Chi era don Giuseppe Fini, compositore ed organista

È un libro che per i cattolici è importante in quanto ricostruzione della vita cultura in una provincia dell’Italia centrale dalla fine dell’Ottocento alla Seconda guerra mondiale. Mostra un quadro sociale differente da quello di gran parte delle ricostruzioni. Mentre a livello nazionale, la cultura era laica ove non laicista e le varie “correnti musicali” (tradizionalisti, innovatori) che ambivano ad avere un ruolo nell’orchestra del Duce, si tenevano (tranne poche eccezioni) distanti dal “sacro”, nei capoluoghi di provincia e nelle piccole città, già molti anni prima dei “Patti Lateranensi” erano la Chiesa, la Parrocchia e la Diocesi a fare da motore alla vita culturale in generale ed a quella musicale in particolare.
Era un’”Italietta” che, tramite la rete internazionale della cultura cattolica, si incorporavano lezioni, come quelle del “Gruppo dei Sei” francese, che nel resto del panorama musicale italiano venivano recepite solo da pochissimi (ad esempio, da Franco Alfano). Il lavoro di Antinori, quindi, non è solo per musicologi o per specialisti di storia della musica ma per tutti coloro che sono interessati a riscoprire aspetti poco noti della società italiana nel periodo tra l’età giolittiana e la metà del secolo scorso.
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