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Cina. Sequestrato dal regime il vescovo di Wenzhou, la città delle croci demolite

settembre 8, 2016 Leone Grotti

Monsignor Pietro Shao Zhumin deve succedere a monsignor Zhu Weifang, morto ieri. Ma siccome non fa parte dell’Associazione patriottica, Pechino l’ha fatto sparire

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Il partito comunista cinese non cambia e non perde occasione per dimostrare che vuole essere l’unico a decidere vita, morte e miracoli della Chiesa cattolica locale attraverso la «sinizzazione delle religioni». Come rivela AsiaNews, è appena stato arrestato monsignor Pietro Shao Zhumin, vescovo coadiutore di Wenzhou (Zhejiang), il quale doveva succedere naturalmente (e canonicamente) al vescovo ordinario monsignor Zhu Weifang, morto ieri.

L’ARRESTO. L’azione delle autorità comuniste non sorprende dal momento che monsignor Shao è un membro della comunità sotterranea e si è sempre rifiutato di entrare nella comunità ufficiale (distinzione che purtroppo rimane nonostante gli sforzi di Benedetto XVI). La sua nomina a vescovo dunque, pur regolare secondo la Santa Sede, è illegittima per Pechino. Ecco perché è stato portato dalla polizia in un luogo non meglio precisato del Nord-est della Cina «per fare un viaggio». Allo stesso modo, il suo segretario, padre Paolo Jiang Sunian, è stato trasferito nello Yunnan e un terzo sacerdote è segregato in stato di fermo in un hotel di Hangzhou. Il tutto per «ostacolare una tranquilla successione di mons. Shao all’episcopato di Wenzhou», affermano fonti cinesi ad AsiaNews.

STORIA DI PERSECUZIONE. Il vescovo di Wenzhou, monsignor Vincenzo Zhu Weifang, è morto ieri all’età di 90 anni per un cancro. Entrato nel seminario minore di Ningbo all’età di 13 anni, è stato ordinato sacerdote il 6 ottobre 1954. Nel 1955 è stato arrestato durante le campagne maoiste contro le religioni e ha vissuto in un gulag per 16 anni fino al 1971. Liberato, è stato arrestato di nuovo nel 1982 e detenuto in carcere fino al 1988. Ordinato vescovo in segreto dal Vaticano, è stato riconosciuto dal governo nel 2010.

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DEMOLIZIONE DI CROCI E CHIESE. Monsignor Zhu ha vissuto la campagna di demolizione di croci e chiese, lanciata nel Zhejiang dal partito comunista all’inizio del 2014 e concentratasi proprio a Wenzhou. Da allora, sono già state abbattute oltre 2.000 croci e demolite decine di chiese. Il vescovo non è rimasto in silenzio davanti alla persecuzione, che non ha precedenti negli ultimi decenni, e il 30 luglio 2014 ha scritto una lettera pastorale alla comunità chiedendo «di avere fede, di non avere paura» e definendo le demolizioni «sbagliate e ingiuste». Nel 2015 il prelato ha guidato con coraggio anche una protesta pubblica, manifestando insieme a 26 sacerdoti contro il partito davanti alla sede del governo di Wenzhou. Lo striscione esposto recitava: «Difendiamo la dignità della nostra fede; contro la demolizione delle croci». In altri cartelli c’era scritto: «Ci opponiamo alla distruzione delle croci in modo risoluto».

GOVERNO DIVIDE I CATTOLICI. I funerali del vescovo si terranno il 13 settembre e dovrebbero essere celebrati da monsignor Shao, ma dopo l’arresto non c’è certezza al riguardo. Il governo starebbe cercando di dividere la comunità cattolica sotterranea da quella ufficiale, in tutto 120 mila fedeli, e avrebbe già nominato un sacerdote ufficiale come capo del gruppo dei preti iscritti all’Associazione patriottica, definita incompatibile con la Chiesa cattolica da Benedetto XVI. Molti sostengono che lui potrebbe essere ordinato vescovo. Di sicuro, «si aprirà un fronte di scontro con il Vaticano», afferma una fonte citata da AsiaNews, dal momento che il partito comunista insiste nella pretesa di sostituire il Papa nella nomina dei vescovi.

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