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Caso Mastrangeli. L’ex grillina Federica Salsi: «Siamo alla versione digitale dell’Inquisizione»

maggio 1, 2013 Chiara Rizzo

La consigliera comunale bolognese espulsa dal M5S: «La base non si interroga, Grillo e Casaleggio stanno strumentalizzando tutti». Le email hackerate? «C’è una regia interna al movimento»

Federica Salsi, consigliera comunale a Bologna ex M5S, venne cacciata per molto meno di ciò che ha fatto il senatore Marino Mastrangeli: lei era stata solo colpevole di aver partecipato ad un talk, quando niente o nessuno lo impediva. Mastrangeli, avrebbe vìolato il codice di comportamento degli eletti a cinque stelle, almeno secondo il responso che 17.177 votanti on line (su 48.292 abilitati a questo diritto) hanno espresso. Salsi dice a tempi.it: «Questa non è democrazia interna, questo è la versione digitale del tribunale dell’inquisizione».

Perché Mastrangeli viene espulso e altri, come per esempio il deputato Roberto Fico, no?
Mastrangeli non ha violato alcun codice di comportamento. È vero che nel movimento si consiglia di evitare la partecipazione a talk show, ma lui lo ha fatto con interviste registrate: ha usato una modalità diversa, interloquiva con il conduttore, rilasciava solo un’intervista, cosa che non è vietata. Ma, in realtà, il problema è un altro, come scrivono molti militanti sui vari social network: Mastrangeli non “buca” il video, e i suoi interventi non piacciono a molti.

On line si chiedeva: «Mastrangeli ha violato, vuoi espellerlo?».
La base grillina non si pone alcun problema e si fida ciecamente di quel che dice Grillo. La formulazione della domanda dice tutto: nella domanda è già inserita la condanna. La rete serve solo a ratificare una decisione già presa. Questa non è democrazia interna, è solo un tribunale dell’inquisizione. A Mastrangeli sul sito non è stata data nemmeno la possibilità di difendersi. La verità è che il codice etico contiene una violazione della Costituzione, cioè il diritto dei parlamentari di esercitare le proprie funzioni senza vincoli, con la massima libertà di espressione. È grave delegare tutto ai portavoce Crimi, Lombardi o a chi per loro. A mio avviso c’è, poi, un’altra domanda da porsi.

Quale?
Bisognerebbe interrogarsi su come mai una persona che piace così poco ai movimentisti sia stata eletta. Bisogna interrogarsi sui meccanismi di selezione alle parlamentarie, perché vi potevano partecipare solo persone che erano già state candidate in liste M5S locali, ma non erano state elette. E siccome nelle elezioni locali, con le preferenze, i migliori venivano eletti, ciò ha comportato che alle “parlamentarie” si premiassero le seconde scelte, quindi non il merito, ma la fedeltà al M5S. E sa cosa è successo? Poiché nelle liste locali il numero dei candidati era elevato, sono state riempite di semplici amici dei grillini, solo per non lasciare spazi vuoti. E poi questi stessi amici di amici ce li siamo ritrovati alle parlamentarie. C’è un meccanismo di scelta, sbagliato,a  monte.

Cosa pensa del caso Grillo leaks? E della pubblicazione delle email private della deputata Giulia Sarti?
Credo ci sia una regia interna al M5S. Non credo che siano coinvolti soggetti di altri partiti, e penso sia semmai uno specchietto per l’allodole anche l’intimidazione a Grillo e Casaleggio. Conosco bene Giulia Sarti, una storica attivista emiliana del M5S che si è avvicinata al movimento all’università, è sempre stata molto indipendente, ed era vicina sia a me sia a Favia. All’epoca della nostra espulsione ha preso le distanze dalla decisione di Grillo. Lei è stata molto critica con l’assunzione di Nick il nero, dicendo che era stata fatta non per merito ma perché amico del duo Grillo Casaleggio. Nelle mail pubblicate della Sarti si parla di una serie di strategie per mettere in luce che il consigliere comunale bolognese Massimo Bugani e Nick il nero non stiano operando bene a Bologna, ma anzi in maniera piuttosto opaca. Queste mail seguono però quelle pubblicate tempo fa dello stesso Bugani, che parlavano delle strategie che aveva usato per fare fuori me e Favia. Ecco, come fare a legittimare Bugani e il M5S? Delegittimando chi lo ha delegittimato. Chi tocca i luogotenenti di Grillo Casaleggio “muore”.

Ma quindi chi sono questi “hacker del Pd”?
Non lo so. Credo che chi ha hackerato le mail dei parlamentari sia una persona molto vicina a Casaleggio. Nel caso Bugani credo ci fossero persone vicine al M5S, ma assolutamente non a Casaleggio.

Grillo e Casaleggio parlano di trasparenza, ma di fatto non ne danno alcuna né sui momenti di dialogo interno né sui propri conti o l’uso dei fondi raccolti nelle campagne. Perché nessuno nel movimento protesta?
Credo che ci sia assolutamente una strumentalizzazione di cittadini in buona fede, che come me e tanti altri hanno fatto banchetti, si sono candidati, e ingenuamente e armati di buoni propositi ci hanno messo la faccia. Abbiamo commesso un solo errore: fidarci troppo di Grillo.

È già finito il sogno?
Di voci critiche nella base ce ne sono, ma hanno poca visibilità. Qui a Bologna ci sono numerosi consiglieri di quartiere che sono disillusi e disincantati da queste balle di Casaleggio, sono stanchi di metterci la faccia, ma tutto è ridotto a beghe di quartiere o interne.

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4 Commenti

  1. Domenico says:

    SVEGLIAAAAAAAAAAA!!!!!! il sogno di Mastrangeli non è rappresentare i cittadini, ma andare in televisione!!!!!!!!
    ah fessiiiiiii, ma Currò il dissidente per eccellenza è stato tenuto, non lo avete notato?????
    Ma che cacchio state dicendo????

  2. bidim51 says:

    Inquisizione o non inquisizione, il fatto è, che m5s ha praticamente contribuito a mandare al governo Berlusconi end company. M5s, bravi!

  3. Enrico says:

    Al di là delle beghe pentastellari di cui non mi frega niente, vorrei far notare il richiamo storico antiquato della frase fatta “tribunali dell’inquisizione”.
    Ma dico io, con tutti i tribunali criminali che si sono visti tra l’800 e il ‘900 e si vedono ancora adesso in tanta parte del mondo, siamo ancora qui a parlare di “quisquilie” tipo l’inquisizione???

    • sindar says:

      Credo si riferisse all’estrema trasparenza dei tribunali della cosiddetta “inquisizione” essendo stati i primi ad inserire l’obbligo di verbalizzazione dell’intero processo (molto prima dei tribunali civili ad esempio)…
      🙂

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