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Roma, alla misantropia degli animalisti preferisco il sudore dei vetturini

agosto 7, 2012 Rodolfo Casadei

Prendere parte a risse è sempre disdicevole. Ma se proprio fossi stato costretto a partecipare, sotto ricatto o per mancanza di alternative, a quella di domenica scorsa fra i vetturini delle botticelle romane e i militanti del Partito animalista europeo in Piazza di Spagna a Roma, non avrei avuto dubbi nella scelta: dalla parte dei cocchieri e della loro rabbiosa reazione al tentativo dei sedicenti difensori dei “diritti” degli animali di impedire loro di lavorare. Può darsi che alcuni conducenti stessero violando l’ordinanza del sindaco che indica orari e temperature in coincidenza delle quali non è autorizzata la circolazione delle carrozzelle trainate da cavalli, ma i loro critici avevano facoltà di sporgere denuncia, presentare esposti, richiamare l’attenzione degli agenti della polizia municipale in servizio, ecc. Invece hanno scelto la via della provocazione e dello scontro al solo scopo di farsi pubblicità e di diffondere un’immagine negativa di Roma (la scena della rissa in uno dei siti turistici italiani più frequentati è stata videotrasmessa in tutto il mondo), con cui poi ricattare le autorità locali per ottenere misure draconiane, come il ritiro di tutte le licenze ai conduttori di botticelle.

Ma prima che commisurata ai fatti e alle circostanze, la mia presa di posizione è culturale. Perché il linguaggio degli animalisti rappresenta un vero e proprio inquinamento del pensiero e perché al fondo delle loro azioni c’è un’antropologia insostenibile e inaccettabile, sentimentalista e misantropa. È un abuso costante della razionalità l’uso da parte degli animalisti, sull’onda degli scritti di Peter Singer e Richard Ryder, del termine “diritti” in riferimento a quello che potrebbe o non potrebbe essere fatto dagli uomini agli animali. I diritti sono il necessario complemento dei doveri dei soggetti moralmente responsabili, cioè di coloro che dispongono di un certo grado di libertà nelle loro azioni. Gli esseri umani hanno diritti perché hanno doveri: sono tenuti, per esempio, a rispettare l’integrità della vita degli altri uomini, e da ciò discende logicamente il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso. Questo non vale per gli animali, ai quali non può essere chiesto di assolvere a doveri: l’istinto detta tutti i loro comportamenti, e l’animale che uccidesse un essere umano con un’azione innescata o dalla paura, o dalla fame, o dagli imperativi del controllo del loro territorio, ecc. non sarebbe moralmente responsabile della sua azione. La soppressione o la reclusione di un animale che ha causato gravi danni a esseri umani non è una punizione o una pena – concetti relativi all’ambito morale – ma una misura pratica per prevenire il ripetersi del danno. Pertanto gli animali, non avendo doveri verso gli uomini, non hanno nemmeno diritti. Quel che esiste, quello di cui ha senso parlare, è il dovere dell’uomo di governare rettamente il creato, di cui gli animali sono parte. Ciò implica rispetto per le creature animate e sensibilità verso le sofferenze che possono patire per l’azione umana. La sofferenza inflitta intenzionalmente alle creature sensibili deve essere giustificata da valori umani rilevanti, e deve sempre essere minimizzata e compensata da altri vantaggi di cui gli animali possono godere attraverso la sottomissione all’uomo.

Perché gli animalisti non accennano mai al dovere umano di “pietas” nei confronti delle sofferenze degli animali, ma sempre e solo agli inesistenti diritti degli animali? Probabilmente perché la parola dovere richiama la visione religiosa del mondo e quindi rimanda a un’etica oggettiva e a una gerarchia degli esseri. Invece la parola diritti mette sullo stesso piano uomini e bestie, annulla le differenze e quindi permette al relativismo di guadagnare terreno.

Ma viste le premesse fallaci, dalla pretesa uguaglianza fra uomo e animale si passa facilmente alla misantropia. Che è quello che si è visto in scena a Roma: i militanti del Partito animalista europeo si mostrano commossi e indignati per i cavalli che lavorano con temperature superiori ai 35 gradi centigradi: nemmeno per un momento provano simpatia per i vetturini, che pure sudano e faticano sotto il sole (o sotto il cattivo tempo, a seconda delle stagioni e delle giornate) per portare a casa la pagnotta. E nemmeno per un momento riescono a mettere a fuoco l’idea che i primi ad essere interessati alla salute del cavallo sono proprio i conducenti dei calessi: dalle condizioni del loro animale dipende la loro possibilità di guadagnarsi da vivere. Questi signori e signore arrivati a Roma coi mezzi pubblici dalle loro case e dai loro uffici rinfrescati dall’aria condizionata pretendono di essere più competenti in materia di cavalli di coloro che trascorrono la maggior parte della propria vita a contatto con essi. Palesemente non hanno familiarità coi duri lavori all’aria aperta che da migliaia di anni vedono uomini e animali accomunati nello stesso destino: guadagnarsi la vita faticando, il bue trainando l’aratro e l’uomo dietro a gettare le sementi e poi a raccogliere con la schiena curva il prodotto della terra, il mulo a trasportare su e giù per le montagne le fascine di legna che l’uomo ha faticosamente tagliato e ammucchiato.

Per non parlare degli animali associati alle imprese militari umane, esposti agli stessi pericoli dei soldati: dagli elefanti alla cavalleria e ai cani da guerra, gli animali hanno combattuto e sono caduti insieme agli umani dai tempi di Annibale a quelli di Napoleone, fino ai nostri giorni. Gli animali addomesticati per le imprese, da quelle umili del lavoro a quelle grandi e terribili delle esplorazioni e delle guerre, condividono con gli esseri umani fatiche e dolori, come anche soddisfazioni, sono i co-autori di azioni pietose e crudeli, creative e distruttive, generatrici di vita e dispensatrici di morte. Ci si permetta di definirli “uomini ad honorem” – dunque di affermare l’appartenenza a una medesima comunità – in un senso profondamente diverso da quello che intendono gli animalisti: per questi ultimi gli animali sono assimilati all’uomo nella forma del bambino da tenere lontano da qualunque fatica e sofferenza. La loro non è umanizzazione dell’animale, ma infantilizzazione. Il contadino che alleva con dedizione il maiale e poi lo macella è più in sintonia con l’animale di quanto lo sia chi nega la liceità degli allevamenti e delle uccisioni degli animali allevati.

Ma che ne sanno del lavoro e della guerra gente come Enrico Rizzi e Angelo Bonelli, rispettivamente coordinatore del Partito animalista europeo e presidente della Federazione dei Verdi, fustigatori dei vetturini romani? Basta guardare i loro visi pallidi e le loro mani senza calli per capire che il loro rapporto con gli animali è quello di gente che non ha problemi, di “giovin signori” che possono permettersi di sfoggiare una moralità animalista alle spalle di secoli di sofferenza umana e animale: se i loro antenati e i loro padri non avessero “sfruttato” e/o mangiato gli animali, loro nemmeno esisterebbero. Cosa dite, che non sarebbe un gran male? Ma no, dai, noi non vogliamo la morte del peccatore, ma che si converta.

 

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28 Commenti

  1. viccrep scrive:

    probabilmente rizzi e bonelli sono animali non si sa a quale categoria attribuirli forse alle scimmie

  2. RICCARDO scrive:

    A CASADEI MI FAI SCHIFO !!! VERGOGNATI !!! VACCI TU A TRAINARE LA GENTE AL POSTO DEI CAVALLI !!!! IMPARA A RISPETTARE LA VITA !!!!! VERGOGNATI !!!!

    • Pulsar scrive:

      Riccardo è una di quelle persone che si porterebbe il cavallo in spalla pur di non fargli consumare gli zoccoli.
      Anzi meglio, obbligherebbe qualcun’altro a farlo, giacchè lui è “più oltre”.

  3. xxxx scrive:

    Ah, quindi gacchè gli animali sono “irrazionali” e quindi non in grado di assolvere quelli inquadrati come “doveri”, non meriterebbero nemmeno dei diritti?
    Chi non ha facoltà mentali per assolvere doveri non merita diritti, a suo dire?

    E quand’è che proporrà di togliere i diritti anche ai diversamente abili, visto che non sono in grado di assolvere quelli che vegono inquadrati come “doveri”?

    Se invece di scrivere questo pseudo-articolo se ne fosse andato al mare avrebbe di sicuro fatto qualcosa di più costruttivo

    • Rodolfo Casadei scrive:

      I “diversamente abili” (orribile espressione) sono esseri umani in condizioni particolari, e gli esseri umani hanno diritti. Gli animali ontologicamente non dispongono di diritti per i motivi che ho spiegato. Anzichè andare al mare mi sono preoccupato, in gioventù, di portare a casa una laurea in filosofia.

    • Federico Faggin scrive:

      Il trend modaiolo dei diritti animali investe solo le società occidentali, apparentemente opulente ed annoiate, impegnate a far trascorre il loro tempo filosofeggiando sull’aria fritta.
      Così dopo il fallimento della stagione della politica, quella che fino ai primi anni 80 aveva creato collettivismi e lotte sociali, si è scelto il riflusso, la fuga nel privato, l’effimero, i sentimentalismi, il disinteresse. Gli animalisti e tutto il corollario simile (ambientalisti, antinuclearisti, ecc.) sono la massima espressione di questa “decadenza” sociale che ha indebolito la società umana privandola di strumenti di lotta contro la sperequazione, le iniquità, le ingiustizie, sociali ed economiche.
      Succede così che il cagnolino Fuffi o il gatto Miao sono amorevolmente tutelati, mantenuti, curati, nutriti e coccolati, mentre milioni di individui, esseri umani, muoioni di stenti o muoioni di umiliazioni, di diritti non riconosciuti o di ingiustizie sociali.
      Sta qui l’assurdità. Non tanto nel prendersi cura di un animale, cosa peraltro naturale e di libero arbitrio, ma NON lottare per la propria natura. Quella di essere umano.

    • viccrep scrive:

      ma hai chiesto al cavallo se non vuole trascinare il calesse, non ti ha risposto ma tu sei certo che non vuole.
      E’ diritto del cavallo trainare il calesse è felice quando lo leghi alle stanghe e il suo padrone sta con lui , lo accudisce gli da da mangiare . guai per il cavallo restar chiuso nel box o girare a vuoto nel prato.
      E’ strutturalmente fatto per lavorare.
      suvvia vai a chiederglielo vedrai che te lo conferma, poi dimmi tu rizzi e bonelli come fate a conoscere così profondamente pensieri desideri diritti e doveri degli animali.
      suvvia rientrate in voi stessi e siate più umani e meno animali

  4. io scrive:

    Di chi è il carro ? Dell’uomo o del cavallo ??

    E allora che se lo tirasse l’uomo…

    Gli animali non sono nati per lavorare per l’uomo…

    E tu ?? Che cosa ne sai della guerra ?

    • viccrep scrive:

      certo che quando si perde il senso di se di chi è l’uomo e chi è l’animale, l’uomo perde completamente la propria dignità.
      Gli animali ci sono per gli uomini, vanno si rispettati ma da qui a farne degli uomini, c’è un salto incolmabile

      • bianca scrive:

        completamente d’accordo con te, misantropia comunque penso sia il termine più appropriato a chi preferisce gli animali agli uomini.. e penso che si stia veramente esagerando ora.

  5. Bianca scrive:

    d’accordissimo con Casadei. I vetturini infatti sono i primi a tenere alla salute dei cavalli proprio perchè da questa dipende il loro lavoro. Molti animalisti rispettano gli animali ma non rispettano le persone. A chi di loro ineressa invece delle persone che si spaccano le ossa a lavoro sopra i 40 gradi?? quale sarebbe la loro risposta? che è una scelta loro? (ho già avuto modo di sentirla) invece no, il mondo in cui viviamo non pone scelte agli uomini! ragazzi plurilaureati che fanno la fame e devono accontentarsi di essere precari nel migliore dei casi,. chi va a lavarare nelle miniere o altri lavori forzati non lo fa per scelta ma perchè è costretto per necessità altrimenti morirebbe di fame. Ha ragione Casadei a definirli “misantropi” perchè è vero. Quante volte vi sarà capitato di udire questa frase “gli animali sono molto meglio degli uomini” cos’è questo, non è odio a priori contro il genere umano che trova un ripiego nell’affetto di un animale? Se proprio vi stano a cuore più gli animali che gli uomini allora cominciate a camminare a 4 zampe e a fare i bisogni per strada, a condizione però che puliate dopo..

  6. xxxx scrive:

    forse dedicare il tempo impiegato per la laurea alle nuotate in mare sarebbe stato più costruttivo, qualora le sue considerazioni flosofiche generali siano in evidente contraddizione come quelle che emergono da questo articolo.

    Nel suo secondo paragrafo afferma che gli animali sarebbero privi di dirtti poichè non in grado di assolvere dei doveri.

    E io le domando : ciò vale anche per gli esseri umani che, a causa di deficit, alla stessa maniera non sono in grado di assolvere doveri?

    No, mi risponde lei, perchè quelli sono “esseri umani in condzioni particolari”.

    E allora non è la possibilità intellettiva di occuparsi dei propri doveri (come afferma all inizio) a comportare la possibilità di godere di diritti.
    E’, in tal caso, l’appartenenza alla sua specie.
    Chi ha la fortuna di nascere umano come lei puo avere dei diritti.Chi nasce d’una specie diversa dalla sua può essere tranquillamente sfruttato, e non merita neanche il diritto alla vita- eccola la sua filosofia da oscar

    • Rodolfo Casadei scrive:

      La specie umana è l’unica specie conosciuta i cui membri siano soggetti morali, cioè capaci di responsabilità. Agli altri animali non può essere chiesto di essere responsabili dei propri atti, per questo non sono soggetti morali. Anche a un essere umano in condizioni deficitarie dal punto di vista intellettivo o psichico non può essere richiesta la piena responsabilità, a volte nemmeno in misura minima, ma poichè appartiene all’unica specie investità di soggettività morale, continuiamo a riconoscergli i diritti propri di tale condizione.
      Quanto allo sfruttamento umano delle altre specie, ne esistono varie forme e il giudizio morale varia da caso a caso. Nel caso dell’allevamento, che è oggi quello più comune, noi ci troviamo di fronte a esseri senzienti non razionali che non esisterebbero se l’uomo non si dedicasse a loro. Il maiale, la gallina, la mucca da latte, ecc. esistono come noi li conosciamo perché l’uomo li alleva: devono la loro vita all’uomo, che poi gliela toglie per nutrirsi (o la strumentalizza, come nel caso della mucca da latte). E’ l’esistenza di scopi umani che rende effettiva l’esistenza di certi animali: l’abolizione delle corride in Spagna, giudicata da tanti un’iniziativa a tutela dei “diritti” dei tori, condurrà semplicemente all’estinzione del Toro Miura, la varietà allevata per le corride, perché fuori dalle corride non ci sono ragioni economiche per allevare quel tipo di toro. Diverso è il caso della caccia odierna: spesso gli animali che ne sono oggetto non devono nulla all’uomo, che sembra esercitare la sua signoria in modo smisurato nei loro confronti. Per parte mia, permetterei le attività venatorie solo a cooperative di cacciatori che durante l’anno si occupano di mantenere intatto l’ecosistema della specie che poi cacceranno.
      Ma se l’uomo non si fosse messo ad allevare alcuni animali, come ha deciso di fare 11 mila anni fa circa, avrebbe continuato a sopravvivere nella forma del cacciatore-raccoglitore: avrebbe continuato a uccidere gli animali che trovava in natura. Mi dica lei che cosa le sembra più gentile verso le altre specie animali. Ma stiamo parlando di gentilezza, di pietas: i diritti non c’entrano per niente.

  7. xxxx scrive:

    Ma cosa c’entra?

    Atteniamoci, per cortesia, alla questione in esame, senza sviare.

    cosè, per lei, che consente a un soggetto di godere di diritti fondamentali, quale ad esempio il diritto alla vita?

    è la possibilità intellettiva di assolvere doveri, come afferma inizialmente? perchè in tal caso non si spiega perchè lei non escluda dalla sfera dei diritti taluni soggetti che non hanno tali posibilità solo perchè gli stessi appartengono alla sua stessa specie.

    Oppure è l’appartenenza alla sua specie?
    chi è nato come lei, della sua stessa specie, può godere di diritti (indipendentemente dalla pssibilità di assolvere doveri). Chi è nato d’un altra specie, cioè diverso da lei, non merita neanche il diritto alla vita.

    Replichi prima alla questione in esame di grazia.
    Poi discorreremo delle farneticazioni secondo le quali imprigionare,sfruttare e uccidere prematuramente terzi sarebbe in qualche maniera vantaggioso per le vittime di un tale genocidio giacchè consentirebbe il mantenimento (forzato) della specie (di cui presumibilmente non interessa a chi -per giunta incapace di elaborare considerazioni a riguardo- si ritrova una lama in gola dopo 6 mesi di vita trascorsi in un box)

    • Rodolfo Casadei scrive:

      Non è una questione di differenza di potenziale intellettivo, è una questione ontologica chiarita dall’esperienza. Provi ad esortare un animale sano a compiere il bene e a evitare il male: non otterrà alcun risultato. Ripeta la stessa operazione con esseri umani sani: non tutti risponderanno allo stesso modo alla sua sollecitazione, ma otterrà risposte che denotano che l’essere umano è dotato di libertà e capisce di che cosa si sta parlando. Il fatto che alcuni esseri umani non siano in grado di intendere la questione per una condizione di deficit intellettivo non li priva dei diritti di cui la specie umana dimostra di essere titolare insieme ai doveri, perché il loro è, appunto, solo un problema di deficit: se fossero sani, intenderebbero la questione come gli altri. L’animale, anche con un sistema nervoso perfettamente funzionante, non è in grado di intendere il senso di un appello morale. Non è un problema di intelletto, ma di libertà. E’ la libertà che fa del soggetto un soggetto morale. Una sospensione più o meno prolungata della libertà dovuta a eventi traumatici o a patologie non cancella i diritti perché, come direbbero i medievali,un accidente non può togliere di mezzo una sostanza. Ciò che l’esperienza mostra essere inerente alla sostanza di una categoria di esseri non è cancellato da accidenti che intervengono su alcuni individui appartenenti alla categoria. Fra una categoria di esseri dotati di libertà e una categoria di esseri che liberi non sono c’è differenza ontologica.
      Curioso il suo accenno al “mantenimento (forzato) di una specie” da parte degli esseri umani. Pare di capire che tutte le entità della natura, dai virus alle meteoriti, possono causare l’estinzione (o magari l’insorgere) di una specie animale, senza che l’evento sia classificato come “forzato”. Mentre se quell’entità della natura che sono gli esseri umani sviluppa o conserva una specie, oppure ne causa l’estinzione, allora sì, quello è un “atto” forzato. Curioso rovesciamento, il suo: tutte le entità della natura hanno certi diritti, tranne gli esseri umani.
      Per finire, da questo momento non risponderò più a commenti di autore anonimo. Chi poi vorrà nascondersi dietro a nomi inventati, tenga presente sin d’ora che lo disprezzo dal profondo del cuore.

  8. Mappo scrive:

    Complimenti vivissimi a Casadei. Sottoscrivo parola per parola. Basta con questa bestialità (è proprio il caso di dirlo) dei cosiddetti “diritti degli animali”. Ci siamo già scordati di quel deficiente di “Bambi” Zapatero e della sua norma che farneticava di uguaglianza fra le scimmie e gli esseri umani?

  9. XXXX scrive:

    E perchè mai dovrebbe boicottare commenti anonimi? quel che conta quando si confrontano concezioni filosofiche piùo meno in contrasto sono i concetti e le argomentazioni che ne sono all base, non il nome o le gneralità di chi le elabora.

    Lei esprime punti di vista a mio avviso surreali nella loro assurdità, e io mi prendo il lusso di esporre la mia critica, e di come si chiama lei o della sua laurea in filosofia non mi interessa, quel che mi ineressa sono le argomentazioni. Evidentemente per lei è diverso, visto che le sue argomentazioni si mostrano ben traballanti e che non perde occasione per saltare di palo in frasca per poi tentare di troncare la discussione (che lei,ha inizato.col suo articolo provocatorio) con puerili “non rispondo a commenti anonimi” e “vi disprezzodal profondo del cuore”.

    Esponga, puttosto, la sa controcritica se non condivide quanto affermo, che non siamo all’asilo.

    Passo di seguito a controbattere a quanto afferma.

    Le domando,intanto, cosa c’entra la capacità intellettiva col diritto alla vita.
    Un animale non è in grado di elaborare riflessioni? Bene, non lo manderemo all università (anche se a quanto mi dimostra per laurearsi tale peculiarità non è poi così indispensabile,mi passi l’ironia)
    Però è in grado di provare dolore, di percepire la sofferenza. Per quale principio, di grazia, dovremmo sentirci in diritto di arrecargli sofferenza-giacchè ne prova- basandoci sulle sue mancate capacità razionali- che non determinano la capacità di soffrire?

    I se lasciano il tempo che trovano.
    Se un disabile fosse normodotato, elaborerebbe riflessioni.
    Se un animale fosse razionale elaborerebbe riflessioni.
    Però non è così. Entrambi non hanno tale possibilità, non possono assolvere diritti.
    Ma lei gli riserva trattamenti differenti, parandosi dietro l’ipotesi (se fosse normale) nel caso del disabile per poi ribadire l’effettività dei fatti (non sono razionali) nel caso degli animali. Mi si perdoni se ci vedo un ragionamento prettamente di comodo.

    La differenza che passa tra una calamità naturale e l’operato umano è la stessa che vi sarebbe qualora lei venisse ucciso da un maremoto, o da un assassino. La calamità è incontrollabile. L’essere umano, razionale, è in grado di interrogarsi . Di chiedersi se le sue azioni possono arrecare danno a terzi e di cercare di evitare azioni liberticide qualora le riconosca come evitabii.
    Almeno dovrebbe. Fin’ora, invece, l’uomo ha usato la propria razionalità prevalentemente per prevaricare sugli atri. Sui propri simili e sulle altre specie. Sui più deboli e su quelli “diversi da lui” (di specie diversa. di sesso diverso. d’origine diversa)

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti. E credo sia inopportuno giustificarlo asserendo che anche le calamità possono determinare conseguenze analoghe, perhè allora ogni azione ne risulterebbe giustificabile, anche la più meschina.

    • bianca scrive:

      Ci vogliono gli attributi per esprimere con tanto di firma reale un pensiero che va contro la massa popolare. A coloro che appartengono a quest’ultima non servono nemmeno gli attributi, tanto nessuno li contraddice. Ma se non è capace di metterci la faccia anche in questo senso allora figuriamoci se dovesse esprimere un’opinione “scomoda”.
      Stima per Casadei

      • Luigi scrive:

        Casadei dovrebbe imparare a spiegare quanto afferma e a ribattere a eventuali critiche anzichè limitarsi a lanciar giudizi e sentenze.

        Tutti sono capaci a esprimere un’opinione contestabile tanto per darsi visibilità. Casadei lo fa in ogni articolo. La sua incapacità di discutere quanto afferma e di ribattere in maniera costruttiva a chi lo critica spiegando cosa c’è alla base dei suoi ragionamenti ne è la conferma. Basta leggere i suoi articoli per accorgersene.

        C’è una bella differenza tra chi esprime opinioni, anche “contrarie alla massa”, e i semplici strilloni alla casadei

        • Bianca scrive:

          Sorry ma non la penso così. Esprimere un’opinione diversa da quella degli altri non significa cercare visibilità, ma semplicemente esprimerla al fine o di dire la propria (visto che ancora esiste la libertà di parola, anche se non ne sono affatto sicura) oppure al fine di cercare di contribuire nel piccolo, se si ritiene di “combattere” per una propria idea, a cambiare l’idea del sistema popolare. Io nel mio piccolo lo faccio su facebook, e non sono un personaggio conosciuto come Casadei che ha indubbiamente maggior voce e influenza vista la sua notorietà. Quindi ben vengano persone come lui che manifestano a gran voce il proprio punto di vista. Aiutano me che non legge nessuno ciò che scrivo e mi rappresentano.
          Quanto allo spiegare ulteriormente penso che lo abbia già fatto due volte in questo articolo e rispondendo non per cifre, come farebbero altri… ma col rispetto di noi, si è confrontato umilmente e sinceramente no vedo cos’altro vogliate sapere visto che l’articolo già da sè era chiarissimo

          • Luigi scrive:

            Gli vengono posti interrogativi precisi e a mio avviso molto ben argomentati cui lui si riserva di non replicare, o ai quali risponde parlando di altre cose pur di non affrontare la questione delle incongruenze alla base dei suoi ragionamenti. Leggi i commenti, puoi vederlo coi tuoi occhi

            • celso scrive:

              ..”chi ha orecchie per intendere intenda..” diceva un certo Gesù
              non so veramente cosa pretendiate di sentirvi dire dall’ottimo Casadei.
              Io non sono filosofo ma ho capito che ad un certo punto una “specie”
              sulla terra ha cominciato a seppellire i propri morti diversamente da tutti gli altri viventi, evidentemente come per preservarne il corpo in vista di una vita futura.(?)
              Perché solo l’uomo continua a porsi domande che evidentemente gli animali non si fanno? Forse perché Dio ha scelto di mettere questo desiderio di infinito nell’uomo,(che ha fatto a sua immagine e somiglianza), per farsi cercare lasciandoci peraltro la libertà di non riconoscerLo e di non vedere un sacco di altre belle cose che ha fatto per noi, fra cui anche gli animali non perché li maltrattiamo gratuitamente, ma perché potessimo comunque servirci di loro.
              Forse gli animalisti vorrebbero protestare con Gesù ch’è entrato in Gerusalemme
              cavalcando un somarello, o per tutti i pesci che ha fatto pescare ai suoi apostoli,
              ma non riconoscere la supremazia dell’uomo sul resto del creato è come non riconoscere che l’acciaio ha peso specifico superiore al legno.
              A quel punto cosa si potrebbe mostrare a chi non vuol vedere?

  10. jp scrive:

    Ringrazio Casadei per l’articolo, che condivido, e gli offro una citazione :

    “Non amo gli animali, e ancor meno le persone che li amano. Mi è sempre sembrato che le persone che amano gli animali sottraggono una parte dell’amore agli uomini, e il mio punto di vista mi è apparso particolarmente giustificato quando per caso ho saputo che i tedeschi del Terzo reich amano i cani lupo. Povere pecore! ”

    Joseph Ropth, la Cripta dei Capuccini,1938.

  11. C scrive:

    Lei ha ragionissima!

  12. Matteo scrive:

    sia lodato dio, finalmente un articolo ragionevole che mette in luce la FOLLIA ANIMALISTA

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