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E alla fine arrivò Ronaldo

settembre 6, 2011 Carlo Candiani

Il primo anno di presidenza Moratti comincia a far intravedere ai tifosi ciò che dovranno sopportare nel futuro della squadra: scudetti d’estate e rifondazioni caotiche anno dopo anno. Ma il 1997 è l’anno del sogno Ronaldo

Mentre mister Hodgson fa le valigie, arriva direttamente dal Napoli il nuovo allenatore: Gigi Simoni. Radici emiliane, uomo pratico, non più giovanissimo, grande stile e capacità di rapporto con i giocatori da vecchio saggio; non un genio di tattica, capace però di costruire formazioni quadrate e solide. Ma la notizia bomba dell’estate interista è l’acquisto più eclatante, dopo quello di Maradona, da parte di una squadra di calcio italiana. Dal Barcellona Moratti, alla modica cifra di 51 miliardi di lire, ingaggia nientepopodimenochè Ronaldo e i tifosi accolgono con entusiasmo “Il Fenomeno” brasiliano, assaporando già le vittorie che attendono la squadra avendo tra le proprie fila colui che viene ritenuto, a ragione, il più forte attaccante del mondo.

 

Attorno al bomber Moratti, assolda un gruppo di tenaci centrocampisti: l’argentino Simeone, il francese Cauet e l’infaticabile Moriero, arrivato dal Milan attraverso complicati giri. In più ci sono un paio di difensori e un giovanissimo fantasista uruguagio, tal Recoba, detto “Il Chino”, che nel tempo diventerà croce e delizia (molto più croce, per la verità) dell’Inter targata Moratti. Ma la non chiarezza con  la quale il Presidente opera sul mercato crea un piccolo caso: Maurizio Ganz, “el segna semper lù” viene venduto inaspettatamente al Milan nel mercato di riparazione invernale e diventa subito protagonista nel derby di Coppa Italia, estromettendo dal torneo, praticamente da solo, la sua ex squadra. Una piccola ombra che non riesce a oscurare il cammino della Beneamata trascinata da Ronaldo, sia in Campionato che in Coppa Uefa. La vera tempesta che si abbatterà sul cammino tricolore ha i colori bianconeri degli juventini. Dopo aver condotto in testa buona parte del torneo, i nerazzurri, a quattro giornate dalla fine, devono rincorrere la Juve, e proprio ora c’è in programma la sfida diretta di ritorno: Juve punti 66, Inter 65. La partita di Torino non finirà nel migliore dei modi per la squadra milanese: la Juve è in vantaggio con Del Piero quando avviene il patatrac, qualcosa che incrinerà per sempre la storia della concorrenza tra le due grandi compagini e tra i dirigenti delle due società.

 

 

Quel pomeriggio attecchirà il seme di Calciopoli che germoglierà ben otto anni dopo. All’Inter, in svantaggio, viene negato un clamoroso rigore, per un atterramento di Ronaldo, in piena area juventina da parte del centrale difensivo Mark Juliano. Ma non finisce qui: mentre avvengono le rituali proteste della squadra danneggiata (brutta abitudine, specialmente della cultura calcistica italiana) gli juventini ricevono un rigore a favore, che comunque lo stesso Del Piero si fa parare. Ma ormai in campo regna l’anarchia e la confusione più totale: Gigi Simoni, abitualmente compassato e ligio alle regole, aggredisce verbalmente l’arbitro e entra in campo con palla in movimento al grido di “Vergognatevi!” e si fa espellere. E anche Ronaldo si abbandonerà a dichiarazioni di fuoco davanti ai microfoni di “90° Minuto”, che saranno oggetto di provvedimenti disciplinari da parte del giudice sportivo. Ma lo “tsunami” di polemiche non si concluderà in campo. La stampa e le tv nazionali, nelle ore seguenti, saranno palcoscenici mediatici e luoghi di scontri accesi tra le fazioni avversarie e inizieranno a rovistare negli episodi poco chiari nella carriera del direttore tecnico della juve, Luciano Moggi: cominciano a nascere i primi sospetti sulla correttezza dei suoi rapporti con la classe arbitrale al fine di ricevere favori sul campo. Queste sono le premesse di quello che poi scoppierà nell’estate del 2006, che intanto porteranno all’intensificarsi dell’insistita e ingiustificata deriva vittimista del Presidente Moratti, sempre più convinto che i mancati successi del suo team dipendano da una sorta di complotto anti-Inter e non invece il naturale risultato di strategie isteriche e pressappochiste.

 

 

 

Comunque la stagione interista finisce in gloria con la conquista della Coppa Uefa nello stadio “Parco dei Principi” di Parigi contro la Lazio, in una partita convincente e spettacolare. Il risultato finale recita 3 a 0 per i nerazzurri, con due flash “d’autore”: un gol (uno dei pochi, in tanti anni di carriera) di Javier Zanetti, una “minella” dal limite dell’area avversaria sotto l’incrocio dei pali, ma soprattutto una magica serie di finte di Ronaldo che fa sedere Marchegiani, il portiere laziale e insacca. Ma nonostante questo limpido successo, non si acquietano le voci di un cambio sulla panchina occupata da Simoni: Tronchetti Provera, guida operativa del Gruppo Pirelli, sponsor dell’Inter e azionista del Consiglio di Amministrazione della stessa, spinge per il suo esonero (voci di corridoio parlano di contatti con Zaccheroni, allenatore emergente della rivelazione Udinese). Insieme a lui, spinge al cambio la solita stampa specializzata che accusa Simoni di proporre un gioco monotono, anzi, un non-gioco (palla lunga a Ronaldo e poi ci pensa lui).

 

Ma la limpida vittoria in Coppa fa tentennare Moratti sul da farsi, rompe le uova nel paniere ai “ribaltonisti” del povero Gigi e nell’impasse si inserisce il Milan che soffia ai nerazzurri Zaccheroni. Evidentemente, una sensata gestione tecnica, non avrebbe dovuto neanche porsi il problema della sostituzione di un allenatore che al suo primo anno in società aveva raggiunto già buoni risultati, avendo anche rispetto e collaborazione dai suoi giocatori, ma forse un suo deficit “mediatico” da uomo di sport “all’antica” e magari qualche parolina di perplessità sussurrata a orecchie interessate da Ronaldo, mettono l’uomo di Crevalcore in precario equilibrio nelle considerazioni presidenziali.

 

Si continua con Simoni dunque, che nell’estate 1998 vede arrivare come giocatori per la prossima stagione: il “Divin Codino” Roberto Baggio, antico pallino morattiano, due giovanissimi, Ventola, centravanti del Bari, e un giovanissimo centrocampista del Brescia, Andrea Pirlo, assieme a un paio d’altri gregari, Cristiano Zanetti e Dabo, e un giovane terzino sinistro francese Silvestre, che venduto a fine stagione diventa protagonista in Premier League nelle fila del Manchester United per un bel po’ di anni. Malgrado le solite incongruenze e sviste tecniche un’altra campagna acquisti lussureggiante, giusta per una squadra che ha tra le sue fila il più grande attaccante del mondo. Ma è proprio nell’estate 1998, quella dei mondiali in Francia, che Ronaldo affronta nel suo Brasile una serie di misteriosi infortuni che finiscono per condizionare gravemente la sua resa in campo. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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