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Conte. Accuse dimezzate, sanzioni raddoppiate. «È la morte della logica»

agosto 22, 2012 Francesco Amicone

La Corte di giustizia federale non crede a Filippo Carobbio, ma ri-condanna l’allenatore della Juve a dieci mesi di squalifica. Intervista a Antonio Corsa, blogger juventino.

Dopo la sentenza di inizio agosto, Antonio Conte è stato ri-condannato dalla Corte di giustizia federale a dieci mesi di squalifica per omessa denuncia di combine quando era allenatore del Siena. Una sorpresa? Sì. Anche per il bravo e sempre informato blogger juventino Antonio Corsa: «Una condanna del genere non l’aveva prevista nemmeno la Gazzetta dello Sport», dice ironicamente a Tempi.it.

Una sentenza che conferma la precedente?
Nient’affatto. Dopo la ricusazione del patteggiamento, la Corte di primo grado aveva condannato Conte a dieci mesi per due irregolarità. Ora è stato condannato di nuovo a dieci mesi ma soltanto per una omessa denuncia, quella fra Siena e Albinoleffe.

Ma se si è dimezzata l’accusa, perché la Corte non ha cambiato la sanzione?
Mi ritrovo nel comunicato di Andrea Agnelli: «Si è deciso di uccidere la logica». Sembra trattarsi di una sentenza ad personam. Nonostante la commissione abbia accolto le obiezioni di Giulia Bongiorno, legale di Conte, giudicando inattendibile il grande accusatore Filippo Carobbio, e quindi abbia fatto decadere l’accusa dell’omessa denuncia nella partita fra Siena e Novara, ha deciso di raddoppiare la sanzione, chissà per quale motivo, dell’altra omessa denuncia.

Forse perché Juventus e giustizia sportiva si combattono in una causa da oltre quattrocento milioni di euro?
Forse. L’accanimento nei confronti di Conte è evidente. Come anche le disparità di trattamento. Altre procure stanno portando avanti inchieste penali su altre combine, ma non hanno mandato ancora nessun incartamento alla giustizia sportiva. Così alcune squadre andranno in campionato mozzate dalle squalifiche, per altre si dovrà attendere l’autunno, l’inverno.

La giustizia sportiva è a pezzi. Qual è il problema?
I motivi sono due. Il primo è semplice: che ci si basa nella sentenza su indagini penali che sono ancora in corso. Non ti basi su delle prove. Il processo sportivo difetta di garanzie. Poi per quanto riguarda le sentenze in questo caso, si è deciso di dare credibilità a pentiti. Lo si fa alternativamente. Alcune volte va bene e altre volte. Palazzi ha giudicato queste persone quello che sarà giudizio penale.

La soluzione qual è?
Il suggerimento viene un po’ da tutti: società, giocatori, allenatori, avvocati. Si deve poter controesaminare i pentiti al processo: questo è l’unico modo per comprovare le loro affermazioni. La procura sportiva avrebbe potuto farlo, ma non lo ha permesso. Il primo passo per risolvere il problema di questa giustizia sportiva. E poi, in generale, che si vada verso il modello della premier league inglese, dove ad amministrare il marchio e il campionato sono professionisti indipendenti dalle squadre e dalla federazione.

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