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«Con la flax tax non ci sarà bisogno di alcun reddito di cittadinanza»

giugno 30, 2017 Francesca Parodi

L’imposta ad aliquota fissa può rimettere in moto l’economia del paese, ma deve essere fissata al 15 per cento. Intervista ad Armando Siri

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«Sono quattro anni che parliamo della flat tax e da ben due anni abbiamo depositato presso la Camera dei Deputati un disegno di legge per l’introduzione dell’aliquota fissa. Evidentemente non siamo stati altrettanto capaci di farci sentire come invece l’Istituto Bruno Leoni». Così Armando Siri, Consigliere economico di Matteo Salvini, commenta la proposta dell’Ibl di riformare il sistema tributario italiano. Il think tank propone un abbassamento delle tasse e una semplificazione del fisco mediante una serie di manovre: l’introduzione di una sola aliquota fissata al 25 per cento per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario, l’abolizione di Irap e Imu e la ridefinizione delle modalità di finanziamento di alcuni servizi pubblici come sanità e istruzione (si mantiene la gratuità del servizio per la maggior parte dei cittadini, ma si imputa solo ai più abbienti il costo in termini assicurativi).

LOTTERIA ALIQUOTE. Siri si dichiara d’accordo in linea di principio con questo modello, ma sostiene che «non si può fare la lotteria delle aliquote». Forza Italia chiede il 23 per cento, l’Istituto Bruno Leoni il 25, la Lega invece ha indicato il 15 per cento con l’inserimento di due scaglioni, da 0 a 35 mila euro di reddito e da 35 mila a 50 mila, e con alcune deduzioni su base familiare. «Il 15 per cento è l’aliquota mediana in grado di dare ristoro al maggior numero di contribuenti ed essere contemporaneamente coerente con le esigenze di finanza pubblica. Una flat tax al 23 o al 25 per cento lascerebbe fuori 20 milioni di italiani che oggi pagano un’aliquota che sta tra il 5,9 e il 15,13 per cento».

MERCATO DEL LAVORO. Alla base della necessità della flat tax, spiega Siri, c’è l’urgenza di far ripartire l’economia italiana. «Per noi non è una questione ideologica ed è dannoso, oltre che inutile, sostenere che chi è a favore è per i ricchi mentre chi è contrario è per i poveri. Lo scopo di questa riforma è quello di ridare fiato al mercato del lavoro». La flat tax, sostiene Siri, «è lo strumento con cui lasciare nelle tasche dei contribuenti maggiori risorse economiche per poter spendere e rimettere così in moto la produzione e l’economia. In questo modo non ci sarà bisogno di alcun reddito di cittadinanza. Il welfare, fondamentale per la tutela dei più deboli e svantaggiati, lo si può sostenere solamente se il paese cresce ed è prospero, altrimenti è pura follia l’idea di dare il reddito a tutti in un paese che è in stagnazione e in grosse difficoltà economiche».

EVASIONE FISCALE. Inoltre la flat tax può contribuire alla lotta all’evasione fiscale perché incentiva tutto quel mondo del sommerso che non dichiara parte dei propri redditi «per sopravvivenza». Siri cita l’esempio di un insegnate che guadagna con le ripetizioni 7 mila euro l’anno e si trova così in seria difficoltà a dichiarare quest’entrata: è già dipendente (e dunque stipendiato) dello Stato, perciò se dichiara anche il ricavato delle ripetizioni rischia di cambiare scaglione, deve pagare più imposte e affrontare una burocrazia maggiore. «Serve invece un sistema fiscale più semplice ed equo, con un conseguente ampliamento della base imponibile. Oggi spesso la gente sfugge dal fisco perché questo è vessatorio e complicato».

Foto Ansa

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