genitore, per esempio l’aver subito palpeggiamenti o abusi sessuali (si intende da terzi, immagino), il consumo di cannabis, lo stare molte ore davanti al televisore, la frequenza degli arresti (caso mai questi ultimi dati sembrano più correlabili all’aver avuto un solo genitore o un genitore assente o essere vissuto in ambiente marginale esposto alla delinquenza); poi il fatto di avere maggiore tendenza all’infedeltà sessuale e ai molti partner non deve per forza essere visto come un dato negativo, è una caratteristica individuale fra le tante socialmente accettabili; le malattie veneree poi, mi chiedo, se non le contraggano più facilmente i figli di coppie religiose integraliste contrarie all’uso del condom…

    • Ily scrive:

      Lo studio di Regnerus, per quanto si possa discutere il metodo e i risultati, nonché la loro interpretazione, almeno è di tipo scientifico, si basa sulla raccolta di dati relativi all’esito dell’allevamento di bambini da parte di un omosessuale, ma le affermazioni poetiche della psicologa intervistata in questo articolo decisamente non sono scientifiche.

  4. Andrea scrive:

    Lo studio di Mark Regnerus (http://www.prc.utexas.edu/nfss/documents/NFSS-codebook.pdf) quello che ha contattato 15058 persone, delle quali circa 3000 hanno dato una risposta e che solo 175 erano state cresciute da una madre che aveva avuto una storia con un’altra donna e che solo 73 erano state da un padre che aveva avuto una storia con un altro uomo?

    Di quei 175, 125 ha vissuto anche insieme con la donna della loro madre (ma non si sa quanto) e di quei 73 solo 22 hanno vissuto anche insieme con l’uomo del loro padre ( ma ancora non si sa quanto).

    • Giorgio scrive:

      Obiezioni ridicole per vari motivi.
      1) non è l’ampiezza del campione statistico a determinarne l’attendibilità (lo sa anche il maiale).
      2) non è che nella popolazione gli omosessuali siano così tanti come ci vorrebbero far intendere (salvo poi definirsi piagnucolando “minoranza”) e pertanto le cifre che li riguardano son sempre relativamente basse.
      3) dell’attendibilità degli studi citati a sostegno delle porcherie gender ne vogliamo parlare? Meglio di no, vero?!

      • Aldo scrive:

        “non è l’ampiezza del campione statistico a determinarne l’attendibilità” a sì, allora facciamo le statistiche con un campione di due soggetti?

        • Giorgio scrive:

          Come ironia la tua mi pare proprio puerile, per quanto riguarda l’obiezione, comprati un libro di statistica inferenziale e leggi.

      • luca scrive:

        girogio, ripeto voi cattolici la scienza non potete proprio farla, lasciate perdere.
        l’ampiezza del campione è importante per vedere l’emergere di un comportamento di gruppo, altrimenti non parliamo di statistica ma di esempi…
        come faccio a spiegarti? ha si, prendi un gas, se studi 100 particelle non ha senso di parlare di temperatura o pressione delle particelle se non tramite forzature che cmq rendono la quantità insignificante, se prendi 100000000000 particelle allora quantità come temperatra e pressione hanno un senso e si possono usare come marcatori macroscopici(variabili di stato)… quindi, si , l’ampiezza del campione è fondamentale, anzi direi che è una delle cose veramente importanti.

        due,
        i gay sono circa il 5-7% della popolazione mondiale, una minoranza certo, ma non una minoranza insignificante…. anzi. il 5-7% è una minoranza molto importante in un campione. spendiamo soldi per abbattere barriere architettoniche che creano problemi circa allo 0.01 – 0.03 % della popolazione… circa un centesimo di quanti sono i gay…

        gli studi sul gender sono porcherie? forse, anzi probabile, ma il fatto che gli studi sul gender sono fatti male non rendono migliori quelli fatti da voi… però gli studi fatti da voi sono tesi a giustificare una legge che limita le mie libertà

        • Giorgio scrive:

          Tanto per cominciare, sappi che la statistica la spiega meglio Trilussa di te.
          Poi, visto che non capisci e insisti a volermi far perdere tempo, preciso ulteriormente il mio pensiero:
          nelle indagini a campione, più che la dimensione del campione stessi, contano i criteri con i quali questo viene selezionato e non è per nulla vero il fatto, che ai profani sembra logico, che vi sia una relazione lineare tra l’ampiezza del campione e l’attendibilità dei risultati.
          Hai capito meglio, mo’?
          Lo ripeto, comprarsi un libro di statistica inferenziale e leggere.

  5. Andrea scrive:

    “Bisogna, però, ricordare che la maggioranza di quelli che hanno tendenze omosessuali non vogliono né sposarsi né avere figli”

    Forse perchè è una novità? non lo sapete mica che esiste solo dal 2001 il matrimonio gay?

    • AndreaB scrive:

      Buonasera Andrea, dalle sue parole sembra che per lei sia giusto, senza ombra di dubbio favorire i rapporti omosessuali. Secondo me bisognerebbe riflettere di piu’ sulle differenze oggettive tra uomo e donna e capire perche’ sussistono.

      • Andrea scrive:

        Ma i gay vengono, come tutti, da un padre e da una madre, se sono sbagliati, sarà colpa degli etero che si riproducono e che li mettono al mondo.
        Comunque se è anche vero che c’è un fine bisognerà giustificare l’esistenza dell’omosessualità. Se l’eterosessaulità c’è perchè ( forse) così le specie animali non si esintguono, allora (forse) l’omosessualità esiste perchè ci dovrà essere un limite alla riproduzione.

        • Giorgio scrive:

          Bravo Andrea, non è da tutti cimentarsi nel ricercare le ragioni della presenza del male nel mondo e del peccato nel cuore dell’uomo
          Molti grandi intelletti ci hanno provato.
          In bocca al lupo.

          • Andrea (uno dei tanti) scrive:

            Bravo Giorgio, non è da tutti collegare l’esistenza dell’omosessualità col Diavolo.
            Pensa se Valentina Morana fosse saltata fuori con questo argomento in un convegno scientifico: le avrebbero riso in faccia.

            Invece di una seduta psicoterapeutica un bel esorcismo….

            P.S. pure l’esistenza dell’omosessualità “perchè ci dovrà essere un limite alla riproduzione mi sembra campata in aria”.

            • Giorgio scrive:

              Caro Andrea dei tanti, a collegare l’omosessualità col diavolo sei stato tu e non io.
              Io ho solo fatto riferimento al male nel cuore dell’uomo, la cui esistenza mi pare sia di facile constatazione (pure la disonestà intellettuale della tua risposta ne costituisce, in qualche modo, una prova).
              Per venire al nocciolo della questione, francamente io non sono poi così sicuro che un qualsiasi consesso di scienziati sghignazzerebbe poi tanto qualora fosse messo di fronte alla ricerca della spiegazione del mistero del male, altrettanto non sono affatto sicuro che verrebbe presa sul serio una colossale baggianata come la considerazione dell’omosessualità come rimedio naturale alla sovrappopolazione.

        • AndreaB scrive:

          Mi scusi Andrea, ha parlato di una possibile colpa dei genitori…Se i gay sono sbagliati…Io non credo che sia giusto dire che una persona umana e’ sbagliata. Sono d’accordo con Giorgio sul fatto che capire il perche’ esiste l’omosessualita’ non e’ un’impresa semplice. Potrebbe forse aiutarci capire se l’omosessualita’ e’ qualcosa che c’e’ dalla nascita o e’ qualcosa che interviene durante la crescita?

          • Andrea scrive:

            Anche perchè esiste l’eterosessualità. Le due cose (anzi anche la bisessualità) non credo che possano rimanere disunite.

            • AndreaB scrive:

              Nel caso l’orientamento sessuale possa essere seriamente indirizzato durante la crescita, per lei sarebbe meglio favorire un maschio a sentirsi attratto verso un altro maschio o verso una femmina?

              • Andrea scrive:

                A parte “nel caso” la sua domanda non è differente da “il bambino che starà per nascere lo vuoi femmina o maschio?”

                • AndreaB scrive:

                  Buongiorno Andrea, non sono riuscito a comprendere fino in fondo questa sua ultima affermazione. Ma lasciamo pure “nel caso”, se per lei e’ l’unica cosa che differenzia le due domande.

              • Ily scrive:

                Sarebbe meglio che gli educatori non interferissero in alcun modo e senso nella formazione dell’orientamento sessuale di una persona, che lasciassero tutto al suo corso spontaneo.

                • AndreaB scrive:

                  Buonasera Ily, potrebbe essere una buona idea non interferire da parte dei genitori, mi scusi ma per ottimismo, in questo ragionamento preferisco pensare che gli educatori principali per il bambino siano i suoi genitori e che gli vogliano molto bene. Stavo dicendo che il non interferire sull’orientamento sessuale da parte dei genitori potrebbe essere una buona idea, ma solo anche se nessun altro lo facesse. Mi sembrerebbe comunque una cosa poco realizzabile. Il problema e’ capire quanto ed in che modo l’educazione, determinati comportamenti, determinati caratteri e modi di vita, possano influenzare l’orientamento sessuale, se lo sviano o se lo indirizzano verso la personale propensione del bambino.

      • Andrea scrive:

        mamma mia, ma quanti Andrea ci sono?

        Concordo con l’articolo sul no alle adozioni, semplicemente un padre e una madre sono la soluzione migliore. E visto che l’interesse del minore deve prevalere le conseguenze sono logiche.

        Sono perlplesso sui motivi che determinano gli orientamenti sessuali, in particolare quando si collega l’orientamento a fattori culturali o disagi nell’infanzia.

        In particolare la frase

        “Per cui non hanno il coraggio di dire ciò che pensano e si tengono dentro le loro sofferenze con conseguenze anche gravi”

        .. insomma, se dicono di essere felici in realtà non lo sono perchè mentono. Siamo sicuri che mentano? E’ possibile fare una casistica su un campione stastisticamente significativo o è una percezione dello studioso?

        Inoltre non si spiegherebbe perchè l’omosessualità sia sempre esistita, perchè ci sia in paesi dove si rischia la pelle ad esserlo (mica ci sono lobby gay che fanno lavaggi del cervello li…dove sono i fattori culturali?), perchè ci sono gay e lesbiche anche in famiglie modello.
        O, per contro, perchè le famiglie problematiche non sfornano gay a getto continuo.

        Purtroppo la psicologia/sociologia è una scienza tutt’altro che esatta.

  6. giulia scrive:

    IN ITALIA PEDOFILIA UFFICIALMENTE LEGALE:

    Cassazione, assolto un 60enne: fece sesso con una bimba di 11 anni

    La Cassazione salva l’uomo: “Era una vera storia d’amore”. Lei era in affidamento

    L’UNICO PEDOFILO E’ SOLO BERLUSCONI

    • luca scrive:

      lui maschio lei femmina mi sa che il problema non è dei gay… vatti a leggere le statistiche sulla pedofilia… primissimo posto : genitori (rapporto padre figlia)… fatti due conticini

      • Giorgio scrive:

        Problemino per Luca lo statistico:
        in una cassetta ci sono dieci mele e cento pere;
        al controllo qualità risultano bacate una mela e dieci pere.
        Possiamo affermare che le pere si bacano più delle mele?
        Una volta che avrai risolto questo difficile quesito forse, dico forse, avrai capito la portata sesquipedale delle asinerie che scrivi.

        • luca scrive:

          leggenda mele= omosessuali
          pere= eterosessuali
          essere bacati= essere pedofili

          si si giorgio, ma rimane il problema pratico… perchè stai li a spendere tante energie a cercare l’unica mela bacata quando hai facilità nel togliere le ben 10 pere bacate…

          dal tuo problema si evince che:
          le mele e le pere si bacano allo stesso modo (e non come dite voi),
          è più conveniente cercare la frutta bacata piuttosto che le mele bacate (come fate voi),
          se proprio devo cominciare da qualche parte comincio cercando tra pere perchè li sò che ne troverò cmq di più.

          grazie della tua metafora perchè mi è tornata molto utile

          • Giorgio scrive:

            Dunque, per prima cosa quel “voi” te lo rimangi subito, visto che io non ci tengo ad appartenere a nessuna categoria.
            Se tu invece ci tieni a fare la parte del militante esaltato son cavoli tuoi.
            Poi, tanto per chiarire, il problemino che ti ho sottoposto è servito solo a dimostrare che l’operazione di taroccare i dati statistici facendo dire loro quello che ci fa comodo a seconda della bisogna risale ai tempi di quando Pannella era un pulzello, ma siccome oggigiorno la gente è un po’ più scafata capita di sbattere il grugno e fare figure di cacca.

  7. luca scrive:

    guardate a voi cattolici la scienza non è mai riuscita e mai riuscirà, quindi evitate di uscirvene con questi articoletti pseudo scientifici.
    cmq, posso anche essere d’accordo che un papà e una mamma sono meglio che due papà o due mamme (anche perchè ci sta in giro un sacco di gente come voi che gli fa pesare il fatto al bambino), ma sono anche sicuro che due papà sono meglio che un istituto

    • Aldo scrive:

      Non solo, due genitori bianchi sono senz’altro meglio di due genitori negri; due genitori cristiani sono meglio di due genitori mussulmani

      • giovanna scrive:

        e io che pensavo che i bambini neri e i bambini musulmani li facessero un uomo e una donna, che razzista che sono !

  8. Ily scrive:

    Sono tutti luoghi comuni, vuote argomentazioni retoriche, e poi il bambino che si identifica con il genitore dello stesso sesso, ma da dove deriva questa idea (a parte dalle elucubrazioni freudiane, il cui unico studio veramente scientifico è quello sulla cocaina)? Non può essere che si identifichi con il genitore con cui è più in contatto o con il quale ha maggiore somiglianza di carattere? E chissà quanti non si identificano con nessuno dei due,infatti, chi lo ha detto che deve avvenire per forza questa identificazione? E i bambini che fino a metà del Novecento venivano educati nei conventi, divisi per sesso, vivendo le bambine con le suore e i maschi con i frati o con i sacerdoti? I bambini, poi, anche nelle famiglie, sono sempre stati allevati da figure di un solo sesso, cioè femminile, raramente gli uomini, tradizionali, si immischiavano nell’educazione dei bambini fino a quando fossero in età infantile.

    • Giorgio scrive:

      Hai ragione caro, tutta retorica.
      Le figure dei genitori contano poco o nulla nell’infante.
      Infatti i bambini allevati negli istituti, quando vengono adottati dalle famiglie, non presentano nessunissima problematica sul piano comportamentale e quelle poche che manifestano sono dovute alla mancanza della playstation.
      Come si fa, dico io, ad impiegare il poco tempo che Dio ci concede su questa terra a scrivere stronzate di cotanta portata, negando l’innegabile, pur di voler fare un ridicolo controcanto a chi si considera avversario ideologico.

      • Ily scrive:

        I bambini che oggi sono negli istituti provengono spesso da situazioni familiari già disturbate, se non da violenze ed abusi, per questo presentano problemi psicologici. Io mi riferivo al fatto che un tempo era usuale che i bambini fossero collocati proprio dalle famiglie nei collegi per essere istruiti e non mi sembra che ne uscissero degli adulti disturbati. Poi al massimo si può dire che un bambino abbia bisogno di affetto e attenzioni individualizzate che in un istituto non possono essere dati, ma non certo che abbia bisogno di due figure affettive necessariamente di sesso diverso. Non esistono motivi “scientifici” per escludere a priori che un bambino possa essere affettivamente soddisfatto anche vivendo con due figure accuditive dello stesso sesso. Ciò che rischia di essere messo in crisi dalla omogenitorialità non è la felicità dei bambini (che dipende anche e principalmente dal benessere materiale, come quella degli adulti), ma un modello di famiglia storicamente in via di superamento.

        • Ily scrive:

          Quando si parla di adozioni omosessuali si fa sempre riferimento soltanto a quelle dei bambini negli istituti, ma, in realtà, gli omosessuali non possono adottare neppure i figli biologici dei propri compagni, con i quali essi effettivamente convivono e rispetto ai quali, di fatto, essi già svolgono la funzione di co-genitore, a tutti gli effetti. Spesso questi figli biologici sono concepiti da una delle donne della coppia, con l’inseminazione artificiale, e, di fatto, sono considerati figli di entrambe e allevati da entrambe, può la legge non riconoscere questa realtà contro la quale,comunque, non può fare nulla? almeno in questi casi l’adozione dovrebbe essere prevista, se non addirittura la possibilità dell’altro membro della coppia omosessuale di co-riconoscere il figlio come proprio.

        • GiovanniZ scrive:

          “(che dipende anche e principalmente dal benessere materiale, come quella degli adulti)”
          Questo vorrebbe dire che i Paesi più ricchi sono anche quelli più felici. L’esperienza insegna che non è così: oggigiorno è così difficile trovare attorno a noi persone VERAMENTE felici.
          Smettiamola con questo materialismo diffuso: non siamo così miseri!!

          • Ily scrive:

            Ho i miei problemi, ma io sono certa di essere mille volte più felice di una ragazza che vive in una bidonville fra le immondizie in Brasile o qualche villaggio sperduto di una delle meravigliose ex repubbliche sovietiche, per non menzionare sempre l’Africa o l’India, o anche semplicemente più felice di quanti qui in Italia devono rivolgersi alla Caritas per mangiare e vestirsi e non possiedono neppure uno smartphone e una casa accogliente.

        • Giorgio scrive:

          Sì dai, continua a sparar balle, che non se ne accorge nessuno!
          Il papà e la mamma per un bimbo non contano un fico secco, lo sanno tutti.
          Tarzan è stato allevato dalle scimmie e che pezzo d’uomo è diventato!

          • Ily scrive:

            E’ sufficiente essere allevati da esseri della stessa specie, altrimenti è chiaro che non si possono sviluppare appieno le capacità cognitive proprie della specie umana. ahahah, però una scimmia per allevare un neonato umano fino ad almeno 4-6 mesi andrebbe comunque bene…potrebbe essere una nuova forma di baliatico interspecista, risolvendo il problema degli asili nido troppo costosi…

            • Giorgio scrive:

              Ahò, ma che stai addì, Romolo e Remo so’ stati allevati dalla Lupa capitolina e hanno fondato Roma!
              Altro che papà e mamma!

  9. Giorgio scrive:

    Ah, ah, ah!
    Possibile?!
    Ancora non hai capito un tubo!
    Neanche un film di Alvaro Vitali!
    Ah, ah, ah!

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