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Da Totti a Castroman, da Bernardini a Klose, uomini e numeri da derby

novembre 9, 2012 Emmanuele Michela

La stracittadina di Roma in cifre: i gol di Supermarco Delvecchio e le partite vinte all’ultimo dalla Lazio, il trend negativo di mister Zeman e gli stadi da cui la sfida è passata. Domenica capitolo numero 172 di questa storia.

171: è il numero dei precedenti tra Lazio e Roma. I giallorossi sono avanti nel conto totale di vittorie 63 a 48, ma di partite indimenticabili ce n’è per entrambi i fronti: nel quartiere Testaccio ricordano come fosse ieri il 5-1 con cui Totti e compagni asfaltarono i rivali nel marzo 2002, o ancor prima il 5-0 del 1933, ad oggi la vittoria più tonda del derby della capitale. Sul fronte Lazio, indimenticabile il match di ritorno del ’99/’00, l’anno dello scudetto, vinto facilmente 2-1, o quanto accadde nell’aprile 2009: Pandev, Zarate, Lichtsteiner e Kolarov schiaffeggiarono 4 volte i rivali.

35: quanti i derby giocati da Totti. 12 ne ha vinti, diventando il giocatore ad aver ottenuto più successi nella storia della stracittadina romana. Ma fatto un rapido conteggio degli ultimi 13 anni, il bilancio totale non sorride al Pupone: 13 sono le sconfitte, e 10 i pareggi. Lui se ne frega, stringe i denti per esserci domenica a guidare l’attacco giallorosso, in una stagione dove sta dimostrando che la sua classe proprio non se la sente di invecchiare. E sulla rivalità coi biancocelesti, valga quanto disse scherzando qualche anno fa: «Me’ sà che l’ultimo anno in serie A gioco colla Lazio»

10: i gol arrivati dopo il 90esimo dal ‘90 in avanti. 5 di questi, tutti di marca laziale, sono state reti decisive per ottenere la vittoria, o recuperare un pareggio insperato. Inutile ricordare come gli autori di queste marcature siano diventati immediatamente personaggi in città: a Klose sono bastati pochi mesi per conquistare l’affetto del pubblico laziale, esploso col gol che siglò, al ’93, nel derby del 18 ottobre 2011, facendo espellere anche Reja per eccessi di esultanze. Altro nome celebre è quello di Lucas Martin Castroman, due anni incolori alla Lazio, ma una rete al 95’ minuto, che riportò in parità il derby del 2001, quando gli aquilotti si trovavano sotto 0-2 a 15 minuti dalla fine: «Mi ricordo tutto di quel momento: il tiro, la corsa sotto la Curva Nord con Nesta e Stankovic», racconterà l’argentino qualche anno dopo: «Una giornata incredibile, la più importante della mia vita. I compagni di squadra mi dissero: “Non hai capito cosa hai fatto oggi, sei entrato nella storia con questo gol”».

11: le stracittadine giocate da Zeman. Solo 3 ne ha vinte, di cui 2 ancora degli anni con la Lazio. E se l’ultima volta che si è seduto sulla panchina dell’Olimpico per un derby era l’11 aprile 1999 e la sua Roma batteva i biancocelesti 3-1, il suo score coi giallorossi era iniziato con tutt’altro segno: 4 sconfitte consecutive e un pareggio nel giro di un anno, tra ’97 e ’98. Invertirà la tendenza domenica pomeriggio?

 11: il primato di marcature in un derby, detenuto da Dino Da Costa, talento brasiliano della Roma degli anni Sessanta. In campionato le sue reti nella stracittadina sono 9, al pari di quelle di un altro grande castigatore della Lazio, SuperMarco Delvecchio: eloquente la sua maglia nel derby del 27 ottobre del 2001, con la scritta “E segno sempre io”.

 1: il numero di giocatori che hanno segnato in un derby con entrambe le maglie. È un primato che spetta allo svedese Selmosson, che a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta ha infiammato entrambe le sponde della stracittadina. Non è il solo però ad aver vestito sia la maglia biancoceleste che quella giallorossa: tra i più famosi c’è Fulvio Bernardini, che ha legato il suo nome alla storia della Roma (a lui è intitolato il centro sportivo di Trigoria), e che è cresciuto proprio nelle giovanili laziali. Lo stesso percorso lo ha fatto Gigi Di Biagio, mentre al contrario è andata la carriera di Peruzzi, che ha esordito in A con la Roma per poi chiudere la carriera con sette, eterni, anni in biancoceleste. Altri giocatori passati da entrambi i fronti sono Sebastiano Siviglia, Diego Fuser, Sinisa Mihajlovic…

 4: Gli stadi romani dove si è giocato il derby. Seguire la storia della stracittadina è un ottimo strumento per scorrere rapidamente la storia della città capitolina nel corso del Novecento: se infatti la Lazio era, in origine, la squadra dei rioni più prestigiosi della città, e giocava al Campo della Rondinella, a Parioli, la Roma invece aveva la sua casa nel Campo Testaccio, nell’omonimo rione popolare. La Lazio poi passò allo Stadio del Partito Nazionale Fascista, divenuto poi Stadio Nazionale alla fine della guerra, e in seguito Stadio Torino, a ricordo del Grande Toro. Questo impianto nel ’57 fu demolito in vista delle Olimpiadi del ’60: su quel terreno fu edificato il Flaminio, ma nel frattempo il derby era passato nella sua casa attuale, lo Stadio Olimpico.

1400: gli agenti di polizia schierati dalla polizia. Il derby di Roma, si sa, è una delle partite più calde del campionato italiano, e alla normale rivalità che percorre questa partita, la questura teme per la presenza di tifosi del Panathinaikos, ieri a Roma per l’Europa League e gemellati coi giallorossi, e per l’anniversario della morte di Gabriele Sandri, ucciso proprio l’11 novembre di 5 anni fa.

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