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L’utero in affitto è terribile anche se gratis. «Un bambino non è una cosa»

novembre 5, 2015 Redazione

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Non è tutto uguale quando si parla di utero in affitto. Molti, ad esempio, sono inclini a condannare la maternità surrogata cosiddetta “commerciale”, nella quale magari coppie occidentali ricche sfruttano povere donne dell’India o dell’Est Europa (o della Grecia). Tutto diventa più difficile quando si parla del nuovo specchietto delle allodole della propaganda progressista: la maternità surrogata altruistica.

Nessuno sfruttatore, nessuno sfruttato: solo una donna che volontariamente, e dietro “misero” rimborso spese, offre il suo utero per donare la felicità di un figlio a chi non può averlo (per ragioni biologiche o patologiche). Perché bisognerebbe opporsi anche in questo caso, si chiedono i promotori dell’utero in affitto? In fondo sarebbe una pratica simile alla donazione di organi o all’adozione.
Intervistata oggi da Avvenire, Rivka Weinberg, docente di filosofia presso lo Scripps College di Claremont, in California, dà una risposta senza basarla su categorie teologiche. Per quanto riguarda il paragone con donazione d’organi e adozione, afferma:

«L’analogia non regge perché una persona ha bisogni molto più complessi e una dignità che un singolo organo non ha. L’adozione poi è una soluzione al problema di un bambino bisognoso che non ha adulti in grado di soddisfare le sue esigenze. Permettere ad altri adulti di crescerlo con amore e competenza è il meglio che possiamo fare in questa situazione. Ma la maternità surrogata è procreazione con l’intento di cederne il frutto. È come rimanere incinta deliberatamente per dare il bambino in adozione».

Nessuno crede alla balla della gratuità, e il rimborso è sempre più cospicuo di quanto si dice ufficialmente, ma se uno volesse davvero farlo gratis, che problema ci sarebbe? Ribatte la filosofa citata da Avvenire, che lavora nel Dipartimento di studi su femminismo, gender e sessualità:

«Non si può trattare una persona come una cosa, anche se la si scambia gratis. Se io fossi vittima di un’amnesia e non sapessi più di essere sposata, mio marito potrebbe cedermi? Le leggi e le norme etiche delle società occidentali non lo permettono, perché subentra il concetto di proprietà e di responsabilità». In altre parole, non si può vendere o regalare qualcosa che non si possiede. Dall’abolizione della schiavitù in avanti, le persone non possono essere possedute da altri.
Foto maternità surrogata da Shutterstock


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7 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI scrive:

    Il compito principale dei religiosi, assieme alla preghiera, è proprio quello di tenere desto il senso del peccato nelle anime, affinchè non si “addormentino nel sonno stanco” e compiano crimini contro se stessi e la società tuta SENZA MANCO ACCORGERSENE, anzi, vedendolo perfino come un bene!

  2. Mianto scrive:

    La cosa più importante: le persone non possono essere possedute da altre persone.

  3. Eugenio scrive:

    “Se compran las cosas. A los hombres, no!”

  4. beppe scrive:

    ma LE FEMMINISTE DELL’UTERO E’ MIO dove sono finite. perchè non tempestate di email DONNA MODERNA?

  5. recarlos79 scrive:

    caro amicone e compagnia: non sarà un politico cristiano che si mette di traverso e fa cadere il governo a far cambiare le cose. occorre che preti, vescovi, cardinali e papi si rimettano a fare apostolato. più conversioni autentiche ci saranno meno sarà conveniente il mercato dell’utero.

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