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Lettera in redazione. Gli errori della “nuova destra” sull’ideologia gender

aprile 22, 2015 Giovanna Jacob

Critica liberal-capitalista alle idee di Alain Benoist. Pubblichiamo una lettera giunta in redazione come contributo per un dibattito

Christopher Street Day Pride Parade in MunichCaro direttore, in una celebre scena del film Aprile Nanni Moretti (di cui in questi giorni è nei cinema Mia madre) urlava impotente verso lo schermo televisivo: «D’Alema, dì qualcosa di sinistra!» Sembra che oggi per sentire cose di sinistra sia necessario tendere l’orecchio a destra. Nel libro I demoni del bene (Edizioni Controcorrente, 2015), Alain Benoist, teorico della “nuova destra” francese, cita Karl Marx come un Peppone di altri tempi.

L’unica ragione per cui vale la pena esaminare la tesi senile di Benoist è che è presa molto sul serio da molti cattolici, non solo i “cattocomunisti”. Infatti, Benoist mescola la menzogna (marxista) alla pura e semplice verità su un tema che oggi sta a cuore ai cattolici più di ogni altro: la dittatura dell’ideologia gender. Quando sono mescolate alla verità, le menzogne non solo sono più insidiose ma finiscono per screditare la verità stessa cui sono mescolate. Quindi è più che mai urgente dissezionare chirurgicamente le affermazioni di Benoist, liberando la verità in esse contenuta dal parassita marxista e anti-cristiano.

Ecco la pura e semplice verità sulla cultura gender proclamata da Benoist: attaccando la famiglia naturale, questa cultura mira a creare una massa di individui indifferenziati dal punto di vista sessuale e quindi socialmente isolati che possono essere sottomessi più facilmente dal governo “democratico”. «Il grande inganno consiste nel far passare come sensibilizzazione alla democrazia, alla tolleranza, come pedagogia, quella che è in realtà la cancellazione di ogni legame e di ogni identità culturale, storica, religiosa, familiare e sessuale. È la rottura (democrazia contro natura), e il pensiero gender ne costituisce solo un’ultima declinazione, tra l’uomo-creatura e il Creato, per una nuova antropologia, dove al posto della natura c’è la cultura, la scelta (il desiderio che diventa diritto), e dove al posto dell’uomo, c’è l’uomo in progress, l’uomo indistinto, indifferenziato, l’apolide, il cittadino asessuato del mondo. Perché in questo modo può diventare più schiavo dell’economia, mero ingranaggio, e schiavo del nuovo ordine mondiale» (Fabio Torriero, Parla in esclusiva Alain de Benoist: “Il gender è figlio del capitalismo liberale”, intelligonews.it, 15 aprile 2015).  Fin qui, anche il papa ci metterebbe la firma.

Ed ecco le menzogne colossali con cui Benoist guasta la verità appena proclamata. La prima è che l’ideale dell’indifferenziazione sessuale deriverebbe addirittura dal Nuovo Testamento: «dal punto di vista cristiano, la differenza tra gli uomini e le donne è di fatto inessenziale agli occhi di Dio. È ciò che dice San Paolo in un passaggio molto conosciuto dell’epistola ai Galati: “Non c’è più né ebreo né greco… Non c’è più né uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”». Bisognerebbe sillabare più volte questa affermazione delirante di Benoist a tutti i cattolici che sui social network lo applaudono entusiasti.

La seconda menzogna è che la cultura gender… sarebbe l’estrema conseguenza del liberal-capitalismo: «Il liberalismo economico (di destra) e il liberalismo culturale e sociale (di sinistra) sono destinati a ricongiungersi. Bisogna del resto farla finita col il mito del ’68”! Non è dal ’68 ma dal capitalismo liberale che proviene l’idea di una libertà irresponsabile e senza limiti (…) Karl Marx non aveva torto a dire che la borghesia ha affogato l’ordine antico “nelle acque gelide del calcolo egoistico”. La cultura libertaria si situa di diritto nel prolungamento di questa tendenza. Come ha scritto il filosofo Jean Vioulac, “l’avvento della società dei consumi implicava la dissoluzione di tutto ciò che era suscettibile di frenare l’acquisto sui mercati, e dunque l’abolizione di ogni legge morale che reprimesse la soddisfazione immediata del desiderio». E Nanni Moretti applaude.

Ma cerchiamo di ristabilire la verità. Innanzitutto, che cosa è il capitalismo? Fra la gente di media cultura è ancora molto diffusa l’idea che il capitalismo sia figlio della riforma protestante. In realtà, la maggioranza degli studiosi competenti (fra cui Rodney Stark e Thomas Woods, per citarne solo due) sanno che il capitalismo non è nato nel XVI secolo nei paesi protestanti ma è nato tre o quattro secoli prima nei cattolicissimi comuni italiani. Tralasciando le significative differenze fra cattolicesimo e protestantesimo, quello che adesso importa è che la “etica capitalista” si fonda sulla morale cristiana, condivisa da cattolici e protestanti. Concretamente, “capitalismo” significa: accumulare un “capitale” per investirlo in attività produttive al fine di incrementare il capitale stesso, che poi verrà reinvestito eccetera. La maggior parte dei cattolici si stracciano le vesti se dici loro che Gesù di Nazareth non era affatto anti-capitalista. Evidentemente non ricordano bene la parabola dei talenti: il servo buono “investe” i talenti che gli sono stati dati in una attività produttiva, raddoppiandoli.

Ma andiamo avanti. Alain Benoist afferma: «Non è dal ’68 ma dal capitalismo liberale che proviene l’idea di una libertà irresponsabile e senza limiti (…) Karl Marx non aveva torto a dire che la borghesia ha affogato l’ordine antico “nelle acque gelide del calcolo egoistico”». In realtà, il vero capitalista liberale deve essere esattamente il contrario di irresponsabile ed egoista. In primo luogo, per mettere in piedi una attività produttiva di successo occorre un gran senso del dovere, una grande capacità di dedizione al lavoro e la disponibilità a sopportare molti sacrifici. In secondo luogo, perché una impresa funzioni è necessario che tutti i dipendenti ci lavorano volentieri; perché ci lavorino volentieri è necessario che l’imprenditore li tratti bene. Il capitalista è un individuo responsabile non soltanto per sé stesso ma anche per gli altri, in primo luogo i suoi dipendenti. In sintesi, per essere bravi capitalisti bisogna seguire una morale molto forte, che esalta la dedizione al lavoro e che condanna la pigrizia, che esalta la generosità verso il prossimo e condanna l’egoismo. In sostanza, bisogna seguire la morale cristiana. Per fare un esempio di cronaca, i dipendenti della Ferrero di Alba, produttrice del prodotto dolciario di maggiore successo a livello mondiale (la Nutella), si dichiarano essere i dipendenti più soddisfatti d’Italia. Il signor Ferrero, scomparso di recente, una volta disse che l’idea della Nutella gli era venuta dopo avere chiesto alla Madonna di Lourdes di dargli nuove idee per la sua azienda. Da allora, pretese che in tutti i reparti della sua azienda fosse presente una statuetta della Madonna.

Come abbiamo visto, secondo Benoist il concetto cristiano di uguaglianza di fronte a Dio porta alla negazione delle differenze non solo fra uomini di diversa estrazione sociale ed etnica ma anche fra uomo e donna, aprendo così la strada alla ideologia gender. Evidentemente Benoist non riesce a intendere che l’uguaglianza di valore non implica l’uguaglianza dell’identità. Io e il mio prossimo abbiamo entrambi un valore infinito ma io sono infinitamente diversa da lui e lui è infinitamente diverso da me. E se le differenze individuali sono irriducibili, tanto più o sono quelle fra individui maschi e individui femmine. Per tagliare corto, nella Genesi c’è una frase che, da sola, basta a fare cadere tutto il castello di carte di Benoist: «Maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Occorre una robusta dose di malafede, che a Benoist non manca, per disconoscere che il cristianesimo ha sempre esaltato la famiglia naturale monogamica, fondata sul matrimonio indissolubile fra maschio e femmina.

Nato dal cristianesimo, il capitalismo è strettamente legato, fin dalle origini, all’istituto familiare (non a caso, la più antica forma di impresa capitalistica è l’impresa a conduzione familiare). Creando una rete di rapporti solidali attorno all’individuo, la famiglia lo protegge nella buona e nella cattiva sorte, mettendolo nelle migliori condizioni per fare impresa

Con buona pace di Benoist, all’origine della dissoluzione della famiglia e della conseguente affermazione dell’ideologia gender non c’è il fantomatico “liberismo selvaggio” ma proprio il Sessantotto, che Augusto Del Noce insegna essere stata una rivoluzione marxista-freudiana (cfr. Augusto Del Noce, L’erotismo alla conquista della società). Ma che cosa potevano avere in comune gli austeri militanti dei partiti comunisti con i frivoli cultori hippy del “sesso, droga e rock’n roll”? Più di quanto si pensi.  È vero che fino agli anni Cinquanta i comunisti propugnavano una morale sessuale assai rigida, indistinguibile da quella tradizionale. Ma alla base della loro morale non c’era tanto l’amore per la famiglia quanto l’avversione per l’edonismo in tutte le sue forme, che secondo loro era espressione di “decadenza borghese”. Se infatti l’edonista borghese mirava al piacere immediato, invece il vero comunista doveva lottare per portare il paradiso in terra; se l’edonista borghese guardava al presente, il comunista doveva guardare al futuro.

Ma se non aveva più un destino ultraterreno, se era solo corpo, l’uomo nell’ottica del marxismo non poteva che vivere in funzione del piacere del corpo. Il comunista non poteva accontentarsi di vivere nell’attesa di una soddisfazione politica che sarebbe arrivata in un futuro imprecisato: doveva godersi la vita anche nel presente. Quindi il marxismo era destinato fin dall’inizio a diventare edonismo, la rivoluzione politica era destinata fin dall’inizio a prolungarsi nella rivoluzione sessuale, il pensiero di Marx era destinato fin dall’inizio a congiungersi col pensiero di Freud estremizzato da Wilhelm Reich (il primo a teorizzare la libertà sessuale come strumento di liberazione dalle nevrosi). Oltreché soddisfare desideri sessuali, l’uomo-corpo deve soddisfare immediatamente ogni sorta di bisogni e desideri materiali. E come può soddisfarli, se non consumando beni materiali? Ecco perché il passaggio dal comunismo di massa al consumismo di massa è stato così repentino. D’altra parte il marxista Pasolini, che da una parte tuonava contro “la società dei consumi” e dall’altra mandava al cinema film semi-pornografici “d’essai”, non è stato in grado di spiegare in maniera convincente perché il consumismo tout court fosse una cosa orribile mentre il consumismo sessuale, da lui gioiosamente praticato, fosse “progressista”.

Dunque dal punto di vista filosofico il consumismo è una conseguenza del materialismo marxista, ma non solo marxista. Invece dal punto di vista sociale il consumismo come atteggiamento di massa è una conseguenza dell’applicazione delle politiche keynesiane. Ma andiamo per ordine. Il filosofo Jean Vioulac, citato da Benoist, conferma l’idea, molto cara ai cattolici poco informati, che il consumismo sia l’altra faccia del liberal-capitalismo. In realtà il consumismo sta alla società liberal-capitalista come un parassita sta ad una pianta. Infatti l’etica capitalista originaria non incoraggia a seguire uno stile di vita consumista bensì a limitare i consumi per mettere da parte i soldi. Per investire un capitale bisogna prima accumularlo, per accumularlo bisogna risparmiare, per risparmiare bisogna mortificare qualche desiderio. Insomma, per mettere insieme un capitale occorre la virtù cristiana della temperanza. Il servo buono della parabola non utilizza i talenti che ha a disposizione per comprare beni voluttuari ma li investe in una attività produttiva.

Il popolo dei paesi occidentali ha sempre avuto l’abitudine di limitare i consumi per mettere da parte i soldi. Ebbene, un massone del secolo scorso non sopportava questa abitudine popolare, che puzzava ancora troppo di cristianesimo. E così scrisse che il risparmio era l’origine di tutti i mali dell’economia, e tutti i governi occidentali gli hanno creduto e gli credono tuttora. Per incoraggiare i consumi e scoraggiare i risparmi, i governi hanno cominciato più di cinquant’anni fa ad assumere più gente possibile nel settore pubblico. A loro non importa che il settore pubblico sia veramente produttivo (e di fatto non lo è, per definizione) ma che i pubblici dipendenti corrano a spendere tutto lo stipendio, senza mettere via nulla da parte per il futuro. Per aiutarli a non cedere alla tentazione di risparmiare, il governo crea l’inflazione: a che serve mettere via dei soldi, se domani quei soldi varranno di meno? D’altra parte, per assumere tutta quella gente i governi devono indebitarsi, che significa bruciare i risparmi futuri dei contribuenti, specialmente di quelli non ancora nati.  “Tanto nel futuro saremo tutti morti”, diceva questo massone, che di nome faceva John Maynard Keynes. Poiché non crede che ci sia una vita dopo la morte e “del doman non v’è certezza”, l’uomo-corpo pensa solo a godersi il momento presente “che si fugge tuttavia” e pazienza se per goderselo fino in fondo deve togliere il pane di bocca a quelli che verranno quando lui sarà morto. L’uomo-corpo, in sostanza, non si comporta come il servo buono ma come un figliol prodigo che non torna dal padre e sfrutta i suoi stessi figli, costringendoli a pagare i suoi debiti. Inutile dire che le politiche keynesiane, basate appunto sull’etica del figliol prodigo, non hanno mai fatto ripartire nessuna economia, ma piuttosto hanno fatto precipitare molte economie nel baratro di debiti inestinguibili (si dia un’occhiata alla Grecia).

L’edonismo marxista e keynesiano è incompatibile col liberal-capitalismo. Individui edonisti, che mirano soltanto alla soddisfazione immediata dei loro desideri, non sono capaci né di risparmiare né di investire né di dedicarsi con costanza all’impresa né di badare ai propri bisogni. Individui indifferenziati dal punto di vista sessuale, che non si sposano e non fanno figli (o li “fanno” in maniera mostruosa), non potranno costruire attorno a loro stessi reti di rapporti solidali, basati sulla parentela e sull’amicizia, che possano proteggerli nei momenti del bisogno. Per potersi dedicare in pace alla ricerca del piacere, questi individui demanderanno allo Stato il compito di provvedere ai loro bisogni “dalla culla alla tomba”. Quando scompare la mamma, lo Stato diventa mamma. In conclusione, il libertinaggio di massa non è l’altra faccia del “liberismo selvaggio” ma l’altra faccia della socialdemocrazia selvaggia, che non è se non un comunismo moderato. Non sfugga che l’industria pornografica non è nata in un paese “liberista” ma in un paese socialdemocratico: la Svezia. Viene in mente il Brave New World di Aldous Huxley: nel mondo nuovo, che non a caso si basa sul marxismo e sul freudismo (i cognomi più diffusi sono “Marx” e “Freud”), gli individui sono fabbricati in catena di montaggio e non vivono per altro che per drogarsi e fare sesso. L‘edonismo individuale è l’altra faccia del totalitarismo politico. L’ideologia gender sembra davvero uno strumento nelle mani di un occulto potere, che mira ad isolare gli individui per dominarli meglio. E nani del pensiero come Benoist aiutano questo potere occulto attaccando l’unico sistema che potrebbe contrastarlo: il sistema liberal-capitalista.

Giovanna Jacob

Foto Ansa

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27 Commenti

  1. Tommaso d'Aquino scrive:

    Scroscio di applausi per la Jacob.
    Cito un passo rinvenuto nella General Theory, edizione tedesca pubblicata nel 1936 in cui Keynes scrisse:

    “La teoria della produzione aggregata che è lo scopo di questo libro, può essere applicata più facilmente ALLE CONDIZIONI DI UNO STATO TOTALITARIO rispetto alla teoria della produzione e distribuzione di una produzione data, risultata in condizioni di competizione libera e di un notevole grado di laissez-faire.”

    Per opportuno confronto riporto il testo tedesco: “Trotzdem kann die Theorie der Produktion als Ganzes, die den Zweck des folgenden Buches bildet, viel leichter den Verhältnissen eines totalen Staates angepasst werden als die Theorie der Erzeugung and Verteilung einer gegebenen, unter Bedingungen des freien Wettbewerbes und eines grossen Masses von laissez-faire erstellten Produktion.”

    Tutto il problema del caos moderno sta nel fatto che il marxismo ha avuto successo nel cambiare il significato delle parole utilizzandole secondo il SUO modo di vedere la realtà e diffondendone questo significato in maniera capillare. Così ha fatto con la parola povertà, così ha fatto con la parola popolo, così ha fatto con la parola ricchezza, così ha fatto con la parola storia, così ha fato con la parola individuo, così ha fatto con la parola lavoro, così ha fatto con la parola capitale, così ha fatto con la parola sesso, così ha fatto con DIO.

  2. Giuseppe Fattoni scrive:

    Artcolo lungo quanto confuso ed insulso.

    “questa cultura mira a creare una massa di individui indifferenziati dal punto di vista sessuale e quindi socialmente isolati che possono essere sottomessi più facilmente dal governo “democratico”

    Indifferenziati sessualmente?? Ma dove è mai scritto, detto, o proposto una indifferenziazione sessuale?

    E’ una menzogna senza precedenti, non esiste nessuno che proponga una cosa simile..
    … a meno che non si riferisse ai diritti, li si che deve essere perseguita l’indifferenziazione sessuale!

    poi che c’entra l’isolamento e la sottomissione al governo democratico?

    Un governo democratico sottomette? E la dittatura allora che fa?

    “È la rottura (democrazia contro natura), e il pensiero gender ne costituisce solo un’ultima declinazione”

    La democrazia va contro la natura?
    E’ contro-natura un omosessuale? Allora è vero che la tradizione cattolica porta all’omofobia.

    Questo sito è alla deriva.

    • Tommaso d'Aquino scrive:

      “Indifferenziati sessualmente?? Ma dove è mai scritto, detto, o proposto una indifferenziazione sessuale?”

      o il maschio e la femmina sono uguali o sono diversi, lei in merito cosa pensa?

      p.s. la democrazia come esercitata oggi è de facto una oligarchia gestita dal partito di maggioranza. Ovvero è una dittatura della maggioranza.

      • Giuseppe Fattoni scrive:

        “il maschio e la femmina sono uguali o sono diversi, lei in merito cosa pensa?”

        Tutti uguali nei diritti, diversi per altri aspetti anche e sopratutto di tipo psicologico, comportamentale ecc.., ed è su queste diversità che si basa la percezione della propria appartenenza ai due generi,
        per questo è un grossolano errore parlare di annullamento delle differenze.

        • Quercia scrive:

          “…diversi per altri aspetti anche e sopratutto di tipo psicologico, comportamentale ecc..,”, fisico, clinico e genetico.

          E’ importante ricordarsi che la differenza maschio/femmina, oltre ad essere psicologica e comportamentale (furbetto 😉 ) è soprattutto scientifica e medica, fin dai cromosomi (X e Y).

          Credo sia importante proprio perchè oggi si vorrebbe negare questa differenza (provata scientificamente). E credo che sia qui l’annullamento delle differenze, di cui si parla. Quindi una persona non è più donna o uomo, è ciò che vuole. O meglio (e qui sta il dramma) crede di poter essere ciò che vuole, e quando si scontra con la verità/realtà vengono fuori i drammi (per se e per gli altri).

          Infatti se tu Giuseppe volessi diventar donna, non potresti. E non perchè qualcuno te lo impedisce, ma semplicemente perchè è impossibile. Perchè fin dal tuo dna sei uomo. Come tua mamma fin dal suo dna è donna. E non ci sono interventi chirurgici nè bombardamenti ormonali che possano cambiare questo dato di fatto. Non escludo che fra tot anni/secoli/minuti saremmo in grado di modificare il dna e riusciremo a trasformare una volpe artica in un baobab africano, però fino ad allora un uomo rimane tale, visto che il sesso non dipende da come ci si veste, come ci si comporta e soprattutto non si esaurisce nell'”attrezzatura” che si ha in mezzo alle gambe o sui pettorali, ma è una cosa inscindibile con la persona stessa visto che è scritta nel dna.
          Certamente, se parliamo di “diritti”, entrambi devono avere pari diritti. Ma anche qui, non è che un diritto appartenente ad un sesso debba per forza avercelo anche l’altro sesso. Pensiamo al diritto al congedo per allattare, è giusto che ce l’abbia la madre. Ma il padre non ha senso che ce l’abbia visto che, essendo differenti, il maschio non allatta. Ti prego ora non rispondermi che usa il biberon 😉

          E’ un po’ come se un bianco rivendicasse il diritto di essere nero e sostenesse che il colore della pelle non è un dato di fatto reale provato scientificamente, ma un retaggio culturale. Certo, potrebbe abbronzarsi o spalmarsi qualsiasi cosa sulla pelle. Potrebbe diventare, in alcuni casi, apparentemente una persona di colore e tutti potrebbero trattarlo come tale, ma sempre un bianco rimane. La domanda è: se fosse apparentemente uguale ad un nero, sarebbe davvero soddisfatto? Tenendo anche conto che la realtà glielo ricorderebbe periodicamente.

  3. Paolo scrive:

    Finalmente un’analisi seria sull’ultimo degli imbarcati nella sacrosanta lotta all’ideologia gender. C’è da domandarsi perché in settori cattolici anche non cattocomunisti scatti ultimamente l’entusiasmo acritico per ogni cenno che parta da fronti da sempre radicalmente e fattualmente anti-cristiani.
    Aggiungo soltanto che lo stato diventa mamma soprattutto quando scompare il padre.

  4. Giuseppe Fattoni scrive:

    “essere ciò che vuole”

    Cio che vuole per ciò che sente di essere realmente, se e quando ci si accorga che il proprio corpo non è allineato con il proprio essere.

    Questa è una condizione che scientificamente è conosciuta
    e che avete il dovere di accettare e riconoscere senza fare ulteriori crociate.

    Può accadere che il sesso genetico non corrisponda alla propria identità
    la quale, essendo esseri umani, è predominante rispetto al corpo,
    fatevene una ragione.

    E si sceglie di essere uomo o donna riconfermando la differenza uomo/donna, non dovete parlare di annullamento della differenza perché è totalmente fuorviante.

    • giovanna scrive:

      Ma il cognome, caro Giuseppe, te lo sei scelto consapevolmente ?
      Poi, lo sai vero, perché qualcosa mi dice che si un frequentatore abituale, lo sai che se uno crede di essere Napoleone e il suo essere non è allineato con ciò che crede di essere, qualcuno pensa che si debba curare, vero ? E non essere abbandonato al suo destino di malato psichico, per confermare i gay nella loro teoria gay- gender ?
      Tra l’altro, nessun gay troverà veramente il conforto che cerca in questa teoria e intanto si faranno altre vittime, oltre i bambini, oltre le mamme, oltre i papà, abbiamo vittime persino tra le persone con disturbi psichici.
      Ma ormai è risaputo, l’ideologia gay non guarda in faccia a nessuno, la storia si ripete.
      E si ripete sempre con avversari non leali, che giocano sporco, a partire dalle piccole cose, come i multi-nick…ma è un indizio che pesa, eccome se pesa.

  5. Emanuele scrive:

    Il grande nemico del consumismo è la famiglia. In famiglia si impara il primo senso critico, a distinguere ciò che è veramente necessario da ciò che è superfluo… insegnamento molto più proficuo nelle famiglie numerose dove la condivisione delle cose e degli affetti è cosa quotidiana.

    Ma il senso critico, la morigeratezza, la continenza sono nemiche del consumismo. È pertanto necessario privare il prima possibile i bambini della loro famiglia. Ci hanno sempre pensato i regimi organizzando scuole, giovani Barilla, gioventù Hitleriana, etc.

    Oggi siamo un passo avanti. .. perché perdere tempo per organizzare scuole e dopo scuole? Più semplice distruggere la famiglia.

    Divorzio, aborto, precarietà sul lavoro, confusione sui ruoli sociali, etc. vanno tutti in questa direzione… Le famiglie sono sempre più deboli… difficile che i piccoli possano trovare esempi nei loro genitori. Genitori, quali? Quelli biologici? Quelli adottivi? I nuovi compagni di mamma e papà? Genitore 1 o 2?

    Le teorie gender vanno in questa direzione… non esistono più donne ed uomini, ma esseri umani dotati di accessori sessuali intercambiabili. .. è chi può aiutare queste trasformazioni? Trucchi, cosmetici, abbigliamento, gadget, chirurgia, farmaci e via dicendo.

    Ed è anche curioso notare come più passa il tempo più la società diventa sessuofobica… prima si è negato l’aspetto unitivo della sessualità (divorzio, convivenze, tradimenti ), poi si è negato l’aspetto procreativo della sessualità (diffusione di contraccettivi ed aborto), oggi si nega l’aspetto carnale volendo relegare le differenze sessuali alla sola sfera psicologica e sociale.

    Il sessualità non è più un aspetto totalizzante della realtà umana che coinvolge anima e corpo, ma solo un piacere edonistico, quasi meglio se vissuto in solitudine e con i giusti gadget. ..

    • Giuseppe Fattoni scrive:

      S’impara il senso critico facendosi catechizzare fin da neonati dentro gli oratori religiosi?

      Lei ha una concezione un pò perversa del “senso critico”..

      notoriamente il senso critico si esercita con un’educazione libera da condizionamenti ideologici, attraverso insegnamenti che non siano di parte, con la cultura, la scuola pubblica e non privata…ecc..

  6. Filippo81 scrive:

    Condivido del tutto l’avversione per l’ideologia gender con l’autrice dell’articolo, però io sono convinto che l’edonismo marxista-keynesiano ma anche l’ideologia liberalborghese abbiano entrambi fatto abbastanza danni ! Sono due rami dello stesso tronco !

    • Giovanna Jacob scrive:

      L’edonismo marxista-keynesiano e il liberal-capitalismo non sono affatto due rami dello stesso tronco: il liberal-capitalismo (che non è una ideologia ma una etica) risale al Medioevo cristiano. Discorso troppo lungo per esaurirlo qui, vi rimando a “La vittoria della ragione” di Rodney Stark.
      Dico soltanto che i cattolici manifestano una spiccata tendenza a bersi tutti gli argomenti della propaganda della sinistra marxista e post-marxista e tutti gli argomenti della destra “vitalistica” supeoministica statolatrica, unite nell’odio verso il liberal-capitalismo. Dopo essersi bevuti questa propaganda, si scervellano per inventarsi ridicole “terze vie” fra capitalismo e comunismo, fra cui il “distribuitismo” di Chesterton. . Ma queste terze vie alla fine non sono altro che variazioni sul tema della socialdemocrazia democristiana, che non è se non un comunismo moderato. Ma vi dò una notizia: la socialdemocrazia keynesiana e ridistribuzonista ha fallito: o dimostrano i debiti colossali che ci stanno mangiando vivi. Se non lo capite, lasciatevi mangiare vivi continuando a sognare “la “terza via”.

      • Quercia scrive:

        Ok. Va bene tutto. Credo anch’io che spesso i cattolici riescano a bersi le porcherie di destra e di sinistra che non centrano un tubo col cristianesimo. Però viviamo nella realtà, non in un mondo ideale. Quindi poi, una scelta va pur fatta (visto che anche non scegliere è cmq una scelta). Quindi, praticamente cosa si fa?

        Praticamente. Intendo, come si gestisce il fisco, lo stato sociale, la questione giovanile, gli anziani, i lavoratori (dipendenti e autonomi), l’immigrazione, le pensioni, il sistema scolastico, i divari territoriali ecc ecc
        Quindi tutti i casi concreti che poi “amministrando” ci si trova a dover risolvere.
        Perchè è giustissimo dire, che un sistema basato sul consumo e sul debito (piuttosto che sul risparmio e l’investimento) è destinato a fallire (a meno che non faccia pagare i suoi debiti a qualche altro stato, magari con una guerra??), però poi praticamente, in questa situazione ci si trova. Che si fa? Non vogliamo più lo stato indebitato? son d’accordo. Però poi praticamente, resteranno senza lavoro/pensioni milioni di cittadini.
        Sarebbe come dire: “hai la polmonite! hai visto che non è stata una bella idea attraversare la marmolada in mutande? dovevi coprirti!” Ok, assodato questo, qual è la cura? La cura non è dire “avresti dovuto fare questo, ora non saresti ammalato”. Ma piuttosto è “ora sei malato, fai questo e guarirai”

        Che so…faccio per dire…una piccola possibilità potrebbe essere tutelare l’istituto famigliare e incentivare (anche fiscalmente) il risparmio e l’investimento?

      • Filippo81 scrive:

        La dottrina liberale e quella marxista sono entrambi due teorie sciagurate, non raccontiamo corbellerie !

      • Cisco scrive:

        @Giovanna Jacob
        La “terza via” non ha niente a che fare con la socialdemocrazia e tanto meno con il marxismo: si tratta semplicemente della visione antropologica cristiana applicata all’ambito economico (più che il sociologo non cattolico Stark citerei l’economista cattolico Zamagni). Un “sistema” e’ valido se corrispondente alla natura dell’uomo, al suo essere bisognoso di lavoro dignitoso, cioè che realizza la personalità (aspetto spirituale) e remunerativo (aspetto materiale). Il capitalismo come etica – così come lo statalismo come etica – e’ qualcosa di aberrante: il capitalismo e’ un sistema di organizzazione dei mezzi di produzione, che può portare – a seconda del fine che si propongono gli attori economici, questi si “etici” in quanto uomini – a buoni o pessimi risultati. Quindi la bontà del capitalismo dipende dal comportamento etico – cioè libero – dei suoi interpreti. Lo statalismo invece è sempre contro la visione cristiana dell’uomo, perché gli toglie questa libertà di scelta. Il rischio è che, con la concentrazione del capitale in poche mani, il capitalismo diventi come lo statalismo, cioè una forma di plutocrazia che toglie libertà a chi non ha capitali, cioè quella forma di schiavitù già vista e vissuta in quel moderno “capitalismo delle origini” condannato dalla Chiesa. La causa, non l’effetto, di tutto ciò – e quindi del materialismo – è il male che è nell’uomo e che lo spinge alla sete di potere. Non occorre la mano invisibile, ma un’amicizia visibile con qualcuno che ci salva.

      • Cisco scrive:

        @Giovanna Jacob
        La “terza via” non ha niente a che fare con la socialdemocrazia e tanto meno con il marxismo: si tratta semplicemente della visione antropologica cristiana applicata all’ambito economico (più che il sociologo non cattolico Stark citerei l’economista cattolico Zamagni). Un “sistema” e’ valido se corrispondente alla natura dell’uomo, al suo essere bisognoso di lavoro dignitoso, cioè che realizza la personalità (aspetto spirituale) e remunerativo (aspetto materiale). Il capitalismo come etica – così come lo statalismo come etica – e’ qualcosa di aberrante: il capitalismo e’ un sistema di organizzazione dei mezzi di produzione, che può portare – a seconda del fine che si propongono gli attori economici, questi si “etici” in quanto uomini – a buoni o pessimi risultati. Quindi la bontà del capitalismo dipende dal comportamento etico – cioè libero – dei suoi interpreti. Lo statalismo invece è sempre contro la visione cristiana dell’uomo, perché gli toglie questa libertà di scelta. Il rischio è che, con la concentrazione del capitale in poche mani, il capitalismo diventi come lo statalismo, cioè una forma di plutocrazia che toglie libertà a chi non ha capitali, cioè quella forma di schiavitù già vista e vissuta in quel moderno “capitalismo delle origini” condannato dalla Chiesa. La causa, non l’effetto, di tutto ciò – e quindi del materialismo – è il male che è nell’uomo e che lo spinge alla sete di potere. Non occorre una mano invisibile, ma un’amicizia visibile con qualcuno che ci salva.

  7. Cisco scrive:

    Se la premessa è tralasciare “le significative differenze fra cattolicesimo e protestantesimo”, tutto si può dire sun concetto – quello di “capitalismo” – che non è univoamente definibile a livello teorico e certamente multiforme nella prassi. Non so se San Giovanni Paolo II sia nnoverabile tra “la gente di media cultura”, ma nella sua enciclica sul tema, la Centesumus Annus, sciveva al punto 33: “Di fatto, oggi molti uomini, forse la grande maggioranza, non dispongono di strumenti che consentono di entrare in modo effettivo ed umanamente degno all’interno di un sistema di impresa, nel quale il lavoro occupa una posizione davvero centrale.(…) Molti altri uomini, pur non essendo del tutto emarginati, vivono all’interno di ambienti in cui è assolutamente primaria la lotta per il necessario e vigono ancora le regole del CAPITALISMO DELLE ORIGINI, nella «spietatezza» di una situazione che non ha nulla da invidiare a quella dei momenti più bui della prima fase di industrializzazione. In altri casi è ancora la terra ad essere l’elemento centrale del processo economico, e coloro che la coltivano, esclusi dalla sua proprietà, sono ridotti in condizioni di semi-servitù.”
    Per non parlare della Rerum Novarum di Leone XII, in cui il capitalismo viene chiaramente messo in contrapposizione sia al socialismo che al distributismo, inteso come reaizzazione della dottrina sociale della Chiesa.

    Ora, il capitalismo corporativo-familiare è certamente nato nel contesto del basso medioevo italiano per opera principalmente dei Francescani. Ed è tuttora la principale caratteristica soprattutto di Italia e Germania, con le loro piccole e medie aziende, che tuttavia restano piccole proprio perché l’elevata propensione al risparmio serve per tutelarsi dagli imprevisti, non per essere investita nell’attività economica. Ma è chiaro che questo ha poco a che fare con gli sviluppi successivi di tipo “liberale” che hanno sostituito l’uomo e la famiglia con il capitale come centro dell’attività economica. Questa forma di capitalismo, nata con la Rivoluzione Industriale inglese, è evidente nei paesi anglosassoni, dove dominano aziende multinazionali a elevata capitalizzazione, ed è anche quella oggi considerata come capitalismo tout court: certamente in maniera erronea, ma non senza ragione data la sua diffusione. Qindi se a questo tipo di capitalismo si riferisce Benoist – con tutto il suo corollario di individualismo libertario – mi sembra che colga un elemento comune con il marxismo, che di fatto è una forma collettivizzata di individui senza relazioni e dominati dallo stato, sostituito dal capitale nel capitalismo moderno .

    • antonio scrive:

      Gentile Signora Jacob,
      Di sotto trova documenti autorevoli inerenti alla condanna del liberalismo (Pio IX, “Sillabo”). A me pare infatti che il liberismo economico sia il frutto dell’etica liberale (come Lei afferma), la cui deriva non casuale è il libertarismo, di cui il “gender” è l’ultima propaggine. Criticare il “gender”, per giunta da posizioni sedicenti cattoliche, e non l’universo liberale che l’ha prodotto, mi sembra contraddittorio. Dire poi che il distributismo di Chesterton è “ridicolo” mi pare eccessivo. Ricordo anche la condanna dell’interesse da parte dell’Aquinate (interesse = usura) e della Chiesa fino ad un certo periodo. Cristo a me non sembra affatto avere uno spirito liberal-capitalista.

      X – Errori che si riferiscono all’odierno liberalismo

      LXXVII. In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.

      Alloc. Nemo vestrum, 26 luglio 1855.

      LXXVIII. Però lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.

      Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

      LXXIX. È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

      Alloc. Numquam fore, 15 dicembre 1856.

      LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.

      • Filippo81 scrive:

        Hai ragione Antonio. affermare che il distributismo di Chesterton sia ridicolo è davvero assurdo. Tra l’altro non riesco a capire come si possa essere Cattolici e marxisti allo stesso tempo (cattomarxisti o cattocomunisti), e allo stesso tempo non riesco a capire come si possa essere Cattolici e nello stesso tempo liberali (cattoliberali o cattoliberisti). Secondo me uno alla fine non sarà ne l’uno né l’altro., sarà solo un confuso ibrido.Ognuno è poi libero di pensarla come vuole,ovviamente. La Dottrina Sociale della Chiesa è però un’altra cosa, non ha bisogno né delle analisti marxiste né delle teorie liberali .Per quanto mi riguarda, sia Marx ed Engels, sia Milton Friedman sono lontani anni luce dal mio semplice modo di pensare.Distinti saluti

        • Giovanna Jacob scrive:

          Avevo risposto all’obiezione di Antonio ma Tempi dice che commento “too quickly” e trattiene il commento. Avevo anche preparato commenti in risposta a Cisco, ma è inutile insistere. Non so che fare. Ciao. .

  8. Emanuele scrive:

    @ Giuseppe Fattoni

    …E chi ha parlato di oratori? Io ho parlato di famiglia…

    Ti faccio un esempio. Mio nonno è sempre stato socialista e mai partecipò al fascismo. Fu antifascista fino dall’inizio, mai ebbe la tessera del partito. .. non diventò antifascista quando ormai gli americani avevano vinto la guerra, come la maggioranza degli italiani. Fu partigiano della prima ora.

    Secondo te, i valori dell’antifascismo dove li imparò? nella scuola pubblica statale ideologizzata o a casa sua? E quei valori sono rimasti intatti, passando da mio nonno, a mio padre, a me ed adesso ai miei figli… Così a casa mia non si cede alle lusinghe del pensiero unico statale e pubblico né ai rigurgiti di destra.

    …Certo, ognuno si porta dietro la sua storia… Chi non ha avuto una famiglia in grado di educare deve cercare l’educazione altrove…

    P.S.

    Paesi molto più laici dell’Italia, come la Francia , la Germania o l’Inghilterra , finanziano le scuole private. .. anche quelle confessionali. Si chiama pluralismo ed è il miglior antidoto contro i pensieri unici…

    • Giuseppe Fattoni scrive:

      i valori dell’antifascismo dove li imparò
      Dallo stesso posto dove chiunque altro puo imparare ad essere filo-nazista, ovvero…. la famiglia!!
      Ti sei dato la classica “zappa sui piedi”.

      “nella scuola pubblica statale ideologizzata”

      Questo è un tuo giudizio peraltro sbagliato, la scuola pubblica di un paese democratico non è ideologizzata per definizione!

      Vedi Emanulele, devi imparare ad accettare la realtà dei fatti anche quando va contro la tua idea.

      Se qualcuno si accorge che stai sbagliando e te lo dice non è “ideologizzato” capisci?
      Sta a te avere la maturità di fermarti e fare un passo indietro.

      Ce l’avete non solo contro la scuoa pubblica ma contro qualunque ambiente che induca emancipazione, libertà e indipendenza, perche da li nasce la verità
      mentre voi siete legati ad un’istituzione falsa che in quanto tale dalla verità viene distrutta.

      Vi ho scoperti mi dispiace per voi, ma non è tutto merito mio, grazie ad un mio amico (Paolo Venisi) ho conosciuto Shiva101 Il Saggio che mi ha illuminato!!
      Egli è Grande, Ringraziamolo!

      • giovanna scrive:

        E chi l’avrebbe mai detto che eri quello che si trova sul binario morto ? Oooooh, sorpresa ! :-)
        Ma quanti anni hai ? Sembri un bambinetto di quinta, senza offesa per i bambinetti di quinta.
        Però, devo dire che il nick , stavolta, era dei più azzeccati .purtroppo, Shiva, a farsi di canne in continuazione, il cervello va in pappa ancora di più !

  9. Emanuele scrive:

    …ti abbiamo già detto che tu sei la prova vivente del fallimento della scuola pubblica, ad esempio nell’insegnamento della storia.
    La scuola pubblica statale, ed i giovani Barilla educavano i bambini per essere degni cittadini… per fortuna allora le famiglie erano forti e, alla fine, l’antifascismo ha prevalso. Purtroppo oggi le famiglie non sono altrettanto forti e molti ondeggiano tra rigurgiti destrorsi, indignazione grillina, pseudo buonismo di sinistra. ..

    Comunque, se la scuola pubblica è così plurale e libera, perché TUTTI gli stati, eccetto le dittature, la finanziano? …Chiedi un po ‘ a Shiva. ..

  10. Emanuele scrive:

    …perché tutti gli stati finanziano le scuole private? …scusate…

  11. Giuseppe Fattoni scrive:

    Sciocco!! Anche i fascisti avevano le loro famiglie !!

    Come vedi la famiglia non può mai essere una garanzia !

    Comunque, se la scuola pubblica è così plurale e libera, perché TUTTI gli stati, eccetto le dittature, la finanziano?

    Hoi chiesto a Shiva101 e mi ha risposto che hai MENTITO:
    Mussolini con Il fascismo ha introdotto la chiesa nella scuola pubblica, cosi come oggi il partito neo-nazista Jobbik (che di fatto è una dittatura) ha concesso enormi liberta alla chiesa nel mondo della scuola.

    Shiva101 ha risposto anche che gli Stati che finanziano le scuole private.. SBAGLIANO a tal punto che l’Inghilterra ora ne subisce le conseguenze a sue amare spese:

    1- prima di tutto ammettere scuole (le faith school) che discriminano in base alla religione è un’autentica bestemmia civile
    2- secondo ora è cpostretta ad ammettere e sovvenzionare le scuole ISLAMICHE…

    Il primo principio di una scuola è di garantire un’istruzione LIBERA, ovvero SENZA IDEOLOGIE…
    altrimenti fallisce in partenza, non è piu una garanzia per i giovani, pertanto i privati devono essere ESCLUSI dal mondo della scuola.

    Una scuola religiosa è il peggior esempio di inquinamento di un privato nel servizio pubblico, nell’Europa dell’EST la chiesa ortodossa insegna perfino il creazionaismo nelle scuole e che gli uomini erano contemporanei dei dinosauri.

    Viva la scuola libera e statale, viva la libertà… viva Shiva101!!!!

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