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Dice che l’aborto è «omicidio». Viene attaccato. Dalla Chiesa cattolica belga

marzo 30, 2017 Leone Grotti

Va avanti in Belgio la caccia alle streghe. L’università cattolica di Lovanio sospende il docente “sacrilego” Stéphane Mercier e la Chiesa lo scarica (salvo aggiustare il tiro dopo le proteste dei fedeli)

stephane-mercier

«Parlare di omicidio nel caso dell’aborto è esagerato». Dopo l’università cattolica di Lovanio, anche la Conferenza episcopale belga scarica Stéphane Mercier, docente di filosofia, colpevole di aver proposto ai suoi studenti universitari un testo (La filosofia per la vita), nel quale si affronta, «da un punto di vista filosofico e non teologico», il problema dell’interruzione di gravidanza. Il testo, al termine di diverse argomentazioni razionali, afferma che «l’aborto è l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente è senza difese».

PORTAVOCE DELLA CHIESA. Dopo che un gruppo di femministe ha sollevato un putiferio, nel nome del «diritto all’aborto», l’università cattolica ha sospeso il professore, sostenendo che le sue tesi «sono inaccettabili e in contraddizione con i valori dell’università». Anche il portavoce della Conferenza episcopale belga, padre Tommy Scholtès, è intervenuto: «Le parole di Stéphane Mercier mi sembrano caricaturali. La parola “omicidio” è troppo forte: suppone una violenza, un atto commesso in piena coscienza, con un’intenzione e questo non prende in considerazione la situazione delle persone, spesso nel più grande disagio». Dopo aver ricordato che la difesa della vita si trova comunque al centro della dottrina cattolica, ha aggiunto che «papa Francesco ricorda anche la misericordia: noi dobbiamo mostrare comprensione e compassione».

PROTESTA E SFUMATURE. Le parole hanno scatenato la protesta di molti fedeli, 3.000 dei quali sono scesi in piazza a Bruxelles per esprimere il loro sostegno a Mercier, vittima ormai di una vera e propria caccia alle streghe. Anche i vescovi hanno poi corretto il tiro, scrivendo in una nota che «c’è bisogno di una riflessione serena nella società» e che «noi rimaniamo contro l’aborto per rispetto della vita», anche perché «nel diritto belga non esiste un diritto all’aborto». Infine, confermando esattamente le parole di Mercier, scrivono che «in quanto tale l’aborto resta un delitto». Nonostante questo, aggiungono, «bisogna sempre distinguere tra la persona e l’atto» e per rispetto delle donne in situazioni di difficoltà e disagio «parlare sempre con tatto di chi fa questa scelta».

ACCUSE DI OMOFOBIA. Mercier è stato anche accusato di omofobia e transfobia per aver tenuto un corso contro la teoria del gender, come viene esposta dalla filosofa americana e femminista radicale Judith Butler. Il docente ha risposto così alle accuse in un’intervista a La Libre: «Sono accuse senza fondamento. In un corso ho esposto una critica filosofica all’ideologia del gender, soprattutto del gender queer di Butler. Ho presentato le argomentazioni di Drieu Godefridi e Bérénice Levet, alla quale Michel Onfray ha scritto la prefazione. Io sono d’accordo con le critiche che questi pensatori esprimono, pubblicate da case editrici rispettabili, e non credo di poter essere tacciato di omofobia e trasnfobia per aver proposto delle tesi filosofiche. Ho citato poi anche Tony Anatrella, Pascal Bruckner, Butler e Naomi Wolf. Tutti questi autori non mi sembra siano stati censurati. Ma se è così, fatemelo sapere e fatelo sapere anche alle librerie che li vendono».

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