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Chi era Edwin Land, il re dei brevetti e delle foto istantanee che ispirò Steve Jobs

gennaio 24, 2013 Paola D'Antuono

Un libro ripercorre le tappe fondamentali della storia della Polaroid, la macchina istantanea che rivoluzionò il modo di fotografare. A inventarla fu un uomo che rinunciò alla laurea per aprire la sua società in un garage

Con uno smartphone si possono fare foto di media qualità, metterci dei filtri con una semplice app e farle vedere agli amici con un tocco sul touchscreen. Tutto in una manciata di minuti, senza nemmeno bisogno di stare ad aspettare il tempo dello sviluppo. Una piccola rivoluzione, non c’è che dire, per alcuni versi simile a quella che fece nel 1948 il signor Edwin H. Land. Per gli appassionati di fotografia il signor Land è un autentico guru, per gli altri è un nome come tanti. Ma se questo vivace signore è stato definito come una “fonte d’ispirazione” da Steve Jobs qualcosa vorrà pur dire.

POLAROID. Edwin Land nasce in America agli inizi del secolo scorso. Negli anni Trenta, mentre studia fisica ad Harvard, mette a punto un foglio polarizzante, che chiama polaroid, che non è altro che una pellicola di plastica con incorporati numerosi cristalli di erapatite (solfato di iodiochinino). Nel 1937 decide di abbandonare l’università senza terminare gli studi e fonda nel suo garage la Polaroid Corporation. Inizialmente la produzione si concentra su occhiali e vetri accoppiati, in base al principio della polarizzazione della luce. Dopo qualche anno, però, Land decide di mettere le sue scoperte a servizio della fotografia e in poco tempo realizza e immette sul mercato la Polaroid Model 95, una macchina fotografica in grado di sviluppare le immagini in 60 secondi. Qualche anno più tardi, nel 1972, tocca alla Polaroid SX70, la prima macchina istantanea a colori. Il successo è mondiale e per lunghissimi anni, fino alla bancarotta del 2000, le Polaroid sono state le compagne fedeli di provetti fotografi, appassionati e artisti del calibro di Andy Warhol e Salvador Dalì.

ADDIO. L’intuizione di Land aveva dato il via a un processo irreversibile, la fotografia istantanea. Ma il papà della Polaroid era un uomo che non sapeva stare con le mani in mano e fino alla sua morte, ne 1991, studiò, perfezionò e testò nuove creature, depositando una quantità di brevetti spropositata, seconda solo a Thomas Edison. Oggi la macchina Polaroid, come tanti altri oggetti, non esiste più e dal 2008 sul mercato non esistono più nemmeno le pellicole istantanee, con vivo rammarico dei nostalgici. Che forse potranno consolarsi leggendo il libro che che Christopher Bonanos ha dedicato a Land, Instant: The Story of Polaroid, che ripercorre tutte le tappe del successo della Polaroid e del suo triste e fisiologico declino.

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